Recensione premio per il contest "Novelle Notturne" 1/2
Ciao Scintilla!
Come sempre più spesso accade, ogni volta che leggo un tuo testo, sono rimasto senza parole di fronte alla grande emotività che emerge tra le righe. Ma proverò a lasciarti un commento più sensato di così, perché la storia lo merita tutto :)
Sono un grande amante del genere distopico, soprattutto nel momento in cui riesce a catturare le ansie del presente, riportandole attraverso una lente sì di fiction, ma che lascia ancora intuire grandi richiami a ciò che stiamo vivendo. E così, la Prova (con la maiuscola, perché è la Prova per eccellenza, e a chi non la supera è praticamente impedito di vivere) richiama subito le aspettative sociali, l'obbligo a rientrare in caselle predefinite in base al proprio genere, il controllo del corpo femminile, la carriera che, per una donna, diviene socialmente accettabile solo se in contemporanea c'è anche lo svolgimento del ruolo di madre, preferibilmente con numerosi figli. E attraverso il rifiuto di questo modello riesci, in uno spazio ridotto, a esplorare ulteriori tematiche, come la disforia di genere, l'orientamento sessuale visto come "una fase" (l'odio che provo per questa affermazione non è quantificabile, penso), l'autodeterminazione della persona, nonostante limiti legali che fisicamente impediscono di uscire dall'adolescenza, e di diventare adulti (proprio a rimarcare l'inutilità sociale di chi non produce figli, rientrando nell'ottica di controllo che il racconto ritrae).
La prima persona funziona benissimo, e ho apprezzato la struttura a flashback, che ben mostra l'evoluzione della protagonista attraverso i diversi tentativi che ha dovuto sostenere: l'ansia assoluta, poi la disperazione e la rassegnazione, e infine il raggiungimento di una nuova consapevolezza - quella che, nonostante tutto ciò che questa scelta comporti - smettere di fingere sia l'unica soluzione possibile, per conservare la propria umanità. Penso di aver colto un duplice significato, nella frase che hai posto come introduzione: perché in apparenza sì, anche qualcosa di imperfetto come il carbonio (ad esempio, la ragazza amata dalla protagonista), se sottoposto ad altissime pressioni, abbandona la propria identità per uscire dalla stanza della prova con un diamante al dito; ma al tempo stesso, è anche la protagonista ad aver eliminato la negatività, sul finale, e finalmente a brillare, anche di fronte all'inevitabile "bocciatura" che la attende per la terza volta. Il finale aperto è qui perfetto, perché non serve mostrare nulla di più, per far passare il vero messaggio del racconto.
Devo ammettere, però, che mi sarebbe piaciuto se la storia fosse stata più lunga: mi ha catturato immediatamente, e ti giuro che avrei letto un intero romanzo con questa ambientazione, senza incontrare la minima difficoltà: scrittura perfetta, giusto mix tra ansia e riflessioni che scaturiscono dalle parole.
Era da tanto tempo che volevo recuperare questo racconto, di cui più persone mi avevano parlato molto bene, e ne è assolutamente valsa la pena.
A presto, bravissima!^^
mys. |