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Autore: EleAB98    01/06/2020    2 recensioni
Una piccola (o corposa?) raccolta di "What If?" e "Missing Moments" inerenti Thomas Hunt e Jane McMiller, protagonisti assoluti dell'universo "Hollywood U" di cui fanno tuttora (o hanno fatto, in base al contesto narrativo degli episodi) parte.
Un amore sconfinato intriso di incertezze che in fin dei conti si trasformano in certezze, un amore romantico e intenso tra una promettente alunna e il proprio professore. Un professore famoso in tutto il mondo, dal temperamento razionale e controllato, molto spesso imperscrutabile e tremendamente insicuro - quanto dolce e passionale - riguardo alle questioni di cuore.
Genere: Introspettivo, Romantico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Missing Moments, Raccolta, What if? | Avvertimenti: Spoiler! | Contesto: Contesto generale/vago, Universitario
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What If: Che cosa sarebbe accaduto se il nostro amatissimo regista non avesse ceduto alla passione e, in primis, al sentimento forte che prova per Jane la notte stessa della première, ritrovandosi soltanto a conversare con lei sul terrazzo dell'hotel riguardo al suo tormentato rapporto di gioventù con l'attrice Yvonne Bloom? In questa WI ho voluto immaginare una situazione abbastanza "irreale"  (per chi conosce tutti i passaggi della storia "originale" saprà di cosa parlo) in cui domina una certa insicurezza (in virtù del sentimento forte e sincero che alberga nel cuore dei protagonisti e di cui sembrano, almeno in questa circostanza, non essere ancora del tutto consapevoli!); una situazione che scoprirete... soltanto leggendo! Perciò, buona lettura a voi, appassionati estimatori della coppia Thomas-Jane - che personalmente amo alla follia - ! Comunque, amo costruire situazioni per certi versi esilaranti tra questi due, come quella che vedrete verso il finale! 


Quella notte, Thomas Hunt non riusciva proprio a dormire. Continuava a rigirarsi e a rivoltarsi in quel letto come un calzino, alla ricerca della posizione "giusta" per abbandonarsi finalmente tra le braccia di Morfeo che, di sicuro, "lo stava attendendo" con viva impazienza dall'alto dell'Olimpo. Solitamente, era la posizione prona a garantirgli maggiore comfort e disposizione a un quieto riposo di cui quella notte - ormai ne era più che certo - non avrebbe affatto goduto. Nel giro di qualche minuto, la motivazione a questo suo stato di perfetta vigilanza in cui riversava, si rivelò fin troppo chiara ai suoi occhi, colpendolo con forte intensità. Quella notte, in effetti, non era solo: nel salotto di casa sua e, dunque, non molto lontano da lui, si trovava la sua studentessa, del tutto immersa - o almeno così sperava - in un tranquillo sonno ristoratore e indubbiamente rinvigorente, su quel divano, ormai da qualche mese  sordo testimone dei loro incontri clandestini, nonché dei loro ardenti baci, teneri abbracci, interessanti e stimolanti conversazioni inerenti i film che solevano guardare in serata mangiando pop-corn scambiandosi, di tanto in tanto, qualche sguardo complice che tradiva una sentita dolcezza accompagnata, però, da un certo desiderio.

Un desiderio fisico assai percepibile, quasi penetrante ma comunque sano e naturale; un desiderio e un bisogno reciproco di sentire e di sentirsi, di percepire che il loro novello rapporto fosse estremamente - e del tutto - reale e che, quindi, non rappresentasse una semplice fantasia (scandita invece dalla difficile quotidianità di incarnare L'alunna e Il professore all'interno della Hollywood U). Un desiderio dolce e in parte febbrile al quale, però, non si erano ancora abbandonati in maniera totalizzante. Di colpo, l'uomo si alzò dal letto: ammetteva di essere - ormai da qualche settimana - decisamente conscio dell'attrazione fisica che provava nei confronti di Jane, e a pensarci bene nemmeno tentava di nasconderla. Dalle sue effusioni sempre più vivaci traspariva, in effetti, un costante bisogno di lasciarsi andare finalmente a quella passione condivisa appieno anche dalla ragazza che, tra l'altro, non aspettava altro che ricevere da lui la "fatidica dichiarazione romantica" che li avrebbe condotti al compimento di quel passo successivo; un breve - quanto intenso - passo che contemplava un'altra dimensione: la dimensione fisica della loro relazione. Ciononostante, malgrado sapesse che il suo rapporto con lei non era affatto un capriccio, Thomas sembrava ancora restio dal pronunciare quelle due - o cinque, nel caso in cui avesse voluto mostrarsi, per così dire, più prolisso - paroline "magiche" che avrebbero distrutto l'ultimo mattoncino dell'imponente "muraglia cinese" che, almeno agli albori, li separava.

E quella sera, per entrambi era stato assai difficile separarsi fisicamente l'un l'altra, a seguito della consueta visione di uno dei più romantici classici del cinema che tanto piacevano a Jane: Pretty Woman, un film che il regista aveva trovato sempre abbastanza insulso ma che, paradossalmente, aveva scatenato in lui quel sordo pensiero di poter confessare alla ragazza quanto fosse innamorato di lei, proprio come aveva fatto Richard nei confronti di Vivian in quella meravigliosa scena finale della pellicola che aveva sancito, ovviamente, un lieto fine degno di una favola romantica. Da una parte, però un profondo senso di insicurezza lo aveva investito, facendolo desistere dal suo proposito: la loro condizione di precarietà che non permetteva loro di vivere il tutto alla luce del sole, in particolare, non gli facilitava di certo le cose; inoltre... chi gli assicurava che Jane provasse i suoi stessi sentimenti?

Arrendendosi di fronte alla prospettiva di una notte in bianco, il regista sospirò e si avviò di soppiatto in cucina per farsi un goccino di brandy. La studentessa aveva festeggiato il suo compleanno insieme a lui nell'inoltrato pomeriggio dopo essere stata a casa dei suoi e, in men che non si dica, era giunta la sera. In quel momento particolare, entrambi si erano concessi un lungo bacio da cui non avrebbero mai voluto staccarsi. Le forti sensazioni che il regista provava insieme alla ragazza riuscivano sempre a disarmarlo e, nel contempo, a renderlo tremendamente euforico e felice. D'altro canto, Jane lo aveva supplicato di rimanere a dormire da lui e dato che la prospettiva di rincasare a quell'ora così tarda non era poi così invitante, il regista aveva acconsentito alla sua richiesta, senza esitazione di sorta. Thomas si era persino offerto di farla dormire nel suo letto anziché sul divano ma, con sua somma sorpresa, ella le aveva risposto di preferire di gran lunga il piccolo angolino di mondo che aveva sancito i loro scambi amorosi più intensi e romantici suscitando persino il leggero imbarazzo dell'uomo che, dispensandole l'ultimo abbraccio della giornata, si era avviato in camera sua, illudendosi di poter prendere sonno nell'immediato. 

Raggiunto il soggiorno, Thomas si perse per qualche minuto nella silente contemplazione di colei che, segretamente e da qualche tempo, aveva preso a definire la sua Jane. Ella teneva su di sé una leggera coperta di cotone in cui si era avvolta perfettamente e parte del suo viso delicato era ricoperto di un ricciolo ribelle che la rendeva ancora più affascinante, e così... desiderabile. Scuotendo la testa e dibattendo contro se stesso e contro i suoi stessi pensieri, il regista si apprestò ad aprire la porta della cucina ma, d'improvviso, una voce melliflua lo fece sobbalzare. 


Thomas?” 


L'uomo si voltò e notò che la ragazza aveva gli occhi spalancati. La sua voce, inoltre, non era affatto impastata dal sonno perché evidentemente, nemmeno lei era riuscita a concedersi un sonno tranquillo. A dirla tutta, pareva proprio che lo stesse aspettando, benché egli non le si fosse avvicinato appositamente per il sentito timore di svegliarla anche soltanto con il suo respiro.

Jane, sei ancora sveglia? Credevo dormissi...” rispose lui, con un'aria tutt'altro che convincente.

Mi dici come faccio a dormire dato che sono qui con te? replicò lei, analizzando a fondo il suo sguardo.  Sai... mi fa strano essere qui, su questo divano, nel cuore della notte.

Thomas sorrise e le si avvicinò. 


Fa strano anche a me, le disse, in tono franco. E tanto per la cronaca, nemmeno io sono riuscito a dormire... Ma sono le quattro del mattino e dovremmo farlo, aggiunse poi, accarezzandole la guancia.

Credo sia inutile provarci, ribatté lei, beandosi del suo tocco leggero, quasi esitante.

Lo credo anch'io, ammise l'uomo, dopo un po'. E forse, sono venuto qui in soggiorno perché mi mancavano i tuoi baci.

Senza esitazione, l'uomo si fiondò sulle sue labbra e, in un attimo, Jane gli cinse le braccia al collo, tirandolo a sé con forza. Sussultarono entrambi alla forte sensazione di trovarsi lì, l'uno di fronte all'altra, a scambiarsi reciprocamente un bacio dal quale traspariva senz'altro un qualcosa cui entrambi non avevano ancora osato assegnare un nome. Una 'strana' energia che, per qualche minuto, li travolse completamente. Nell'anima e nel corpo. Non appena si staccarono, rimasero entrambi in silenzio, occhi negli occhi. Dopo aver ripreso fiato, la ragazza riprese a parlare.

Sai, Thomas... tu sei diverso dagli altri. 

L'uomo alzò un sopracciglio.

Vuoi dire più vecchio, forse? 

Dai, non fare lo sciocco ora...
ridacchiò lei. Sai che non intendevo questo. Con te mi sento al protetta e al sicuro. Con te mi sento meravigliosamente bene e mi sembra un sogno. E il profondo rispetto che provi per me è fonte di grande ammirazione ai miei occhi. 

Anche a me sembra un sogno ritrovarci qui, di nuovo insieme dopo una première a dir poco frenetica... quella conversazione che abbiamo avuto sul terrazzo dell'hotel di S. Francisco è stata a dir poco illuminante per me, perché... 

L'uomo deglutì. Avrebbe tanto voluto dirglielo, ma c'era un qualcosa - che cosa? - che gli impediva di farlo. Non era forse sicuro dei sentimenti di Jane? Poco prima, nella sua stanza, aveva proprio pensato all'eventualità che la studentessa potesse essere soltanto affascinata da lui, dalla sua età e dalle sue esperienze come uomo e come professore e regista. Questo pensiero lo spaventava non poco, forse ancor più del fatto che i due stessero intrattenendo una relazione clandestina a cui i media - e non solo loro - avrebbero potuto appellarsi per rovinare l'ascesa della giovane, nonché stroncare in via definitiva la sua carriera alla Hollywood U.

La ragazza lo squadrò con aria rassicurante, incitandolo a continuare. Thomas, però, non si sentiva ancora pronto a rivelarle quella conclusione cui era pervenuto la notte della première. Forse perché, da un lato, non credeva ancora che la fortuna di avere Jane accanto fosse capitata proprio a lui.


Tu per me sei speciale, Jane. Quando ti ho incontrata per la prima volta, mi hai... folgorato, ecco. E non credevo possibile che un bel giorno avrei goduto dell'opportunità di conoscerti. 


Wow... credevo che non mi avessi proprio considerato, quel giorno in cui mi sono presentata nel tuo ufficio , ribatté lei, sorridendogli.

Questo è ciò che, in effetti, per molto tempo, ho raccontato a me stesso. Ma adesso siamo qui... noi due insieme. 


Thomas, possiamo...” , disse lei, di punto in bianco. “Puoi rimanere almeno un po' qui con me, nel frattempo che provo a riaddormentarmi? Qualcosa mi dice che tu sia un po' stanco... in fondo, ieri hai lavorato tutto il giorno e non era mia intenzione intrattenerti... qui, contro la tua volontà. 

Jane, tu non mi stai soltanto "intrattenendo". Tu mi stai coinvolgendo... fisicamente e mentalmente, azzardò poi, guardandola di sottecchi.

La studentessa spalancò leggermente gli occhi.


E rimarrò qui con te, sta tranquilla. In fin dei conti, il fatto che io sia stanco non mi ha impedito di rimanere sveglio 
, osservò poi, con aria dubbiosa.

Dentro se stesso, provò di colpo una strana sensazione: sembrava che Jane avesse captato i propri timori e che lo avesse allontanato dall'oggetto di discussione principale che riguardava il loro rapporto accampando come "scusa" la sua stanchezza, comunque veritiera. Che temesse anche lei che la loro situazione potesse rappresentare un qualcosa di intrigante soltanto perché contemplava il gusto del proibito? L'uomo guardò nuovamente la ragazza che, nel frattempo, aveva posato la propria testa sulla sua spalla, mentre egli si era accontentato di rimanere sul pavimento, sorretto soltanto dalla poltroncina che lo sorreggeva dietro, dandogli sostegno. Lasciandosi cullare dal dolce respiro di Jane, anche Thomas chiuse gli occhi e, tutt'a un tratto, si ritrovò finalmente tra le braccia di un esultante Morfeo.

 
***


Il mattino seguente, non appena la ragazza si risvegliò da un sonno tutt'altro placido, si ritrovò immersa in uno scenario fin troppo familiare. Si trovava ancora a casa del regista, distesa su quel divanetto assaporando la "rumorosa quiete" che al mattino investiva la città di Los Angeles. Guardando alla sua destra, si accorse che Thomas non si trovava di fianco a lei. Dove poteva essere finito? Di sicuro, non in cucina. Con uno scatto felino, la giovane sorrise al pensiero e all'idea che le si presentò in quel momento e che avrebbe senz'altro attuato. Di soppiatto, la ragazza entrò nella stanza del regista: Thomas dormiva come un angelo. Non appena gli si avvicinò, scrutandolo con devozione, Jane lo baciò delicatamente e l’uomo si svegliò di soprassalto.

“Buongiorno, Thomas...” esordì la ragazza con un sorriso.

“Jane! Ma che... ti sembra questo il modo di darmi il buongiorno! Mi hai fatto prendere un colpo!”

La ragazza rise di gusto.

“Caspiterina, Thomas! Non credevo che fossi un tipo così suscettibile.”

L’uomo fece una smorfia di disapprovazione.

“Stavo sognando, ok? E non è affatto bello essere interrotti nel bel mezzo del sonno.”

“Ma davvero? Stavi sognando, eh? E dimmi... che cosa stavi sognando, mio prode cavaliere?”

“Stavo sognando che tu... ma dimmi un po’, cosa ti interessa?” ribatté l’uomo, fingendosi infastidito. “Avanti Jane, andiamo a fare colazione... la Hollywood U ci aspetta.”

Quando il regista fece per alzarsi Jane lo bloccò e, con una lieve spinta, lo buttò nuovamente sul letto.

“Mmm... veramente”, gli disse poi, con aria provocatrice, “io avrei un’altra idea di colazione...  che ne diresti se ti mangiassi di baci?”

A quelle parole, Thomas trattenne il fiato per qualche secondo. Quella ragazza riusciva a farlo letteralmente impazzire. Che cosa aveva in mente? Qualunque cosa fosse, doveva immediatamente alzarsi da quel letto. Altrimenti – ne era certo – non ne sarebbe uscito vivo. L’uomo provò di nuovo ad alzarsi, ma Jane non glielo permise. Prontamente, si mise a cavalcioni su di lui, bloccandolo del tutto.

“Jane, ascoltami...”

“Sta’ tranquillo Thomas, rilassati! Fidati di me.”

“Fidarmi di te?” replicò lui, rimanendo impassibile e assai ipnotizzato da quello sguardo magnetico. “Credo mi sarà impossibile.”

“Shh... non muoverti e lasciami fare...”

Come se avessi scelta, pensò lui, decisamente intrigato ma, allo stesso tempo, quasi "scosso" da quella faccenda.

Con estrema lentezza, Jane aprì i bottoncini della camicetta di Thomas, uno per uno. La ragazza tracciò con leggerezza il contorno dei suoi pettorali: non erano poi molto scolpiti, ma erano decisamente affascinanti. L’uomo inspirò profondamente, chiudendo gli occhi per qualche istante e assaporando quel contatto che tante, tantissime volte, aveva bramato. Il giorno della première, poco prima di rientrare nella sua stanza, le aveva espressamente detto che avrebbe voluto aspettare il "momento giusto" per abbandonarsi a quella prospettiva ma, questa volta, non era del tutto sicuro che sarebbe riuscito a far finta di niente. Con fare tranquillo, Jane gli si avvicinò al volto, baciandolo sulle labbra. Thomas ricambiò immediatamente il suo gesto, afferrandola per i fianchi, come a volerle impedire di andarsene. Dopodiché, la ragazza prese a sfiorargli il collo con il suo respiro per poi concentrarsi sul suo petto, che invece ricoprì di baci. Il regista sospirò di nuovo: era ormai del tutto preda delle sue attenzioni e, con uno scatto improvviso, invertì le loro posizioni, senza nemmeno pensarci. La ragazza sorrise, rimanendo piacevolmente sorpresa dal suo impeto, così deciso e delicato allo stesso tempo.

“Non guardarmi così, Jane… o non riuscirò più a resisterti”, le disse lui, continuando ad accarezzarle i fianchi e le gambe con estrema sensualità.

“E allora non resistermi...” lo implorò lei, incitandolo ad approfondire quel contatto nel quale si stavano perdendo l'un l'altra.


Thomas sospirò pesantemente e dopo qualche secondo sussurrarono entrambi, nello stesso momento, i loro rispettivi nomi.

“Prima tu...” le disse l’uomo guardandola intensamente negli occhi.

Jane fece un bel respiro e, con coraggio, glielo confessò.

“Thomas io… io mi sono innamorata di te.”

A quelle parole, il cuore dell'uomo saltò un battito. Da quando in qua la sua Jane era in grado di leggergli nel pensiero?

“Stavo per dirti esattamente la stessa cosa...” le disse infatti, dopo qualche secondo. “Anche io sono innamorato di te. E non sai da quante settimane avrei voluto dirti queste cinque paroline magiche”, continuò poi, strappandole un sorriso.

E sono stato uno stupido a nutrire anche soltanto la paura di pronunciarle - avrebbe voluto aggiungere, ma non lo disse -.

“Allora, in tal caso... non c’è più alcun bisogno di aspettare”, replicò la ragazza, con grande emozione e altrettanta semplicità.

“Jane, Jane, Jane…” ribatté l’uomo, con un sorriso divertito, “ti avevo detto che non avresti dovuto farlo... non avresti mai dovuto provocarmi in questo modo, e...”

“Sta’ zitto e baciami”, replicò lei, trascinandolo lentamente verso le sue labbra.

A quella "sfrontata" dichiarazione che, assieme all'altra, avrebbe sempre voluto sentirsi dire, il regista si "sciolse" del tutto e obbedì prontamente a quell'ordine abbattendo, finalmente, l'ultimo mattoncino di quella "muraglia" che nel corso degli anni si era costruito attorno, per poi abbandonarsi con Jane nel vortice della passione.
 

 
   
 
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