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Autore: chemist    03/07/2019    1 recensioni
“Sei stato l’unico che non mi ha mai trattato come un mostro. Eri tutto ciò che avevo”.
Genere: Drammatico, Introspettivo, Triste | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Cersei Lannister, Jaime Lannister, Tyrion Lannister
Note: Raccolta | Avvertimenti: Incest
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PREMESSA: in questi 4 capitoli, pubblicati tutti insieme, ho voluto dare un’interpretazione personale dei 4 momenti che hanno segnato l’uscita di scena di Cersei, Jaime e Tyrion, nell’ottava ed ultima stagione di Game of Thrones. Le loro sono state alcune delle (purtroppo) poche scene della stagione a coinvolgermi in tutto e per tutto, dal punto di vista emotivo. Perché gli Stark sono la mia casata preferita, ma per scrittura e sviluppo dei personaggi, ritengo che i Lannister non siano secondi a nessuno. Spero che i suddetti capitoli vi piacciano e, se volete, potete lasciarmi delle recensioni: sarebbero ben accette. Grazie a chi leggerà :)
NOTA: per il titolo della storia ho scelto un estratto della canzone “Le piogge di Castamere” perché, sebbene elogi la potenza dei Lannister, trovo che descriva bene anche il loro malinconico epilogo.

 
1. Tyrion & Cersei
Era piccolo, Tyrion Lannister. Lo era da tutta la vita, e al confronto di qualsiasi persona si era trovata davanti: figuriamoci quanto poteva esserlo dinnanzi alle mura di Approdo del Re. Eppure in quel momento ogni passo che faceva sembrava spaccare il terreno sotto i suoi piedi e riecheggiare nell’aria, come se fosse stato fatto da un gigante. La tensione era padrona: Cersei aveva catturato Missandei e ora la teneva in ostaggio sulle mura, sotto gli occhi agonizzanti di Daenerys. La situazione sembrava pronta a precipitare. Una volta arrivato ad una distanza tale da poter farsi sentire, il Folletto si fermò, scambiandosi uno sguardo enigmatico con Cersei.
Sua sorella. La regina.
Non riusciva più a distinguere le due cose: infondo, Cersei con lui era stata tutt’altro che una sorella giusta. Lo aveva tormentato fin da quando era nato e sapeva che lo avrebbe fatto fino all’ultimo dei suoi giorni. Non si illuse neanche per un secondo di poter cambiare questa cosa.
Cersei alzò la mano destra e, praticamente all’istante, i numerosi arcieri alle sue spalle incoccarono frecce nei propri archi. Era da tempo che Tyrion non si trovava così vicino alla morte: un solo gesto della regina e sarebbe stato travolto da un nugolo di dardi dalla punta metallica, freddi come il suo cuore. Tuttavia non si ritrasse: già da molto tempo aveva perso la paura di morire.
La regina. Sua sorella.
Cersei infine chiuse la mano a pugno e la tirò giù. Per quanto lo odiasse, non era mai riuscita ad assestargli il colpo che ponesse fine alla sua vita. Ci provava da anni, ma al momento decisivo sembrava sempre che una forza invisibile la trattenesse. Fu allora che Tyrion si decise a parlare.
“So che non ti importa della tua gente, perché dovrebbe? Ti odiano, e tu odi loro. Ma tu non sei un mostro, ho visto personalmente che non lo sei. Hai sempre amato i tuoi figli, più di qualunque altra cosa al mondo”.
Era vero: c’era stato un tempo in cui, isolati dalle orecchie indiscrete del resto della corte, Cersei gli parlava delle sue preoccupazioni per Joffrey, Tommen, Myrcella…e Jaime. Era il massimo dell’intimità che avessero mai raggiunto. Gli sembrava che fosse passata un’eternità.
Vide qualcosa negli occhi di Cersei, ma non seppe dire cos’era. Compassione? Paura? Di certo non era il disprezzo che aveva visto in lei pochi attimi prima.
“Il tuo regno è finito, ma non è detto che tu debba morire, né che debba farlo il figlio che aspetti”.
Nell’udire quelle parole, Cersei cadde in un ultimo istante di indecisione, generato senz’altro dal pensiero di quanto le era più caro. Ma se ne rialzò in fretta e in lei prevalse infine l’orgoglio: come una leonessa si voltò verso Missandei, stringendole il braccio e guardandola con l’espressione altezzosa che aveva avuto dal giorno in cui sposò Robert Baratheon. Quindi accadde tutto in una fretta atroce: Gregor Clegane sollevò la spada e decapitò la ragazza di Naath.
Tyrion rimase per qualche secondo in silenzio ad osservare quella testa riccioluta, sperando che ciò che aveva appena visto non fosse mai successo. Quando realizzò che era tutto vero, si voltò lentamente e si incamminò verso Daenerys, con gli occhi bassi e la consapevolezza che non sarebbe mai riuscito a cambiare sua sorella.
   
 
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