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Autore: FaithLess_EFP    20/06/2013    2 recensioni
"Ho paura, paura di me stessa, e stavolta non basterà battermi, perché chiunque avrà la meglio io ne sarò sconfitta. "
One shot su Willow, ambientata durante gli inizi della settima serie.
Genere: Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Het, FemSlash | Personaggi: Willow Rosenberg
Note: Missing Moments | Avvertimenti: nessuno
- Questa storia fa parte della serie 'Soli come la Luna'
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Canto alla luna

La luna geme sui fondali del mare,
o Dio quanta morta paura
di queste siepi terrene,
o quanti sguardi attoniti
che salgono dal buio
a ghermirti nell'anima ferita.
La luna grava su tutto il nostro io
e anche quando sei prossima alla fine
senti odore di luna
sempre sui cespugli martoriati
dai mantici
dalle parodie del destino.
Io sono nata zingara, non ho posto fisso nel mondo,
ma forse al chiaro di luna
mi fermer
òil tuo momento,
quanto basti per darti
un unico bacio d'amore.

 
Alda Merini

 
Westbury, England


Stringo forte tra le mani la tazza di tè bollente, mi piace avvicinare il naso e sentire l’aria calda leggermente profumata che piano abbraccia i miei sensi. Non posso dire la stessa cosa del sapore, l’ho sempre trovato insipido. Mi manca il caffè del nuovo continente. A pensarci bene non dovrei essere così legata al suo aroma forte, certamente esso è la prova del massacro che il mio popolo ha perpetrato nei confronti della popolazione nativa.

Sarà la mia provenienza da una famiglia ebrea, o il mio vissuto, ma sento il peso dei delitti, dei massacri, dell’eccidio, tutto su di me.

Mi appoggio più comodamente sul davanzale per reggere quest’enorme fardello, dalla finestra aperta posso sentire l’odore della campagna, la terra, gli alberi, gli animali. Con una mano sfioro delicatamente l’edera, che dalla terra risale l’intero casale fin sotto le finestre del secondo piano, sento l’umidità, ne sento la vita.

Scruto l’orizzonte in cerca di un motivo, o di una scusa. Domani dovrò partire, dovrò tornare. Pensavo che non avrei mai più rivisto la mia città, i miei amici, sapevo di dover morire il giorno in cui da loro me ne andai. Non avrei mai immaginato di finire in campagna, a sorseggiare tè, mentre mi destreggio tra le lezioni di magia della congrega. Qui tutto sembra un premio, qualcosa che non merito, che non meriterò mai.

Vorrei poter scappare lontano è lasciarmi tutto alle spalle, dimenticare. La magia che ho dentro vorrei non averla mai scoperta. Vorrei nascondermi in qualche antro della terra, ma a nulla servirebbe, il mondo è tutto collegato, il luogo non ha importanza, è l’essenza ciò che conta, e la mia è intrisa di sangue ed arroganza.

Tutto è collegato, perciò domani quando calpesterò il suolo che percorrevo da bambina, sarà come questa terra, e questa stessa aria ed acqua, ed oggi so per certo che avrò paura.

La paura mi accompagna ogni giorno da quando sono al liceo, paura degli altri, del loro giudizio, paura dei vampiri, dei demoni, delle apocalissi, qualcosa che avevo imparato a gestire, anzi direi a sfruttare. Ho imparato a dare il meglio di me, ed a scoprire me, grazie alla paura. È stata la paura a far sì che smettessi di nascondermi, almeno in parte, ed è stata la paura a modellarmi il carattere. Forse non proprio la paura, ma la voglia di batterla.

Non si cresce tranquilli se vieni da Sunnydale, neanche una tipa studiosa come me, ho ancora il mio diploma tutto bruciacchiato e il ricordo del sindaco allo spiedo, e Oz.

Oz, lui era, lui è una persona bellissima, ed è stato importantissimo, nella mia vita lui è stato la saggezza e la calma. Lui è stato, senza dubbio, il mio equilibrio. L’amore fatto di cervello e di fiducia, l’amore grande fatto di comprensione e conoscenza, ti scalda il cuore e ti culla, e se chiudo gli occhi, lo vedo ancora. So per certo che dovunque sia, lui è in armonia con il mondo, lui si sente parte del tutto e potrebbe capirmi. Il suo lupo interiore saprebbe ancora fiutarmi, o forse lo sta facendo, nell’aria di questa notte, lui mi sta accanto.

Guardo il cielo scuro e vedo le stelle che brillano, penso alla vita che ho preso, che ho spento, percepisco i suoi lamenti e le sue urla, l’odore della sua carne che brucia. Quella vendetta io ancora la sento dentro, la rabbia e l’odio di chi ha amato, io tutte queste cose ho provato. Non provo pietà per la sua carne, ma per la sua persona, e per la mia. Chiudo gli occhi e mi riempio i polmoni dell’aria notturna di questa terra antica, le lacrime mi riempiono l’anima e scorrono dentro di me, ma non una lacrima sul mio viso scorrerà. Non ora.

Ho paura, paura di me stessa, e stavolta non basterà battermi, perché chiunque avrà la meglio io ne sarò sconfitta.

Riapro gli occhi e la vedo, mi guarda e tace. Lei non giudica, lei non rimprovera, lei ci guarda alla deriva sotto la sua nera luce. Luna, che scaccia via il giorno, lei che non domanda mai, ma comprende sempre.

Un tumulto mi divora, ti guardo e ti vedo, il tuo volto più bello che mai, non mi hai lasciato mai.

Tara, oltre il muro del cielo, mi risvegli la vita, calda come il tuo sorriso, e il tuo volto, magnifico riflesso su questa luna che ci da vita, che mi da forza. Vorrei poterti ritrovare ancora, ma fui io a perdermi, e mi sono persa, e ancora, vago nelle notti e mi cerco.

Tutte le notti cerco me stessa e trovo te.
  
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