IX
NONO POSTO, CON UN TOTALE DI 44.08/50
La riva della Coscienza, di SSJD
Grammatica e Stile: 7.83/10 (media tra 8.9/10 di g. e 6.75/10 di s.)
La grammatica è molto curata, ci sono pochissime imprecisioni
“Miglior amico” – “Migliore”, ma non è un vero errore e non sottraggo punteggio
“Eh?”. – Il punto non è necessario dopo l’interrogativo -0.20
“Questa volta c’era qualcosa di diverso” – “Quella volta” -0.20
“più di chiunque altro custode” – “qualunque altro custode”, essendo “chiunque” un pronome misto, non regge questa costruzione -0.20
“L’unica cosa che la bambina riuscì a fare, fu chiudere il programma” virgola tra soggetto e verbo -0.50
Il punteggio complessivo è quindi 8.9/10.
Passando invece allo stile, devo ammettere di essermi trovato un po’ spaesato in più punti, durante la lettura; e la cosa mi ha sorpreso, visto che solitamente i tuoi racconti sono molto lineari.
Il problema principale, secondo me, è il cambio di voce narrante: dalla narrazione in prima persona si passa in terza nel momento del cambio di protagonista, senza che ce ne sia un vero motivo. Avrei fatto una scelta sola, attenendomici per l’intera durata del racconto. Ma analizziamo entrambe le prospettive con ordine.
La prima persona, a mio parere, funziona molto bene nelle storie in cui c’è un solo protagonista, e l’intero racconto è vissuto attraverso i suoi occhi dall’inizio alla fine. Ti dico però che avrei capito il suo utilizzo, qui, a causa del prompt molto particolare che ti era capitato: passare dalla voce disillusa e a tratti volgare di Alex, a quella candida e innocente della ragazzina Naiki avrebbe creato un effetto di contrasto molto molto interessante. I momenti in cui Alex si esprime direttamente sono d’impatto, riescono a coinvolgere senza fatica, e da questo punto di vista capisco il tuo non voler rinunciare a una narrazione diretta.
Io, però, avrei scelto comunque la terza persona. Il problema della prima parte del racconto è che, subito dopo l’introduzione del protagonista, parte una lunghissima spiegazione sullo stato del mondo, sulla trasformazione del Nilo in Coscienza e sul suo uso da parte della Giustizia, e tutto il resto. Non si tratta di un vero errore di prospettiva, nel senso che sono tutte informazioni che è plausibile che Alex conosca – ma non si sarebbe mai soffermato a ripensare a tutto ciò e a raccontarselo in testa, nell’esatto momento in cui si trova davanti al fiume!
Sostanzialmente, è un intero segmento “tell” ai limiti dell’infodump che interrompe il flusso della lettura quando ancora non è del tutto avviato. Non sono un purista dello show don’t tell, tutt’altro, e penso che tutte queste informazioni fossero necessarie, ma le avrei snocciolate un po’ per volta, facendole riportare un po’ da Alex e un po’ da Naiki, a mano a mano che l’introspezione dei due li portava a riflettere sul significato della giustizia all’interno di questa ambientazione.
Proprio per questo motivo avrei trovato un narratore onnisciente in terza persona decisamente più adatto: avresti perso un pochino di immediatezza espressiva nei passaggi dedicati ad Alex, è vero, ma avresti potuto inserire spezzoni volti a chiarire il contesto con più naturalezza, senza farli risultare così tanto forzati.
Sulla struttura sintattica, i dialoghi e il lessico non ho nulla da aggiungere: sai che amo il tuo modo molto schietto di scrivere, il realismo delle parole dei tuoi personaggi, e anche in questo caso non sei stato affatto da meno. Le frasi tendenzialmente brevi aiutano a mantenere un ritmo incalzante anche nei passaggi più introspettivi, e il linguaggio utilizzato non si discosta mai da quello che ci si aspetterebbe dai protagonisti – la differenza tra le due sezioni si nota, e te ne rendo atto.
È un po’ un peccato che non sia stata davvero valorizzata, secondo me, perché le spiegazioni di worldbuilding e il cambio da prima a terza persona prendono proprio il sopravvento.
Segnalo infine due piccole ripetizioni (-0.25):
“Riduco gli occhi a due fessure. / Non appena due lamine di luce tagliano l’orizzonte, mi porto una mano davanti agli occhi”
“Naiki era solo una bambina, ma sapeva leggere negli occhi dei condannati più di chiunque altro Custode della Coscienza della sua classe. / La bambina, a soli dieci anni…” Il termine “bambina” compare poi anche due righe prima e tre righe dopo.
In conclusione, sì, la storia tutto sommato funziona, e soprattutto nella seconda parte è anche abbastanza scorrevole, ma ritengo che i problemi sopraindicati siano stati strutturali, e abbiano in parte compromesso l’esperienza di lettura. Assegno quindi allo stile il punteggio di 6.75/10.
Trama e Originalità: 9/10
L’obbligo che hai pescato ha necessariamente impattato anche la trama, ne terrò conto all’interno della valutazione.
Scegliere di raccontare la stessa storia da due punti di vista complementari, comunque, è stata una scelta vincente per non far pesare il cambio di prospettiva al lettore, che nelle oneshot è sempre un grosso rischio. Nessuna delle due componenti risulta incompleta, e la trama procede in modo molto scorrevole tra la prima e la seconda metà.
Questo tipo di suddivisione di ha anche aiutato a dilazionare le informazioni di worldbuilding. Come ho già segnalato nella sezione stilistica, sei incorso in più punti in spiegazioni quasi forzate, a blocchi, come se temessi che il lettore si perdesse, senza sapere in anticipo determinate informazioni. Onestamente però, non penso che sarebbe accaduto: per esempio, nella primissima scena, avrei preferito che Alex facesse soltanto intendere di essere stato condannato alla riva della Coscienza, senza andare a specificare subito l’origine del fiume, e la sua trasformazione in prigione una volta passato l’interesse turistico. La scena sarebbe stata ugualmente comprensibile, risultando anche più intrigante, con un alone di mistero sul contesto protratto più a lungo.
Qualche informazione, forse, avresti potuto non inserirla nemmeno nel racconto, tenendola solo come “impalcatura”, ed espandendo magari il discorso nelle note. Capisco benissimo la volontà di far trasparire quanto si è creato all’interno del testo, soprattutto in casi come questo in cui davvero l’idea di partenza è eccezionale, ma l’ottimizzazione del risultato finale richiede anche questo tipo di limature, a volte.
Non penalizzo ulteriormente la presenza di tali blocchi di testo, avendolo già fatto nel parametro dedicato allo stile, ma ho preferito espandere comunque il discorso, sperando di risultare il più chiaro possibile.
L’originalità del testo risulta ottima: il mondo che hai costruito è un’eccellente distopia proprio perché porta il lettore a porsi domande sul presente, al di là degli elementi fantastici inseriti. È davvero giusto esporre dei bambini a eventi così violenti, soltanto perché l’algoritmo che governa il fiume accetta input soltanto da loro? Esistono davvero un bene e un male assoluti, anche per menti semplici e in un certo senso ingenue come le loro?
Ho apprezzato moltissimo la scelta di mostrare il sistema nel momento esatto in cui si rompe: Alex è il primo a non reagire di fronte alla Coscienza, e Naiki mette in discussione tutto ciò che aveva imparato fino a quel momento (“scelta più difficile” / “non le era mai capitato”). Forse, è proprio questo a renderla una Custode superiore agli altri, più che una logica ferrea o un istinto infallibile.
Tornando all’intreccio in sé, non ho notato alcun errore nello svolgersi degli eventi, che sono anzi posizionati in modo interessante, con un leggero alternarsi di passato e presente.
Il momento in cui si scopre che dietro alle risposte del fiume ci sono delle persone riesce nell’effetto sorpresa, aumentando il coinvolgimento del lettore e la voglia di saperne di più.
La gravità dell’azione commessa da Yuri si intuisce invece fin dalle prime righe, e piano piano il lettore arriva a immaginare cosa sia successo. Eppure, l’ingresso in scena di Hana e il suo incontro con Naiki mi hanno completamente spiazzato (non pensavo nemmeno che vivessero nello stesso luogo, a dire il vero), l’ho trovata una scelta estremamente originale, di grandissimo impatto emotivo. La frase finale in cui Naiki si alza “con la Coscienza sollevata”, giocando ancora una volta intorno al nome del fiume, è stata un vero colpo di genio.
Caratterizzazione e introspezione dei personaggi: 10/10
Trovo che la caratterizzazione dei personaggi sia il vero cuore del racconto, e funziona benissimo.
Come avevo già accennato in precedenza, mi ha fin da subito colpito la forte individualità di Alex, che emerge anche attraverso le scelte stilistiche nei suoi monologhi interiori, e nel modo in cui si rivolge al fiume, disprezzandone l’apparente natura metafisica. Alex è sarcastico, acido, incazzato col mondo e al tempo stesso privo di ogni emozione, ora che ha compiuto la sua vendetta – o giustizia, che dir si voglia, la distinzione è davvero labile, nel racconto.
Mi è piaciuto molto il modo in cui comunque abbia fatto un percorso, all’interno della storia, prendendo effettivamente coscienza di ciò che ha fatto e razionalizzandolo, nonostante la sua opinione di base non resti minimamente attaccata, dal confronto col fiume.
La rivelazione che questa sfida di sopravvivenza a senso unico sia apparente, e che dietro il fiume ci sia non solo una persona che scrive le risposte, ma una schiera di bambini pronti a giudicare i “criminali” dall’altra parte, cambia completamente la prospettiva del racconto.
Anche Naiki, come detto in precedenza, funziona nella misura in cui si confronta con la giustizia: dove Alex rimaneva fisso nelle sue convinzioni, lei però è aperta al cambiamento, e affronta un vero e proprio processo di crescita nel corso delle pagine. Non basta più leggere dati da un foglio, per capire cos’è giusto e cos’è sbagliato, la verità è molto più complessa di così, e analizzarne le sfaccettature tramite la sua introspezione è risultato estremamente interessante. Non è facile scrivere di personaggi preadolescenti, anche se con una spiccata intelligenza emotiva come Naiki: c’è sempre il rischio di infantilizzarli troppo, o al contrario di farli percepire al lettore come troppo grandi per la loro età, ma in questo caso è un problema che non ho riscontrato. Naiki è reale, credibile, ingenua a tratti come la sua età richiede, ma sveglia e in grado di vedere oltre le apparenze.
In storie simboliche come questa amo trovare personaggi che possono essere universalizzati, andando a rappresentare diversi lati della natura umana, ed è una caratteristica che i tuoi protagonisti (e anche i personaggi secondari, a dire il vero, tra il trauma di Hana, la malvagità egoista di Yuri e le preoccupazioni del padre di Naiki) possiedono alla perfezione. 10/10!
Bonus: 9.5/10
Paradiso – Scheletro: Fantascienza, Acqua salata, “Cammino lungo la riva della coscienza, dove le onde si muovono in un flusso e riflusso continuo. Quando arrivano, lasciano dietro di sé delle scritte che subito l'ondata successiva cancella” (Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia): Il pacchetto è stato usato molto bene. Il genere fantascientifico emerge sia nella sua componente più distopica, con la catastrofe climatica e l’introduzione di questo sistema di pene molto particolare, sia in quella tecnologica: nonostante il modo in cui sia possibile controllare le risposte date dal fiume non sia spiegato, ha comunque un forte impatto sulla trama. L’acqua salata risulta naturalmente dal worldbuilding, con il deflusso contrario delle acque dalla foce alla sorgente. Infine, la frase di Murakami. Leggendo le tue note mi è venuto il dubbio che tu abbia capito male un’indicazione: non era necessario iniziare il racconto con la frase, bastava inserirla all’interno, anche modificata. Comunque, l’idea di rendere “Coscienza” il nuovo nome del Nilo è stata un colpo di genio, che ti ha permesso di basare l’intero racconto sulla citazione, prendendola come premessa. Perfetto! 3/3
Purgatorio – Giza, Egitto: Dell’Egitto non vediamo molto, solo il Nilo e le Piramidi, completamente rovesciati rispetto al loro ordine naturale. Mi sarebbe piaciuto vedere il luogo un po’ più protagonista, anche a livello culturale (considerando i nomi dei protagonisti, il tuo racconto ha invece portata globale): ho un po’ avuto la sensazione che, scegliendo un altro fiume e un altro monumento, la storia non sarebbe cambiata. D’altra parte, però, ho apprezzato lo sforzo di provare a prendere il ribaltamento delle piramidi come simbolo stesso del nuovo equilibrio. Nella prima sezione della storia, inoltre, l’ambientazione desertica incide sul modo in cui si comporta il protagonista. 1.5/2
Inferno – A metà storia, cambio di protagonista! L’obbligo che hai pescato era uno dei miei preferiti, e non sono rimasto affatto deluso dalla sua applicazione all’interno del racconto. Nonostante il disequilibrio stilistico citato in precedenza, infatti, la trama scorre molto bene, portando le due parti alla perfetta complementarietà ai fini della comprensione dell’intera vicenda che ha coinvolto Alex, quanto accaduto a sua figlia, e il giudizio di Naiki. 5/5
Titolo: 4/5
Sono un po’ combattuto, riguardo a questa scelta. D’impatto, conoscendo la citazione di partenza, l’ho trovato un po’ troppo letterale, come se non avessi avuto idee e avessi optato in extremis per una scelta “di recupero”. Iniziando a leggere, mi hai convinto un po’ di più, soprattutto nella prima parte, che si svolge appunto lungo le rive del fiume, nella snervante attesa delle sue risposte. Nella seconda parte, però, il legame si è un po’ perso: sì, andiamo a vedere cosa c’è “dietro le quinte”, cosa si cela davvero dietro a questo strano fenomeno, ora controllato dalla tecnologica – ma il legame con l’elemento della “riva” si perde completamente, e non viene recuperato nemmeno nel finale. Per come è impostata la storia, il termine “Coscienza” era assolutamente necessario, ma avrei provato a focalizzarmi su un aspetto diverso, attinente magari a entrambi i personaggi protagonisti e non solo ad Alex: “Le risposte della Coscienza” o qualcosa di simile, magari?
Assegno comunque un buon punteggio; il legame con il racconto c’è ed è ben comprensibile.
Gradimento Personale: 3.75/5
A contest concluso, penso di poter affermare che questo pacchetto era forse il più difficile, da rendere al meglio, a prescindere dall’obbligo (anch’esso molto complicato) con cui hai dovuto integrarlo. L’idea di base, come ho detto anche in precedenza, mi è piaciuta molto: il mondo che hai creato riesce a dare il via a riflessioni molto interessanti sul senso di giustizia, e le voci dei protagonisti sono credibili – soprattutto nella sezione dedicata ad Alex ho ritrovato le caratteristiche che più amo delle tue storie, il conflitto interiore del personaggio e il suo disprezzo verso il mondo marcio che lo circonda. I problemi strutturali mi hanno però impedito di immergermi totalmente nella lettura, e anche l’impatto emotivo ne ha risentito, quantomeno fino all’incontro tra Naiki e Hana, in cui trovo che il racconto abbia raggiunto il suo punto più alto. La fantascienza è un genere estremamente difficile, soprattutto se caricata di temi sociali, e la storia avrebbe forse avuto bisogno di un po’ più di spazio per sedimentarsi, e dare il meglio di sé. |