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Autore: Shainareth    17/11/2017    4 recensioni
Quella era la prima volta che si trovavano così vicini. Senza maschere. Soltanto loro, l’uno di fronte all’altra. Le loro teste si sfioravano, eppure non riuscivano a vedere nient’altro che un baluginio all’altezza degli occhi, dovuto alle luci della torre. Stavano giocando con il fuoco, lo sapevano, eppure in quel momento la curiosità li stava divorando, facendo loro abbassare la guardia in modo pericoloso.
Genere: Introspettivo, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Adrien Agreste/Chat Noir, Marinette Dupain-Cheng/Ladybug
Note: OOC | Avvertimenti: nessuno
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CHIMICA




Il miraculous della Coccinella iniziò ad avvisare la sua proprietaria che di lì a poco la trasformazione avrebbe avuto fine e lei sarebbe tornata ad essere soltanto se stessa. «Devo andare», disse a Chat Noir che, accanto a lei, stava ricevendo le congratulazioni da parte di André Bourgeois per il servizio reso ancora una volta all’intera città di Parigi. La battaglia era avvenuta all’interno dell’hotel Le Grand Paris, durante una cena di gala di grande importanza, pertanto, scampato pericolo, i due eroi cittadini erano stati circondati da autorità di un certo rilievo, dalla sicurezza e dalle telecamere delle televisioni locali e nazionali che limitavano loro qualunque tipo di movimento.
   Chat Noir si guardò attorno. «Sarà difficile uscire da questa bolgia», constatò infastidito, mentre il sindaco continuava con il suo panegirico in loro onore. Ma perché i politici dovevano tirarla tanto per le lunghe? Non era la prima volta, quella, che lui e Ladybug salvavano capra e cavoli, dunque perché perdersi così tanto in chiacchiere? Gli ospiti, concluse il giovane con una certa rassegnazione. Il padre di Chloé sperava di portare avanti quel discorso altisonante il più possibile per via delle grandi personalità presenti all’evento, in modo che la sua figura potesse riflettere la luce dei due eroi.
   «Sindaco Bourgeois…» azzardò Ladybug, sperando di interromperlo e, soprattutto, di farsi largo tra la folla per guadagnare la libertà necessaria per non trasformarsi lì, davanti a tutti. A zittire momentaneamente l’uomo, però, fu uno scroscio di applausi, che lui accolse con grande soddisfazione, benché non avesse ancora finito di parlare. Circondò le spalle della ragazza con un braccio con fare paterno e, proprio mentre era sul punto di riprendere parola, lei provò di nuovo ad interromperlo più di una volta, senza alcun successo. Disperando di fare in tempo a venir via da quella situazione prima che la trasformazione avesse fine, lanciò uno sguardo al proprio partner, implorando il suo aiuto.
   Il giovane strinse le labbra con decisione e, senza perdere altro tempo, alzò la voce, forte e pesante rispetto a quella della ragazza, lasciando tutti sbigottiti. «Vogliate perdonarci, ma non ci è possibile rimanere oltre.» Detto ciò, si esibì in un inchino affettato e afferrò Ladybug per un polso, attirandola a sé con prepotenza e caricandosela sulle spalle con una facilità che lasciò il loro pubblico senza parole. «Buona serata a tutti», sorrise infine Chat Noir, prima di prendere lo slancio per balzare su uno dei tavoli della sala e da lì sugli altri, fino a raggiungere l’uscita.
   Tutt’intorno si levò un’esclamazione di stupore, quasi ad una voce sola, ma lui non vi fece caso e continuò nella sua corsa verso la libertà: tutelare la sua compagna era la cosa più importante. Stavano attraversando i corridoi dell’hotel quando il miraculous della Coccinella fu sul punto di cedere e Ladybug lanciò un grido disperato, soffocato nel momento stesso in cui qualcosa andò a coprirle il capo, impedendole di vedere cosa stesse accadendo. Si sentì sballottata a destra e a manca, con Tikki che, ormai tornata libera, rischiava di scivolare via e di rimanere indietro. Marinette l’afferrò appena in tempo, sebbene non le era stato facile vederla attraverso l’oscurità appena piombata su di loro.
   «Chat Noir?» provò a chiamare, vagamente in ansia.
   «Ti porto al sicuro, tranquilla», la rassicurò lui, poco prima di spiccare un nuovo salto che li avrebbe portati fuori dall’edificio. Pur impossibilitata a vedere, la ragazza si accorse dello sbalzo di temperatura fra l’interno dell’albergo e l’esterno dei tetti di Parigi, ipotizzando che fossero ormai lontani dalla folla.
   «Dove?»
   «Dammi il tuo indirizzo e ti porterò direttamente a casa», scherzò Chat Noir, ben sapendo che lei non si sarebbe mai sbottonata in tal senso, arrivando così a rivelargli la propria identità. Marinette non fece in tempo a rispondergli per le rime che anche il miraculous del Gatto Nero iniziò ad emettere un suono ad intermittenza. L’eroe imprecò fra sé, ma non si lasciò scoraggiare e decise di fare una sosta intermedia, in attesa che entrambi i loro kwami recuperassero le energie necessarie per una nuova trasformazione.
   Quando si fermò, Chat Noir mise giù il suo piccolo, prezioso fardello, stando ben attento che il lenzuolo – che aveva preso in prestito da uno dei carrelli dell’albergo e con il quale aveva tutelato l’identità della propria partner – rimanesse al suo posto, coprendo per intero la figura dell’alter ego di Ladybug. «Dovrai portare un po’ di pazienza», le disse poi, accovacciandosi davanti a lei.
   «Dove siamo?» domandò Marinette, spaesata, riuscendo a scorgere la sagoma del giovane attraverso la trama del lenzuolo unicamente per via della forte illuminazione che si trovava tutt’intorno. Da quella e dalla corrente d’aria che avvertiva, aveva subito capito che dovevano trovarsi in un posto piuttosto alto.
   «Sulla Tour Eiffel», rispose lui. «Stai bene?»
   «Sì, ma… come faremo a scendere?» chiese ancora la ragazza, aprendo la propria borsetta per consentire a Tikki di scivolarvi dentro e di mangiare il biscotto che vi era conservato per emergenze di quel tipo.
   «Temo ci toccherà aspettare che le batterie dei nostri miraculous si ricarichino», rise Chat Noir, proprio un attimo prima che anche la sua trasformazione si sciogliesse, trovandosi così a viso aperto davanti all’amata. Quel pensiero gli causò immediatamente una morsa allo stomaco, regalandogli una sensazione assai piacevole: sarebbe bastato un niente per scoprire la verità.
   «Che maleducato…» lo rimbrottò Plagg, venendo fuori dall’anello. «E così che mi consideri, ora? Soltanto una batteria?»
   Adrien mise una mano in tasca e si fece perdonare porgendogli un pezzo di camembert, mentre Marinette rimase in silenzio ad ascoltarli, quasi timorosa di interrompere quel breve scambio di battute: quello che aveva parlato era il kwami di Chat Noir?
   «My lady?» la chiamò il giovane, ridestando la sua attenzione. «Non posso davvero sperare di toglierti quel lenzuolo dalla testa?»
   Lei intrecciò le braccia al petto. «Non esiste», disse perentoria, uccidendo sul nascere ogni sua flebile illusione.
   Adrien non si arrese e, sorridendo sornione, ribatté: «E allora sarò io a venire da te.»
   «Cosa…?» balbettò Marinette, sussultando un attimo dopo, quando si accorse che lui aveva davvero intenzione di mettere in pratica quanto detto. Vide la luce filtrare oltre un lembo del lenzuolo ed un’ombra bionda intrufolarsi lì sotto, con lei.
   La ragazza provò ad indietreggiare, ma lui la prese per le braccia con una dolcezza che in qualche modo riuscì a rasserenarla. «Non ho intenzione di andare contro ai tuoi desideri», le garantì, rimanendo fermo dov’era. «Non ti obbligherò in alcun modo a rivelarmi la tua identità. Voglio solo… starti vicino per un po’.» Vinta dalla semplicità e dalla purezza di quella preghiera, Marinette finì per cedere alla sua richiesta, smettendo di opporsi a quel contatto. Dopotutto, perché mai non avrebbe dovuto fidarsi di lui?
   Quella era la prima volta che si trovavano così vicini. Senza maschere. Soltanto loro, l’uno di fronte all’altra. Le loro teste si sfioravano, eppure non riuscivano a vedere nient’altro che un baluginio all’altezza degli occhi, dovuto alle luci della torre. Stavano giocando con il fuoco, lo sapevano, eppure in quel momento la curiosità li stava divorando, facendo loro abbassare la guardia in modo pericoloso.
   Fu proprio Marinette a fare la prima mossa. Esitò solo un istante, ma poi le sue dita sfiorarono il volto di lui, meravigliandosi per la pelle liscia e morbida che incontrò i suoi polpastrelli. Adrien trattenne il respiro. «My lady…?» mormorò con un nodo in gola. Come risvegliatasi da un sortilegio, Marinette ritirò la mano con timore e lui gliel’afferrò prima che fosse troppo lontana. «Non riesco a vederti», le disse allora, sperando che tanto bastasse a farla rilassare del tutto. «Ma sono sicuro che tu sia bellissima.»
   Senza che potesse impedirlo, Marinette avvertì un brivido caldo all’altezza del petto. Non tanto per ciò che lui aveva appena detto, quanto per il modo in cui lo aveva fatto, carico di una passione che non gli aveva mai attribuito fino a quel momento. Era così che Chat Noir riusciva a vincere il cuore delle altre fanciulle? Che stupida, non poteva davvero cascarci anche lei. Strinse le labbra, decisa a rimanere lucida e a non dubitare neanche per un secondo dell’errata convinzione che si era fatta riguardo al giovane, reputandolo sì una persona fidata, ma anche un damerino a caccia di avventure. Se solo avesse saputo la verità, Marinette si sarebbe letteralmente tuffata fra le sue braccia; ma così non era, e tanto bastava per metterla sul chi va là.
   Era talmente concentrata su questo pensiero che sobbalzò quando fu lui a sfiorarle il viso con dolcezza. Poteva, un donnaiolo, avere tanta delicatezza? Fu questo che si domandò Marinette nel momento esatto in cui si rese conto di non riuscire a non provare piacere per quel contatto. La sua mano era calda e gentile, rassicurante, e lei non poté fare a meno di assecondarne il movimento, consentendogli di accarezzarla con l’intero palmo. Fremette quando avvertì il suo respiro farsi più vicino, fino a che non le sfiorò le labbra. Stava per baciarla? Lei glielo avrebbe lasciato fare? Cos’era quell’arcano potere che la teneva incollata lì, alla sua mercé, anziché respingerlo con fermezza, ricordando a se stessa che l’unico al quale avrebbe concesso una libertà del genere era Adrien?
   Fu come un lampo che il pensiero di lui la colpì, violento come uno schiaffo capace di risvegliarla da un sogno ad occhi aperti. Subito si sottrasse alle mani di Chat Noir e indietreggiò con decisione, scivolando via dal lenzuolo che l’aveva coperta fino a quel momento. «Scusa, non posso.»
   Quelle parole furono una doccia fredda anche per il povero Adrien, che d’improvviso tornò in sé, rendendosi conto solo in quell’istante di ciò che stava per accadere. «Perché?» volle sapere, in tono quasi supplice.
   Marinette sospirò, fissando la sagoma del suo compagno sepolta dal lenzuolo che aveva preservato la sua identità agli occhi dell’intera città. «Non farmi domande sciocche, mon chaton», rispose poi, dandogli una lieve spinta all’altezza della fronte con la punta di un dito. Il tono da lei usato fu volutamente leggero, tuttavia ad Adrien non sfuggì un lieve rimpianto nella voce. Per cosa? Per aver rinunciato a ciò che poteva nascere da quel bacio? O per l’essere stata ad un passo dal cedere?
   «Tikki?» la sentì chiamare un attimo dopo.
   «Sono pronta», rispose il kwami, rimasta devotamente in silenzio per rispetto ai loro sentimenti contrastanti.
   «Andiamo, allora», disse Marinette, determinata a non intrattenersi oltre. Era delusa da se stessa. Eppure… Eppure continuava a domandarsi come avesse potuto, Char Noir, esercitare un tale potere su di lei. Unicamente con una carezza, oltretutto. Era quella, la chimica di cui parlavano gli adulti? Se sì, allora perché non le era mai capitato di provarla prima di allora, viste tutte le volte che loro due erano stati in contatto?
   Adrien scorse l’ombra di lei che si sollevava sulle gambe. Fu sul punto di dire qualcosa, ma Marinette lo anticipò, invocando il potere del miraculous e riprendendo così le sembianze di Ladybug. Lei si volse a fissarlo, una figura bianca, inerme e mestamente illuminata dalla luce notturna della torre. Aveva ferito lui o piuttosto il suo orgoglio? Non avrebbe saputo dirlo, però di una cosa era certa: gli doveva molto, quella sera, e non soltanto per averla salvata dagli occhi indiscreti dei cittadini di Parigi.
   «Non ti ho ancora ringraziato per quello che hai fatto per me, prima», disse allora, tornando ad inginocchiarsi davanti a lui.
   «Era… il minimo», rispose il giovane, la voce che tradiva la sua insoddisfazione. Non poté vederlo, ma lei gli fece dono di un sorriso colmo di tenerezza. Avvertì la sua vicinanza solo quando lei gli prese il volto fra le mani e, prima ancora che lui potesse capirlo, Ladybug lo baciò sulle labbra, sia pure attraverso la stoffa candida del lenzuolo.
   «Grazie», gli sussurrò ancora, la fronte contro la sua. «Ci vediamo presto, mon chaton.» E con quella promessa, smise di torturarlo, allontanandosi e lasciandolo da solo lì, a riflettere su quanto appena accaduto.
   Ci vollero diversi minuti prima che Adrien realizzasse davvero di non aver sognato. Quindi, avvinto dalle proprie emozioni, lanciò un grido disperato che espresse appieno la tutta la sua frustrazione. «Non vale, my lady!» urlò contro il cielo notturno di Parigi. «Non me l’aspettavo!» Gli parve di udire una leggera risata in lontananza, ma non seppe davvero dire se fosse reale o soltanto il frutto della sua immaginazione. Sospirò, lasciandosi sfuggire un sorriso rassegnato: quella ragazza lo avrebbe condotto alla follia, prima o poi; ciò nonostante, era più che certo che ne sarebbe valsa la pena.












Due in un giorno solo. Perdonatemi, avrei voluto rimandare questa a domani o fra due giorni, ma non ero sicura di avere il tempo di postare nel fine settimana e non mi andava di rimandare a lunedì.
Questa l'ho deliberatamente etichettata come OOC, perché sì, credo sia facilmente untuibile. Ad ogni modo, anche se non sono certa del risultato, sono però soddisfatta di una cosa: sono riuscita ad inserire la LadyNoir, la Marichat, la Adrinette e la Ladrien in un'unica shot (di appena tre paginette di Word, oltretutto). Ho fatto l'en plein. ♥
E questa era una delle shot che da giorni mi ronzava per la testa. Ne rimane un'altra, più folle e scanzonata, e poi eventualmente la what if? di cui parlavo in calce all'altra storia pubblicata oggi.
Ringrazio come sempre tutti i lettori, chi recensisce e chi aggiunge la presente fra le fanfiction preferite/ricordate/seguite.
Un abbraccio e buona serata! ♥
Shainareth





  
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