Per non farci mancare nulla, il capitolo dà finalmente ragione d'esistere
a quel rating arancione che segna la storia.
Be', che dire? Buon anno, Thiam shipper.
Capitolo XII
Liam aveva notato qualcosa di strano. E non parlava delle dozzine di manifesti e striscioni appesi per i corridoi a ricordare a tutti che San Valentino era alle porte, come se non bastasse essere single per avvertire quella spada di Damocle sulla testa.
Da quando Theo era tornato a scuola, le cose erano diventate bizzarre. Persone che non conosceva lo salutavano ogni qualvolta si ritrovava a camminare vicino a lui, e tante ragazze si fermavano a parlare con loro con le scuse più assurde.
La soluzione doveva essere solamente una, e Liam pensò bene di rendere partecipe Theo dei suoi pensieri.
«Cosa hai fatto?»
«Scusami?» Theo alzò un sopracciglio, addentando uno dei biscotti a forma di cuore che la madre di Liam gli aveva dato prima di uscire di casa quella mattina.
«Tutta questa gente», iniziò Liam, allargando leggermente le braccia come ad indicare una massa al momento assente. «Non fa altro che venirti a parlare, ti saluta per i corridoi... deve esserci qualcosa sotto».
Theo lo fisso, continuando a masticare lentamente il biscotto, mentre Liam, con entrambe le mani poggiate sul tavolo, lo guardava con fare indagatore.
«Non hai pensato», iniziò, deglutendo il dolce, senza staccare gli occhi da quelli di Liam, «che io possa piacere a queste persone? Che mi trovino, che so, simpatico?»
Liam assottigliò lo sguardo, allungandosi oltre il tavolo per rubare uno dei biscotti di Theo – che poi erano anche i suoi, non capiva perché sua madre continuasse a dare più dolci a Theo che a lui.
«Impossibile»
*
*
Theo sapeva come piacere alle persone. Faceva parte del suo addestramento, essere considerata una persona piacevole. Qualche sorriso, un complimento o due detti come per caso, ed ecco fatto, la gente iniziava a fidarsi. Tuttavia, quando si era iscritto nuovamente a scuola, non era tra le sue prerogative piacere alle persone. Era successo e basta. Così, dopo solo qualche settimana, si era ritrovato a chiacchierare con i compagni di squadra di Liam dopo gli allenamenti, ricominciati in vista del nuovo torneo interscolastico, mentre aspettava il ragazzo per tornare a casa insieme come ogni giorno, e tenerlo d'occhio in vista della sempre più vicina luna piena. E, allo stesso tempo, si era ritrovato seduto sugli spalti, intento a guardare Liam cercare di mantenere il controllo, mentre delle ragazze cercavano di attirare la sua attenzione.
«Tu sei Theo, giusto?» domandò una di loro, staccandosi dal gruppo e affiancando Theo, ora in piedi, con le braccia poggiate sulla balaustra. Il ragazzo di girò, ritrovandosi a fissare una ragazza che, chiaramente, avrebbe dovuto ricordarsi.
«In persona», rispose, rivolgendole uno sguardo veloce, per poi tornare a fissare Liam schivare l'attacco del suo compagno di squadra. «E tu sei...?»
«Kate, del corso di biologia»
«Giusto, sì» rispose distratto, mentre la ragazza non sembrava voler lasciar cadere la conversazione facilmente.
«Ti ho visto per i corridoi, ogni tanto», continuò, costringendo Theo a distogliere gli occhi dal campo per non sembrare troppo scortese. Come se gli interessasse, ma aveva detto giusto quella mattina a Liam di piacere alla gente, e non avrebbe fatto nulla per fargli dubitare del contrario. «E, sai, mi chiedevo, sei sempre con i tuoi amici, non ti ho mai visto con una ragaz-»
«Liam»
«Cosa?»
Theo si voltò, allontanandosi velocemente da Kate non appena avvertì il battito cardiaco di Liam accelerare velocemente e in maniera pericolosa, dopo uno scontro diretto con uno dei possibili nuovi giocatori della squadra. «Senti, scusa, devo andare. Ci vediamo in giro, ok?», disse, raggiungendo velocemente le scale, per poi scenderle di corsa e, sempre con passo veloce, arrivare al campo, avvicinarsi a Liam e camminare insieme verso il bordo del campo, la sua mano poggiata sulla spalla del licantropo.
*
*
Il giorno dopo, quando arrivarono a scuola, la quantità di decorazioni per San Valentino era, se possibile, aumentata.
«Potrei vomitare»
Theo scosse la testa, avvicinandosi al proprio armadietto, mentre Liam si poggiava con una spalla a quelli chiusi accanto ad esso, in attesa che il ragazzo recuperasse i propri libri. «Lo dici solo perché sei single»
Liam alzò le spalle, guardando Theo chinarsi, per raccogliere un biglietto caduto dall'armadietto non appena questo era stato aperto.
«Che cos'è?»
«Un biglietto»
«Questo lo vedo anche io», rispose Liam seccato, avvicinandosi per scoprire il contenuto del biglietto, piegato a metà e inserito in una bustina.
Theo se lo rigirò tra le mani, aprendolo poco dopo. «È da parte di Kate», disse, con aria confusa. «Sai, frequ-»
«Lo so chi è Kate», rispose Liam seccato, afferrando lo zaino che aveva poggiato per terra e mettendoselo sulle spalle. «È la ragazza con cui stavi parlando ieri agli allenamenti», aggiunse, per poi dargli le spalle e iniziare a camminare.
Theo lo seguì pochi istanti dopo, afferrando al volo i libri e accelerando il passo. «L'hai vista?»
«Vi ho visti», asserì Liam, fermandosi poi davanti l'aula di algebra, fronteggiando Theo. «Insomma, che dice il biglietto?»
Theo lo guardò, notando non senza una vena di soddisfazione il fastidio nella sua voce. Velocemente lo aprì, aggrottando le sopracciglia durante la lettura, per poi lasciarsi andare ad una breve risata.
«Mi ha chiesto di uscire insieme venerdì»
«Quindi domani. A San Valentino»
«A San Valentino», confermò Theo, avvertendo nell'aria un odore a cui era poco abituato provenire da Liam. «Peccato che il venerdì sia la nostra serata fil-»
«Dovresti andare», intervenne Liam, impedendogli di finire la frase e voltandogli le spalle, per poi entrare nell'aula. Theo rimase lì, in piedi bel bel mezzo del corridoio, con il biglietto in mano e un'espressione confusa stampata in faccia.
*
*
«Theo ha un appuntamento»
«Cosa?»
Liam si sedette vicino a Mason, poggiando i libri sul banco con violenza e iniziando a far ondeggiare con nervosismo il proprio ginocchio, tamburellando con il piede sul bordo della sedia.
«Ha un appuntamento. Theo. A San Valentino»
Mason lo fissò, cercando al contempo l'aiuto di Cory, seduto al lato più interno del banco.
«E questo è un... problema?» domandò incerto, non riuscendo bene ad interpretare i segnali da parte dell'amico.
«Certo che no!» esplose Liam, abbassando il tono non appena il professore entrò in classe, invitandoli ad aprire il libro al capitolo sette. «Theo può uscire con gli chi pare e piace, come se a me importasse qualcosa», aggiunse, continuando a muovere la gamba nervosamente, e facendo sbattere ripetutamente la propria matita tra pollice e indice.
«Già», confermò Mason, l'ombra di un sorriso che iniziava a farsi strada sul suo volto. «Hai proprio l'aria di qualcuno a cui non frega niente».
«Vero? Cosa mi importa. Una ragazza, due ragazze. Theo può andare in giro con chi gli pare e piace. Siamo solo coinquilini, non siam-» confermò Liam, iniziando a trascrivere quello che il professore stava segnando alla lavagna.
«Liam», la voce di Mason lo interruppe, mentre il ragazzo si voltava verso di lui, ancora evidentemente teso. «Potrebbe essere», iniziò, con la massima cautela, mentre Liam riportava lo sguardo alla lavagna, «che tu sia geloso di Theo?»
L'unica risposta che Mason ebbe fu il rumore della matita che si spezzava tra le mani di Liam.
*
*
«Ho un appuntamento»
«Tu hai cosa?»
«Un appuntamento. Con Sophie, del corso di Storia»
Theo alzò lo sguardo dal proprio piatto, mentre Liam, con un sorriso trionfante, si sedeva davanti a lui e Mason.
«Buon per te», rispose Theo, fissando perplesso il ragazzo, che non voleva smettere di sorridere come un cretino.
«Non è fantastico?» concordò Liam, addentando un pezzo del panino che aveva davanti, per poi mandarlo giù con un sorso d'acqua. «Ci vediamo domani, per San Valentino», continuò, senza smettere di guardare Theo con la coda dell'occhio, pur comunicando la notizia a tutti i presenti al tavolo. «Tu e Cory uscirete insieme. Theo ha un appuntamento, io ho un appuntamento. Siamo tutti sistemati», concluse, per poi rivolgersi a Mason e cambiare prontamente argomento.
Theo abbassò lo sguardo, avvertendo provenire da se stesso quell'odore particolare che aveva circondato Liam giusto poche ore prima.
*
*
Venerdì sera arrivò in fretta. Casa Dunbar era stranamente silenziosa, segno del fatto che i genitori di Liam erano fuori città per passare insieme un romantico weekend di San Valentino.
Entrambi in piedi davanti allo specchio del bagno, Liam e Theo si preparavano per i loro appuntamenti. Senza dirsi una parola, entrambi si vestirono, per poi uscire di casa e prendere direzioni opposte.
Passò circa mezz'ora prima che Theo, dopo aver fatto il giro dell'isolaro in macchina per più di cinque volte, accostò di nuovo davanti il vialetto di casa Dunbar, per poi scendere dalla macchina e dirigersi verso la porta di casa. Non appena l'aprì, il rumore della televisione accesa gli arrivò alle orecchie, spingendolo a oltrepassare la soglia velocemente.
«Liam!?»
«Che ci fai tu qui?»
«Che ci fai tu qui!»
Liam sospirò, tirando indietro la testa e prendendo un cioccolatino dalla scatola poggiata al suo fianco, per poi mettere in pausa il film che stava guardando.
«Ho mentito, ok? Non esiste nessuna Sophie del corso di storia, l'ho inventata. E di certo non le ho chiesto di uscire. Ora puoi pure ridere, tranquillo, io inizio a scavarmi la fos-»
«Perché?»
La domanda di Theo gli arrivò chiara alle orecchie, costringendolo a guardarlo in faccia.
«Io... non lo so, ok? Cory e Mason sono così perfetti insieme, e tu avevi quello stupido appuntamento con Kate, e io no-»
«Non esco con Kate»
«Come?»
«Ho detto», riprese Theo, avvicinandosi al divano, togliendosi la giacca e arrotolando le maniche della camicia bianca che aveva indosso, «che non esco con Kate. Non sono mai voluto uscire con Kate».
Liam rimase in silenzio, non riuscendo a distogliere lo sguardo da Theo, ora in piedi accanto a lui. «E perché non lo hai detto subito, invece di fingere di uscire con lei?»
Il ragazzo alzò le spalle, sorridendo leggermente nella sua direzione.
«Perché tu volevi uscire con Sophie».
Il silenzio che seguì alle parole di Theo fu rotto da due risate che, contemporaneamente, nacquero nel petto di Liam e di Theo, mentre quest'ultimo spostava la scatola di cioccolatini e prendeva posto sul divano accanto a Liam, per poi voltarsi leggermente verso il ragazzo.
«Cosa vediamo?» chiese, sorridendo leggermente, mentre Liam non poté fare altro che sorridere a sua volta, allungandosi verso il tavolino per afferrare la scatola dei dolci e offrirne uno a Theo.
E mentre Serendipity ripartiva dall'inizio sullo schermo, e la spalla di Theo si poggiava alla sua, Liam si chiese per quale dannato motivo Theo stesse provando a rubargli tutti i cioccolatini che aveva deciso di mangiare lui.
Compreso quello che in quel momento si trovava nella sua bocca.
*
*
Liam non ci aveva fatto molto caso, più impegnato a cercare di guardare il film e non fissare il profilo dell'altro, nella penombra del salotto.
La seconda volta Theo si era sporto un po' di più, e Liam aveva notato che il ragazzo aveva puntato di nuovo i dolci alla cioccolata bianca. Senza farsi notare, Liam aveva allungato la sua mano e, con la scusa di scegliere uno dei pochi cioccolatini bianchi ancora rimasti, aveva girato leggermente la scatola, indirizzando la cioccolata fondente verso di lui e Theo, e poi l'aveva allontanata di qualche centimetro, in modo tale da far scegliere a Theo la cioccolata più vicina, invece che quella più buona.
Tuttavia, aveva sottovalutato l'amore di Theo per la cioccolata bianca, e la terza volta in cui il ragazzo si sporse oltre di lui, poggiando parte del suo petto quasi sulla sua faccia, Liam ne ebbe abbastanza.
«Oh, andiamo, allora lo fai apposta!» esplose, mettendo in pausa Serendipity per la seconda volta quella serata.
«Cosa?» domandò Theo, mettendo in bocca il cioccolatino appena preso, per poi leccarsi il pollice, lì dove probabilmente la cioccolata si era leggermente sciolta con il calore della sua pelle.
«Mi stai rubando tutta la cioccolata»
«Ma se ci saranno ancora 50 cioccolatini là dentro», protestò Theo, sporgendosi di nuovo e afferrando, questa volta, l'intera confezione.
«Sì, ma non di cioccolata bianca», borbottò Liam, alzando gli occhi al cielo, spostandosi leggermente sul divano per riassumere una posizione eretta, chinandosi poi sulla scatola rossa piena di cioccolata, lì dove ormai troneggiavano solo dolci color cacao, con due sole, piccole eccezioni. Senza esitare, Liam prese uno di quei cioccolatini, portandoselo alla bocca sotto lo sguardo irritato di Theo.
«Potevi almeno chiedere!»
«E per quale motivo?», rispose Liam, muovendo la lingua in modo tale da far sciogliere tutta la cioccolata nella sua bocca, emettendo un verso soddisfatto per far innervosire di più il ragazzo seduto al suo fianco.
«Oh, aspetta», disse, afferrando l'ultimo dolcetto alla cioccolata bianca rimasto, per poi sventolarlo davanti a Theo, «ce n'è ancora uno!»
«Dammelo, me lo merito»
«Tu non ti meriti proprio niente»
«Oh, andiamo! Ho portato i muffin!»
«No Theo, tu hai preso i muffin. Dalla cucina, è diverso»
«Erano dei muffin molto pesanti»
«Sai cosa altro è pesante? Questo cioccolatino», concluse Liam, portando lentamente il dolcetto alle labbra, per poi inserirlo direttamente tra i denti.
«Era l'ultimo cioccolatino! Potevamo fare a metà!»
«Lo vuoi?», chiese Liam sorridendo, con una parte della guancia sinistra gonfia per via della cioccolata ancora lì presente, «prendilo» aggiunse, tirando fuori la lingua, facendo troneggiare sulla sua punta.
Quello che Liam si aspettava, giunti a questo punto, era un verso schifato di Theo, o qualche suo insulto per averlo lasciato senza cioccolata; quello che non si aspettava, invece, era che Theo si sporgesse verso di lui, bloccandogli il petto contro il divano con una mano, per poi portare l'altra sul lato destro sul suo viso. E soprattutto non si aspettava di sentire le labbra soffici di Theo premute alle sue, e la sua lingua farsi strada con facilità all'interno della sua bocca.
*
*
«Lo vuoi? Prendilo»
Quando la voce di Liam gli era arrivata alle orecchie, mentre i suoi occhi lo fissavano con aria di sfida, Theo non aveva potuto fare altro che sollevarsi dal divano, quasi in ginocchio sui cuscini, per poi sporgersi verso il ragazzo seduto accanto a lui, unendo le sue labbra con quelle di Liam, alla ricerca di quel dannatissimo ultimo pezzo di cioccolato bianco.Ma quando le sue labbra avevano incontrato di nuovo quelle di Liam, in una sensazione quasi familiare, anche i dolci erano passati in secondo piano.
Theo mosse leggermente il labbro inferiore, con il quale andò a sfiorare quello di Liam; l'attrito tra le loro bocche fu leggero, ma tale da spingere Theo a tirar fuori leggermente la lingua per inumidirsi le labbra. Ma non fece in tempo a farlo che la sua lingua si ritrovò coinvolta in una leggera lotta con quella di Liam, mentre il ragazzo si lasciva andare a un sospiro pesante, che fece venire a Theo la pelle d'oca.
Avvicinandosi ancora di più verso Liam, spingendo il ragazzo contro lo schienale del divano, Theo si ritrovò presto una mano del licantropo sulla propria vita, mentre quest'ultimo cercava di liberarsi dalla presa di Theo, che lo teneva ancorato alla spalliera, per farsi più vicino all'altro. Con un movimento quasi impercettibile, Theo spostò la mano dal petto di Liam al suo lato, poggiandosi alle pelle del divano; immediatamente, si ritrovò il braccio del ragazzo stretto attorno al suo corpo, che lo spingeva quanto più possibile a un contatto con il proprio.
Un gemito gli uscì dalla gola, mentre Liam se lo tirava addosso, sorridendo nel bacio al sapor di cioccolata, facendolo salire a cavalcioni sopra i suoi fianchi. Il respiro pesante di entrambi era l'unico suono percepibile nella stanza, insieme al rumore di umidi baci e gemiti che nessuno dei due riusciva a trattenere.
Theo staccò le proprie labbra da quelle di Liam, ora gonfie e ancora più rosse del solito, per poi lasciare un leggero bacio al lato della bocca del ragazzo. Il sospiro di Liam gli arrivò forte e chiaro alle orecchie, e un secondo bacio si posò sulla mandibola del ragazzo, mentre questi inclinava la testa all'indietro, entrambe le mani strette tra i fianchi e la vita di Theo.
Il terzo bacio, Theo lo posò direttamente sulla gola di Liam, seguito subito da un quarto, che andò a toccare la clavicola scoperta del ragazzo.
Il quinto non ebbe neppure il tempo di esistere, perché Liam sospirò di nuovo dal profondo del petto, per poi portare una delle mani sul retro della schiena di Theo, e l'altra sulla parte inferiore del suo collo, per unire nuovamente le loro labbra insieme.
Questa volta il bacio fu più deciso, più umido e decisamente meno romantico; e mentre ogni traccia di cioccolato era ormai sparita, ciò che non accennava a diminuire era il trasporto con cui Theo continuava a far scontrare le sue labbra con quelle di Liam, mentre l'altro ragazzo non riusciva a smettere di far pressione con il proprio corpo su quello di Theo.
Un gemito più forte del normale raggiunse le orecchie della chimera, non appena si mosse leggermente per cambiare posizione per sistemarsi in maniera più comoda a cavallo del bacino di Liam. Il licantropo espirò profondamente, sbattendo una mano sul cuscino del divano: Theo poté notare gli artigli sfoderati. Sorrise, sussurrando a Liam le prime parole dopo quei lunghi minuti che sembravano un'eternità.
«Apri gli occhi»
E Liam li aprì, e il bagliore dorato tra l'azzurro intenso fu abbastanza per Theo per poggiare le sue mani sui fianchi di Liam, afferrando i lembi della maglietta del licantropo, sfilandola velocemente. E altrettanto velocemente Theo vide i bottini della propria camicia schizzare da ogni parte della stanza, mentre Liam iniziava a baciare ogni singola parte del suo petto ora nudo, costringendolo a gemere in maniera molto evidente.
«Che c'è, devo smettere?» domandò Liam, alzando gli occhi per incontrare quelli di Theo, che lo sovrastava per via della sua posizione. Theo serrò i denti, portando entrambe le mani verso il bottone dei jeans di Liam, per poi sbottonarlo e introdurre le dita oltre i lembi dei suoi boxer ormai stretti.
«Fallo e giuro che ti mordo»
«Potrebbe non dispiacermi».
*
*
Le mani di Theo erano calde, e morbide, prive di calli – a differenza delle sue, troppo abituate ormai a stringersi attorno alla stecca di lacrosse – , ma quando lo avevano sfiorato sulla pelle nuda, Liam non aveva potuto fare altro che inarcare la schiena, spingendosi ancora di più verso le sue carezze, allontanando per un momento la bocca dal petto di Theo, prima di ricongiungerla a quella del ragazzo in un bacio sempre più bagnato.
«Dio», sospirò, le labbra ancora fermamente premute contro quelle di Theo, mentre il ragazzo iniziava a giocare con il suo labbro, tirandolo tra i denti.
«Che c'è, ragazzino, non pensi di reggere?»
«Chiudi quella bocca, Theo», sospirò, avvertendo la mano del ragazzo stringersi attorno alla sua erezione, ormai completamente esposta.
«È una minaccia?» domandò Theo, iniziando a muoversi con più decisione, costringendo Liam a boccheggiare ad una stretta più vigorosa. «Oppure è un invito?» incalzò, fissando il volto di Liam con intensità, mentre il ragazzo chiudeva nuovamente gli occhi per un momento, tirando la testa indietro e passandosi una mano tra i capelli, iniziando a sospirare sempre più in maniera irregolare. Theo lo baciò di nuovo, avvertendo la propria mano scorrere velocemente tra il suo basso ventre e quello di Liam; l'erezione dei suoi pantaloni sempre più fastidiosa.
«Dio, Theo», sospirò di nuovo, non appena avvertì la mano di Theo allontanarsi, creando un vuoto troppo difficile da colmare. Theo sorrise vittorioso, ammirando Liam spingersi verso di lui, cercando nuovamente un contatto.
Ora in piedi, Theo si allontanò di un passo non appena notò qualcosa nella scatola di cioccolatini, ora abbandonata a se stessa sul pavimento: una piccola, bianca, pralina di cioccolato. Allungò la mano di colpo, afferrandola subito dopo, per poi portarla alla bocca e chinarsi verso Liam, le mani poggiate ai lati dei suoi fianchi. Liam gemette non appena Theo lo baciò di nuovo, il sapore di cioccolata ancora una volta ovunque. Frustrato, si lamentò non appena il ragazzo si allontanò dal suo corpo. Tirò indietro la testa, pronto a lamentarsi quando, aprendo gli occhi, si trovò davanti Theo, ora in ginocchio tra le sue gambe, e l'ultimo – questa volta per davvero – pezzetto di cioccolato ancora sulla punta della lingua.
Soffocò un grido di piacere non appena la bocca di Theo toccò la sua erezione, la lingua calda, dove saliva mista a cioccolata si univano per creare il perfetto connubio.
«Ti prego...», sospirò, portando una mano in basso, fino a raggiungere i perfetti capelli di Theo, ora scompigliati dal suo tocco. Theo non rispose, limitandosi a far scorrere la lingua su tutta la lunghezza di Liam, mentre questi sfoderava di nuovo gli artigli, graffiando con prepotenza i cuscini del divano da una parte, e la spalla di Theo dall'altra. I gemiti strozzati di Liam furono abbastanza chiari da permettere a Theo di intensificare il movimento, mentre con la lingua continuava a fare pressione sulle vene più in evidenza dell'erezione di Liam, sempre più tesa e dura.
«Theo, sto per ve-»Liam spinse la propria mano sulla spalla di Theo, come a tentare di allontanare il ragazzo; ma Theo ignorò il suggerimento di Liam, continuando a circondare con le proprie labbra l'erezione dell'altro quando con una serie di sospiri sempre più decisi, e un “cazzo, sì”, sussurrato tra i denti, il giovane licantropo venne nella sua bocca, spingendosi sempre più a fondo.
Theo non si tirò indietro, alzando gli occhi per incontrare quelli di Liam, il cui sguardo ora era fisso su di lui; il petto nudo che si alzava e abbassava ritmicamente, le guance rosse e i capelli disastrati. Ancorando i suoi occhi a quelli azzurri del ragazzo, Theo deglutì, provocando un ennesimo gemito da parte di Liam, che si passò la mano tra i capelli, staccando la schiena sudata dallo schienale del divano.
«Oh, maledizione», sospirò per l'ennesima volta, raggiungendo il ragazzo e baciandolo con trasporto. Theo sorrise nel bacio, avvertendo il respiro di Liam farsi più regolare, e il proprio cominciare ad aumentare non appena la mano del ragazzo si infilò oltre la cinta dei suoi pantaloni, oltre l'elastico dei boxer, fino ad afferrare la sua erezione, tesa e quasi dolorante.
Theo lo fissò, mentre con una mano Liam lo spingeva sul divano, costringendolo a sedersi, per poi inginocchiarsi tra le sue gambe come Theo aveva fatto pochi minuti prima.
«Abbiamo finito il cioccolato bianco», disse Theo, mentre l'asola dei pantaloni veniva slacciata, liberando prontamente la sua eccitazione.
«Tranquillo», rispose Liam, avvicinando il suo volto al basso ventre, senza lasciare per un secondo gli occhi chiari di Theo, «ne ho un'altra scatola piena dillà», concluse, avvertendo il ruggito di Theo risuonare nella stanza, non appena le sue labbra sfiorarono la pelle del ragazzo.


