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Autore: Queila    27/01/2017    1 recensioni
Dal testo "Le lacrime ti offuscavano il viso, t’impedivano di guardarlo dritto negli occhi mentre lo stavi lasciando. Non ti sentivi pronta per il matrimonio, ma lo amavi, Dio se lo amavi,e lui non riusciva a capire quel peso nel petto che ti portavi dietro, che ti svegliava nel mezzo della notte, facendoti urlare. Era l'amore della tua vita, lo sapevi… ma non eri pronta per il grande passo..."
Genere: Introspettivo, Sentimentale, Triste | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Autore: S.Elric_ sul forum / Queila su EFP
Titolo: Cenere nel cuore
Pacchetto: Pacchetto Era
Prompt: Matrimonio/Vendetta
Colore: Bianco
Animale: Pavone
Citazione: “Spesso il perdono non è che una forma di vendetta.”
(Paul-Jean Toulet)
Elementi del pacchetto utilizzati:  Ho utilizzato tutti gli elementi del pacchetto. Quindi: matrimonio, vendetta, il coloro bianco, il pavone non usato in carne e ossa, ma come adesivo e la frase.
Tipo di Coppia: Het
Genere: Drammatico, Introspettivo, Triste
Rating: Giallo
Avvertimenti:  
NdA:
Sono 1076 parole secondo word, ho cercato di interire tutti gli elementi, anche se uno non mi convince molto (non vi dirò quale xD). Le frasi con vero, falso, vero fanno molto Paolo Meneguzzi/Peeta di Hunger Games, ma la cosa mi è venuta così mentre scrivevo, non ci stavo pensando. Buona Lettura! Le parti in corsivo sono in passato e volutamente scritte all'imperfetto, mi sembrava che questo tempo verbale si accordasse molto con i ricordi di lei.
 

Cenere nel cuore


Quando la suoneria del cellulare ti sveglia, stai sognando ancora una volta quel giorno.

Le lacrime ti offuscavano il viso, t’impedivano di guardarlo dritto negli occhi mentre lo stavi lasciando. Non ti sentivi pronta per il matrimonio, ma lo amavi, Dio se lo amavi,e lui non riusciva a capire quel peso nel petto che ti portavi dietro, che ti svegliava nel mezzo della notte, facendoti urlare. Era l'amore della tua vita, lo sapevi… ma non eri pronta per il grande passo. Tra lacrime e singhiozzi cercavi di spiegare al meglio sensazioni ed emozioni che comprendevi poco anche tu. Lui era fermo, immobile davanti a te, muto di fronte la tua confessione. Tempo, agognavi tempo, qualche momento per te stessa, per capire chi fosse Margherita donna, prima di trasformarti in Margherita moglie e madre. E lui invece di arrabbiarsi, di urlare e sputare insulti, ti ha abbracciata tanto stretta da farti mozzare il fiato, e la sua comprensione, in quel momento, ti ha stroncato il respiro più del pianto. La stessa sera ti ha inviato tre parole per messaggio “Ti perdono. Pensaci”. L'ultimo sms ricevuto, l'ultima volta che ti ha contattato. E in quel momento ti eri sentita morire.

È passato un mese dalla rottura. Marco ti manca ogni giorno più del precedente, ma come puoi ripresentarti davanti a lui con la pretesa di sposarlo, davvero questa volta. Come puoi dirgli in tutta onestà che lo ami più della tua stessa vita e che non riesci a stargli lontano. Lui ti ha perdonato e questo ti fa star male, perché non riesci ancora a perdonare te stessa per essere stata così cieca di fronte la luce della tua vita. Ieri, poco prima di addormentarti, però, hai deciso che gli avresti inviato un messaggio, ne hai un vitale bisogno: devi rivederlo. L'ansia ti assale e afferri in fretta il cellulare che suona ancora, e questa volta rispondi. Le parole dell’interlocutore ti arrivano ovattate, prive di significato apparente: devi farti ripetere la notizia altre due volte per riuscire a darle un senso. Senti gli occhi farsi lucidi pian piano, per poi sciogliersi in calde lacrime che si trasformano in pochi secondi in un pianto inconsolabile; tutta l'aria nei tuoi polmoni scompare all'improvviso, ti ritrovi senza fiato con la gola stretta in una morsa asfissiante: cominci ad ansimare in cerca di ossigeno abbandonandoti alla disperazione totale.
Quando arrivi al pronto soccorso la prima cosa che noti è il bianco. Ti fa girare la testa, ti assale, ti sconvolge e non riconosci altri colori. Le pareti candide sembrano infinite, si confondono tra di loro, portandoti a perdere l'orientamento, ma poi arriva il rosso: una piccola striscia che sporca il bianco, una macchia nella purezza, che ti conduce dritta alla morte.
E così il destino ha attuato la sua vendetta.
Fino all'ultimo non ci credi, speri si sbaglino, che quello non sia Marco, il tuo Marco, ma poi vedi il casco con quello stupido pavone disegnato sopra e qualcosa dentro di te si sgretola. Senti distintamente il cuore ridursi in cenere, attraversarti le viscere e fermarsi nel ventre dove un giorno, ancora speravi, avresti cresciuto i suoi figli. Fissi il casco, e il pavone è lì che ti fissa beffardo, glielo hai regalato tu quell'adesivo.
 
Mentre scartava il regalo non riuscivi a trattenere le risate.
Aveva comprato la moto senza il tuo permesso, “Non siamo mica sposati!” ti aveva punzecchiato, vestendosi di quel sorriso che ti faceva sciogliere ogni volta. Tu non gli avevi risposto, ma qualcosa nel tuo petto si era mosso, appesantito e ti era mancata l'aria per qualche secondo.
Quando aveva tirato fuori l'adesivo a forma di pavone, era scoppiato a ridere e tu con lui. Lo prendevi sempre in giro perché si vantava di qualunque cosa facesse: eccelleva in molti sport ed era anche piuttosto intelligente, e questo Marco lo sapeva, e non mancava mai di volerlo dimostrare di fronte a tutti, ecco perché il pavone... ti era sembrata un'idea carina, anche se non eri d'accordo sull'acquisto della moto.
 
Ti avvicini a lui piano, con le dita tremanti, le gambe sembrano non reggere più il tuo peso, quasi strisci per raggiungerlo. Un lenzuolo lo copre fino al collo, qualcuno alle spalle ti dice di non scoprirlo ulteriormente: non puoi tenergli la mano mentre gli dici addio, mentre lo guardi per l'ultima volta e gli sussurri ti amo. Gli sfiori la guancia, quante altre volte lo hai fatto nella tua vita? Infinite. E adesso non potrai mai più toccarlo. Il suo volto porta i segni dell'incidente, tocchi una ad una le cicatrici del viso e continui a dirgli con voce strozzata che lo ami, sperando che le tue parole lo raggiungano ovunque sia. Totalmente svuotata, continui ad accarezzarlo piano: hai paura che si possa rompere se solo facessi più forte. Preghi con tutta te stessa che si risvegli, che in qualche modo ti senta e che per te, solo per te, apra gli occhi di nuovo e ti sorrida come solo lui sa fare.
Pensi che avresti dovuto sposarlo, sarebbe dovuto essere tuo marito e tu sua moglie, di questo ne sei certa, desideri disperatamente tornare indietro nel tempo e cancellare l'ultimo mese trascorso. Continui a singhiozzare, mentre dentro, nell'anima, ti senti completamente vuota, arida, di fronte il corpo morto dell'amore della tua vita. Il bianco delle pareti, poi, intensifica l'effetto della perdita, ti fa quasi svenire, e allora ti concentri su quella piccola striscia rossa, sul minuscolo segno di colore che ti fa distinguere quello che è vero da ciò che non lo è.
Marco è morto: vero.
Vi siete sposati: falso.
Lui ti ha perdonato: vero.
Alcune volte il perdono è di per sé una forma di vendetta: il suo perdono, di certo, lo è stato per te, ha sortito lo stesso effetto di una pugnalata nel cuore. Sei stata egoista, inadatta: hai pagato con l'indifferenza chi chiedeva di passare con te il resto della sua vita. E per farti capire quando avessi sbagliato, il destino si è vendicato nel peggiore dei modi: ti ha strappato via l'uomo per cui respiri, per cui la tua anima vibra incessante. Con un enorme vuoto al centro esatto del petto, gli dici addio, mentre qualcuno ti trascina fuori dalla stanza, urli, scalci e tendi le mani verso di lui, poi, esausta crolli a terra, annullata.
Alzi gli occhi dal pavimento e lo guardi attraverso il vetro della stanza, sai che continuerai a respirare vivendo con il cuore ridotto in cenere.
 
 

 
 
  
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