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Autore: Ancient Flower    03/04/2020    6 recensioni
Edoardo e Valentina sono una coppia come tutte le altre.
Il ragazzo ascolta la sua compagna con studiata attenzione. Ascolta, in primis, la sua mente, amandone i pensieri, anche quelli che non condivide, analizzandoli meticolosamente. Sente, poi, il suo corpo, intuisce alla perfezione i piaceri di cui ha bisogno. Ma è proprio sicuro di comprendere la spiritualità di quel corpo?
Genere: Fluff, Introspettivo, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: nessuno
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Sono come tu mi vuoi
 
È da due anni che sono fidanzata con Edoardo.
Facciamo lunghe passeggiate mano nella mano, studiamo insieme, beviamo il caffè al bar guardandoci negli occhi, ci facciamo degli scherzi, non ci prendiamo tanto sul serio, facciamo l’amore di notte e di giorno, ci accarezziamo, ci prendiamo a male parole, non ci diamo degli stupidi nomignoli, urliamo ai concerti e restiamo in silenzio, abbracciati, quando la musica attraversa le nostre cuffie condivise. Una coppia di normali studenti universitari, insomma, che si è trovata su miliardi di persone.
Quello che mi piace più di Edo, è che si preoccupa molto del mio piacere quando siamo impegnati in un rapporto ed è ciò che ho sempre cercato quando entravo in intimità con un uomo, cosa rara vista la mia inguaribile diffidenza di materna matrice ed è ciò che mi ha sempre bloccato nello scendere a facili compromessi con l’altro sesso. “Una figa di legno!”, direte voi. Io la definisco con una perifrasi più soft: cieco istinto di conservazione di me stessa. “Narcisismo!”, ribattete. Esattamente, ma cerco di controllarlo, non disperate. E sia chiaro: sono l’ultima persona che potrebbe dare dei giudizi morali sull’operato altrui.
Prima di dedicarsi anima e corpo a me, ed è un’altra cosa che mi piace molto del mio ragazzo, lui spegne il telefono, così da permettere che i nostri occhi si abituino a vederci chiaramente quando ci amiamo, senza essere offuscati dalla luce fittizia dello smartphone. Lo riprende soltanto quando si butta sul divano dopo aver studiato tutto il giorno, o mentre aspetta che ordini il pranzo. Sono felice che mi rivolga i suoi occhi, che mi voglia guardare distintamente. Infatti, quando sta al telefono e sto per dirgli qualcosa, butta tutto e, dopo essersi stropicciato le iridi, mi sta a sentire. Ho sempre cercato questo rispetto: è il terreno su cui sboccia e si alimenta il mio amore.
Un giorno, tuttavia, Edoardo ha fatto una cosa che non doveva fare, tradendo l’uomo che mi aveva conquistata. Ancora non viviamo insieme e le nostre case sono abbastanza lontane. Da una settimana stava chiuso in casa con la febbre alta e giornalmente andavo a trovarlo per preparargli qualcosa di caldo e pulirgli un po’ la casa per arieggiarla. Era molto debole e, alcune sere, quelle in cui proprio delirava, rimanevo a dormire insieme a lui, bagnandogli la fronte rovente e pulendogli delicatamente la bocca quando vomitava l’anima. Edo è un tipo molto cagionevole di salute e ogni gennaio si becca un febbrone da paura.
Passata quella settimana, svegliandosi una mattina, si sentì un po’ meglio e voleva venire a trovarmi, ma ci ripensò immediatamente quando gli intimai di starsene a letto per non peggiorare la situazione. Gli promisi che sarei passata a pranzo per cucinargli qualcosa.
Verso le undici e mezza, mi arrivò un suo messaggio e pensai, sbuffando: “Ho detto a quel testone di dormire e ancora è sveglio!”. Sbloccai il telefono e lessi il contenuto.
“Amore, sono giorni che non ti vedo in quel modo…non è che mi manderesti una tua foto? ;)”. Poco dopo mi mandò un’immagine di lui con faccia supplichevole. Sentii un nodo allo stomaco e provai un disgusto atroce. Afferrai il cappotto e il cappello e mi buttai, furiosa, nella tramontana che investiva la città. Per la rabbia non mi resi conto delle ampie falcate che feci per raggiungere casa di Edo e, afferrate le sue chiavi, entrai sbattendo la porta. Giunta in camera sua, Edo alzò il busto e si sedette sul capezzale del letto. Il suo sorriso presto si trasformò in una smorfia di confusione.
“Valentina, che è successo?”, mi chiese con la voce roca per la tosse.
Io non dissi nulla, serrai le labbra con lo sguardo duro, fisso su di lui, e cominciai a togliermi di dosso il cappello, il cappotto, il maglione, le scarpe, i calzini, i pantaloni, la collana, i bracciali e, per ultimo, il reggiseno. Ogni pezzo lanciato per aria veniva scandito dalla crescente eccitazione di Edoardo, felice come un bambino che riceve un uovo di Pasqua. Rimasi con solo gli orecchini addosso, le mutande e i capelli sciolti sulle spalle nude, come piace a lui.
“Valentina…”, soffiò, gli occhi lucidi di desiderio dopo una settimana di febbre, mentre appoggiava le mani sul materasso per avvicinarsi lentamente a me, come invito per fare la stessa cosa.
Io lo ignorai e, con nonchalance, afferrai un libro dalla sua scrivania e sedetti su una sedia di fronte alla finestra, a gambe accavallate, per leggere distrattamente. Il fiato di Edo divenne pesante.
“Che cosa ti prende, Vale? Perché mi torturi così?”, chiese in tono lamentoso, stringendo le labbra. Buttai un occhio su di lui e aveva chiusa nei boxer e nella stoffa pesante del pigiama un Piacere che andava soddisfatto. E rimaneva duro come la pietra, con gli occhi supplichevoli, sapendo benissimo che un minimo sfregamento con il tessuto delle mutande lo avrebbe fatto venire senza che io potessi fare nulla. È la cosa che gli dà più fastidio. Edoardo è proprio un bambino quando si eccita: vuole tutto e lo vuole subito. Ed è bello chiudermi nel mio narcisismo per torturarlo un po’. Io tornai impassibile, nonostante sentissi distintamente il Piacere spappolarmi le viscere.
“Rifatti gli occhi, Edoardo”, dissi, atona, “chiedimi tutto quello che vuoi: di masturbarti, di fare uno spogliarello per te, di baciarti, di abbracciarti. Ma non chiedermi di diventare un’immagine quando puoi avere il mio corpo in qualsiasi momento. Non togliere la realtà dalla nostra relazione, non te lo permetto. Da due anni, quando ti parlo, tu metti da parte sempre il telefono per concentrarti su ciò che ho da dirti, perché sostieni che ti piace quello che mi passa per la testa e non vuoi essere distratto da nulla. Ascolta distintamente anche il mio corpo, ascoltalo come lo ascolto anche io e come faccio con i miei pensieri. Amore non è solamente affinità intellettuale, ma unione dei corpi carnale e spirituale”.
Edoardo socchiuse la bocca, facendosi serio. Si alzò dal letto e, avvicinatosi a me, mi guardò fisso per un attimo, come quando mi ascoltava parlare, e si inginocchiò. Mi abbracciò dalla vita e si fece strada tra le mie gambe, appoggiando l’orecchio destro sul mio seno sinistro, sul cuore, mentre io stavo a sentire l’impercettibile suono che facevano i suoi ricci al tocco delle mie carezze, stringendomelo al petto. Non facemmo l’amore ma ci ascoltammo per tutto il pomeriggio.
 
NdA: non so cosa sia questa roba qui, ma so per certo che mi manca un po’ di affetto. Forse diventerà una serie di racconti incentrati su questa mia coppia. Valentina è un personaggio ispirato a quello che penso io dell’amore, del convivere con un’altra persona insomma, sia spiritualmente che fisicamente. Come me è, prima di tutto, inesperta e anche un tantino paranoica. Ma ha una precisa concezione del rispetto. Edoardo è un giovane un po’ mammone, anche lui inesperto e che va guidato. Ingenuo, a tratti e un po’ furbo. Si guidano a vicenda, tuttavia, e la serie sarà incentrata proprio su questa funzione che entrambi dovranno ricoprire. Il titolo è ispirato alla canzone Sono come tu mi vuoi dei CCCP – Fedeli alla linea. Penso che esprima bene come siamo combattuti in amore tra l’essere e il non essere come ci vuole il nostro partner.
 Ci tengo a specificare che il rifiuto di Valentina a mandare foto osé al ragazzo non è un giudizio moralistico nei confronti di chi lo fa: ognuno è sacerdote del proprio tempio e, non avendo vissuto determinate situazioni, non sono nessuno per giudicare. Era una metafora per spiegare che, quando si è abituati a vivere la realtà, la genuinità di un amore, si fa di tutto per difenderlo, secondo me.
Grazie a chi è giunto sin qui e, mi raccomando, amate tanto, perché potrebbero capitare periodi come questo in cui rimpiangeremo i baci non dati, i ti amo non detti, gli abbracci non ricambiati. E di certo non si può vivere di rimpianti. Dopo questa menata, vi saluto, sperando di tornare a parlare di Valentina ed Edoardo.
AF
   
 
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