LA FORZA DEL DOLORE.
La mattina seguente sembrava che niente
fosse accaduto. Niente lasciava intravedere la discussione della sera
precedente, tutto sembrava come relegato in una parte delle mente nascosta,
dove vengono archiviati i ricordi poco piacievoli. Si alzarono tutti di
buon'ora, facendo una fugace e semplice colazione. L'aria era colma di
tensione, si sentiva benissimo, però nessuno proferiva parola. Preferivano
vivere in una tormentata tranquillità piuttosto che rivedere la rabbia di
Alhena.
Proprio lei, la persona che più di
chiunque altra sembrava così calma e tranquilla. Se la guardavi, potevi
benissimo scambiarla per una madre dolce ed affettuosa, che aspetta trepidante
i suoi figli che escono da scuola. Gli occhi sempre così colmi di amore, che ti
guardavano con tenerezza e premura. La bocca socchiusa in un bel sorriso, il
viso sempre molto solare ed allegro. Ma la sera precedente era come se qualcuno
o qualcosa si fosse impadronito di lei. Una bestia feroce, un essere pivo di
umanità. Il volto contratto in un'espressione dura, mentre fissava la sorella
nei bei occhi blu. Solo in quel momento Erian avvertì una strana sensazione. Di
disagio, dolore, tristezza. Era qualcosa arrivato all'improvviso e, altrettanto
velocemente, era scomparso. Quella notte ci aveva ripensato diverse volte prima
di addormentarsi...
Si avviarono in silenzio, uno dietro
l'altro. Alhena era a capo della fila, senza il suo solito sorriso che rompeva
il ghiaccio. Si percepiva chiaramente che era ancora di cattivo umore. Adhara
sembrava assente, lo sguardo perso nel suo vuoto, la sua bocca che tentava di
aprirsi per sussurrare qualcosa, una parola, una frase. Non sembrava più la
tipa arrogante di sempre, era come se fosse un vegetale che vive solo per forza
d'inerzia. Rion si sentiva di troppo, in quella scenetta familiare. Gli
sembrava di essere un elemento scomodo, che doveva togliersi subito dai piedi.
Erian guardava le due sorelle con diffidenza. Anche lei avvertiva quella grande
tensione eppure, dentro di sè, sentiva che qualcosa doveva ancora accadere.
Non appena arrivarono davanti
all'ingresso della scuola, Adhara si fermò improvvisamente. Incrociò lo sguardo
della sorella che, come per magia, ne capì subito il motivo. Si voltò
dall'altra parte, le sorrise velocemente e superò il cancello. Poco dopo arrivò
Rion, lei gli fece cenno di andare avanti ma, quando fu il turno di Erian, la
bloccò con le braccia.
"Lasciami passare" Intimò. Lei
non accennò a muoversi, anzi, girandosi verso di lei, cominciò a fissarla.
"Ho bisogno di parlare con te."
Disse, con tranquillità. Non sembrava malintenzionata.
"Di tante persone è fatto il mondo,
molti sono i galerians nostri fratelli. Parla con chi vuoi, l'importante è che
mi lasci passare." Sentenziò, imperturabile.
"Non voglio parlare con altri, io
voglio parlare con te. In questo momento non ti sto affatto costringendo, non è
nelle mie intenzioni. Ma se tu non vorrai collaborare e non starai a sentire
quello che ho da dirti, allora mi vedrò costretta ad usare la forza. Ma tu, in
fondo, sei intelligente e sai bene che le mie non sono solo parole. Perciò te
lo ripeto, ho bisogno di parlare con te." I suoi occhi irradiavano una
strana luce...che però non aveva niente di malvagio.
"....va bene" Fu costretta ad
accettare. Se non fosse stata lei, se non fosse stata Adhara Irwin, persone
importante e potente, avrebbe volentieri rifiutato. Ma quelle parole, quelle
due semplici parole che avevano il sapore amaro di una sconfitta, le aveva
dette senza mezzi termini. Non poteva competere con lei, in forza e tecnica.
"Vi è concesso di restare a parlare
per un'ora soltanto. Mi farebbe piacere che voi ritornaste in classe quanto più
presto possibile. Non desidero assolutamente che siano sporti dei reclami
appena il secondo giorno di scuola." Alhena cercò di raccomandarsi, senza
nemmeno girarsi. La cosa che più le avrebbe dato fastidio sarebbe stata quella
di problemi relativi alla missione. Ogni cosa doveva filare liscio.
Adhara annuì con la testa e, facendo
cenno ad Erian si seguirla, si incamminò verso l'edificio scolastico.
Camminavano in silenzio, mentre alcuni studenti avevano cominciato a fare dei
commenti sulle due. Alcuni erano lusinghieri, altri un po' meno. Fecero finta
di non sentire, mentre salivano le scale per arrivare al tetto. Non appena
spalancarono la porta furono avvolte dall'odore tenue, ma allo stesso ricco di
profumi, del vento. Il sole le aveva momentaneamente accecate e, per riuscire a
vedere meglio, dovettero mettersi una mano davanti agli occhi. I loro capelli
volavano tranquilli, cullati dolcemente dalla brezza.
"Ascoltami con attenzione Erian,
non intendo ripeterlo due volte..." Cominciò Adhara avvicinandosi al
parapetto. "...so bene che tu non trovi pace, non sai perchè io ti odio
così tanto. Oppure, più semplicemente perchè odio così tanto chiunque, a parte
la mia cara sorella." Si voltò verso di lei, sorridendo cinicamente.
"Lo sai, sei molto famosa alla Mushroom Tower, ammetto di essere un po'
invidiosa."
"Non vedo il motivo per cui tu
debba esserlo. In fondo, tu sei molto più famosa di me. Sei conosciuta per la
tua bravura e la tua malvagità." Sorrise ironicamente anche lei.
"Già, forse hai ragione. Ma la
pecca di essere così brave è di vedere la sofferenza nel volto della gente che
uccido. Vedo i loro occhi supplicanti, li vedo invocare aiuto, per un momento
vorrei risparmiarli. Quella profonda paura mi attanaglia il cuore, sembra che
me lo stringa fino ad uccidermi. Ma poi rammendo qual è la mia utilità e così
affondo la lama. Poi quelle brutte sensazioni spariscono e spero con tutto il
cuore che non ritornino mai più. E invece accade il contrario. Ogni volta
urlano a gran voce dentro di me." Abbassò gli occhi, fissandosi i palmi
delle mani.
"Non vedo come questo discorso
poetico c'entri con me. Io non ho pietà delle mie vittime, come loro non hanno
pietà per la madre." Asserì Erian, sicura. L'altra ragazza le andò
incontro, prendendole le mani.
"Lo senti? Senti l'odore pungente
del sangue che ci impregna le mani? Riesci a sentirlo..."
In quel momento accadde una cosa
impensabile. Un tornado d'aria le avvolse, facendole sussultare. Adhara chiuse
gli occhi, mentre piegò la testa all'indietro come in preda alle allucinazioni.
Erian sentì una forza incredibile attraversarle il corpo finchè non vide. Tutti
i suoi ricordi, i ricordi di ogni persona che aveva ucciso. Sentì la loro
sofferenza, il loro timore. Si piegò, tanto era il dolore che le lacerava il
petto. Per la prima volta nella sua vita capì cosa significava stare dall'altra
parte. Per la prima volta comprese cosa significava essere la vittima e non il
carnefice. Aprì gli occhi e vide le sue mani, piene di sangue, così tanto
sangue che le aveva sporcato addirittura i vestiti. In quel momento Adhara la
lasciò e tutto tornò esattamente com'era. Quello che la ragazza aveva
sperimentato era uno dei poteri mentali del galerians. Un potere tanto semplice
quanto devastante.
"Perchè l'hai fatto?" Le
domandò Erian che, stremata, si accasciò al suolo.
"Per farti comprendere quanto sia
grande il dolore. Perchè io lo sperimento ogni volta che uccido, e ogni volta
mi sento sempre più umana. Ho avuto qesto dono da Nova, se di dono si può
chiamare. Per non soffrire più ho dovuto chiudere il mio cuore. Anche tu sei
come me...solo che tu hai chiuso il tuo cuore per non ricordare." Le tese
una mano. "Noi non siamo dei diavoli, ma ancor meno dei santi. Noi siamo
solo degli angeli portatori di morte. Tutti ci temono, tutti ci schivano. Ma,
in fondo, credo che anche noi possiamo essere capaci di amare. Possiamo amare profondamente,
come riusciamo ad odiare. E tu cosa ne pensi? Dopo questa esperienza credi
ancora di essere solo una gelida macchina? Ognuno è fragile a modo suo, come io
sono fragile con mia sorella Alhena. Dunque, se sei d'accordo, puoi prendere
questa mia mano e rialzarti, consapevole di tutto questo. Oppure puoi rimanere
per terra ed alzarti con le tue forze, convincendoti che quello di prima è
stato solo un incubo. Ebbene, cosa voi fare? Accettare e rifiutare?"
Dopo un momento che sembrò
interminabile, Erian riscì a sollevare il busto da terra. I suoi occhi
cristallini incontrarono gli occhi profondi di Adhara. Distese il braccio e,
alla fine, prese la mano che l'altra le offriva.
CONTINUA...


