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Autore: Yssis    03/03/2013    5 recensioni
{Se perdesse anche la finale del Football Frontier, correrebbe anche il rischio di essere cacciato di casa per sempre.}
Una frase.
Una frase pronunciata nei primi episodi di Inazuma Eleven.
Una frase spesso sottovalutata, e dimenticata.
Una frase considerata dall'autrice molto interessante.
Una frase... destinata a cambiare il resto della storia.
Genere: Comico, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Jude/Yuuto, Nuovo personaggio
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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~ Capitolo 10 {Gita al mare!} ~

Pum.
Pum!
Pum!
PUUUUUUUUUUUM!
-Ahi!-
Sbatto con forza la testa contro un qualcosa sopra di me, svegliandomi di colpo.
"Che accidenti è successo...?"
Mi guardo intorno, stropicciando gli occhi insonnoliti.
Vedo ancora abbastanza sfocato, ma di una cosa son sicuro: non sono più nel mio letto.
Inizialmente, mi coglie il dubbio di esserne scivolato giù: ma, ahimè, non sono affatto sul pavimento della mia camera...!
Provo ad alzarmi in piedi, agitato.
Pum!
Un altra botta in testa...!
Ma dove accidenti sono finito?!
Mi guardo ancora intorno; senza i miei occhialini, mi è difficile mettere bene a fuoco l'ambiente intorno a me.
C'è da dire che sono in uno spazio molto angusto, o almeno così pare.
Non vedo le pareti, ma, se questa è una stanza, allora è veramente ristretta.
Non posso nemmeno alzarmi in piedi, sono troppo alto...
Ma non riesco nemmeno a sedermi, e sdraiato sono molto scomodo; infatti, in quest’ambiente ridotto, sono ammassati anche vari borsoni, di forme e colori molto differenti, e io ci sto stretto, fra tutta questa roba.
Chissà che è successo…?
Pensare ad un rapimento mi sembra assurdo e altamente fuori luogo: ho capito a mie spese, che Ryoko è un ragazzo strano, e le sue azioni sono assolutamente imprevedibili, quindi non ho motivo di crucciarmi troppo.
Sicuramente…
Nah, senza sapere dove mi ritrovo, non posso proprio avere certezze.
Ed ecco, un forte colpo alla testa.
-Ahi!-
Mentre mi massaggio il punto dolorante, cerco di capire da dove possa essere arrivato il pugno.
Infatti, sono sicuro di non aver alzato la testa: questo può solo voler dire che qualcuno o qualcosa mi ha colpito di proposito.
Faccio leva con le mani, spostando i borsoni che mi sommergono, e di nuovo sbatto contro la parete.
Questo posto è veramente ristretto…!
Sono pressato da ogni lato da un borsone diverso: rosso, blu, verde, giallo, rosa…
Rosa?!
Bah…
Sì, come immaginavo, non c’è traccia di nero.
Prevedibile.
Comincio a battere con forza sulla superficie che mi sovrasta: vorrei proprio capire in che posto mi trovo…!
Come a rispondere ai miei colpi, sento un grosso baccano al di sopra; ma che succede…?
Il rumore si fa sempre più comprendibile e vicino: voci…?
La superficie ruvida e scura sopra la mia testa viene ritratta, e quattro visi sorridenti si materializzano davanti a me.
-Oh, il ragazzino si è svegliato!
-Alla buon ora, amico!
Strizzo gli occhi, colpiti brutalmente dalla luce che penetra dai finestrini, mentre mi sforzo di mettere a fuoco quei visi.
-Ehi!! Bello, sei tra di noi o dormi ancora?!-
Un ragazzo dai vaporosi capelli rossi mi passa velocemente una mano davanti al viso, facendola scorrere avanti e indietro… Che cosa odiosa.
-Aspetta un attimo… Tu sei quel ragazzo che mi ha tirato una porta in testa!-
-Wow, il est très intelligent!- esclama raggiante il compagno di fianco, con un incredibile accento francese.
-Caspita François! Sai ancora il francese dopo tutto questo tempo passato in America?- interrompe allora il ragazzo biondo accanto al finestrino.
-Devo ricordarti, caro il mio biondino, che siamo in Giappone, adesso, e non America.- esclama allora il francese.
-So benissimo che abbiamo accompagnato Ryoko in Giappone per… A proposito, e Ryoko?-
A quella domanda, tutti gli sguardi – compreso il mio, devo ammetterlo- si voltano verso i due ragazzi seduti nei sedili posteriori.
-… Naaaaa na naaaa na! Naaaa na naaaa na…!-
-Ehm… Ryoko?- il ragazzo alla guida, di cui si possono notare chiaramente i lunghi capelli neri scuote con insistenza il braccio di mio fratello, seduto di fianco.
Il verdino sta ascoltando la musica con gli auricolari e non ha prestato attenzione a quello che è successo qua dietro: chissà, magari non si è neanche accorto che sono in macchina.
Esatto, mio malgrado sono arrivato alla conclusione che Ryoko e compagnia sono tutti in un’automobile, diretti chissà dove, e che mi hanno ficcato nel bagagliaio.
Il peggior affronto che abbia mai subito: io, Kidou Yuuto, recluso nel bagagliaio?!
Oh, insomma…!
Intanto, tutti e cinque i ragazzi stanno facendo leva su Ryoko, ma questo non sembra intenzionato ad ascoltarli.
Deve essere molto alto, il volume della musica… Aaaah Ryoko, non cambierà mai.
D’un tratto, così, casualmente, mio fratello scosta lo sguardo dal finestrino appannato, per poi poggiarlo alle sue spalle.
Vedo i suoi occhi strabuzzare all’inverosimile, mentre sulle sua labbra si apre un sorriso esageratamente raggiante.
-YUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUTOOOOOOOOOOOO!!
I miei poveri timpani…!
Esasperato, mi porto le mani alle orecchie, sperando che la smetta di urlare.
Notando il mio viso crucciato, Kito – il ragazzo alla guida- gli ficca in bocca due biscotti, facendolo immediatamente tacere.
Dai sedili anteriori, si leva un sospiro di sollievo, dopodiché riesco a togliermi le mani dalle orecchie.
-Oh, c’est incroyable! Ci vorresti tutti sordi, per caso?! No, perché, ci stavi riuscendo très bien…!- sbuffa François, scuotendo il capo.
-Insomma François, dacci un taglio con i tuoi accenni francesi, perché non ne possiamo già più! E tu, Ryoko, per favore cerca di essere normale.- esclama il ragazzo alla giuda, spostando lo sguardo prima sul ragazzo dietro, e poi su mio fratello, che per tutta risposta si dipinge sul volto un sorriso da ebete.
-No, mi rimangio tutto: tu non potrai mai sembrare normale.
-EHI! Non ci provare sai?! Non mettermi in cattiva luce davanti a mio fratello; non ti conviene...!- salta allora su mio fratello, usando un tono di sfida che, tra parentesi, gli si addice pochissimo.
-Ah, credo che ormai Yuuto si sia fatto un’idea fin troppo chiara di che razza di fratello sei: si sarà rassegnato, il ragazzo…!-
-Ah ah ah. Come sei spiritoso Hänsel.- sussurra mio fratello, sarcastico.
-A proposito; è da un po’ che non si sente più il piccino, che succede?-
Ma ormai non li sento più.
Mi sono rimesso il rivestimento sopra la testa, recludendomi nel bagagliaio.
E’ mattina presto, neanche le cinque, e io sono molto stanco.
Credo che dormirò ancora un poco; mi sembra di aver capito, intanto, che il viaggio durerà ancora a lungo…

◕~◕~◕~◕

-SVEGLIA SVEGLIA! E’ GIA’ MATTINA!-
Chiudo d’istinto gli occhi, accecati dalla sfolgorante luce del mattino.
Mio fratello ha spalancato senza farsi troppi problemi il portellone dell’auto, destandomi dal profondo stato di dormiveglia in cui ero finito.
-Dai Yuuto! Alzati da lì, che siamo arrivati!!- esclama ancora il verde, cercando di tirarmi fuori dal bagagliaio.
Io per tutta risposta mugugno qualcosa, per poi tirarmi sopra la testa una stuoia di vimini intrecciati.
-Dai…! Non farai mica i capricci, adesso...?!- mi stuzzica il ragazzo, mentre, aiutato dagli altri, inizia a scaricare il vano bagagli.
Quando ormai mancano pochi oggetti, fra cui l’ombrellone che giustamente mi finisce in testa, Ryoko mi osserva un momento, per poi cominciare a ridacchiare, tendendo le mani verso di me.
-Ah…! Se non verrai con i tuoi piedi, ti ci porto io, in spiaggia!-
-SPIAGGIA?!- salto in piedi io, disorientato.
-Non l’avevi ancora capito piccolo? We are on the beach!- esclama un ragazzo con una bruna cresta folta, e due occhi grigi molto profondi.
Io inspiro intensamente, con gli occhi chiusi e la mente vuota.
L’odore del sale è molto vicino, e l’aria ne è satura. Non c’è un soffio di vento, e sento un tepore invidiabile sulla pelle intirizzita dal freddo del vano portabagagli.
Il sole splende radioso: è proprio una bella giornata…Ma andare al mare…!
Boh. Non mi sembra un’idea grandiosa.
Insomma, non è mica estate!
Il clima di Okinawa comunque, è sempre meraviglioso, e mi sento già molto meglio.
Tiro ancora un respiro profondo, quasi a voler far entrare tutta quell’aria salata dentro di me.
-Ehm…Secondo voi che fa? Dorme?- sento esclamare all’improvviso.
Apro gli occhi, e mi trovo davanti un ragazzo alto, altissimo, con dei grandi occhi smeraldo, splendenti, una lunga coda di capelli corvini e la carnagione scura.
Questo è Kito. E’ il ragazzo più grande del gruppo, nonché migliore amico di mio fratello.
E’ veramente grande; avrà ventidue, ventitré anni, non di meno.
Ma è simpatico, e ispira tantissima fiducia.
Non è come mio fratello: lui sembra più responsabile…
Ryoko no. Ryoko ispira una fiducia diversa…Ma non so spiegare bene la differenza.
Forse è solo una mia impressione…Chissà.
-L’aria di mare è stupenda, non è vero?! Sapevo che ti avrebbe stregato…Pensa che, prima di incontrarti, sono passato di qua. Mi è piaciuto tanto questo posto che ho pensato: devo assolutamente portarci Yuuto, prima di partire!-
A quell’affermazione, il mio cuore perde qualche battito.
Mi sento andare alla deriva, pericolosamente vicino col perder conoscenza, come se fossi stato sconfitto da quello che ho sentito e il mio corpo non riuscisse a reggere il colpo.
“Prima di partire…”
Improvvisamente, mi rendo conto di avere una terribile paura di perderlo.
Ci avevo già pensato, ma ora più che mai sento che presto ci dovremo separare…
Ryoko mi agita la mano davanti al viso, e quando ottiene la mia attenzione, mi strizza l’occhiolino, raggiante. Io lo osservo, senza capire: lui continua a sorridermi, e infine mi arrendo, mentre un sorriso di gratitudine si dipinge sul mio volto.
-Ebbene, quando i ragazzi mi hanno chiamato chiedendomi dove volessimo andare oggi, visto che era una bella giornata, non ho proprio resistito... E così, eccoci qui!-
-Ma perché proprio nel bagagliaio?!- eccola, di getto. La domanda che mi assilla da quattro ore, ormai.
Tutti i ragazzi si voltano verso di me, scoppiando a ridere di gusto.
Io mi acciglio non poco: non c’è niente di divertente…Vorrei vedere loro, a sopportare un viaggio di quasi sei ore di macchina reclusi in un bagagliaio striminzito, dove non riescono nemmeno a sdraiarsi!
-Scusaci Yuu-kun, ma non abbiamo avuto scelta: sei quello più piccolo, e non c’era più spazio in macchina. Già ne abbiamo infilato uno in più nei sedili dietro, che in realtà non ci doveva stare…- spiega con tono pacato Kito, lanciando un’occhiata allusiva al ragazzo dai corti capelli mossi, biondi come il grano, e gli occhi color del mare…Mi pare di aver capito che si chiami Hänsel.
Perché qui nessuno si è mai presentato?! Uuuufff, ‘sti ragazzi grandi…
-Non potevamo lasciarti a casa- continua Matt, il ragazzo con un cespuglio di capelli ramati e gli occhi scuri come il petrolio – E allora ti abbiamo preso e infilato nel bagagliaio!-
-Mmh…- osservo io, poco convinto- Potevate almeno svegliarmi, no?-
-Ma fratellino…! Dormivi talmente bene!- irrompe allora Ryoko – Mi sarei sentito troppo in colpa, se ti avessi svegliato!-
Faccio roteare gli occhi, ormai arreso.
Si sono messi in testa di fare in quel modo… E adesso stanno inventando qualsiasi scusa.
Non ci credo: non può essere talmente emozionante vedermi dormire…! E poi comunque non hanno pensato che, scombussolato nel vano bagagli, mi sarei potuto svegliare ugualmente?!
Bah…
Alzo le spalle, sorridendo ai sei ragazzi davanti a me: che tipi, oh.
-Bene, non so voi, ma io mi vado a fare un tuffo!-
Mentre parlavamo, ci siamo incamminati dal parcheggio verso la spiaggia, e adesso finalmente siamo liberi di toglierci magliette e pantaloni.
All’improvviso, mi coglie un dubbio spaventoso: ma… io non ho il costume… o forse sì?
Tastando, sento di non avere i boxer del costume, e tiro un sospiro di sollievo.
Per un attimo mi era venuto il dubbio che Ryoko me lo avesse infilato prima di chiudermi nel bagagliaio… Che cosa a dir poco inquietante… E alquanto orribile, a pensarci bene.
Quatto quatto, mi infilo in un bagno poco distante, spogliandomi e indossando il costume.
Quando torno agli asciugamani, dei ragazzi neanche l’ombra.
Porto d’istinto lo sguardo alla riva, e li vedo tuffarsi in modo molto poco aggraziato in acqua.
Scalmanati.
Abbandonate le infradito vicino all’ombrellone, mi avvicino al bagnasciuga, godendomi il calore della sabbia sulla pianta dei piedi.
Quando sono abbastanza vicino, mi guardo intorno, e noto a poca distanza degli scogli.
Perfetti.
Sorrido beffardo, mentre mi avvicino alla scogliera, seguendo con lo sguardo il gruppo di ragazzi che, cullati dalle onde placide del mare, si stanno muovendo nella mia stessa direzione, senza però accorgersene.
Mi arrampico velocemente sugli scogli umidi e scivolosi, tenendomi ben saldo con le mani; quando reputo di star sporgendomi abbastanza, mi lancio.
Aggraziato, elegante, silenzioso buco l’acqua, facendola schizzare pochissimo.
L’impatto è tremendo, nonostante la mia precisione: l’acqua del mare è freddissima, e sulle labbra sento già il bruciore del sale. Strizzo gli occhi, cercando di vedere qualcosa sul fondo marino: niente, solo sabbia e ciottoli. Annaspo in modo forsennato, perdendo per un attimo il controllo dei miei movimenti. Trattengo tutto il fiato che mi resta ancora in corpo, e battendo energicamente i piedi, torno in superficie.
-AAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHH!! UNA TESTA DI… Yuuto?!-
Scoppiamo tutti a ridere, mentre io mi guardo un attimo intorno, disorientato.
Nel momento in cui sono tornato a galla, i ragazzi si sono avvicinati agli scogli, e così, riemergendo, è sembrato che io spuntassi dal fondo del mare. Mi avranno scambiato per qualche animale, e mio fratello si è preso un bello spavento!
-Yuuto! La prossima volta avvertimi, prima di riemergere da… IN FONDO AL MAR!! TUTTO BAGNATO E’ MOLTO MEGLIO, CREDI A ME!!
E il buffo gruppetto si allontana, nuotando e cantando a ritmo di una canzone di un cartone animato… per bambini.
Proprio dei bambini, sono. Uno più infantile dell’altro.
Forse è per questo che fanno tanto ridere.
Nuoto a largo, e con ampie bracciate sono già lontano dalla costa.
Vedo poco distintamente i ragazzi azzuffarsi e sommergersi a vicenda sulla riva, ridendo come degli stupidi.
“Aaaaaaaawwww…” Rallento il mio nuoto, girandomi a dorso.
Batto lentamente i piedi, mentre i raggi del sole mi riscaldano il viso pallido.
I capelli, liberi dalla restrizione della coda, sono immersi completamente nell’acqua.
E’ piacevole, come sensazione: la testa fresca, i pensieri nulli… Che pace. Che serenità.
Sono ormai presso le boe. Mi rimetto in posizione verticale, osservando in lontananza le navi solcare l’acqua salata che si estende fino all’orizzonte, e oltre; i miei piedi non toccano assolutamente il fondo, e inizialmente mi sento smarrito. E’ brutto non sentire nulla sotto i piedi, è come essere sospesi nel nulla… Adagio, mi abituo a questa situazione, e battendo con impeto i piedi, riesco a rimanere a galla.
Ho imparato a nuotare quando ero molto piccolo, prima ancora di andare all’orfanotrofio.
I miei genitori avevano mandato me e mia sorella ad una specie di centro estivo, perché non potevamo stare da soli, e durante l’estate loro dovevano comunque lavorare.
Ci portavano sempre al mare, quegli istruttori, sia al mattino sia al pomeriggio.
Haruna era tanto piccola che aveva paura dell’acqua, e per questo non si avvicinava.
Anche io ero un po’ intimorito, ma la vicinanza c’era sempre, e la curiosità era molta.
Lei non voleva che io mi avvicinassi, perché temeva che se mi fossi immerso, sarebbe arrivato un mostro blu che mi avrebbe preso e trascinato sul fondo del mare. Stavamo allora sulla riva, e giocavamo a fare i castelli di sabbia e le formine. Mi mandava spesso a prendere l’acqua, per inumidire le pietre e la sabbia calda. Un giorno, c’era vento, e un colpo più forte degli altri mi strappò di mano il secchiello, che finì fra le onde. Mi ricordo come se fosse ieri il mare: era scuro, cupo, e le onde erano talmente alte e rumorose…! Si sentiva tantissimo baccano, e la sabbia veniva sollevata.
Non c’era l’allarme tsunami, ma in ogni caso era una di quelle giornate dove è vietato fare il bagno.
Mia sorella, vedendomi così vicino alle onde, cominciò a piangere.
Io però, con il rumore delle onde a sovrastare i richiami della piccola, credetti che piangesse per la perdita del secchiello viola. Fu un attimo. Mi lanciai fra quelle onde, senza timore; veramente non me ne accorsi nemmeno, agii d’istinto. La forza delle onde era spaventosa, mi sbattevano ovunque, e ci furono degli istanti dove non sapevo più distinguere l’alto dal basso. Credetti di annegare, quando riuscii a liberarmi i piedi dalla sabbia sul fondo. A quel punto, li battei con tutta la forza che avevo in corpo, e in qualche modo tornai a galla. Non riuscivo a vedere nulla, le onde erano molto alte: inoltre non ero mai entrato in acqua prima d’ora, e non sapevo proprio cosa fare.
Poi, lo vidi; il secchiello era lì, sbattuto contro lo scoglio poco distante.
Adesso so benissimo che nuotare vicino agli scogli, soprattutto con il mare mosso, è molto pericoloso: a quel tempo però, non lo sapevo. Per questo, battendo sempre con molta forza le gambe e cercando di tenere la testa su, mi aggrappai ad uno scoglio, afferrando con l’altra mano il secchiello.
Lanciai l’oggetto sopra la scogliera, liberandomi entrambe le mani: a quel punto, mi issai sopra, e adesso sinceramente non so proprio spiegare come ci riuscii, stremato com’ero. Fatto sta, che mi ritrovai in salvo sopra uno scoglio.
Ansimavo tanto, cercando di calmarmi, mentre delle lacrime di paura e stress solcavano le mie guancie. Ma ormai mi sentivo al sicuro; afferrai con decisione il secchiello, e, facendo molta attenzione, scesi dagli scogli e tornai da mia sorella. Appena mi trovarono, gli istruttori mi sgridarono, mi dissero che non mi sarei dovuto allontanare così, da solo, perché era molto pericoloso. Chiesi scusa, mortificato, e riconsegnai ad Haruna il suo secchiello viola.
Quella fu il mio primo scontro con il mare; tornato a casa, chiesi ai miei genitori di poter imparare a nuotare. Odiavo non saper fare qualcosa, anche a cinque anni.
E così, presi lezioni di nuoto, finchè non avvenne l’incidente di mamma e papà, e allora smisi.
All’orfanotrofio, capitarono due o tre occasioni dove fummo portati in piscina: non era niente, confrontato con il mare. Sotto la mia insistenza, in quei giorni insegnai anche alla mia sorellina a nuotare.
Prese subito confidenza con l’acqua, e in breve nuotava come un pesciolina.

Era da tanto, che non venivo più al mare…
Alzo lo sguardo, costatando che il sole è molto alto: sarà mezzogiorno. Forse è meglio tornare a riva.
In poco tempo, i miei piedi toccano di nuovo la sabbia calda, e faccio il mio ingresso cadendo addosso a Ryoko, di nuovo.
-AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHH!! Una medusa!! … Yuuto?! Tu mi farai prendere un infarto!! SEI IMPAZZITO?!-
-Scusa…!- sussurro io, spuntando sassolini e sabbia umida.
-Sei arrivato fin laggiù…- esclama François indicando l’orizzonte – e quasi anneghi a riva?!-
Scoppiamo di nuovo a ridere, avvicinandoci agli asciugamani.
-Che ne dite- propone mio fratello con gli occhi brillanti – di mangiare un boccone?-
-Ma tu pensi sempre a mangiare, Ryoko?- esclama allora Matt, togliendomi le parole di bocca.
-Ah, non so voi, ma io a mezzogiorno mangio!- si difende il verde.
-Non solo a mezzogiorno Ryoko… Tu, se potessi, mangeresti ad ogni ora!- sbotta allora Kito, non riuscendo a trattenere ancore le risate.
-Uuuufff, scocciatori.- sbuffa mio fratello, scostandosi una ciocca ribelle dagli occhi – Ho portato i panini!- esclama poi, con quel suo solito sorriso contagioso.

◕~◕~◕~◕

Com’era facile immaginare, dopo pranzo il gruppetto non riesce a resistere, e in un attimo è di nuovo in acqua.
Io mi prendo una sdraio, sistemandomi a riva.
La pelle già scotta, e ormai è tardi per recuperare: non voglio gravare ancora di più la situazione, per questo mi spalmo qua e là la crema idratante. Ho una bottiglia d’acqua fredda in mano, perché odio sentire le labbra secche, inoltre bere è proprio un piacere per la gola.
Le onde chiare e fresche raffreddano i piedi, mentre ruoto lo sguardo intorno a me.
Ci sono tante persone, nonostante la stagione un po’ improbabile per passare una giornata al mare, e anche tanti bambini.
Corrono, giocano e ridono, i bambini.
Hanno dei costumi buffissimi, e molto colorati.
Beh, si potrebbe dire la stessa cosa di Ryoko, in effetti, ma forse è meglio calare un velo pietoso sulla questione… Potrei distruggere quella poca dignità che ancora mio fratello possiede, sempre se l’ha mai avuta, lui, una dignità.
Le loro voci, le loro risate, sono gioiose e cristalline: non se ne vede uno, di bambino triste.
Non adesso, almeno. Fra un po’, quando calerà il sole, cominceranno a fare i capricci: è tipico.
Spero solo che mio fratello non faccia scene… Sarebbe veramente imbarazzante.
Guardando i ragazzini giocare, non riesco a trattenermi oltre.
Con uno scatto mi alzo dalla sdraio, balzando in piedi.
In quell’istante, una palla sfreccia nella mia direzione.
La stoppo di petto, per poi farmela rimbalzare sulle ginocchia, e infine farla scivolare lungo le spalle, in modo da ritrovarmela fra i piedi, una volta caduta: splendida tecnica individuale, la chiamavo.
Vedo il gruppetto di ragazzini avvicinarsi: sono poco più piccoli di me, avranno nove, al massimo dieci anni.
-Ehi! Sai che non sei niente male! Hai fermato quella pal-
L’esclamazione si ferma, il ragazzino rimane a bocca aperta.
Togliendomi gli occhiali da sole e il cappello a visiera che mi copriva la testa, mi sono mostrato.
Non l’ho fatto di proposito, veramente volevo solo vederlo bene in volto, senza l’impiccio del cappello.
-Ma… Ma tu sei…-
Ed ecco, gioia e stupore spropositati brillano negli occhi dei giovani atleti, una volta l’avermi riconosciuto.
-Tu sei Kidou della Teikoku Gakuen!
Esclamano tutti insieme, quasi in coro.
Sorrido, emozionato: era da tanto che non sentivo una frase del genere.
Quasi due mesi… Wow, come passa veloce il tempo…
Mi porgono il pallone, radiosi: - Giochi con noi, Kidou Yuuto?-
Le parole mi muoiono sulle labbra: non posso certo rifiutare; sono troppo felici questi bambini. Mi sentirei in colpa, rifiutando…
-E va bene, giochiamo!- sorrido io, prendendo la palla con decisione.
I piccoli esultano emozionati, e carichi al massimo si dispongono in modo da formare un cerchio.
Sorrido, speranzoso, rigirandomi la palla fra le mani… “Massì, giochiamo!”
Calcio con destrezza la palla, che sfreccia libera verso uno dei ragazzini.
Quello la ferma, con difficoltà, ma riesce lo stesso ad evitare che esca dal cerchio.
Quando ne ha il pieno controllo, la rilancia ad un suo compagno, e così via.
Il pallone, calciato da una parte all’altra del cerchio, sembra quasi ridere.
E’ come assaporare una libertà inimmaginabile, inconcepibile.
Una libertà un po’ vietata, proibita, per me.
Perché, date le circostanze, farei meglio a non toccare più un pallone.
E invece eccomi qui, ancora a tirargli calci.
E’ strano: più cerco di allontanarmi da una cosa, più questa torna ad assillarmi.
-RYO-CHAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAANNNNN!!-
A proposito…!
Mi volto di scatto, agitato, giusto in tempo per vedere una figura esile saltare addosso a mio fratello, ed insieme a lui rotolare sulla sabbia.
Blocco con risolutezza la palla, ma non senza eleganza, fermando il gioco.
-Grazie ragazzi: è stato molto bello giocare con voi. Siete tutti dei bravissimi giocatori, e continuando così diventerete sempre più esperti. Adesso scusatemi, ma devo proprio lasciarvi…-
Detto questo, rilancio la palla all’indietro, che con un colpo di tacco cade perfettamente fra le mani di un bambino.
-WOW!!- gli sento esclamare mentre mi allontano.
-GRAZIE KIDOU!! E’ STATO BELLISSIMO GIOCARE CON TE!!-
Io sorrido, girato di schiena, e saluto con la mano il gruppetto di bambini.
Li sento ridere, con le loro voci allegre e chiare, mentre i loro passi si ammortizzano sulla calda sabbia.
Intanto sono arrivato al bagnasciuga, dove sono a mia volta sommerso dai ragazzi.
-Yuuto! Ti abbiamo cercato ovunque, dove di eri cacciato?!-
-Scusatemi, ma mi hanno… Diana? Sei proprio tu?!-
A strangolare mio fratello c’è lei, Diana.
La ragazza dai vivaci occhi color cioccolato che già una volta avevo avuto il piacere di conoscere, a casa di Ryoko.
-Oh Yuuto! Ogni volta che ti vedo sei sempre più carino!- esclama lei, allentando la presa su mio fratello per avvicinarsi a me.
Vedo Ryoko ansimare; sembrava sul punto di annegare.
Buffo però: non riuscire a riprendere fiato… sul bagnasciuga…!
-G…Grazie Diana. Anche tu oggi sei molto graziosa.-
Sinceramente, non lo penso; non ho mai avuto buon occhio per l’eleganza o in generale la “bellezza” dell’abbigliamento femminile… Sono sempre stato una frana. Ma i complimenti li trovo lo stesso gentili da fare, e per questo riesco spesso a salvarmi la pelle: questo succedeva anche con mia sorella, non crediate…!
E infatti: - Oh Yuu-kun come sei galante!-
Non mi sembrava di aver fatto chissà che complimento originale; anzi, le mie parole sembravano un po’ troppo forzate, per essere sincere.
Bah. Questa ragazza è strana forte…!

◕~◕~◕~◕

-Bene ragazzi! Ahimè, bisogna rimettersi in viaggio: si torna a casa!- esclama Kito, alzandosi dagli scogli.
-Noooooo…Di giàààààà?!- si lamenta mio fratello, ancora in acqua.
-Dai Ryo-chan esci di lì. Dobbiamo asciugarci e andare!- lo chiama di nuovo Matt, avviandosi con Barry e François verso gli asciugamani.
-Ehi no! Aspettatemi!- li richiama il verde, senza successo.
-Dai fratellone salta su.- gli porgo una mano, che lui afferra con decisione.
Issato sopra lo scoglio, gli porgo un asciugamano, mentre ci incamminiamo.
-Ma non potremmo stare ancora un poco?- chiede speranzoso il ragazzo, mentre mi segue giù dalla scogliera.
-Hai sentito Kito: a casa!-
-Ma chi sarebbe lui, per decidere che è proprio ora di tornare?!- sbuffa ancora.
-Un ragazzo con uno spiccato senso per il tempo che passa…! Al contrario di te!- ridacchio io, ormai prossimo alla nostra postazione.
-Uuuuuffff…!- si arrende Ryoko, rimettendosi i pantaloni.
Io lo guardo, scuotendo il capo scoraggiato: è incredibile…Lo sapevo che avrebbe fatto storie.
Dopo una decina di minuti, abbiamo pulito tutto, e siamo pronti per tornare alla macchina.
Salutata velocemente Diana – con un bel bacio, mi sembrava giusto specificarlo – cominciamo a caricare il bagagliaio.
Quando hanno finito di sistemare tutto, gli sguardi dei ragazzi si posano su di me.
-Ah no. Non ci pensate nemmeno! Io non ci torno, in quel-
-Vorrà dire che ti lasceremo qui!- esclama allora François, con tono grave.
-Ma io- Non riesco nemmeno a finire di lamentarmi, che vengo sollevato e di peso buttato nel vano bagagli.
-QUESTA ME LA PA- mi sbattono il portellone il faccia, chiudendomi dentro.
Uuuuuuuufffff…Che ragazzi insopportabili!
Perché tutte a me devono capitare?!
Li sento ridere, mentre si accende il motore e la macchina può partire.
Io aspetto, con le braccia incrociate, il momento in cui decideranno di togliere il rivestimento, in modo da potermi mettere quantomeno in piedi, in una posizione più comoda.
L’aria profuma ancora di sale, e, nonostante l’essermi risciacquato prima di lasciare la spiaggia, ho ancora quell’odore tipico del mare addosso.
Gli occhi bruciano, scossi dalla troppa luce che non sono abituati a reggere – eh già, mi hanno caricato in macchina dimenticandosi gli occhialini a casa- e non è da escludere il sale dell’acqua.
Non è come il cloro della piscina, certo, ma è comunque un fastidio per gli occhi.
La pelle è ancora caldissima, probabilmente mi sarò ustionato.
Cerco fra i borsoni, con quella poca luce che può esserci in un bagagliaio, e trovo un tubetto di crema doposole.
Dovrei mettermela dopo la doccia che mi farò a casa, ma non credo di poter resistere, in questa penombra, per quasi sei ore, senza un po’ di idratazione.
L’acqua è finita, ma almeno la crema devo spalmarmela.
Sicuro, Kito non avrà questo tipo di problema: è tanto scuro, lui…
I secondi, i minuti, le ore passano, e i ragazzi non si fanno più vivi.
L’auto continua ad andare, ma le loro voci sono basse e non riesco a distinguere le parole.
All’improvviso, sento una musica.
Anche qui, le parole non sono chiare, ma il ritmo è dolce, melodioso…
Sicuro, non ha scelto Ryoko cosa ascoltare. Altrimenti, altro che calma…!
E’ una melodia molto rilassante, e, ascoltandola, sento le palpebre farsi sempre più pesanti.
Lotto contro il desiderio di addormentarmi, ma la stanchezza è tanta…In breve, la mia testa si posa placidamente su un borsone, e le note della musica cullano il mio sonno…

Angolino di Yuuto~


Whoa… E’ il capitolo più lungo scritto fino ad adesso.
Ma non è ancora detta l’ultima parola… Il prossimo capitolo – l’ultimo- probabilmente non sarà da meno.
O forse no, sarà più corto… Boh, non lo so ancora. -.-
Sinceramente,a parte il finale vero e proprio, non so come svilupperemo il capitolo.
… Okay.
Parliamo un po’ di questo qui, intanto…
Ebbeh, l’idea c’è. Una gita al mare… Non è mica da tutti i giorni. ^^”
Soprattutto il viaggio… Poveri noi, mi hanno infilato nel bagagliaio… Dopo questa sinceramente non so più cosa pensare. >o<
Il ricordo della mia prima esperienza al mare non era prevista, in questo capitolo, così come l’incontro con i bambini: ma a Sissy sono venute in mente queste due scene, e così ha allungato ancora di una o due pagine il capitolo. (?) Tanto, ormai… çOç
Sono riapparsi gli amici di Ryoko, perché ci stavano davvero bene [cit. Sissy]. DX
L’innesto di Diana è stato invece un po’ forzato… Volevamo presentarlo come un incontro-sorpresa, qualcosa di non previsto… Ma sicuramente è uscita la solita scenetta orribile messa lì a casaccio. -.-
Beh, qualcosa su questi amici l’abbiamo detta, ma non è facile gestirne così tanti: sono cinque, più Ryoko e io. Se poi ci mettiamo anche Diana… Insomma, un vero casino. XD
Beh, non voglio dilungarmi troppo, questo capitolo avrà già stufato abbastanza, quindi lascio a voi i commenti.
Sempre se c’è, qualcuno che ha avuto l’ardore di arrivare fino a qui.
^^ Au revoir (Aaaaaahhh! François!! E’ tutta colpa tua! >o<)

Yuuto

  
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