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Autore: Angelika_Morgenstern    04/04/2021    1 recensioni
Zeno è uno scrittore tradito e abbandonato dalla moglie, alla quale pensa giorno e notte, sprofondato in un modus vivendi che lo porta ad aspettare la morte lontano da tutti, anche dalla sua amata macchina da scrivere.
Finché il mare rigetta quello che sembra il cadavere di una donna.
Quanto ciò influenzerà la sua vita?
Genere: Drammatico, Malinconico, Song-fic | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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- Prologo - Una donna normale -

Se ne stava lì, a guardare fuori dalla finestra, come faceva spesso da quando era arrivata.
I ricci castani le si affollavano disordinatamente sulle spalle, gli occhi assenti puntati sul mare mentre una mano esile stava a sorreggere il mento, seguendo il volo dei gabbiani, invidiandoli, ne ero certo.
Lei era fatta così, ormai lo sapevo bene.
Mi domandavo se fosse felice, se sarebbe rimasta per sempre con me, nel villaggio di pescatori dov’era apparsa dal nulla sul bagnasciuga dopo una mareggiata.
Svenuta, cianotica, coi polmoni pieni d’acqua, ma inspiegabilmente viva.
Quando aveva sbarrato gli occhi era serpeggiata la felicità tra tutti, perlomeno così mi avevano detto, dato che io non ero presente.
Se ne stava sempre lì, ogni mattino, ogni pomeriggio e ogni sera, a fissare le onde dalla finestra di casa. La risacca aveva il potere di infonderle linfa vitale e più volte l’avevo ritrovata in riva al mare nei giorni di mare grosso.
Finché non la trovai più.


- Note dell'autrice: Com'è nata la storia -

Benvenuti a tutti coloro che sono approdati su questa storia.
Vorrei spendere due righe sull'origine della storia, poiché per me è importante.

Quando ero piccola i miei acquistarono questo album, Il cielo è blu sopra le nuvole, dei Pooh, che a me già piacevano molto, e tra le tracce ce n'era una in particolare che si discostava un po' da tutte le altre scritte dalla band fino a quel momento.
Perlomeno da tutte quelle che avevo sentito io.
Nella mia testa c'è sempre stata la figura di questa ragazza un po' sfuggente che se ne va a zonzo sulla spiaggia con un abitino qualsiasi, noncurante di tutto e tutti, a cui importa solo del mare.
Ogni volta che ascoltavo questo pezzo, me ne andavo su quella spiaggia afflitta da nubi scure e mareggiate, uno di quei posti dove d'inverno non c'è nessuno, con l'alta marea che di notte divora la spiaggia.
Ho sempre amato il mare d'inverno, la solitudine che evoca e il suo potere evocativo.

Poi nel novembre del 2020 muore Stefano D'Orazio, storico batterista dei Pooh, e per me è stato un colpo al cuore. 
Sono stati il mio primo concerto, il primo pezzo studiato al pianoforte, uno dei primi gruppi ascoltati grazie anche alle raccolte dei miei in musicassetta.
Non sono una fan della musica italiana, ma dei Pooh sì.
Alla fine di quel concerto del 2016 mi ero chiesta se avessi avuto ancora l'occasione di vederli.
Il resto è storia.

Questo breve racconto è un omaggio a D'Orazio, romano di nascita come me, che non sono potuta andare a salutare, maledetto covid.
Ci tenevo molto.
Sono stata in lutto una settimana, ho visto annunciare la notizia in diretta e mi è crollato il mondo addosso.
Questo è solo un piccolo tributo a lui e alla band.
Sono un tipo solitario ossessionato dalla musica e conservo bei ricordi con i loro pezzi che fanno da cornice. Mi sembra il minimo dedicare loro qualcosa, nel mio piccolo.

E dopo queste note tristi, vi lascio alla lettura.
Spero di non deludervi.

- A.

 


 
   
 
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