1. Il fastidio di lei e l'arroganza di lui
Sakura Haruno non era mai stata il tipo da luci della ribalta.
Mentre le sue coetanee si contendevano selfie perfetti e stories patinate, lei preferiva libri di anatomia, playlist lo-fi e una tranquillità che alla Konoha High faceva notizia quanto la neve in agosto.
Che la chiamassero scialba o noiosa le scivolava addosso. Non dava granché peso all'opinione degli altri e sapeva che in quel teatro di ormoni e dramma il diploma era il biglietto d'uscita.
Questo perché il liceo, per sua incredibile fortuna, non sarebbe durato per sempre. E una volta fuori di lì, quelle stesse persone che la denigravano avrebbero avuto ben poco da ridere e lei in modo indiretto si sarebbe ripresa la sua rivincita.
Per questo, quel lunedì di Aprile, quando entrò in mensa accompagnata dall'unica persona che la capisse davvero - Hinata Hyuga, l'incarnazione vivente dell'emoji timida - non si sorprese di trovare puntualmente il solito caos intorno al tavolo della squadra di football.
Al centro dell'ammasso di felpe varsity, Sasuke Uchiha era senza ombra di dubbio il ragazzo più ambito del liceo di Konoha. Bello da togliere il fiato, popolare da far girare la testa, ricco da indebitare un piccolo Stato ma umile quanto un cartellone di Times Square.
Era ovviamente il capitano della squadra di football, e fino a poco tempo addietro un incallito sciupafemmine dato che di recente si stava diffondendo la voce che avesse cominciato a frequentare Ino Yamanaka. Sakura non aveva potuto altro che commentare "Che cliché" dato che, sempre ovviamente, la Yamanaka era niente po' po' di meno che la capitana delle cheerleaders. Infine, era anche il vicino di casa di Sakura ma questo era un dettaglio apparentemente irrilevante ai fini della descrizione del suddetto pomposo arrogante.
"Non capisco perché ogni giorno debba essere un concerto di decibel" borbottò Sakura puntando l'addetta che stava distribuendo il budino al cioccolato come fosse l'ultima reliquia sulla Terra.
"Forse... è per il budino?" mormorò Hinata, ma i suoi occhi lattiginosi erano fissi su tutt'altro dessert.
Sakura seguì la traiettoria dello sguardo dell'amico e ridacchiò. Naruto Uzumaki, armato di sorriso pari a mille watt. "Nel tuo caso direi budino alla vaniglia: biondo, soffice, molto "mmm" invitante".
Hinata diventò rosso semaforo. "C-cosa?!" balbettò.
"Oh, per favore. Vai a parlarci prima che muoia di vecchiaia, o peggio, si fidanzi".
"È impossibile... Non sa nemmeno che esisto" mormorò l'amica, sistemando le cose nel suo vassoio.
Sakura sospirò. Era la sua migliore amica e le voleva bene ma la sua timidezza era testarda quanto le radici dei suoi lunghissimi capelli neri.
Le due trovarono posto poco distante dal tavolo dei "popolari". Ino agitava la sua chioma bionda fluo e strillava come un gabbiano sotto acidi, arpionando il braccio di Sasuke. Attorno, Naruto, Kiba, Shikamaru e Rock Lee pianificavano la prossima partita mentre Temari, la ragazza di Shikamaru, discuteva di frivolezze con Ten Ten, comodamente appollaiata sulle ginocchia del suo ragazzo Neji.
"Non potresti chiedere a tuo cugino Neji di presentarti Naruto?" chiese Sakura aprendo il cartone del latte con la medesima delicatezza con cui si disinnesca una bomba.
Hinata scosse violentemente la testa. "Piuttosto convocherei l'Apocalisse" farfugliò l'amica. "E se lui non fosse minimamente interessato a conoscermi mi ignorasse? Morirei all'istate. E se mi parlasse... morirei comunque. No, preferisco rimanere così. La mia cotta verrà con me nella tomba".
Sakura stava per chiedere se non stesse esagerando un po' sulla questione quando un oggetto non identificato le colpì in pieno il petto. All'altezza del seno, un pezzo di budino le aveva macchiato di marrone la camicia fino a pochi secondi prima bianca immacolata.
Sakura alzò lo sguardo minacciosa e vide davanti a lei Ino che si copriva la bocca fingendo sorpresa mentre Sasuke alzava le mani in segno di vittoria. "Centro" disse con un ghigno.
Per un istante Sakura valutò mentalmente quante sbarre poteva prendere per omicidio.
"Ops," trillò Ino. "Scusa non pensava ti avrebbe colpito e per giunta proprio lì. Anche se non è poi così grave dato che non c'è nulla da colpire".
Un coro di risatine si levò intorno a loro ma non tutti sembravano divertirsi. Naruto distolse lo sguardo contrariato, Rock Lee aggrottò la fronte.
"Stai bene?" domandò Hinata preoccupata.
Sakura annuì e si pulì con il fazzoletto della mensa, limitandosi a un sorriso gelido in direzione del tavolo colpevole.
"Non ti preoccupare, Hinata. Vado in infermeria" annunciò. "Magari hanno un uniforme di scorta e chissà... Magari anche un'armatura anti idioti" esordì con voce abbastanza alta da essere sentita. Hinata la seguì , voltandosi solo un secondo a lanciare uno sguardo in direzione del tavolo.
"Non pensi di aver esagerato?" domandò Ten Ten sottovoce.
"Già..." si aggiunse Rock Lee.
"Sapete che me ne importa, tanto quella è un'ameba" ridacchiò Ino, agitando una mano. "Vero Sasuke?"
Sasuke non disse nulla. Ma il suo sguardo era fermo in direzione dell'uscita dove la chioma rosa di Sakura era appena scomparsa dietro la porta.
[...]
La mattina seguente non poté iniziare peggio. Sakura quasi perse il pullman per la gita al Tempio del Fuoco. Il professor Hatake, occhio destro coperto e caffeina nel sangue, le fece cenno di salire scuotendo la testa. "Che non si ripeta più, Haruno".
Hinata seduta in terza fila accanto al finestrino, le infilò un biscotto nella mano come antidoto al malumore. "Non è da te arrivare in ritardo. Tutto okay?"
"Più o meno. Lavanderia, traffico, karma... scegli tu".
Non poté fare a meno di pensare che fosse tutta colpa di quell'idiota di Sasuke e di quella sua oca di fidanzata.
Hinata notò la camicia oversize che le arrivava quasi alle cosce. "Ma quella che hai addosso? Se non sbaglio ieri non abbiamo trovato camicie in più negli armadi dell'infermeria".
"È di Sasori" mormorò arricciando le labbra in un sorriso dolce e imbarazzato. "Ieri al negozio mi ha vista imbrattata e mi ha dato la sua dicendomi che a lui ormai non serve più dato che si è diplomato l'anno scorso".
"Che gesto carino," commentò la Hyuga, sorridendo dolcemente. "Sasori è proprio un bravo ragazzo".
"Già..." soffiò Sakura dolcemente, alzando le spalle e inspirando il profumo di vaniglia che proveniva dall'indumento. Persino il profumo di Sasori era delicato e dolce.
[...]
Venti minuti dopo erano giunti al tempio. Un monaco li guidò tra statue millenarie e leggende ninja.
"Soffermiamoci un attimo su questa statua" disse d'un tratto il monaco, invitando all'ascolto. "Questa che vedete è la statua dell'onorevole Chiriku".
Sakura guardò la statua. Era una comune statua come tutte le altre, rappresentante un monaco pelato con quelle che dovevano essere delle folte sopracciglia a conferirgli un'aria dura e fin troppo seria.
"Chiriku era il capo del tempio del Fuoco e anche uno dei dodici guardiani del Daymio. La sua forza era leggendaria in quanto era un ninja temibile a cui doveva essere portato assoluto rispetto".
Il monaco parlò ancora a lungo, dilungandosi tra date e periodi storici, di cui solo Sakura sembrava prendere appunti come un segugio.
"Va bene," iniziò il professor Hatake dopo che il monaco ebbe concluso il suo discorso. "In conclusione di questa visita vi dividerete a coppie e continuerete il giro del tempio da soli. Voglio una relazione approfondita sulla giornata di oggi per lunedì prossimo".
Tutta la classe sbuffò sonoramente, qualcuno addirittura protestò.
"Consideratela uno stimolo per invogliare la vostra curiosità in vista delle prossime gite e, perché no, un antidoto alla vostra ignoranza, vero Naruto?" disse infine, rivolgendosi al biondo che d'un tratto smise di ridacchiare.
"Dato che Uzumaki si diverte fin troppo in compagnia del signorino Uchiha, direi che è il caso di far condividere il suo senso dell'umorismo con qualcun altro. Uzumaki tu andrai con Hyuga mentre tu Uchiha concluderai la visita con Haruno".
Sakura e Sasuke alzarono gli occhi al cielo, Naruto sbuffò leggermente ma poi sfoggiò il suo solito sorriso, Hinata invece si era accasciata a terra ed era come pietrificata mentre il cuore prendeva a batterle così forte da sentirselo a momenti uscire dal petto.
"Stai tranquilla" sussurrò Sakura al suo fianco. In fondo era contenta per l'amica, finalmente le era capitata un'occasione per avvicinarsi a Naruto. D'altro canto, lei non era stata altrettanto fortunata.
Sasuke s'avvicinò a lei nell'istante in cui Naruto aveva afferrato Hinata per un polso, urlando: "Ehi Hinata! Non chiedermi niente, alzati e vieni via con me, ti fidi?" per poi sorridere a trentadue denti e trascinarla via.
"Vedo che oggi la tua uniforme è candida" iniziò Sasuke, tono burro e coltelli.
Sakura lo fulminò truce. "È davvero incredibile che io sia finita con te. Stammi a distanza antincendio perché c'è la possibilità concreta che io possa darti fuoco solo con il migliore dei miei sguardi omicidi".
"Sicura che sia fuoco quello che temi?" sussurrò, abbassando la voce di una tacca.
Sakura lo squadrò con finta calma. Non poteva negare di essersi, in effetti, soffermata spesso sull'aspetto di Sasuke, constatando purtroppo quanto quel ragazzo fosse fisicamente perfetto: spalle larghe, muscoli sodi, lineamenti fini e sguardo intenso. Aveva un solo difetto: il carattere.
"L'unica cosa che mi brucia è lo stomaco quando ti vedo, forse sono intollerante agli egocentrici".
Sasuke sogghignò, passo felpato fra tatami e incenso. "Dai, Haruno. Statistiche dicono che nove ragazze su dieci sognano di venire a letto con me".
"Io sono la decima che non firma il consenso alla ricerca".
"Oh, quindi ammetti di essere "fuori dal comune". Interessante, fronte spaziosa".
Sakura si bloccò al sentire di quel soprannome. Era da tanto che non lo sentiva. "Allora primo, non chiamarmi così. Secondo, potresti anche essere scolpito dagli dei ma se dovessi scegliere fra una notte con te e un'estrazione del dente del giudizio senza anestesia... chiedo al dentista di usare una motosega".
Sasuke rise. Un suono raro, quasi disarmante. Si sedette sul parapetto del porticato sorpreso dalla scontrosità di Sakura. "Sei in quei giorni per caso?"
"Dovevi ovviamente uscirtene fuori con una considerazione sessista" esalò l'altra, alzando gli occhi al cielo e realizzando che non sarebbe mai andata d'accordo con una come lui.
Nonostante le scintille, completarono la visita senza spargimenti di sangue. Quando si separarono, Sakura si scoprì con la stessa adrenalina che le montava dopo un allenamento al sacco da boxe. Se lo ammettesse o no restava un mistero, ma l'Uchiha aveva talento nel farle pompare il cuore - di rabbia, si disse, solo rabbia.
[...]
Quella sera, a villa Uchiha, il ticchettare dei tacchi di Mikoto Uchiha risuonarono fino all'ingresso mentre percorreva frettolosamente la lunga scalinata di fronte alla porta con sottobraccio una pila di documenti.
"Itachi?" domandò, sentendo il portone d'ingresso. "Oh, sei tu, Sasuke. Hai per caso sentito o visto tuo fratello?" domandò una volta di fronte a lui, sistemandosi il cinturino dell'orologio.
Sasuke stava per dire qualcosa ma sua madre emise un urletto stridulo.
"Oddio! Com'è può essere già così tardi?" si allarmò, avviandosi verso la porta. "E Sasuke... smettila di sembrare un surfista, abbottonati quella camicia. Un Uchiha si deve sempre presentare in modo consono al suo nome e rango. Uruchi ti preparerà quello che desideri" parlò a raffica prima di sparire dietro la porta.
Sasuke sospirò per poi massaggiarsi le tempie. "Sto bene anche io, mamma, grazie dell'interessamento" sussurrò infine, dirigendosi di sopra.
Il silenzio familiare della sua stanza gli rimandò l'eco di una solitudine a cui ormai era abituato. Tuttavia, mentre si buttava sul letto provando a rilassarsi nel tentativo di placare il mal di testa che gli era insorto per qualche strano motivo qualche ora prima, gli occhi verdi di Sakura Haruno fecero capolino nella sua mente.
[...]
Sakura infilò la chiave nella serratura di casa con le braccia cariche di buste della spesa. Lavatrice, compiti, allenamento, cena: c'era una tabella di marcia da rispettare. Eppure qualcosa le faceva tremare le mani, una specie di elettricità residua. Colpa della gita, certo. Dell'incenso. O di quelle iridi onice che l'avevano trapassata come proiettili.
Accese la musica e si mise al sacco da boxe finché il sudore non le scivolò lungo la schiena. Ogni colpo cancellava un pensiero: Uchiha-arrogante, Uchiha-presuntuoso, Uchiha-attira-problemi... e però, al diavolo, che spalle.
Dopo la doccia fece scorrere le dita sui fogli dei test d'ammissione a Medicina. Aveva un mese per farcela, e nessun pomposo, arrogante, idiota avrebbe intralciato il suo cammino. Almeno, continuò a ripetersi finché il sonno non la prese in ostaggio, e le ultime cose che vide furono due occhi neri come la notte.


