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Autore: Yssis    29/09/2012    3 recensioni
{Se perdesse anche la finale del Football Frontier, correrebbe anche il rischio di essere cacciato di casa per sempre.}
Una frase.
Una frase pronunciata nei primi episodi di Inazuma Eleven.
Una frase spesso sottovalutata, e dimenticata.
Una frase considerata dall'autrice molto interessante.
Una frase... destinata a cambiare il resto della storia.
Genere: Comico, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Jude/Yuuto, Nuovo personaggio
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno
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~ Capitolo 3 {Indizi sconvolgenti... Ed è solo l'inizio!} ~


Mi rigiro fra le coperte, senza sapere cosa fare.

Mi sono svegliato da quasi un’ora, ormai, ma non ho ancora sentito nessun suono dal piano di sotto.

Sbadiglio, stropicciando gli occhi.

Non mi sono mai trattenuto tanto nel letto come oggi.

Ma ho come l’impressione che, poggiando il piede sul pavimento, posso iniziare una sfida.
Una sfida che non sono sicuro di voler affrontare… O almeno, non adesso.

Guardo il soffitto sopra di me.

Ieri sera mi sono addormentato subito, ma adesso ho molto tempo per osservarmi bene attorno.

Il soffitto è abbastanza alto, ma non c’è un lampadario.
Solo delle alte lampade spente sparse per la stanza.

Di mattina presto la luce tenue del sole rischiara parzialmente il blu spento della stanza: tutto rende la situazione irreale, come se i colori si fossero, tutto d’un tratto, liquefatti.

Ma non ho una brutta sensazione, anzi, mi sento abbastanza bene.

Il calore trattenuto dalle coperte durante la notte sta sparendo: questo può significare soltanto che è arrivata l’ora, mio malgrado, di alzarmi.

Con uno sbuffo salto giù dal letto ma mi fermo sull’uscio.

Il corridoio ancora poco illuminato mi si para contro, mettendomi in difficoltà.

Non ho idea di come sia la piantina della casa, e andare in cucina a fare colazione o in bagno per fare una doccia mi sembra un’impresa impossibile.

Mi guardo attorno, e cerco di ricordarmi da dove sono venuto l’altra sera.

Mi accorgo quasi subito delle scale e, sollevato, comincio a scendere al piano di sotto.

"Fin qui è stato persino facile, ma la cucina adesso, come la trovo?"

Sento improvvisamente mancarmi il terreno sotto i piedi, e, prima ancora di capire qualcosa, ruzzolo giù dalle scale.

Mi rialzo, dolorante; appena metto di nuovo a fuoco la stanza, un grande salone luminoso mi accoglie.

Le tende sono raccolte da un lato, e questo permette alla luce di passare meglio.

I mobili che avevo notato ieri mi sembrano ancora più colorati e buffi: tutto in questa casa sembra così… "fuori dalle regole".

Cammino per la stanza, questa volta facendo ben attenzione a non inciampare.

Mi accorgo di una porta dietro il divano.

Strano, ieri non c’era…

Un po’ scettico varco l’uscio e uno spettacolo di colori mi si para davanti.

E’ una stanza ovale, con il pavimento rosso magenta e le pareti verde acido.

Le sedie e il tavolo sono di un azzurro molto chiaro e i mobili sembrano fondersi con le pareti, tutto di un verde chiaro e abbagliante.

Le tende rosse donano un aspetto oserei dire "formale" alla situazione, anche se la stanza è stata arredata tutto meno che formalmente.

Trattengo una mezza risata: tutti questi colori mettono allegria. Strano, ma vero.

Mi abbandono su una sedia e mi accorgo con stupore che la tavola è già pronta per la colazione: biscotti, cereali, uova, pancetta, pane, burro, marmellata, miele, crostate e brioche si materializzano davanti ai miei occhi come miraggi.

Mi guardo le spalle, poi, rassicuratomi dal fatto di non aver sentito nessun rumore, avvicino lentamente la mano verso il pane.

Con una calma che solitamente non è mia, ovviamente solo quando devo andare a scuola, faccio la colazione, nel più assoluto silenzio.

Anche a casa mi capitava molto spesso di mangiare da solo, a parte la cena ovvio.

Ma anche se ci sono abituato, il silenzio è qualcosa che mi ha sempre terrorizzato.

Certo, le persone che mi conoscono direbbero il contrario, ma è la verità: spesso comunque tento a nasconderla, anche se poi non ci sarebbe niente di strano.

Mentre mastico lentamente, mi torna in mente il volto di Ryoko, e sento un brivido attraversarmi tutta la schiena.

Dove si è cacciato quel ragazzo?

Spinto da questo nuovo dubbio, finisco in fretta di mangiare, e, sollevato, esco dalla cucina.

Ogni volta che cambio stanza, mi coglie sempre la stessa sensazione: quella di essere completamente immerso nell’arcobaleno.

Dopo un attimo di esitazione, mi avvicino al divano.

Sopra al cuscino infatti, ho intravisto un foglio.

 

Immagino che se stai leggendo questo messaggio sarai sveglio, qundi…
Buondì Yuuto!
Sono dovuto uscire molto di fretta questa mattina, e, notando che dormivi ancora, ho preferito non svegliarti.

Tornerò nel pomeriggio comunque, non preoccuparti.

Spero che riuscirai a orientarti in questa casa (scoprirai da solo che è una casa un po’ particolate, ma preferisco non dirti altro.)

Buon giro!

 

E poi qualche altra scritta incomprensibile: molto probabilmente cercava di far funzionare la penna, perché sono per di più cerchi.

Il messaggio mi lascia un po’ stranito: cosa intendeva dire con "casa un po’ particolare"? E "spero che riuscirai a orientarti", poi. E’ vero che non sono mai stato in questa casa… Ma ho una mattinata di tempo per fare pratica!

Mentre infilo il foglio in tasca, una stranissima sensazione mi spinge a voltarmi verso la porta della cucina.

Rimango senza parole: niente.

Non c’è più traccia della porta.

Sbatto qualche volta gli occhi: forse non ho guardato bene… Forse era da un’altra parte del muro...

Mi avvicino, superando il divano.

No no, era proprio lì.

Comincio a tastare il muro, spaventato.

Un nuovo terrore mi coglie: guardo in direzione delle scale.

Tiro un sospiro: quelle sono lì, sono vere.

Mi gratto la testa, senza sapere cosa pensare.

Non è possibile che mi sono immaginato di entrare in cucina: la colazione l’ho fatta per davvero!

Salgo le scale.

In casa c’è un silenzio ovattato, ma non è per niente spaventoso come mi ero immaginato.

Anche se non mi sento particolarmente al sicuro, questi colori mi portano a pensare positivo.

Forse è per questo che Ryoko mi è sembrato così allegro: vivere qui deve proprio modificare l’umore…

Con questi strani pensieri in testa arrivo alla fine della rampa, e rimango pietrificato.

Il corridoio che fino a pochi minuti prima era dritto adesso è tutto a curve e sembra persino più lungo: della porta della mia camera non c’è più traccia.

Al suo posto ci sono altre porte, tutte dipinte di colori differenti.

Comincio a correre per il corridoio, accelerando a ogni curva.

Sembra un incubo.

L’incubo più spaventoso che io abbia mai fatto.

L’unico problema è che questa è la realtà: me ne accorgo perché vado a sbattere improvisamente contro una porta.

Rimango in piedi a fissare quel giallo scuro, pieno di angoscia.

Respiro in modo affannoso, e non riesco a calmarmi.

Tutto ha cominciato a girarmi attorno: non sono abituato a tutti questi colori!

Tiro un calcio alla porta, e questa si spalanca con forza.

Non ho il coraggio di entrare, ma la curiosità è forte, e muovo un passo all’interno.

Al contrario delle altre alee della casa, questa è molto scura e i mobili hanno forme ancora più strane, se possibile, delle altre, e molto più spaventose.

Ma forse è solo la mancanza della luce a renderle così… tenebrose.

Spinto dalla curiosità, varco definitivamente la porta, e mi avvicino alla scrivania a sinistra del letto.

Il mobile, dipinto di un viola molto scuro, è stranamente ordinato.

Il resto della camera infatti è nel caos più assoluto, e mi ritrovo a camminare tra camicie, penne e videogiochi. Pure il letto è sommerso di vestiti.

Vicino alla finestra intravedo delle valigie aperte, verde bosco.

Il mio sguardo, dopo aver completato il giro della stanza, ritorna sulla scrivania.

Ci sono solo pochi fogli ordinati, un portamatite con dentro alcune penne e degli evidenziatori, alcuni sparsi per il piano d’appoggio e dei libri chiusi.
Sto per voltarmi e andarmene, quando la mia attenzione si concentra su un quadro su una parete.

Sento una vertigine, e mi tengo alla sedia per non cadere.

Sbatto qualche volta le palpebre, incredulo.

"Deve essere stata la mia immaginazione…" penso, come per convincermi.

Mi avvicino cautamente al quadro.

No, non me lo sono immaginato.

Nella foto scatta qualche anno fa, c’è Ryoko che mostra trionfante la licenza della terza media, con mio padre di fianco, che sorride.

Di colpo tutti i rumori fuori dalla casa si arrestano, e rimangono solo io e il battito del mio cuore.

"Bum bum bum bum" sembra l’eco del passo di un gigante in una grotta vuota.

Qualcosa di terribilmente rumoroso e spaventoso, che mi fa capire di essere veramente solo.

Continuo a guardare quella foto, quasi fosse in grado di darmi una spiegazione.

"Ma… E questo cosa vorrebbe dire?"

Anche volendo, non potrei chiedere niente a nessuno.

Sono solo, in una casa di uno sconosciuto… O forse no?

A peso morto mi lascio cadere sulla sedia e appoggio la testa sullo schienale.

"Questo è troppo… Non è possibile."

Qualunque spiegazione che cerco di darmi, ha sempre qualcosa che non va.

"Perché la verità è sempre quella più difficile da trovare e accettare?" mi chiedo, sconsolato.

Spinto da chissà quale sesto senso, comincio a sfogliare un album.

Senza pensare a niente, guardo le foto.

Un flash di luce mi acceca, mentre immagini e spezzoni di vita mi passano davanti.

Chiudo l’album, quasi disgustato.

"Ryoko e il signor. Kidou… E’ possibile?"

Sorrido, per non piangere.

Ormai non so più cosa pensare, mi sembra tutto così impossibile.

Chi l’avrebbe mai detto che in due giorni mi sarebbero successe così tante cose?

Ma non ha molto senso continuare a rimuginarci su.

E’ successo e basta.
Cosa sia successo, poi, non lo so nemmeno io.

Quello che so è che non credo che tornerò più a vivere come prima.

E il calcio, che fino a questo momento è stato il mio punto fisso, adesso è passato in secondo piano.

Anzi, probabilmente non giocherò più.

All’improvviso mi assale un’immensa tristezza, violenta e terribile.

Mi accascio per terra, singhiozzando rumorosamente.

"E’ troppo, non credo di farcela."

Mi vengono in mente tutti i miei compagni della Teikoku, della mia casa, dei miei primi allenamenti, dell’incontro con Endou, di mia sorella, fino a ieri, con Ryoko.

"Ma una famiglia, una vita normale io non la meritavo proprio, neh?" sussurro, quasi rassegnato.

La verità è che non ho idea di come uscire di qui, di cosa dire, o fare quando tornerà quel ragazzo, soprattutto se tornerà.

~~~

Mentre sto levando i residui di lacrime dalle mie guance, sento dei passi avvicinarsi.

-Yuuto! Yuuto, sei qui?-

"Eccolo. Allora è tornato." Faccio per alzarmi, ma crollo di nuovo a terra.

-Yuuto rispondi! Dove ti sei cacciato?-

"E’ tutto inutile. Non venire, ti prego."

-Ma insomma!- sento la porta spalancarsi, mentre il mio respiro si è fatto sempre più intenso e veloce.

"Perché Ryoko perché? Vuoi vedermi soffrire ancora?" Non riesco a dirgli niente, e mi limito a guardarlo.

-Eccoti finalmente! Che ci fai qua al buio? Volevi farti un sonnellino per caso?- si avvicina, ma appena vede il mio viso il sorriso gli si spegne sulle labbra.

-Yuuto…-

Non riesco a parlargli. Ci sono troppe cose da dire. "Cose che si dovevano dire prima, forse, o ancora meglio era non dirle affatto?

Ma forse lui sa meglio di me cosa sta succedendo, ed è quello che spero."

-Alzati, dai. Qui al buio non si risolve niente.-

Mi porge una mano.

Provo l'impulso di piangere, di dissolvermi in uno stato di debolezza, ma afferro lo stesso la mano.

Qualcosa in questo ragazzo mi ispira fiducia, e io voglio fidarmi.

"Tanto ormai, peggio di così, cosa può succede ancora?"

-Vieni di là. Hai il diritto di sapere tutto, e quindi è meglio togliersi i dubbi subito, non credi?- sorride, cercando il mio appoggio.

Non deve essere facile neanche per lui, qualunque cosa deve dirmi.

Per questo annuisco, e abbozzo un mezzo sorriso.

-Okay, per di qua.-

E, quasi saltellando, mi riporta in salotto.

Come abbia fatto non ho idea, ma probabilmente ha molta più esperienza di me, in questa casa.

E poi ho domande più importanti a cui devo trovare una risposta, quindi la piantina della casa può aspettare.

Ci sediamo sul divano, e, nuovamente immerso nei colori della casa, Ryoko inizia il suo racconto.

Angolino di Yuuto ~
Salve, lettori.
Sissy ha scoperto che siete molto di più di quelli che si immaginava, per questo ringrazia voi e la vostra santa pazienza.
Anche io sono felice che qualcuno si interessa a questa mia stravagante avventura.
Ammetto che non è niente di fantastico o avvincente, ma a Sissy serve molto.
In questo periodo ha avuto un po' di problemi, e ha ritardato tantissimo...
Ma è anche vero che, scrivendo questa long, si è resa conto che, se vuole, riesce a gestire anche situazioni serie, e non sempre comiche.
Detto questo, le spiegazioni sono quelle che sono: Yuuto, cioè io mi sembra molto stupido parlare di me stesso in terza persona, se devo essere sincero. , si rende conto che non è nelle mani di un perfetto sconosciuto, e comincia a farsi qualche idea su chi possa davvero essere questo strano ragazzo apparso dal nulla.
Beh, tutti i misteri o quasi verranno scritti da Sissy, spiegati da Ryoko e riassunti da Yuuto che sono sempre io >,< nel prossimo capitolo!^^"
Bene, arrivederci a tutti.

Yuuto

NS: Udite udite! Sono riuscita a guadagnarmi un piccolo pezzettino di angolino da Yuuto!:D Ebbene sì gente, sono io, l'unica inimitabile Sissy! [cit.] Scusatemi per il ritardo disastroso, ma Yuuto in questo periodo non è stato d'aiuto!>.<
Comunque, vi piacciono le freccine che ho messo all'inizio dello space?*O*
Le ho scoperte per caso pigiando tasti sulla tastiera!U.u
Okay, ci sentiamo nelle recensioni, se le lascerete!çOç
Un bacione dall'autrice n°2 (anche se poi teoricamente la scrivo io, la storia; è vero che Yuuto la vive... Ma l'autrice sono sempre io!>o< Ma Kidou si è intestardito, quindi... Peace & Love!)
Spero tanto che entro la fine della long io e Kidou riusciremo a scrivere lo space insieme.
...
Dimenticate quello che ho detto sopra. >u<

Sissy

  
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