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Autore: Raven626    20/09/2016    2 recensioni
Verso le due di notte alla magione del conte Trancy si presenta uno strano individuo: una ragazza povera ed infreddolita che chiede il permesso di poter pernottare lì finché la tempesta in corso non si sia placata.
Ma cosa nasconde Amaya Jefferson? C'è qualcosa dietro il suo pretesto per restare alla villa o si è davvero persa?
Genere: Commedia, Mistero | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Alois Trancy, Claude Faustas, Hannah Anafeloz, Nuovo personaggio, Un po' tutti
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Hanna bussò alla porta della camera di Amaya e, non ricevendo risposta, la aprì di uno spiraglio affacciandosi a vedere che fine avesse fatto la ragazza.
Non vedendo nessuno, pensò che l'ospite fosse in bagno o in giro per la magione, quando sentì dei mugolii venire da dietro il letto.
Mormorando un: “Permesso?”, si diresse verso l'altro lato della camera. Come aveva sospettato, Amaya si era rannicchiata in un angolo della stanza, nascosta dal letto, perfettamente immobile. Se non fosse stato per quei mugolii, di sicuro nessuno affacciandosi avrebbe mai capito che c'era qualcuno in quela camera.
Hanna fece per prendere la parola quando si rese conto con grande sorpresa che la ragazza stava piangendo, le lacrime erano soffocate dal grande cuscino che aveva stretto al petto con foga.
 - Amaya… - Disse la demone in tono gentile mentre si chinava per stare alla sua altezza.
La ragazza non le rispose e nascose ancora di più il viso nel morbido cuscino.
 - Amaya, perché piangi? - Chiese Hanna allungando esitante una mano verso il viso della ragazza, finché non fu abbastanza vicina da poterle asciugare le lacrime.
 - Ho… rovinato… tutto… - Rispose la ragazza scossa dai singhiozzi. - Ora… mi… caccerà… -
 - No, vedrai che ti farà restare ancora per almeno un altro giorno, Claude sta provando a farlo ragionare. - Disse Hanna, omettendo però il fatto che anche lei in principio era stata mandata lì per far calmare Amaya, non si sarebbe mai aspettata di trovarla in lacrime.
 - Non importa, non riuscirà mai a farlo ragionare... Ormai mi odia… -
 - Vedrai che tutto si risolver… - Ma Hanna non aveva neanche finito la frase che si udì un urlo rabbioso venire dal piano inferiore.
Amaya osservò l'altra con gli occhi sgranati, sorprendendosi non tanto del fatto che lì sotto Alois stesse praticamente dando di matto, quanto che Hanna non sembrava minimamente sorpresa da ciò.
 - Ti… Ti viene mai voglia di tirargli uno schiaffo? - Chiese Amaya esitante, provando ad accennare un sorriso. Non uscì un granché dato il viso ancora rigato dalle lacrime.
 - Mai. - Rispose Hanna seria, la voce grave. Ma dopo qualche secondo sorrise anche lei. - Qualche volta. - Ammise con una risata sommessa.
La ragazza iniziò a ridere di gusto di fronte a quella reazione finché le lacrime della risata e del pianto si mescolarono tra di loro sul suo viso.
 - E poi non trovi ironico il fatto che tutti lo chiamino “sua Altezza”? - Disse Amaya continuando a ridere.
 - Ironico? E perché mai? - Domandò la demone confusa.
 - Ecco, quando Claude lo chiama “your Highness” devo sempre trattenermi dal ridere, sembra quasi che lo stia prendendo in giro per i tacchi spropositati che porta. - Spiegò la ragazza continuando a ridere.
Hanna fece appello a tutta la sua freddezza e impassività da demone per rimanere in silenzio, ma era troppo anche per lei e presto si ritrovò a ridere con l'ospite.
 - Cosa gli hai fatto per ricevere quello? - Chiese Amaya quando si fu calmata indicando il viso della donna.
 - Ecco… L'ho guardato negli occhi… - Disse Hanna, ma poi notando il viso della ragazza che era passato da “scosso dalle risate” a “rosso dalla rabbia” in tempo record, si affrettò ad aggiungere. - Ma non fa così male, non è niente di serio. -
 - Non ti credo. - Dichiarò la ragazza, ma vide l'espressione allarmata della donna e continuò. - Ma se non vuoi, allora non gli farò un'altra sfuriata. Te lo giuro. - Disse sorridendo e facendosi una croce sul cuore con fare solenne.
Di nuovo un grido fece tremare le pareti della villa e Amaya tremò.
 - L'ho combinata proprio grossa… -  Ammise dispiaciuta prima di aggiungere seria, guardando Hanna dritta nell'occhio che le era rimasto: - Ma non mi pento di nulla. -
La demone sussultò, ma non disse nulla, si limitò a tirare fuori un fazzoletto di pezza e iniziare ad asciugare il viso della ragazza.
 - Cosa… cosa intendevi con quella frase? - Chiese la donna dopo qualche istante. - Ecco, quando hai detto che ti aspettavi che Alois fosse una persona migliore di suo padre… -
 - Ah, quello. Quasi mi ero scordata di averlo detto. - Ammise la ragazza sorridendo amaramente. - In realtà non volevo dire nulla di così importante, solo che avevo sentito parlare del precedente conte Trancy e anche di tutte le brutte voci che circolavano sul suo conto, forse la sua reputazione era anche peggiore di quella di Alois. -
Hanna non le credette, ma preferì non dire nulla e fingere di aver creduto a quella versione dei fatti.
 - Secondo te cosa posso fare per rimediare a questo macello? - Chiese la ragazza chinando il capo dispiaciuta.
 - Non saprei, forse cercando di resistere ai tuoi impulsi omicidi e chiedendogli scusa. - Si accorse che Amaya aveva fatto una smorfia all'udire quel suo ultimo consiglio. - Oppure se non vuoi farlo, fingi che non sia successo nulla e vedi di fare in modo che non accada più. -
 - Sì, credo che sia la soluzione migliore. - Concordò Amaya. - Ma non so se riuscirò a resistere ai miei impulsi omicidi, diventano particolarmente incontrollabili quando inizia ad atteggiarsi a “padrone del mondo”. -
 - Non posso darti torto. - Disse la donna ridendo mentre aiutava la ragazza a rialzarsi. - Tra poco il signorino avrà lezioni di violino nella sala della musica, giù al piano terra. Magari puoi partecipare anche tu. Non si è mai comportato male con il signor Winston, forse ha paura che diffonga altre brutte voci sul suo conto, quindi finché sei vicina a lui, credo che tu possa stare tranquilla. -
 - Prende lezioni di violino? - Chiese la ragazza sorpresa.
 - Ha iniziato un anno fa, poco dopo essere tornato alla villa. Immagino tu sappia cosa gli sia successo. -
 - Sì, questa storia è diventata abbastanza famosa. - Disse Amaya alzando le spalle con noncuranza, come se in fondo non fosse davvero nulla di più di una “storia”. - Il figlio del conte Trancy, rapito quando aveva solo cinque anni, torna nove anni dopo. Fuggito dal villaggio nella periferia di Londra nel quale i rapitori l'avevano portato, che è stato distrutto in un incendio di cui non si sa la causa. - Recitò a memoria, come se avesse sentito quella storia tante di quelle volte da non poterne più.
 - Cos'è quel tono scettico? - Domandò Hanna cautamente.
 - Niente di che, è solo che trovo alquanto improbabile il fatto che sia riuscito a ritrovare la strada di casa da solo, nonostante quando è stato portato via avesse avuto solo cinque anni. Per non parlare del fatto che è l'unico sopravvissuto a un incendio. Non ti sembra una storia un tantino campata in aria? -
Hanna iniziò ad allarmarsi seriamente, non aveva mai preso in considerazione un ipotesi del genere! Lo stesso zio di Alois alla fine aveva dovuto ammettere, ovviamente sbagliando, che il ragazzo era suo nipote. E ora cos'avrebbe dovuto dire?
 - Dai, stavo scherzando! - Esclamò Amaya scoppiando a ridere di fronte all'espressione schockata della donna. - Era solo il mio punto di vista, ma in fondo chi lo sa come sono andate le cose? -
Hanna provò a ricambiare il sorriso, ma non le uscì particolarmente bene, c'era qualcosa di strano in Amaya, solo ora se ne rendeva conto.
 - Io vado, voglio assolutamente arrivare nella sala di musica prima di lui! - E così dicendo la ragazza uscì dalla camera in tutta fretta, prima ancora che la demone le avesse potuto dire dove si trovava la sudetta stanza…

Le note di un pianoforte riecheggiarono per i corridoi della magione. Era da tempo che Amaya non ne suonava uno, ma a quanto pareva non aveva affatto dimenticato come fare.
Aveva chiuso la porta della stanza per bene, ma sapeva che sicuramente il suono si udiva fin in sala da pranzo, forse si riusciva a sentire qualcosa anche dal piano di sopra. Aveva fatto del suo meglio per fare il più piano possibile nel premere i tasti, ma il suo intento era durato circa dieci secondi, poi era stato come se non se lo fosse mai detto. Le dita scorrevano rapide sui tasti, intonando melodie che credeva essersi dimenticata da tempo.
Suonava da quelli che le erano sembrati pochi minuti quando la porta si aprì. Ignara dei due che le si stavano avvicinando, la ragazza continuò a suonare, troppo presa dalla sua musica per far loro caso. Quando finì alzò le dita dalla tastiera e sussultò quando sentì dietro di sé qualcuno che applaudiva.
Si voltò di scatto, rimanendo piuttosto sorpresa nel ritrovarsi di fronte un uomo mai visto prima. Doveva avere all'incirca tra i cinquanta e i sessant'anni , ma si teneva piuttosto in forma. Se non fosse stato per i capelli grigi e le piccole rughe che gli deturpavano il viso, non gli avrebbe dato più di una quarantina d'anni.
 - Brava! Bravissima! - Esclamava continuando a battere le mani.
Ma non furono le sue esclamazioni chiassose ad attirare l'attenzione di Amaya, quanto il silenzio del ragazzo che stava dietro di lui.
Alois la osservava assottigliando lo sguardo, con fare sospettoso. Ma la ragazza non gliene chiese il motivo, le bastava che non stesse più urlando.
 - Dove hai imparato a suonare? - Chiese d'un tratto il conte proferendo finalmente parola.
 - Me l'ha insegnato mio fratello, ha imparato a suonare il piano quando aveva tre anni. -
 - Pensavo che fossi povera. - Notò Alois squadrandola da capo a piedi.
 - Io non l'ho mai detto. - Ribatté la ragazza sostenendo il suo sguardo. - Tu non suoni il pianoforte? -
 - Mai suonato. -
 - Allora perché si trova qui? -
 - Lo suonava mio padre. -
 - A quanto mi risulta, tuo padre aveva ben altri pensieri per la testa. -
Alois sussultò all'udire quella frase, ma stava per ribattere quando, notando la tensione tra i due, il signor Winston pensò bene di iniziare la lezione con il conte, mentre Amaya stava in un angolo ad osservare.
“Dice di non aver mai suonato il pianoforte…” Pensava mentre una lacrima solitaria le attraversava il viso. “Dice che lo suonava suo padre…” Pensava mentre una seconda lacrima raggiungeva la prima. “Suona quel violino troppo bene per star mentendo…” E nel mentre gli occhi le si riempivano di lacrime. Lacrime che per la fine della lezione lei aveva già ricacciato dentro.


Salve a tutti! (È una rosa di Gerico quella?)
Ormai è chiaro a tutti che Amaya nasconde qualcosa, ma cosa? (Se avete qualche ipotesi mi farebbe davvero piacere sentirla, giusto per sapere se sono davvero così prevedibile come credo di essere…)
Alla prossima!

   
 
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