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Autore: _valy    02/06/2016    5 recensioni
Emma Swan è il nuovo Signore Oscuro, la mente malvagia che si cela dietro ad ogni disastro in città. Ed è tutto bello e divertente finché non inizia a diventare noioso.
(Ma per fortuna una società che Emma per contratto non può nominare ha creato il cartone perfetto che risolverà ogni suo problema.)
Genere: Comico | Stato: completa
Tipo di coppia: FemSlash | Personaggi: Emma Swan, Regina Mills
Note: Nonsense | Avvertimenti: nessuno
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Disclaimer:
Non possiedo ‘Once Upon a Time’, né i suoi personaggi, eccetera eccetera.
 

Pairing:
SwanQueen (più o meno).
 

Note:

1. Ambientato in una quinta stagione non canon: Emma è il Signore Oscuro ma nulla va come nella reale quinta stagione.

2. Crack, non-sense, idiota. E scusate, io cerco di scrivere altro - ma ultimamente quando apro word e la mia mente inizia a pensare a Once Upon a Time le mie dita riescono a scrivere soltanto cavolate simili. In ogni caso, spero che vi piaccia (e vi avverto, non sono completamente soddisfatta di come è uscita la storia, complice anche il suo stato poco più che abbozzato, ma ormai era scritta e ho pensato di pubblicarla così, per potermi poi dedicare ad altro.)
 
 



 
The dark one’s Mega (evil) Mind
 

 


 
 

Essere il Signore Oscuro è fantastico - è certa di averlo già pensato e detto (alla giornata delle carriere, lunedì scorso? Sì, le pare che sia così) e forse addirittura stampato su un centinaio di magliette nere che ha distribuito gratuitamente per le strade di Storybrooke una settimana dopo la sua fantastica promozione a Signore Oscuro (ma non ne è sicura, perché la signore-oscurità si accompagna ad un rinnovato amore per l’alcool e a una carenza di sonno che rendono difficile distinguere tra fantasia e realtà e che non fanno certo bene alla sua memoria a breve termine).
 
 
Insomma, da quando ha assorbito i poteri dell’oscurità può davvero fare tutto quello che vuole, può vestirsi di nero in ogni occasione, anche solo per andare a prendersi una cioccolata calda con panna e spolverata di cannella, rigorosamente omaggio perché ogni abitante della città la teme e la rispetta; il suo equilibrio è eccezionale, quindi può finalmente indossare quel paio tacco 12 che non ha mai avuto il coraggio di provare; e può addirittura concedersi un abbondante strato di quel meraviglioso rossetto che ha accidentalmente prelevato dalla borsetta di Regina tre anni prima, quando non era che un Signore Oscuro in potenza, e poi mai più restituito (oh sì, ne ha fatta di strada). E finalmente ha un appartamento tutto suo, il che - beh, deve ammetterlo, dopo le bibite gratis da Granny’s e lo sconto sui vestiti da Punk-la-bestia, avere quattro mura tutte per sé (e senza affitto, per giunta) è sicuramente l’aspetto più vantaggioso di essere il nuovo padrone del male assoluto.
 
 

 
Quindi, davvero, essere il Signore Oscuro è fantastico.
È solo che - dopo un po’, essere un’entità incontrastabile e pressoché invincibile è anche un po’, come dire, noioso. Palloso. Barboso. Biancanevoso (ok, questa è cattiva e finisce immediatamente nella cartella ‘Citazioni’ del suo account Pinterest).
 
 
Insomma, trasformare nani in alberi è divertente, ma dopo la quarta volta inizia a diventare ripetitivo - e sostituire gli alberi in sassi non modifica la realtà della situazione. E in ogni caso, non è che Storybrooke disponga di una riserva inestinguibile di quelle inutili creature che la versione disneyana di sua madre ama così tanto (solo la versione disneyana, perché non le pare di ricordare sua madre vicino a un nano in un momento posteriore al suo primo anno in città).
 
 
E lo stesso, disgraziatamente, vale per tutte le sue altre geniali cattiverie, se proprio deve essere sincera (e deve, perché due ore prima ha accidentalmente ingerito una porzione di Veritaserum da lei stessa perfezionata). Lanciare uova contro le pareti così candidamente bianche del convento, con particolare attenzione nei confronti dell’angolo in alto a destra che sa essere la stanza della madre superiora, sua ambiguità la fata madrina - uno spasso, ma ha registrato la reazione delle suore con il suo nuovo Iphone 6 rubato, nascosta dietro ad un cespuglio, e ha guardato il video 67 volte e lo scherzo ha così perso una parte consistente del suo fascino. Nascondere tutti i cardigan di sua madre - ok, forse di quello non si stancherà mai, ma tutto il resto è.. fantastico, certo, ma anche disgustosamente e fottutamente noioso. (E cavolo, pure trasformare Ruby in topolino è noioso dopo un po’. E quando la ritrasforma è nuda - quindi se non ha voglia di dedicarsi a queste attività malvagie vuol dire qualcosa, per la miseria.)
 
 
 
Finché -
 
 
 
Sta camminando per strada, con quel suo nuovo ritmo fluttuante che insieme al suo abbigliamento costituisce il 98% della sua immagine da Signore Oscuro, ed è sera e il suo corpo non ha ancora perfezionato la vista termo-sensibile, quindi non ha molto da fare oltre a riflettere su che cosa vuole prendere una volta giunta al ristorante cinese e pianificare qualche nuova cattiveria che le permetta di ritrovare il buon umore e la serenità interiore che deriva dalla presa di coscienza della desolazione esteriore da lei causata. Opta per una porzione abbondante di pollo alle mandorle e l’evocazione di una furia che porti un po’ di brio in questa città di morti di sonno (insomma, sono solo le 22, di un giorno lavorativo, va bene, ma le strade sono completamente deserte - e le luci in molte case che sa essere abitate sono già spente. È deprimente, sul serio). Così raggiunge il ristorante, ordina, attende 15 minuti suonando melodie immaginarie con le dita, paga lasciando una mancia consistente e torna a casa. E lì mangia, alternando bocconi a singole fasi dell’incantesimo di evocazione di creature demoniache - finché un mostro mitologico che non le pare una furia non sta svolazzando nel suo salotto in attesa di ordini. E anche se non sa bene che cosa ha di fronte, sa che non è un suo problema e che ha di meglio da fare che sbarazzarsene senza approfittare dell’occasione.
 
“Vai a fare un po’ di casino per le strade di Storybrooke, su. Io ho un episodio di ‘How to get away with murder’ da guardare, quindi non tornare prima di cinquanta minuti.”
 
(Il mostro che non è una furia la prende alla lettera, dandole la possibilità di godersi una vera serata da Signore Oscuro, luci spente e TV accesa.)
 
 
Ma a quanto pare negli ultimi tre giorni, che Emma ha trascorso chiusa in casa ad ingurgitare accidentalmente Veritaserum e a tingersi i capelli di biondo platino (sempre accidentalmente, giura) e soprattutto a pianificare ma non provocare danni, la città si è organizzata e si è trovata un eroe o una nuova salvatrice o una ammazza-signorioscuri o chi sa quale altro titolo sarà stato creato per l’occasione, perché un’ora dopo una furiosa Regina Mills sta bussando alla sua porta e - sul serio, soltanto una regina cattiva riformata potrebbe bussare e non materializzarsi direttamente in salotto.
 
“Swan?! Apri questa maledetta porta! So che sei lì dentro, sento la TV accesa e l’odore di cibo cinese!”
 
Così Emma mette in pausa l’episodio (perché Regina ha quasi imprecato, e questo vuol dire qualcosa) e nasconde il contenitore del cibo da poco trangugiato, si alza e si avvicina alla porta (dopo essersi controllata allo specchio ed essersi messa a posto il vestito attillato e il rossetto, perché l’apparenza - malvagia - è tutto). E poi apre la porta e Regina si precipita dentro e inizia a farle una ramanzina sul fatto che ha delle responsabilità, che non può praticare qualunque magia le passi per la testa perché ci sono delle regole da seguire e rispettare e lei non può passare le sue giornate mettendo a posto i casini che lei combina e sono sempre state così grandi le sue tette? E si sono sempre mosse così tanto durante una sua sfuriata?
 
“Swan! Mi stai almeno ascoltando?”
 
“Pff, certo che ti sto ascoltando. È che come al solito la fai tanto lunga per esprimere un pensiero così semplice: io sono il Signore Oscuro e tu sei la nuova salvatrice - in pratica, benvenuta nella nostra personale versione di ‘Quel pazzo venerdì’.“
 
“Quel pazzo.. - cosa? Di che diavolo stai parlando?”
 
(Oh Dio. È sconvolta. I suoi nuovi enormi poteri non l’hanno mai preparata per affrontare questo.)
 
“Cavolo, hai vissuto a Storybrooke, la città più noiosa del mondo, ferma nel tempo per 28 anni, e non hai mai guardato ‘Quel pazzo venerdì’? Ma come.. Come hai potuto anche solo pensare che questo fosse il tuo lieto fine? Sul serio, mi dispiace ma non credo di essere disposta ad intrattenere una conversazione, che pretende di essere seria, oltretutto, con una persona che non conosce quel film. Quindi torna pure a casa ad affilare le frecce dell’arco di Robin - oh Dio, questa frase non suonava così pornografica nella mia testa.” (Davvero.)
 
Regina spalanca gli occhi, in un modo quasi comico se solo la vena in fronte non le si gonfiasse così tanto, ma non accenna a volersene andare.
 
“Su, via, sciò. Ho di meglio da fare che parlare con te - tipo, che ne so, cose da Signori Oscuri, come pianificare complessi schemi demoniaci e robe simili.”
 
“Certo, sono sicura che quando varcherò questa porta sarà proprio quello ciò che farai.”
 
E con un ultimo sguardo allo schermo della sua nuova TV, Regina esce dal suo appartamento lasciandola sola. Beh, non proprio sola - in compagnia di quattro assassini certi, tre probabili e un cretino. (Il resto della serata trascorre senza troppi intoppi.)
 
 

 
Le prime tre volte dopo l’incontro di quella sera non sono pianificate, non sono il frutto di una qualche oscura forma di premeditazione, ma piuttosto la conseguenza dell’occorrenza di un pensiero simile a un “Oggi è sabato (o domenica o giovedì o qualunque altro giorno), ho voglia di fare esplodere un idrante e allagare le strade di Storybrooke. E dopo magari di rendere inagibile il cinema”. Davvero, tutto ciò che succede dopo quell’incontro serale è motivato semplicemente dal fatto che è il Signore Oscuro e ha una reputazione da difendere (oggigiorno i super cattivi abbondano, dopotutto, e non vorrebbe che Storybrooke se ne trovasse un altro se lei si dovesse prendere una settimana o due di riposo).
 
 
Quindi, noncurante dell’avvertimento di Regina, continua a comportarsi come si è sempre comportata da quando è stata promossa da salvatrice a Signore Oscuro - azioni malvagie e misteriosi piani e pure cattiverie gratuite e tutto il resto - e chi se ne frega se a volte si annoia, perché ogni suo piccolo atto malvagio è necessario per creare un quadro più grande e complesso, un affresco della sua persona oscura - e finché Voldemort e Sauron non ritorneranno dagli Inferi e non la incoroneranno Cattiva del Millennio, lei continuerà con le sue cattiverie (anche se, Dio!, non vede l’ora che sia quel giorno. Sarà fantastico, cazzo. E potrà stringere la mano a Voldemort. E dirgli che lei ha qualcosa che lui non ha - anzi due, il naso e la vita. Cavolo, è spassosa.)
 
 
Così, dopo l’avvertimento di Regina, per tre giorni stringe i denti, si fa coraggio - e trova una ragione per commettere qualche crimine (“È martedì, intrufoliamoci da Pizzeria ‘A ‘ntalone e sostituiamo il sale con lo zucchero”). E ogni volta, ogni singola volta, non è Tremotino (signoreoscuro-riformato, pff, non ci crede nemmeno un po’), né David (principe azzurro e sceriffo ad interim dei suoi stivali) a precipitarsi in loco, spada o bacchetta magica sguainata in difesa della comunità maltrattata dai suoi capricci, bensì Regina Mills, ex sindaco, ex madre a tempo pieno, ex regina cattiva e ancora modella all black extraordinaire.
 
 
E la prima volta è ironico, la seconda volta al limite del fastidioso - ma il terzo giorno Emma si rende conto che è perfetto, semplicemente perfetto. Perché c’è sempre stato qualcosa nella ferocia con cui Regina si scagliava contro di lei, e qualcosa nello sguardo di compassione che le rivolgeva quando lei faceva qualche cavolata, e qualcosa anche in quella vena pulsante sulla fronte e nel petto fasciato da una camicia attillata con un bottone che rischia di aprirsi ad ogni respiro e -
 
“Mi chiedo quale parte del mio ‘Smettila di abbandonarti al richiamo della tua magia oscura’ tu non abbia capito, Emma. Insomma, tre giorni fa ti ho pregata di farla finita con questa esuberanza di azioni malvagie, e lo stesso ho fatto l’altro ieri e ieri; e che cosa mi ha portato questo atto di gentilezza? Dovermi alzare alle cinque del mattino per praticare incantesimi protettivi sulle strade della città, o magie anti-trasfigurazione sui suoi abitanti, o ancora trascorrere ore a preparare pozioni per far scomparire i trecentosettanta cloni di Stitch che hai nascosto per la città. Ma Emma, io ti conosco, anche se mi duole ammetterlo - e so che tu non sei così, tu non ti sei mai abbandonata a simili impulsi.. Certo, hai sempre cercato di attirare l’attenzione comportandoti da idiota, ma questi non sono atti da idiota, e non hai alcun bisogno, in ogni caso, di ricorrere a questi mezzi per raggiungere quello scopo.. Quello che hai fatto per me è stato.. -”
 
“Io.. Devo andare!”
 
E con una nuvola di fumo nero Emma scompare, lasciando Regina sola in mezzo al marciapiede. Emma riappare a due passi dalla TV, telecomando in mano e un’idea nella testa. (Non un’idea - un’idea geniale.)
 
 
Perché Regina ha ragione (ha ragione, cazzo) e come ha fatto a non pensarci prima, a non capirlo prima, quando era lì di fronte a lei, ovvio e scontato e lampante. Perché si è illusa, si è illusa che queste tre volte in cui Regina è comparsa e ha reso vani i suoi tentativi di distruggere la città non fossero diverse dalle altre 69 volte in cui Regina non si è presentata - ma quelle 69 volte non l’hanno mai fatta sentire così, non l’hanno mai lasciata con la gola secca e le guance rosse e le mutande leggermente umide e la fottutissima voglia di pensare a qualche altra cattiveria da fare, magari nel cuore della notte perché il sonno non le viene facile ultimamente, soltanto per vedere Regina comparire in pigiama vellutato o vestaglia.
 
 
Perché le piace trascorrere del tempo insieme a Regina, e non c’è niente di male o di strano in questo. (Niente di lesbico, nemmeno.) È solo che le piace quando Regina pensa a lei, anche se lo fa come conseguenza del suo preoccuparsi per il benessere di Storybrooke, e soprattutto quando questo porta a una diminuzione del tempo da lei trascorso in compagnia di un certo inutile Robin Hood. (Oh, ma chi vuole prendere in giro. Ha visto tutte le stagioni ‘The L Word’, pure la sesta, per la miseria!, e di ‘Orange is the new black’ e ha pure guardato ‘Glee’ soltanto per Santana; e ha anche letto tutti i romanzi della Waters, tutti - quindi sa che cosa vuol dire quando si inizia a pensare a una donna costantemente e a volte nei propri pensieri questa donna è nuda e sta gemendo.)
 
 

Illuminata da questa nuova epifania, accende la TV, seleziona il cartone a cui stava pensando (un cartone della concorrenza!) e preme play. E Dio se ne vale la pena. Perché è lì - tutto lì, ideato, scritto e animato magnificamente da una società che non possiede i diritti per fare la stessa cosa con le storie delle persone che sovrappopolano Storybrooke.
 
 
E davvero, come ha fatto a non capirlo prima? Come Megamind, anche lei ha bisogno del suo Metroman, ha bisogno di un eroe che le si opponga e che con la sua tutina attillata e colorata e con i suoi muscoli e i suoi capelli dell’altro mondo le renda la vita difficile e al tempo stesso eccitante e degna di essere vissuta malvagiamente. Ma lei è il Signore Oscuro -non certo Megamind- e quindi non ha bisogno di andare alla ricerca di una particella di forfora nascosta nell’angolo più remoto di un mantello non più utilizzato per operare una grandiosa clonazione supereroica (cosa che potrebbe tranquillamente fare, in ogni caso), perché la vita le sorride e ha già il suo supereroe a pochi isolati di distanza, in una villa patronale fin troppo simile a un castello.
 
 
E che supereroe.. -
 
 
(Le sue guance arrossiscono e le sue mani si muovono mentre la sua mente inizia a vagare in posti pericolosi e oh Dio non ci deve pensare ma lo sta facendo ed è fantastico.)
 
 
(Quindi sì, dopo quelle tre volte -e dopo il primo orgasmo indotto da un pensiero di Regina- diventa del tutto intenzionale.)
 
 

 
Il primo giorno post-epifania, si intrufola in convento nel cuore della notte e ruba tutti i vestiti delle poche suore che ancora si attengono alla regola loro imposta da una maledizione, e accende tutte le candele di modo che non possano pensare di venderle per ricomprarsi i vestiti. Purtroppo sua madre (e seriamente, come si può essere cattivi quando si ha una madre come la sua?) dona alle suore i cardigan che le stanno ormai stretti, e dopo una quantità imbarazzante di lamentele e proteste, le suore li accettano con un sorriso tirato e -Emma ne è certa- una valanga di insulti a stento repressi.
 
 
Il secondo giorno, trasforma un peluche di Neal in un maestoso drago (è una prodezza magica niente male, se può complimentare il proprio operato senza passare per vanagloriosa) e lo lascia libero di sgranchirsi le ossa per le strade della città - ma Regina è occupata in una riunione straordinaria per la creazione di nuove strutture abitative, quindi è David a presentarsi nella radura che costeggia il bosco, pronto ad affrontare ed abbattere il suo nuovo animaletto da compagnia. (Dopo 15 minuti di suo padre che si rende ridicolo oscillando inutilmente una spada da destra a sinistra e da sinistra a destra, Emma si rende conto che se vuole prendere Henry all’uscita da scuola ed accompagnarlo a casa deve andarsene dal suo nascondiglio dietro ad un cespuglio, e non è così fiduciosa nelle abilità militari di suo padre da abbandonarlo lì, senza supervisione, quindi dissolve il drago con un movimento del polso e poi si materializza in mezzo al cortile della scuola, abito nero e stivali sporchi di fango e tutto il resto. Dio, la sua immagine da super cattivo spacca.)
 
 
Il terzo giorno, riempie le cassette delle lettere di ogni abitante con una riproduzione esatta della strillettera che Molly Weasley ha inviato a Ron - ma Regina è di nuovo impegnata in una riunione e il suo udito è migliorato da quando è diventata il Signore Oscuro e - cazzo, dopo mezz’ora di strilli e urla non ce la fa più. Schiocca le dita e tutte le strillettere che stanno urlando per le strade di Storybrooke si dissolvono in cenere in un istante, e lei può continuare a guardare quella stupida serie TV della ABC da cui è ormai dipendente nonostante la discutibile qualità e la pessima caratterizzazione dei personaggi (e non sta parlando di ‘Pretty Little Liars’, ok? Davvero).
 
 
Il quarto giorno, è impegnata in una maratona de ‘Il signore degli anelli’ (e Dio, è dura), e il quinto nel tentativo di costruire l’anello per domarli e trovarli e ghermirli e - beh, in ogni caso Regina è impegnata con un progetto per la RINC (Riformiamo I Nostri Cattivi), quindi l’unica azione malvagia che si concede è un’irruzione nella camera di Regina e una sbirciatina nel suo armadio (nessuno scheletro, purtroppo) e nella sua agenda degli appuntamenti. (E cavolo se diventa più facile organizzare i propri scherzetti da super cattivo quando si sa a che ora la nuova salvatrice è libera.)
 
 

 
Grazie alla sua mente superiore, il mese successivo è - beh, è semplicemente fantastico. Ma davvero fantastico, non fantastico come era fantastico girare per la città e rubare indisturbata caramelle e gelati ai bambini di Cenerentola: quello era divertente, sì, ma questo - questo è tutta un’altra cosa.
 

Perché ogni giorno si sveglia di prima mattina, nonostante le ore piccole della sera precedente, e controlla gli appuntamenti di Regina sulla sua copia della sua agenda personale, e in base a quelli progetta la sua giornata di cattiverie e - wow. È meraviglioso, perché può compiere ogni sorta di malvagità le passi per la mente, può ideare complessi piani oscuri articolati in due o tre mosse differenti (e non è poco, ok?), può rubare biciclette e riempire la città di poster del Signore Oscuro e magari anche incendiare le auto parcheggiate senza biglietto - perché ogni volta che sta per spingersi troppo in là, non appena estrae la mano dal guanto nero e la muove in aria in preparazione di un incantesimo oscuro, puff - Regina è lì di fronte a lei. (Senza tutina aderente da supereroe, purtroppo, ma con i suoi vestiti firmati e a volte con i suoi stivaletti neri altezza ginocchio e sempre, sempre, con quel suo sguardo glaciale e omicida e così poco adatto ad un eroe e - cazzo, come può Emma non pensare a cose inopportune quando Regina é lì di fronte a lei ed è così.)
 
“Ghiacciare la strada principale di Storybrooke per pattinarci sopra? Davvero? Nel caso non l’avessi notato, non siamo in ‘Bambi’ o in ‘Frozen’, Emma.”
 
Emma le offre il suo migliore ghigno di scherno, e dopo un rapido gesto della mano tutti i bambini che stavano pattinando sulla strada sono scomparsi, e un paio di pattini nuovi fiammanti hanno sostituito gli stivali di Regina.
 
“È sicura, sua maestà?”
 
(Si avvicina a Regina porgendole il braccio. Lei lo rifiuta, ma quando Emma inizia a volteggiare, Regina la segue e non lascia il suo fianco per una buona mezz’ora. Emma non commette nessuna altra azione malvagia quel giorno.)
 
 
Oh sì, ora sì che la vita da Signore Oscuro è uno spasso.
 
 

 
“È la soluzione migliore, Emma.. Non devi considerarla come una forma di punizione, o come una variante della prigione..”
 
“Oh, ma non la considero tale.”
 
E Dio, la sua giornata si è appena trasformata da fantastica in - beh, in quello che c’è dopo il fantastico nella scala degli aggettivi qualificativi (ok, molti progressi possono ancora essere compiuti sul fronte del vocabolario e del lessico, lo sa - ma opterà per fantastimitico - perché, esiste, giusto? Sì, ha deciso che la sua giornata è appena diventata fantastimitica.)
 
“Insomma, questo è un discorso che a lungo non ho voluto affrontare perché tu sei mia figlia e io ti amo così come sei, ma è giunta l’ora di ammettere la verità: sei il Signore Oscuro, sei una minaccia per Storybrooke, una minaccia costante - se questo ultimo mese ci ha insegnato qualcosa. Insomma, i tuoi crimini sono diventati sempre più frequenti e crescenti in gravità, ed è il momento di fermarti. E lo so che chiuderti in prigione sarebbe eccessivo, ed è per questo che abbiamo deciso che l’unica via percorribile è costringerti ai domiciliari. Da questa sera vivrai con Regina, a casa sua.. Abbiamo messo un incantesimo che bloccherà i tuoi poteri più oscuri e non c’è nulla che potrai dire che ci farà cambiare idea, perché -”
 
“Va bene, te l’ho già detto.”
 
“- Non c’è altra soluzione possibile, io e tuo padre ne abbiamo discusso -”
 
“Ho detto che va bene.”
 
“E così potrai stare vicino ad Henry e -”
 
“Mamma, ho detto che va bene!”
 
“Oh. Ok. Ma sei sicura? Ma guarda che non devi considerarla come una soluzione permanente, è solo per un po’ di tempo, finché non riuscirai a controllare i tuoi poteri e non smetterai di terrorizzare la città e -”
 
Sua madre continua a parlare (e Dio quanto parla) e ad elencarle tutte le ragioni per cui nonostante l’incipit del suo discorso il suo soggiorno in Mifflin street sarà a tutti gli effetti una forma di prigionia (una fantastica, divertentissima, eccitante forma di prigionia. Ha già l’acquolina in bocca al solo pensiero di tutti i modi che troverà per fare impazzire Regina) e dopo dieci minuti di monologo ininterrotto Emma la manda a quel paese e si materializza nel salotto del suo appartamento. Seriamente, ha di meglio da fare che sorbirsi una litania targata Biancaneve - tipo, sbronzarsi per festeggiare il fatto che di lì a 24 ore non avrà più bisogno di intrufolarsi di nascosto in camera di Regina per conoscere tutti i suoi impegni con qualche giorno di anticipo.
 
 

 
Così Emma si trasferisce in Mifflin street numero 108 e - beh, la prima settimana è indescrivibile. Davvero, è andata in biblioteca (perché non funzionava internet quel giorno - e lei sarà il Signore Oscuro, ma nemmeno i suoi poteri possono fare miracoli), ha preso in prestito un vocabolario e ha cercato il significato di ogni aggettivo - ma nessuno, nessuno, è adatto a descrivere che cosa è per lei la prima settimana dei suoi arresti domiciliari. Davvero, l’unico modo per rendere l’idea è paragonarlo a quell’episodio di ‘Orange is the new black’ in cui Piper è in prigione ma è tutto fantastico perché Alex è lì con lei e loro possono fare sesso in ogni angolo di Litchfield e - “Ho capito, Em,” le risponde Ruby con un ghigno. “Ma ho come la sensazione che questo non fosse quello che tua madre aveva in mente quando ti ha proposto di stare da Regina.”
 
 
Emma non può che darle la ragione, ma chi se ne frega. Perché non può pensare a sua madre, quando per tutta la settimana Regina le prepara la colazione (pancakes alla banana? Waffles? Torta di mele? Che diavolo di prigione è questa?), ed Emma ricambia portandole pranzo in ufficio e fermandosi lì fino a quando Henry non esce da scuola, e poi Regina cucina e insieme si siedono in salotto e guardano la TV e chi se ne frega se Regina non ha un account Netflix, Emma è disposta a guardare ogni sera una puntata diversa di un documentario della BBC sulle mele se questo significa rimanere seduta vicina a Regina per un’ora e mezza.
 
 
Ed è anche disposta a rinunciare a una quantità indeterminata di azioni malvagie, se questo significa continuare a prendere parte a queste nuove lezioni serali di magia in cui Regina le prende una mano e le mostra un movimento del polso che a suo dire migliora del 29% il rendimento di un classico incantesimo di guarigione. (Ed Emma non sa se davvero quella rotazione del polpo fa miracoli magici, ma sa che di certo fa miracoli per i suoi ormai quotidiani orgasmi solitari. E cazzo, spera che Regina non abbia inventato e perfezionato nessun movimento per migliorare le prestazioni di un incantesimo del super udito - e sì, lo sa che gli incantesimi hanno dei nomi tecnici ma lei è ancora all’inizio e quindi non è affatto strano che non li conosca. Dai sorrisetti che Regina le rivolge ogni mattina, ha il terribile sospetto che lo abbia fatto.)
 
 
Ma non importa, perché Dio se la sua vita è fant- come quell’episodio di ‘Orange is the new black’ (“Sesso nella biblioteca a parte, sì Ruby. Grazie per avermi ricordato questo piccolo dettaglio.”).
 
 

 
Ma poi - poi la realtà surreale in cui vivono viene a bussare alla loro porta, e le riunioni pomeridiane a cui Emma non può partecipare ricominciano, e Zelena ha bisogno di Regina per organizzare una festa per il nascituro e Robin ha bisogno di Regina perché ha perso Roland al supermarket e di colpo Emma si ritrova a trasformare nani in sassi e a materializzare pupazzi di neve nel bel mezzo dei sempre carenti posti-auto non occupati e a modificare i codici identificativi dei libri della biblioteca con un broncio sul viso e una appena percettibile eccitazione nel petto di fronte alla prospettiva che a breve Regina, scoperte le sue ultime malefatte, abbandoni gli inutili sudditi che la stanno distraendo e decida finalmente di dedicare del tempo a quella che è la vera emergenza della città (il suo piccolo, piccolo ego) e che varchi quella porta con quello sguardo fintamente irritato in volto e un commento sarcastico ad accompagnare la smorfia della sua bocca e il suo sbuffo impaziente.
 
 
(Oddio, non vede l’ora. Regina non può fare finta di niente, perché questa è l’undicesima azione veramente malvagia che compie in quattro giorni e Regina è il sindaco, per la miseria, ed è pure la nuova ed autoproclamata salvatrice e ha delle responsabilità nei confronti della città.)
 
 
E infatti un’ombra si sta muovendo dietro alla porta, la vede, ed è questione di secondi prima che la maniglia si abbassi e la porta si apra lentamente e -
 
“Mamma, devi smetterla.”
 
Oh. “Henry, sei tu?”
 
“Beh, quante altre persone che ti chiamano mamma conosci?” e non ha tutti i torti, può ammetterlo, ma non è certo il caso di alzare gli occhi al cielo in quel modo.
 
“Ok ragazzino, hai vinto il round.. È che.. Non mi aspettavo che saresti venuto tu, mi aspettavo, non so.. Dov’è Regina, in ogni caso?” Ed è soddisfatta, perché è riuscita a nascondere l’apprensione nella sua voce come una professionista. Ma poi - “Oh, non dirmelo. È da Robin, o da Zelena, o con Roland al parco-giochi.” (Beh, forse non è così brava a nascondere la gelosia.)
 
“No, a dire il vero è a casa. Ma ascolta, non sono venuto per questo, o meglio - sì, sono anche venuto per questo, per parlare della mamma, ma sono venuto soprattutto per un altro motivo..”
 
“E che cosa fa a casa? Sta preparando cena per Robin?”
 
“No, mamma,” di nuovo gli occhi alzati al cielo.
 
“Sta lavando i suoi vestiti? Perché l’ho già detto a mia madre, e sono pronta a ripeterlo a lei, quello che è successo è stato del tutto accidentale.. Davvero, non volevo certo rovesciargli un secchiello di fango addosso, è che ero sulla torre dell’orologio e il secchio si è inclinato e lui stava passando lì sotto..”
 
“Se fingo di crederti e ti difendo con mamma mi ascolti?”
 
È un patto vantaggioso per entrambe le parti, ma non può alzare bandiera bianca così facilmente - è il Signore Oscuro, dopotutto. “Può darsi.”
 
“Ma prima, per favore, puoi ritrasformare Belle in un essere umano? Non sono a mio agio a parlare con te sapendo che lei è qui da qualche parte che morsica libri sotto forma di topo..”
 
“Pff, ok.. Ma solo se mi dici che cosa sta facendo Regina..” (E non mette il broncio, perché di nuovo - è il Signore Oscuro. Ma ci va vicina.)
 
 

E a quanto pare il gene della parlantina senza freni salta una generazione, perché Henry è tutto sua nonna quando parla per venti minuti per dire una cosa che può essere riassunta nei 140 caratteri che Emma impiega per comunicare a tutti i suoi followers (Voldemort e Izma, in pratica) che Oh mio Dio Henry mi ha fatto capire che desidero Regina e lei desidera me e adesso lei è a casa a cucinare una cenetta romantica, e meno male che Henry me l’ha detto perché ho causato un debito enorme alla città con tutti i miei disperati tentativi di attirare la sua attenzione e mi detrarranno tutto dal prossimo stipendio e - merda, non ci sta.
 
“Mamma, che stai facendo? Ti ho appena detto che ho parlato a mamma e le ho fatto notare che tutta la città sa che questo tuo comportamento è soltanto un modo per attirare la sua attenzione e che forse è l’ora di smettere di girarci attorno e prendere in mano la situazione.. Ti ho appena detto che lei sta cucinando cena, per voi due, e che mi ha spedito a dormire dai nonni, e tu invece di precipitarti a casa a cambiarti e prepararti per l’appuntamento che in pratica io ti ho procurato, ti attacchi al telefono? Ma..”
 

E cazzo - Henry ha ragione, questo non è il momento di aprire Twitter, questo è il momento di attivare la sua super-velocità e precipitarsi a casa di Regina e - ah già, non è Superman. È solo che - e i suoi followers? Non possono non essere messi al corrente di questa fantastica rivelazione, ma lei non può continuare a perdere tempo attaccata al suo Iphone perché Regina la sta aspettando e -
 
Oh mio dio Henry mi ha fatto capire che voglio regina e lei vuole me e ora è a casa a preparare una cena romantica per me e devo andare ciao -
 
“Ci sta! Oh Dio sono un genio!” e con questo grido di vittoria scompare.
(È certa di aver visto Henry roteare gli occhi e di averlo sentito borbottare “Un’idiota, ecco che cos’è”, ma è di fretta e non può tornare in dietro a fargli una ramanzina.)
 
 

E seriamente, non avrà la super velocità, il che è un peccato, ma questo non toglie che Emma non è mai stata così grata per i nuovi super-poteri oscuri, perché in un attimo è lavata, cambiata, profumata (molto profumata) - e in piedi davanti alla porta del numero 108 con un mazzo di rose rosse in mano. (Perché è il Signore Oscuro, ma ha buon gusto. E Regina ancora di più.)
 
 
(Ed Henry le avrà anche dato dell’idiota -e l’ha fatto, perché il suo udito è ottimo- ma si merita un bel videogioco nuovo per il servizio reso alla comunità. E al Signore Oscuro.)
 
 
Si materializza nel centro del salotto, rose in mano e mantello nero svolazzante - e le sue labbra si schiudono in un sorriso sghembo quando Regina si allontana dai fornelli per salutarla amorevolmente.
 
“Swan, ti sembra questo il modo di presentarti al tuo primo appuntamento con una regina?”
 
 
O forse no.
 
 

(Riguarda ‘Megamind’ dieci giorni dopo, solo per appurare che sì, può vendere il suo primo libro “Emma Swan. Un’autobiografia o I miei primi tre mesi da Signore Oscuro” senza timori - perché ha introdotto troppe modifiche rispetto alla trama originale del cartone per temere che qualcuno le faccia causa per plagio.)
 
 
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