Capitolo XVI
Liam si mosse nel letto, emettendo un gemito soddisfatto nel constatare che Theo, durante il sonno, lo aveva tirato più vicino a sé, stringendolo con un braccio all'altezza dei fianchi. Il ragazzo più piccolo mosse la testa, per poi posare la guancia sul petto nudo di Theo, che si mosse nell'abbraccio serrando ancora di più la morsa intorno al licantropo. Il rumore distinto di uno sbadiglio, e il contatto della gamba di Theo che si strusciava tra le proprie, costrinse Liam ad aprire gli occhi, mentre la voce roca dell'altro gli accarezzava le orecchie.
«Buongiorno», sussurrò Theo, abbassando la testa in modo tale da poter passare il naso tra i capelli di Liam, in un gesto assolutamente spontaneo. Liam sorrise, spostando la testa di poco, così da poter lasciare un bacio sul petto di Theo, lì dove due piccoli nei troneggiavano baldanzosi. «Buongiorno a te», rispose, stringendosi il più possibile nell'abbraccio.
«Non è ancora suonata la sveglia?» domandò Liam, non accennando minimamente ad allontanarsi dal caldo corpo dell'altro, mentre Theo continuava, con gli occhi chiusi, a respirare tra i suoi capelli e il suo collo.
«Quale sveglia?» biascicò Theo, e Liam fu certo di avvertire un'ondata di calore attraversargli il corpo, a causa del suono rauco della voce dell'altro.
«La tua sveglia. Per la scuola. Siamo così in anticipo?», chiese ancora Liam. Alzò lo sguardo, poggiando il mento sul petto allenato di Theo, così da incrociare gli occhi dell'altro. Liam poté osservare le iridi di Theo abituarsi alla luce e cambiare colore, feriti dai raggi del sole che spuntavano dalla finestra.
«Non ho messo la sveglia ieri sera»
Spalancare gli occhi, realizzando di essere in tremendo ritardo per la scuola, fu la prima cosa che Liam fece, prima di salire a cavalcioni sopra Theo, scavalcandolo di corsa per raggiungere il bagno, non senza colpire inavvertitamente l'inguine dell'altro nella foga.
«Cazzo!» esclamò Liam, mentre rovistava nell'armadio alla ricerca del proprio asciugamano.
«Sì, proprio quello hai colpito, idiota!» La voce strozzata di Theo lo raggiunse immediatamente, e Liam si voltò, osservando il ragazzo rotolarsi tra le lenzuola, le mani a coppa sul proprio inguine, mentre dei gemiti doloranti gli uscivano dalla bocca.
*
*
L'acqua calda della doccia lo colpì sulla pelle come una frusta. Liam sospirò, immergendo la testa sotto il getto bollente, prima di chiudere gli occhi e concentrarsi solamente sul rumore dell'acqua, mentre quest'ultima gli accarezzava la pelle prima di raggiungere terra. Completamente assorto, ancora mezzo addormentato, Liam non sentì la porta del bagno aprirsi. Non aveva sentito neppure i passi di Theo avvicinarsi alla cabina della doccia, e neanche il ragazzo sfilarsi i vestiti e far scorrere la vetrata che lo separava dal resto della stanza, per poi infilarsi con delicatezza nella doccia insieme a lui.
Fu solo quando le labbra di Theo gli sfiorarono la spalla che Liam realizzò di non essere più solo. Si irrigidì per un solo istante, per poi sciogliersi contro il corpo di Theo, mentre quest'ultimo con un ultimo passo eliminava la distanza che li aveva separati, facendo coincidere il proprio corpo nudo con quello del licantropo.
«Theo, cos-»
«Che fine hanno fatto i tuoi sensi di licantropo, Liam?»
La voce di Theo era ancora bassa, così come lo era stata fino a qualche minuto prima. Liam si girò, costringendosi a fissare Theo negli occhi, senza indugiare troppo sul suo corpo, ormai completamente bagnato, praticamente attaccato al suo. Nonostante tutto, non poté fare a meno di arrossire. Theo colse l'occasione al volo, avvicinandosi così tanto al volto di Liam da sfiorare con il proprio naso quello dell'altro ragazzo.
«Che c'è? Non è niente che tu non abbia già visto» ammiccò, allungando un braccio oltre la schiena di Liam, avvolgendo il ragazzo in un abbraccio, facendolo muovere di qualche centimetro verso di sè. Liam lo fissò per un istante, prima di annullare la distanza che li separava e unire con urgenza le loro labbra. Theo sorrise soddisfatto, e Liam ne approfittò per mordergli il labbro inferiore, come a volersi vendicare della provocazione. Tutto quello che ottenne, tuttavia, fu un gemito soddisfatto da parte di Theo, che si passò la lingua sul labbro prima di intrecciarla alla sua.
«Faremo tardi a scuola», sussurrò Liam, allontanandosi dalle labbra dell'altro e abbassando la testa nell'incavo del collo di Theo, per poi poggiare una mano sul suo petto, scivoloso a causa dell'acqua bollente che continuava a uscire, circondando i due ragazzi e l'intera stanza di condensa.
«Oh, tranquillo», rispose Theo fissandolo negli occhi, insinuando una mano tra i loro corpi, per poi afferrare con decisione l'ormai evidente erezione di Liam e unirla alla sua. «Non credo ci vorrà molto», concluse, tirando leggermente la testa all'indietro in un gemito strozzato, non appena la mano di Liam raggiunse il suo fianco, e i suoi artigli lo graffiarono con forza.
*
*
Neanche a dirlo, erano in ritardo.
Una volta varcata l'entrata, Liam si sentì osservato. Era come se tutti, lì nel corridoio, sapessero cosa avesse fatto quella mattina. Cosa lui e Theo avevano fatto quella mattina. Si ritrovò ad abbassare lo sguardo, perdendo di vista per un attimo l'altro ragazzo, che camminava come se niente fosse accanto a lui. Bastò la distrazione di un momento per sentire l'odore di Theo sfumare e confondersi, ma mai totalmente, tra quello della folla, mentre il ragazzo si allontanava da lui.
Liam alzò lo sguardo, pronto a chiedere spiegazioni di quella fuga improvvisa, quando si ritrovò ad un tratto accerchiato dal comitato studentesco. Theo lo aveva abbandonato al suo destino, volatilizzandosi più velocemente delle lasagne di sua madre la domenica a pranzo.
Maledetto.
«Posso aiutarvi?»
Liam si ritrovò una dozzina di occhi fissi su di lui, guardandosi intorno in cerca di aiuto. Fu allora che vide nuovamente Theo, a qualche metro di distanza, a sua volta accerchiato da una mezza dozzina di ragazze. Liam grugnì di disapprovazione, fissando con astio l'altro, mentre questi sorrideva disinvolto a tutte loro e poggiava con naturalezza un braccio al muro, assumendo una posa che Liam non poté fare a meno di definire provocante.
Liam non poté fare a meno di fissare il bordo della sua maglietta alzarsi, lasciando scoperta una porzione di pelle tra elastico dei boxer e orlo della maglia, lì dove il graffio che Liam aveva lasciato quella mattina era ormai svanito. Liam assottigliò gli occhi, avvertendo l'irritazione crescere non appena una di quelle ragazze allungò un braccio, sfiorando con la sua mano il bicipite di Theo, mentre desiderava con tutto se stesso passare di nuovo le unghie sulla pelle di Theo e lasciare di nuovo dei segni rossi sulla sua pelle, in modo tale che tutti sapessero che Theo era suo.
«... -omma, è tuo dovere come capitano della squadra presenziare a questi eventi, Liam».
La voce di una delle ragazze si intromise tra i suoi pensieri, riportandolo alla conversazione e allontanando la sua mente dal ricordo di lui e Theo, stretti sotto l'acqua bollente della doccia e da eventuali pensieri omicidi.
Il licantropo sbatté le palpebre un paio di volte, distogliendo velocemente lo sguardo da Theo, prima di accorgersi che Mason lo aveva raggiunto e si era fermato al suo fianco, mentre il comitato studentesco era ancora in attesa di una risposta.
«Ci sarai, allora?» domandò una delle ragazze, che Liam non ricordava di aver mai visto in vita sua, fissandolo con insistenza e piena di aspettativa. Liam non ci badò, concentrandosi per origliare la conversazione di Theo. Una gomitata da parte di Mason lo riportò con la mente alla realtà, mentre automaticamente Liam sentì se stesso rispondere che sì, non sarebbe mancato per nulla al mondo. La chimera guardò nella sua direzione, prima di dedicare un ultimo sguardo alle ragazze davanti a lui. «Sembra che io non abbia molta scelta, allora. Contatemi pure».
Liam strinse i denti inconsciamente, mentre il suo corpo si irrigidiva nel vedere Theo salutare con finto entusiasmo le ragazzine che, fino a un minuto prima, lo avevano messo alle strette, impedendogli di fuggire.
La risata leggera di Theo lo raggiunse attraverso il corridoio, sovrastando quella di qualsiasi altro suono alle orecchie di Liam.
«Mason?», chiese Liam, non accennando a staccare lo sguardo da Theo, che ora aveva riportato la sua attenzione su di lui. Lo fisso per un momento, prima di sistemarsi meglio lo zaino sulla spalla e sparire oltre il corridoio, non prima di aver ammiccato nella sua direzione.
«Che c'è?»
«Esattamente, che ho accettato di fare?»
*
*
Quando aveva messo piede in palestra, Theo si era immaginato di trovare decine e decine di persone del suo stesso identico umore, ossia dei poveri martiri costretti ad attività extrascolastiche come appunto fare da cavalieri al club femminile di qualcosa per non si sa quale competizione alle porte così da poter passare inosservati, e magari nascondere un passato non propriamente dei più rosei.
Be', qualcosa del genere, almeno.
Quello che non si aspettava di trovare, invece, era il gruppo di folli che lo aveva placcato quella mattina, insieme al gruppo di pazze che avevano in prima istanza bloccato Liam, impedendogli ogni via d'uscita. Non appena la porta della palestra si chiuse alle sue spalle, Theo vide ognuna di loro girarsi nella sua direzione, puntandolo come una povera gazzella in una gabbia di leoni, per poi lanciare un'occhiata veloce all'amica più vicina e lasciarsi andare a un risolino che la chimera trovò assolutamente fastidioso.
Stava per andarsene, accarezzando l'idea di tornare a imbrogliare le persone e far fuori chiunque fosse utile ai suoi scopi – qualcuna di quelle ragazze, magari, tanto per cominciare – quando una risata familiare gli arrivò alle orecchie. Theo si raddrizzò, beandosi di quel suono, mentre con gli occhi vide Liam varcare la soglia della palestra, seguito da Mason, Corey, e qualche altro membro della squadra di lacrosse.
Il licantropo si arrestò al suo fianco, mentre il resto del gruppo raggiungeva le ragazze, iniziando a formare le prime coppie.
«Ripetimi perché lo sto facendo?» domandò Liam, con un tono di voce vagamente disperato, girando la testa per incontrare lo sguardo sconsolato di Theo.
«Perché sei una brava persona», rispose Theo, stringendosi nella spalle,
«E perché tu lo stai facendo?», lo imbeccò Liam, sorridendo come per prenderlo in giro. La chimera sbuffò, alzando nuovamente le spalle, staccando gli occhi da quelli di Liam.
«Perché sono un masochista, immagino».
*
*
«Non mi immaginavo questa affluenza», la referente di quello che Theo scoprì essere il club delle debuttanti della scuola parlò, sistemandosi meglio sugli spalti, così da guardare tutti dall'alto al basso.
«Andare in giro a minacciare la gente funziona, io l'ho sempre detto», sussurrò Theo, guadagnando in cambio una risata divertita da parte di Liam, mentre questi camminava al suo fianco per raggiungere la folla.
«Voi due», aggiunse la ragazza, puntando gli occhi in direzione di Liam e Theo, che si lanciarono a loro volta un'occhiata perplessa. «Visto che ve ne stavate a ciondolare, siete rimasti fuori dalle coppie», disse, buttando un occhio alla lista che teneva stretta in mano.
«Possiamo andarcene, quindi?» domandò Liam, con la voce così piena di speranza da far scoppiare a ridere mezza sala, ragazze comprese. Theo trattenne un sorriso, limitandosi a concedere a Liam un'occhiata ricca di compassione.
«Sciocchezze», rispose la ragazza, scendendo un gradino per volta fino a raggiungere il pavimento. «Iniziate facendo coppia tra voi, poi darete il cambio a qualcuno».
«Smettila»
«Tu smettila!»
Theo sbuffò, pizzicando il fianco di Liam, costringendolo a indurire i muscoli e a lasciare la presa dai suoi fianchi.
«Pestami ancora una volta il piede Liam, e ti giuro ch-»
«Non capisco perché debba essere tu a condurre»
«Perché sono più alto», rispose Theo, afferrando un braccio di Liam per potarlo ancora più a contatto con la sua schiena. «E più grande. E più bello, e più...»
«E più morto, se non la smetti di strusciarti addosso a me in questo modo»
«Stamattina ti faceva piacere», ammiccò Theo, sorridendo con innocenza.
Liam non rispose, spostando la mano sotto la maglia di Theo e tirando fuori gli artigli, per poi graffiarlo con decisione.
Theo si lasciò andare a un leggero lamento, prima di ridere con fare divertito. «Vedo che ci hai preso gusto».
«Avremmo dovuto pensarci noi»
«Perché non lo abbiamo fatto? Contavo su di te, eri tu quello pratico di bugie e manipolazioni»
Il licantropo sbuffò, osservando con invidia Mason e Corey lasciare la palestra, non prima di averli salutati da lontano, senza nascondere la soddisfazione di aver trovato un modo di liberarsi della situazione.
«Mi chiedo che scusa avranno usato», si chiese Liam, mostrando il dito medio la suo migliore amico, mentre questi gli dava le spalle abbandonandolo al proprio destino.
«Compiti urgenti. Emergenza familiare. Necessità di appartarsi con il proprio ragazzo dopo essersi strusciati l'uno contro l'altro per mezz'ora», elencò Theo, camminando al fianco di Liam per raggiungere nuovamente il gruppo, e mischiare così le coppie.
«Avremmo potuto usare una qualunque di queste scuse anche noi, e invece siamo ancora bloccati qui per chissà quanto tempo»
Theo alzò un sopracciglio, domandandosi se Liam si fosse reso conto di quello che aveva lasciato intendere.
«Una qualunque, eh?»
*
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Ballare era una cosa stupida. Theo lo aveva sempre pensato, anche mentre ballava con Liam. Ma adesso, vedendo Liam stringere tra le braccia una di quelle idiote che l'avevano importunato quella mattina, Theo ne aveva avuta la conferma. Si mosse con cautela, cercando di non calpestare per la quarta volta nell'arco di 10 minuti i piedi di qualunquefosseilsuonome. Non che non fosse capace di muoversi seguendo una stupida cantilena, ovviamente. È che era stato così impegnato ad osservare Liam ridere alla battuta di Hilary – una battuta che non faceva neppure ridere, le sue erano immensamente più divertenti –, e stringerle il fianco attraverso la stoffa del vestito – uno stupido e piccolo fianco da ragazza, non come il suo, ampio e perfetto per essere infilzato dagli artigli sotto la doccia –, che non aveva fatto minimamente caso alle mosse della ragazza che gli era stata assegnata, finendo per salirle sui piedi più di quanto fosse necessario per impedirle di ballare con lui a lungo. Ora Theo era di nuovo lì, dondolandosi appena per aiutare il gruppo di ragazze a imparare come muoversi sulla pista da ballo prima del debutto, frustrato e pieno di risentimento, mentre Liam continuava imperterrito a ignorarlo.
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«Certo che sei proprio un idiota»
«Io sarei l'idiota?»
Liam sbuffò, poggiandosi al muro, spalla contro spalla con la chimera. «Sei tu che sei scappato», disse, lanciandogli un'occhiataccia.
«Ah, te ne sei accorto?» domandò Theo, cercando di nascondere il sarcasmo nella propria voce. «Eri così preso a ridere, e toccare quella Hilary»
«Healey»
«Quello che è», sbottò Theo con astio, «che pensavo ti fossi dimenticato che non eravate soli in palestra».
«Aspetta», esordì Liam, allontanandosi leggermente da Theo, mentre questi rimaneva immobile al suo posto. «Sei geloso?»
«Non essere ridicolo, Liam» sbuffò Theo, portando entrambe le braccia al petto, per poi incrociarle con finta disinvoltura, staccando leggermente la schiena dal muso. «Non sono geloso», ripeté, cercando di mettere convinzione nelle sue stesse parole.
Liam lo guardò per un momento, prima di sorridere e arretrare ancora di un passo, facendo segno alla ragazza che lo aspettava al centro della palestra di attendere un istante. «Mi andrebbe bene se lo fossi», asserì infine, concedendo a Theo un breve sorriso, prima di allontanarsi e raggiungere nuovamente la sua compagna di ballo.
Theo non rispose, limitandosi a ringhiare profondamente non appena la mano di Liam tornò a sfiorare il fianco della ragazza, pentendosi amaramente di aver lasciato ormai alle spalle la vita fatta di minacce e torture.


