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Autore: Shizuru117    28/08/2004    2 recensioni
Una mia vecchia fanfiction, riscritta e riadattata...In un mondo diverso dal nostro, dove ci sono segreti nascosti, la vita di una ragazza diversa...
Genere: Drammatico, Triste | Stato: in corso
Tipo di coppia: non specificato
Note: Alternate Universe (AU) | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 7

LA FORZA DEL DOLORE.

 

La mattina seguente sembrava che niente fosse accaduto. Niente lasciava intravedere la discussione della sera precedente, tutto sembrava come relegato in una parte delle mente nascosta, dove vengono archiviati i ricordi poco piacievoli. Si alzarono tutti di buon'ora, facendo una fugace e semplice colazione. L'aria era colma di tensione, si sentiva benissimo, però nessuno proferiva parola. Preferivano vivere in una tormentata tranquillità piuttosto che rivedere la rabbia di Alhena.

 

Proprio lei, la persona che più di chiunque altra sembrava così calma e tranquilla. Se la guardavi, potevi benissimo scambiarla per una madre dolce ed affettuosa, che aspetta trepidante i suoi figli che escono da scuola. Gli occhi sempre così colmi di amore, che ti guardavano con tenerezza e premura. La bocca socchiusa in un bel sorriso, il viso sempre molto solare ed allegro. Ma la sera precedente era come se qualcuno o qualcosa si fosse impadronito di lei. Una bestia feroce, un essere pivo di umanità. Il volto contratto in un'espressione dura, mentre fissava la sorella nei bei occhi blu. Solo in quel momento Erian avvertì una strana sensazione. Di disagio, dolore, tristezza. Era qualcosa arrivato all'improvviso e, altrettanto velocemente, era scomparso. Quella notte ci aveva ripensato diverse volte prima di addormentarsi...

 

Si avviarono in silenzio, uno dietro l'altro. Alhena era a capo della fila, senza il suo solito sorriso che rompeva il ghiaccio. Si percepiva chiaramente che era ancora di cattivo umore. Adhara sembrava assente, lo sguardo perso nel suo vuoto, la sua bocca che tentava di aprirsi per sussurrare qualcosa, una parola, una frase. Non sembrava più la tipa arrogante di sempre, era come se fosse un vegetale che vive solo per forza d'inerzia. Rion si sentiva di troppo, in quella scenetta familiare. Gli sembrava di essere un elemento scomodo, che doveva togliersi subito dai piedi. Erian guardava le due sorelle con diffidenza. Anche lei avvertiva quella grande tensione eppure, dentro di sè, sentiva che qualcosa doveva ancora accadere.

 

Non appena arrivarono davanti all'ingresso della scuola, Adhara si fermò improvvisamente. Incrociò lo sguardo della sorella che, come per magia, ne capì subito il motivo. Si voltò dall'altra parte, le sorrise velocemente e superò il cancello. Poco dopo arrivò Rion, lei gli fece cenno di andare avanti ma, quando fu il turno di Erian, la bloccò con le braccia.

 

"Lasciami passare" Intimò. Lei non accennò a muoversi, anzi, girandosi verso di lei, cominciò a fissarla.

 

"Ho bisogno di parlare con te." Disse, con tranquillità. Non sembrava malintenzionata.

 

"Di tante persone è fatto il mondo, molti sono i galerians nostri fratelli. Parla con chi vuoi, l'importante è che mi lasci passare." Sentenziò, imperturabile.

 

"Non voglio parlare con altri, io voglio parlare con te. In questo momento non ti sto affatto costringendo, non è nelle mie intenzioni. Ma se tu non vorrai collaborare e non starai a sentire quello che ho da dirti, allora mi vedrò costretta ad usare la forza. Ma tu, in fondo, sei intelligente e sai bene che le mie non sono solo parole. Perciò te lo ripeto, ho bisogno di parlare con te." I suoi occhi irradiavano una strana luce...che però non aveva niente di malvagio.

 

"....va bene" Fu costretta ad accettare. Se non fosse stata lei, se non fosse stata Adhara Irwin, persone importante e potente, avrebbe volentieri rifiutato. Ma quelle parole, quelle due semplici parole che avevano il sapore amaro di una sconfitta, le aveva dette senza mezzi termini. Non poteva competere con lei, in forza e tecnica.

 

"Vi è concesso di restare a parlare per un'ora soltanto. Mi farebbe piacere che voi ritornaste in classe quanto più presto possibile. Non desidero assolutamente che siano sporti dei reclami appena il secondo giorno di scuola." Alhena cercò di raccomandarsi, senza nemmeno girarsi. La cosa che più le avrebbe dato fastidio sarebbe stata quella di problemi relativi alla missione. Ogni cosa doveva filare liscio.

 

Adhara annuì con la testa e, facendo cenno ad Erian si seguirla, si incamminò verso l'edificio scolastico. Camminavano in silenzio, mentre alcuni studenti avevano cominciato a fare dei commenti sulle due. Alcuni erano lusinghieri, altri un po' meno. Fecero finta di non sentire, mentre salivano le scale per arrivare al tetto. Non appena spalancarono la porta furono avvolte dall'odore tenue, ma allo stesso ricco di profumi, del vento. Il sole le aveva momentaneamente accecate e, per riuscire a vedere meglio, dovettero mettersi una mano davanti agli occhi. I loro capelli volavano tranquilli, cullati dolcemente dalla brezza.

 

"Ascoltami con attenzione Erian, non intendo ripeterlo due volte..." Cominciò Adhara avvicinandosi al parapetto. "...so bene che tu non trovi pace, non sai perchè io ti odio così tanto. Oppure, più semplicemente perchè odio così tanto chiunque, a parte la mia cara sorella." Si voltò verso di lei, sorridendo cinicamente. "Lo sai, sei molto famosa alla Mushroom Tower, ammetto di essere un po' invidiosa."

 

"Non vedo il motivo per cui tu debba esserlo. In fondo, tu sei molto più famosa di me. Sei conosciuta per la tua bravura e la tua malvagità." Sorrise ironicamente anche lei.

 

"Già, forse hai ragione. Ma la pecca di essere così brave è di vedere la sofferenza nel volto della gente che uccido. Vedo i loro occhi supplicanti, li vedo invocare aiuto, per un momento vorrei risparmiarli. Quella profonda paura mi attanaglia il cuore, sembra che me lo stringa fino ad uccidermi. Ma poi rammendo qual è la mia utilità e così affondo la lama. Poi quelle brutte sensazioni spariscono e spero con tutto il cuore che non ritornino mai più. E invece accade il contrario. Ogni volta urlano a gran voce dentro di me." Abbassò gli occhi, fissandosi i palmi delle mani.

 

"Non vedo come questo discorso poetico c'entri con me. Io non ho pietà delle mie vittime, come loro non hanno pietà per la madre." Asserì Erian, sicura. L'altra ragazza le andò incontro, prendendole le mani.

 

"Lo senti? Senti l'odore pungente del sangue che ci impregna le mani? Riesci a sentirlo..."

 

In quel momento accadde una cosa impensabile. Un tornado d'aria le avvolse, facendole sussultare. Adhara chiuse gli occhi, mentre piegò la testa all'indietro come in preda alle allucinazioni. Erian sentì una forza incredibile attraversarle il corpo finchè non vide. Tutti i suoi ricordi, i ricordi di ogni persona che aveva ucciso. Sentì la loro sofferenza, il loro timore. Si piegò, tanto era il dolore che le lacerava il petto. Per la prima volta nella sua vita capì cosa significava stare dall'altra parte. Per la prima volta comprese cosa significava essere la vittima e non il carnefice. Aprì gli occhi e vide le sue mani, piene di sangue, così tanto sangue che le aveva sporcato addirittura i vestiti. In quel momento Adhara la lasciò e tutto tornò esattamente com'era. Quello che la ragazza aveva sperimentato era uno dei poteri mentali del galerians. Un potere tanto semplice quanto devastante.

 

"Perchè l'hai fatto?" Le domandò Erian che, stremata, si accasciò al suolo.

 

"Per farti comprendere quanto sia grande il dolore. Perchè io lo sperimento ogni volta che uccido, e ogni volta mi sento sempre più umana. Ho avuto qesto dono da Nova, se di dono si può chiamare. Per non soffrire più ho dovuto chiudere il mio cuore. Anche tu sei come me...solo che tu hai chiuso il tuo cuore per non ricordare." Le tese una mano. "Noi non siamo dei diavoli, ma ancor meno dei santi. Noi siamo solo degli angeli portatori di morte. Tutti ci temono, tutti ci schivano. Ma, in fondo, credo che anche noi possiamo essere capaci di amare. Possiamo amare profondamente, come riusciamo ad odiare. E tu cosa ne pensi? Dopo questa esperienza credi ancora di essere solo una gelida macchina? Ognuno è fragile a modo suo, come io sono fragile con mia sorella Alhena. Dunque, se sei d'accordo, puoi prendere questa mia mano e rialzarti, consapevole di tutto questo. Oppure puoi rimanere per terra ed alzarti con le tue forze, convincendoti che quello di prima è stato solo un incubo. Ebbene, cosa voi fare? Accettare e rifiutare?"

 

Dopo un momento che sembrò interminabile, Erian riscì a sollevare il busto da terra. I suoi occhi cristallini incontrarono gli occhi profondi di Adhara. Distese il braccio e, alla fine, prese la mano che l'altra le offriva.

 

CONTINUA...

  
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