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Autore: roby_lia    11/06/2015    1 recensioni
Breve raccolta di OS a tema Nagron ovviamente
Il primo bacio lo colse di sorpresa.
Il secondo lo aspettava con più impazienza di quanto lui stesso volesse ammetterlo.
Il terzo decise lui di prenderselo.
Genere: Angst, Fluff | Stato: completa
Tipo di coppia: Slash | Personaggi: Agron, Nasir
Note: Missing Moments, Raccolta, What if? | Avvertimenti: nessuno
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Si passa a dopo la serie. Il titolo è preso dalla canzone Outlaw of love di Adam Lambert  https://www.youtube.com/watch?v=1DTYC02ZtPk


Looking for the sun

La notte acuiva sempre il dolore alle mani.
La notte portava sempre i ricordi peggiori alla mente.
Di notte rivedeva il ghigno di Cesare, risentiva i chiodi laceragli la carne e impedirgli ogni movimento per il dolore.
Rivedeva gli amici morire, il sacrificio di suo fratello, e ogni volta si sentiva più impotente e lo squarcio nel suo petto si faceva più profondo mentre gridava e gridava fino a perdere la voce.
Il momento peggiore era quando vedeva Nasir nei suoi sogni, Nasir che aveva bisogno di lui ma i chiodi gli uncinavano la carne ancora più in profondità, e non poteva far altro che restare inerme a guardarlo, sentendo la sua voce che lo chiamava sempre più disperato.
 
“Agron!”
Era sempre la sua voce che riusciva a salvarlo dall’oscurità dei suoi sogni.
Erano le sue braccia ad accoglierlo, era il suo odore ad avvolgerlo.
Lui lo chiamava ancora, la voce roca e impaurita dagli incubi, mentre le mani gli tremavano talmente tanto da non riuscire nemmeno a stringerlo. Allora l’unica cosa da fare era nascondere il volto contro il suo collo, cercando riparo dietro la cortina dei suoi capelli scuri e contro la sua pelle, un porto sicuro dai suoi incubi, dai pochi superstiti che ancora li seguivano, dal mondo intero.
Le sue carezze, i baci leggeri e i mormorii sottili erano l’unica cosa che gli davano la forza di andare avanti. Gli davano il coraggio di chiudere di nuovo gli occhi e lasciarsi cullare dal suono del suo cuore.
 
“Sarei dovuto morire con loro” la sua voce era spenta, com’era spento lo sguardo che rivolge al cielo, senza vedere davvero le stelle sopra di sé e senza far niente per scacciare il gelo che lo attanagliava.
Nasir gli sistemò dolcemente le pellicce sulle spalle, ma lo sguardo accigliato che gli rivolgeva lasciava intendere ben altro.
“Saresti dovuto morire sulla sabbia di un’arena, per il solo divertimento dei romani. Esattamente come ognuno di noi sarebbe dovuto morire per i capricci del proprio dominus”
“Nasir…”
Il siriano scosse la testa, stringendo la sua mano con gentilezza “Grazie a Spartacus non ci succederà, ma ora dobbiamo mostrarci degni del dono che ci ha dato, e continuare a vivere”
Agron si mise faticosamente a sedere, cercando un po’ di sollievo per le mani martoriate nella neve fredda “Che vita potrei avere io, Nasir? Conosco solo la spada e il sangue”
“Disse il guerriero alla puttana” fu la risposta che finalmente lo convinse a rialzare lo sguardo sull’altro. C’era un leggero sorriso sulle labbra di Nasir, ma non raggiungeva i suoi occhi scuri.
“Questo è diverso, io-“
“Tu non hai mai conosciuto altro al di fuori della guerra, lo capisco. So cosa vuol dire trovarsi improvvisamente a dover affrontare qualcosa di completamente sconosciuto. Ma quando io ho detto una cosa del genere Spartacus mi ha dato una spada in mano e mi avete insegnato a combattere, dicendomi che la fatica avrebbe ripagato la libertà. Non credi che imparare a coltivare, a costruire qualcosa sia più facile?”
“E come dovrei fare con queste mani? Come?!”
“Troveremo una soluzione Agron! Abbiamo trovato un modo di farti combattere di nuovo grazie allo scudo, troveremo un modo anche per guarire le tua mani. Insieme, come sempre”
Il gladiatore scosse la testa “Questo è diverso”
“Non c’è niente di diverso, senonché se io allora mi fossi rifiutato d’imparare a combattere nessuno avrebbe sentito la mia mancanza, sarei stato solo uno schiavo troppo stupido per capire davvero cosa mi era stato offerto. Ma se tu ora ti rifiuti di vivere ora, avrai reso vano la morte di tutti: quella di Spartacus, come quella di Crixus, Neavia, Gannicus e Saxa. Renderai vana la morte di Duro, Agron. È questo che vuoi?”
Il siriano si rialzò di scatto, allontanandosi senza lasciargli il tempo di ribattere “Riposati ora. Farò anche il tuo turno di guardia”
 
 
Nasir fece finta d’ignorarlo per tutta la mattina successiva
Alla fine fu Agron a capitolare, avvicinandolo mentre si erano fermati per riposare “Tieni. Devi mangiare”
“Ora non ho fame” gli rispose, continuando a impegnarsi a controllare i legacci dei loro bagagli.
Agron sospirò alla sua testardaggine “Sei il nostro miglior guerriero ora. Se succedesse qualcosa devi essere al massimo della forza, e hai già dormito poco facendo anche il mio turno questa notte” gli fece notare, sedendosi.
Lo sentì sospirare e sorrise, porgendogli la ciotola mentre Nasir prendeva posto accanto a lui.
“Grazie” mormorò il ragazzo.
Agron annuì solamente, ricordando come era stato proprio quel suo senso della giustizia, nonostante la vita che aveva vissuto, ad averlo conquistato. Nasir doveva sempre fare ciò che riteneva giusto, che si trattasse di aiutare uomini che avevano stravolto la sua vecchia vita per una libertà allora a malapena conosciuta in una folle missione di salvataggio nelle miniere, o di una semplice gentilezza come quella.
Fece un respiro profondo, osservandosi le mani ferite appoggiate tra le ginocchia “Ho sempre creduto, qualunque cosa la vita avrebbe avuto in serbo per me, la mia forza sarebbe bastata per difendere coloro che amo, ma… non sono riuscito a salvare Duro. E quella volta ero ancora forte, le mie mani non…- la sua voce tremò, mentre stringeva come poteva i pugni- se ti succedesse qualcosa e io non fossi in grado di salvare anche te…” sospirò lentamente, cercando d’allontanare l’angoscia che quel timore portava sempre con sé.
“Ma non dovremmo più combattere, è per questo che ce ne stiamo andando! Superate le montagne saremo al sicuro”
“Questo non cambia il fatto che io non riesco… cazzo! Non riesco a tenere in mano praticamente nulla! Come potrei essere utile? Come potrei aiutarti? Io-“ la voce gli si spezzò mentre si passava quelle stesse malandate mani sul volto cercando di scacciarne il tremore.
“Tu hai bisogno di tempo. Le tue ferite hanno bisogno di tempo, sono profonde e il fatto che continui a sforzarle non aiuta. Una volta rimarginate starai meglio. E- lo sentì fare un profondo respiro, mentre prendeva una sua mano tra le proprie-  anche se così non fosse, questo non dovrà impedirti di godere della vita, della libertà. Vuoi aiutarmi? Allora non arrenderti, non allontanarti da me” appoggiò l’altra mano sul suo volto, accarezzandolo leggermente.
“Spartacus ci ha donato la libertà, noi gli daremo di nuovo vita. Non permetteremo che ciò che ha fatto venga dimenticato. Non permetteremo che sia morto invano. Porteremo la nostra gente in salvo, vivremmo in pace e saremmo felici, Agron, perché è ciò che lui vorrebbe, ciò per cui ha lottato e per cui è morto. Vivremo per lui. Vivremo per tutti loro”
Il gladiatore annuì lentamente, imitando il gesto precedente del compagno e appoggiando la mano sul suo collo, tirandolo contro di sé per appoggiare la fronte contro la sua. Si concentrò sul suo respiro, sul battito del suo cuore, sentendo il peso sulle sue spalle farsi più leggero. Non era da solo, non lo sarebbe mai stato.
Dopo qualche istante si accorse del leggero sorriso divertito che attraversava il volto dell’altro “A cosa stai pensando?”
“Io… stavo immaginando come sarebbe se Spartacus fosse ancora con noi. Il modo in cui avrebbe fissato le sementi, come se bastasse il suo viso corrucciato a convincerle a crescere più velocemente”
Erano parole dolceamare, perché ricordavano troppo la perdita appena subita, ma allo stesso tempo gli fecero stirare le labbra in un sorriso sottile, il primo da quando la guerra era finita.
Proprio come Nasir l’aveva fatto sorridere nuovamente per primo dopo la morte di Duro, così riusciva a farlo sorridere ancora dopo quella di tutti i loro fratelli d’arme.
“Probabilmente le avrebbe guardate talmente tanto male da farle tornare a nascondersi sotto terra. E riesci ad immaginarti Crixus fare il pastore? Cazzo, probabilmente avrebbe irritato talmente tanto le capre da beccarsi un morso!”
La leggera risata del siriano fu come una boccata d’aria fresca, il sorriso che si faceva più ampio e il dolore più duttile.
“E Gannicus! Oh, Gannicus…”
Ridere rendeva la perdita meno dolorosa, ridere faceva sentire le persone che avevano perso un po’ meno distanti. Perché i loro fratelli sarebbero restati per sempre nei loro cuori, avrebbero vissuto con loro.
“Se mai avremmo dovuto scegliere tra la Gallia e le tue terre, sarebbe stata la volta buona che tu e Crixus vi sareste staccati la gola a morsi a vicenda. E te lo immagini, mentre cerca d’imparare la tua lingua?”
“Meglio di no, dopo avrebbe capito per davvero tutti gli insulti che gli rivolgevo!” ghignò.
“Come se normalmente non gliene dicessi!”
Agron scosse la testa, un sorriso che finalmente non voleva sparire dalle sue labbra “Come mai ragionavi sulla mia lingua natia?”
“Ho pensato che potresti insegnarcela a tutti. Io qualcosa capisco, ma credo che ci convenga conoscerla meglio visto che presto diventerà la nostra nuova lingua, non credi?”
Agron annuì, fissandolo con calore “Prima lezione allora” disse, portando una mano sul volto dell’altro per attirarlo verso di sé.
Danke- mormorò, baciandogli il sopracciglio- du gibst meinem Leben Kraft”*
 
 
 
 
 
 
 
 
*letteralmente “Grazie, tu dai energia alla mia vita”, ma l’originale doveva essere “Grazie, tu dai vita alla mia vita” Purtroppo il tedesco lo conosco a malapena e la ragazza che mi ha aiutato con la traduzione mi ha consigliato quest’interpretazione. Se qualcuno ha una soluzione migliore è libero di farsi avanti u.u
  
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