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Autore: Ary Granger    24/11/2012    2 recensioni
Un anno. Sembra solo ieri che impazzava la dura lotta contro Voldemort.
Hermione Granger non riesce a capacitarsi di come il tempo sia passato così velocemente.
E non riesce ancora a capacitarsi che Ron non sia più lì con lei.
Sembra solo un'ombra di quella orgogliosa e perspicace grifondoro di una volta che ora vorrebbe solo dimenticare ogni cosa.
Una nuova minaccia e nuovi pericoli la trascineranno però nuovamente a quel periodo di terrore a fianco di qualcuno che forse la guerra ha segnato più lei.
Genere: Malinconico, Romantico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Un po' tutti | Coppie: Draco/Hermione, Harry/Ginny
Note: OOC | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Dopo la II guerra magica/Pace
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A Malfoy Manor, seduto vicino alla preziosa scrivania in mogano, Draco guardava attraverso la finestra  il cielo tingersi di un rosa pallido e sospirò. Non era riuscito a chiudere occhio quella notte. Non che riuscisse a  dormire sonni tranquilli tutte le altre notti.
Quella mattina però si chiedeva se fosse stata la decisione giusta quella d’iscriversi, a trimestre quasi ultimato inoltre, alla facoltà di Medimagia.
La madre aveva insistito tanto che lui riprendesse gli studi e così aveva accettato di frequentare di corso ma non ne era ancora molto convinto. L’aveva fatto più per sollevare il genitore dalle preoccupazioni che riguardassero la sua felicità e la sua salute. Erano già abbastanza per lei i problemi causati dalla guerra accaduta quasi un anno prima.
Erano circa 3 mesi che il giovane Malfoy non aveva più messo piede fuori dalla sua residenza e le uniche visite che riceveva erano quelle di Blaise. Sporadiche per la verità poiché il suo migliore amico era entrato nella famosa accademia per diventare un Auror.

Il serpeverde non era neanche mai andato a trovare suo padre.
Al sol pensiero del genitore il giovane distorse la bocca.
Lucius Malfoy non era mai stato un padre per lui.
Si preoccupava del figlio solo in quanto suo unico discendente e l’unico in grado di tramandare il nome della grande ed illustre famiglia Malfoy.
Grandezza ormai distrutta dalle sue posizioni politiche ed ideologiche della superiorità dei purosangue.
“Bella scelta...” pensava in modo sarcastico il ragazzo.
Nella sua più autentica follia per la causa di Voldemort, Lucius aveva trascinato con sé anche il suo unico figlio ed i suoi migliori amici. Secondo il padre era un onore entrare in contatto con il Signore Oscuro e ricevere il suo sigillo, incurante dell’incolumità di tutti e tre.
Il pensiero del povero Tiger gli fece scivolare una lacrima dagli occhi grigio perla.
Inconsapevolmente Draco si portò una mano sulla manica del braccio sinistro.
La sollevò: nascosto vi era il segno del “grande amore” del suo altezzoso padre che lui sarebbe stato condannato a portare sempre sulla pelle. A volte era come se lo sentisse ancora bruciare nella carne.

Ad un trattò qualcuno bussò alla porta.
Il ragazzo si strofinò gli occhi umidi, si riabbassò la manica nascondendosi il ben noto marchio e si passò una mano tra i capelli platino. Riacquistò così quella maschera di finto contegno e durezza dietro cui si sentiva protetto.
” Un Malfoy non piange mai” ripetendo nella sua mente le stesse parole del “padre”.
“Avanti” esclamò infine il giovane con tono asciutto.
Nella stanza entrò un piccolo e smagrito elfo domestico “Vostra madre desidera parlare al signore. L’aspetta nella sala da pranzo per la colazione signore”
“Scenderò subito” rispose Malfoy. Aspettò che l’elfo sgusciasse fuori dalla stanza per indossare una camicia bianca pulita e un classico pantalone nero. Prese una borsa a tracolla di pelle nera in cui mise dei fogli di pergamena, una boccettina di inchiostro e una piuma, poi scese nella sala.

Sua madre era seduta a lato del posto da capo tavola.
Da quando Lucius era rinchiuso in una cella di sicurezza della prigione magica non aveva mai osato sedersi nel posto occupato di solito dal marito.
Sorseggiava una tazza di thé e sembrava molto pensierosa. La guerra aveva marchiato anche il suo spirito e benché in presenza d’altri faceva di tutto per non darlo a vedere, la tristezza ed il dolore erano padroni dei suoi occhi. Draco conosceva bene sua madre e le sue interne sofferenze.
In un certo modo era stata anche lei una vittima di quella battaglia.
Narcissa si ridestò dai suoi pensieri e alla vista del figlio sorrise, “Buongiorno mio caro” disse con tono dolce.
“Buongiorno madre” rispose il ragazzo che prese posto di fronte alla donna, si versò una tazza di thè e prese una fetta di dolce sotto lo sguardo attento e preoccupato del genitore.
“Oggi riprenderai gli studi quindi...” disse Narcissa con il sorriso sulle labbra.
“Già...” fu la risposta secca del figlio. Non aveva intenzione di parlarne.
Calò così il silenzio nell’ampia e lussuosa sala da pranzo.
Alla fine la donna sospirando disse “Ho ricevuto il permesso di visita dal Ministero della Magia ed oggi andrò da tuo padre, magari tu potresti venir...” ma lo sguardo truce del ragazzo la bloccò prima che potesse finire la frase.
Draco non riusciva a capire perché la madre si ostinasse tanto ad andare ad Azkaban da quell’uomo che non aveva fatto altro che farle del male e cosa ancora più inspiegabile ed incomprensibile era come provasse sempre a convincerlo a fargli visita.
Per tutta risposta il serpeverde si alzò dal tavolo, prese il cappotto che l’elfo gli porgeva ed uscì dal portone della villa lasciando la donna con il capo chino in un muto pianto.
Passeggiò intorno al giardino immerso nella nebbia mattutina per calmarsi un po’.
Stringeva i pugni per la rabbia che sentiva percorrergli la spina dorsale ogni volta che la madre gli chiedeva qualcosa riguardante il padre. Camminò a lungo fino a quando non guardò l’orologio e non si accorse di essere quasi in ritardo per la prima lezione al San Mungo.
Prese perciò la bacchetta e si smaterializzò per apparire all’esterno del famoso ospedale.
Si trovò davanti ad un vecchio palazzo di mattoni rossi con delle vecchie finestre rotte dal tempo passato e dai vandali. Malfoy entrò in una di quelle finestre e si ritrovò davanti a quella che era la vera struttura del policlinico magico.
Esso era strutturato su 6 piani e secondo ciò che gli era stato riferito tramite Gufo dal Rettore della facoltà doveva presentarsi al primo piano nell’aula di “Ferite da Creature Magiche” alle 8 in punto.
Guardò nuovamente l’orologio d’argento al polso: erano giusto le 8.
Salì in fretta le scale che portavano al piano superiore attento a non travolgere infermiere e medimaghi.
Trovata l’aula fece un respiro profondo ed entrò. Il professore era appena entrato ma non lo degnò di sguardo mentre preparava le pergamene per la lezione e lui camminò tra le file di banchi per trovarne uno libero e sedersi.
Alcuni ragazzi al suo passaggio bisbigliavano al proprio vicino di bancoche guardava il giovane Malfoy con disprezzo e timore.
Il ragazzo trovò alla fine posto nella penultima fila: non aveva nessuno accanto. Meglio, non aveva di certo voglia di socializzare.
Dopo aver preso pergamena ed inchiostro vagò con lo sguardo per l’aula alla ricerca di qualche viso magari conosciuto.
Ad un tratto la vide. Hermione Granger era seduta in seconda fila e stava ripetendo gli appunti delle scorse lezioni.
Malfoy non poté non sorridere “La solita secchiona!” disse tra sé e sé.
Il professore nel frattempo aveva finito di riordinare le proprie scartoffie e schiarendosi la voce iniziò a trattare del morso di lupo mannaro e della possibilità di limitarne le conseguenze.
Il giovane cercava di restare concentrato ed attento alla lezione ma per quanto volesse il suo sguardo si rivolgeva sempre verso la ragazza in seconda fila che prendeva costantemente appunti.
La osservò molto attentamente: non era cambiata molto in fin dei conti, anche se i suoi capelli ,prima stopposi, ricadevano ora sulle spalle in semplici e definiti boccoli.
Quante di quelle volte negli passati non perdeva mai occasione per metterla in ridicolo per quel “cespuglio” che sembrasse avesse in testa oppure per i suoi denti da “zannuta” o per...
Ed il sorriso gli morì sulle labbra: negli ultimi 7 anni non aveva fatto altro che offenderla chiamandola Mezzosangue. Una smorfia di disgusto per sé stesso prese forma sul viso del ragazzo. Chissà se lei avrebbe mai potuto perdonarlo, magari se solo avesse saputo che il giorno della battaglia...
Si riscosse immediatamente dai suoi ricordi, forse era ormai troppo tardi.
Cercò allora di prestare più attenzione al professore e così le 3 ore passarono in fretta.
Alla fine della lezione il ragazzo riordinò  con calma e vide con la coda dell’occhio Hermione lasciare l’aula. Passando tra i banchi notò sul pavimento un piccolo quaderno con la copertina blu. Lo prese e lo aprì sperando di leggere all’interno il nome del proprietario.

                             
                                  “Hermione Jean Granger
                           Agar Street numero 29”

 
Malfoy corse allora verso il corridoio per cercare di restituire l’oggetto alla ragazza ma non c’era più nessuna sua traccia nell’intero ospedale.
“Glielo ridarò domani” fu il primo pensiero del giovane ma poi all’uscita della struttura cambiò idea.
Sarebbe andato al suo indirizzo di persona per restituirglielo ed un sorriso spuntò sulle sue labbra.
  
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