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Autore: London_Euphroisine    05/05/2021    0 recensioni
''Incontri qualcuno e lo ignori, come se non lo vedessi, come se non esistesse, perchè nulla si incastra. Tu non noti lui e lui non nota te.
E poi, altre volte incontri qualcuno e non hai la forza di distogliere lo sguardo e ti scervelli per settimane su che cosa significhi ciò che in realtà è sotto al tuo naso e ha tutto l'aspetto di essere ciò che chiamiamo ''desiderio''. ''
Dal testo:
''Dimmi il tuo nome'' ordinò
Il ragazzo sorrise, ricordando che Lorenzo lo conosceva solo come Teo e non sapeva ancora quale fosse il suo vero nome.
''È importante per te?''
Lorenzo annuì, deciso ''Voglio sapere come si chiama la persona che amo e voglio chiamarti con il tuo nome almeno una volta''
Genere: Erotico, Romantico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
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I

Dicono che la bellezza della vita si scopra sbagliando.

Dicono che le persone imperfette sono quelle persone che conoscono la vita, perchè hanno sofferto, sopportato le avversità e inciampato di sconfitta in sconfitta.

Lorenzo proprio non si riconosceva in questa definizione: la sua famiglia è una famiglia benestante e lui stesso si stava per laureare in Giurisprudenza.

Guardò l'orario sullo schermo del telefono: era quasi l'ora di cena e i suoi genitori sarebbero tornati presto. Sospirò, guardando fuori dalla finestra: batteva un vento freddo e una pioggerellina fastidiosa ma aveva promesso che si sarebbe recato al supermercato più vicino a fare la spesa.

Lasciò il libro aperto sulla scrivania della sua camera e si limitò ad alzarsi e a prendere una giacca a vento.

Quasi non riusciva a vedere dove camminava e si pentì di non aver preso un ombrello, la pioggia gli andava negli occhi offuscandogli la vista.

Si strinse di più nella sua giacca e aguzzò la vista, distinguendo la sagoma del supermercato a pochi passi di distanza.

Accelerò il passo e percorse il piccolo sentiero isolato che accorciava il tragitto di qualche minuto ma non si rese conto che il suo piede aveva sbattuto contro qualcosa, o meglio qualcuno. Abbassò immediatamente lo sguardo mentre la figura ai suoi piedi portava le gambe al petto, forse in un tentativo di protezione.

Aprì la bocca per scusarsi ma non uscì nessuna parola.

Per un momento, il suo cervello fu sfiorato dall'idea di ignorare quell'evento e proseguire verso la sua meta, così sarebbe potuto tornare a casa sua, vicino al camino che riscaldava il salotto.

Poi, abbassò lo sguardo; il soggetto sembrava giovane, non poteva avere più di venticinque anni ma Lorenzo potè osservare di lui solo la zazzera di capelli ricci, che gli ricoprivano il viso e gli abiti logori e laceri.

In un primo momento, fu investito da un senso di ribrezzo ma questo sentimento fu presto sostituito dalla compassione.

''Hai bisogno di aiuto?''

Non seppe neanche lui perchè lo disse e si pentì di averlo detto nel momento in cui lo disse. Era una domanda così stupida!

Il giovane sconosciuto alzò i suoi enormi e sbigottiti occhi nocciola su di lui ma non parlò.

''Può...'' si schiarì la voce, meravigliato da se stesso ''...posso ospitarla a casa mia per qualche ora''

Se possibile, il ragazzo si spaventò ancora più di prima: si ranicchiò ancora di più su se stesso, in modo che il suo naso toccava quasi le ginocchia.

''Non sono un depravato'' si sentì di aggiungere, inutilmente ''Mi chiamo Lorenzo Del Vesco, abito proprio qui all'angolo''

Aspettò qualche minuto ma il ragazzo non si mosse. Decise allora di tornare sui suoi passi ma invece di dirigersi verso il supermercato, riprese la strada di casa.

Iniziò a camminare, mettendosi le mani in tasca: aveva sempre sofferto il freddo e rammendando che, nonostante volesse essere generoso ogni tanto, probabilmente le persone e, soprattutto giovani ragazzi trovati per strada, non sarebbero stati così disperati da seguirlo e cedere alla sua opera di carità. A parte quel ragazzo, l'eccezione alla regola, che stava qualche passo dietro di lui, seguendolo esitante e chino, con le braccia al petto e il corpo percorso da un leggero tremolio.

Quando giunsero al portone del condominio, il ragazzo sconosciuto si mostrò titubante: doveva aver riconosciuto che quel palazzo era uno dei più importanti della città e probabilmente, non sapeva se entrare oppure tornare tra le siepi del giardino pubblico.

La città in questione era un piccolo sputo di case in Piemonte e dove lui, una volta laureato, non avrebbe vissuto: avrebbe vissuto in un piccolo appartamento a Torino.

Un veloce sguardo a Lorenzo, che gli stava tenendo la porta aperta aspettando che si decidesse, gli fece prendere una decisione: entrò.

Lorenzo doveva ammetterlo: era cresciuto in una casa molto bella. Erano sempre stati loro cinque: sua madre e suo padre, la sua sorellina Penelope e il suo fratello maggiore Max, ma la casa poteva ospitare benissimo un esercito di persone.

Il ragazzo ammirò lo splendore generale, guardandosi intorno strabiliato, come se ancora non credeva di stare dov'era.

Lorenzo sorrise ''Tra poco torneranno i miei genitori, è meglio se saliamo''

Prese le scale senza assicurarsi che il ragazzo lo stesse seguendo.

Non seppe da dove era emerso tutto quell'altruismo e non seppe perchè quel ragazzo si stesse fidando di lui. Probabilmente, concluse, lui aveva bisogno di ricordare un po' di umanità, sperando allo stesso tempo che lo sconosciuto non fosse un criminale e l'altro doveva essere semplicemente esausto.

Aprì la porta della sua camera e lo invitò a entrare.

''Non ho niente da darti in cambio''

Quella fu la prima volta in cui lo sconosciuto parlò. La sua voce era roca, come chi non parlava da tempo e non si azzardò ad alzare lo sguardo su di lui se non per qualche secondo mentre le sue mani ancora stringevano il suo petto: no, decise, quel ragazzo non poteva essere un criminale.

''Non ho bisogno che tu mi dia niente. Dai, puoi farti un bagno se vuoi e cambiarti''

Attraversò la stanza e aprì la porta del suo bagno privato

''Non ne ho bisogno''

''Ma davvero?'' rise Lorenzo, mentre prendeva dalla cassettiera un maglione pulito.

Il ragazzo senza nome continuava a fissarlo, con un cipiglio, per niente divertito dalla presa in giro.

''Nessuno ti farà niente qui''

Solo allora si accorse che le braccia del giovane erano avvolte intorno al suo torace, come se si volesse proteggere e che non si era mai rilassato da quando era lì: non gli dava mai la schiena e seguiva ogni suo movimento, pronto alla fuga.

Lorenzo lo guardò in viso, senza sarcasmo, sperando che la sua sincerità fosse ricambiata da almeno un briciolo di fiducia, anche se non ci sperava poi così tanto.

''Ma davvero?''

Il ragazzo alzò un sopracciglio, guardandolo con un'espessione di ironico scetticismo

''Senti, puoi farti un bagno e metterti dei vestiti puliti addosso. Poi puoi scegliere se andartene o restare per un po', nessuno ti obbliga.

Il tutto senza dovermi niente in cambio, dato che ti sarai accorto da solo che non ne ho bisogno''

Lorenzo si concentrò di nuovo sui pantaloni che stava prendendo per il ragazzo, mentre egli si limitò a fissarlo

''E comunque non ti ho fatto venire qui per farmi dare qualcosa in cambio''

''Perchè allora?''

''Sembrava che ne avessi bisogno'' disse Lorenzo, porgendogli un paio di pantaloni felpati e un maglione grigio.

Il ragazzo prese i vestiti, dicendo ''Si dedurrebbe che aiuti tutti quelli che ''ne hanno bisogno''''

Lorenzo rise brevemente

''Non sono così nobile'' disse, indicando la strada del bagno al ragazzo, che gli passò davanti e si chiuse la porta alle spalle.

Si sedette sul letto con un sospiro, chiedendosi a quali conseguenze avrebbe portato il suo gesto. Sicuramente, era un gesto benevolo e perdipiù disinteressato ma non conosceva niente di quell'uomo, neanche il suo nome. Ma anche se fosse, non era armato ed era molto più esile di lui: se la sarebbe cavata alla peggio e alla meglio, come sembrava che fosse, il ragazzo era semplicemente quello che sembrava essere: un ragazzo solo e senza niente.

Solo dopo qualche minuto di lunghe digressioni si accorse che il ragazzo non aveva niente da mettersi sotto i pantaloni. Afferrò un paio di boxer dal comodino vicino al letto e bussò una volta alla porta

''Ragazzo senza nome?'' chiamò ma nessuno gli rispose ''Non ti ho dato...''

Prima che potesse finire, lo stesso ragazzo aprì la porta. Si era tolto solo la giacca e l'aveva appoggiata con cura per terra.

Le sue braccia, adesso scoperte, erano graffiate in numerosi punti e in altri sembravano adirittura ustionate.

Il ragazzo si schiarì leggermente la gola, senza presunzione ma per incitarlo a togliere lo sguardo dal suo corpo.

Lorenzo gli porse i boxer e uscì.

Si sdraiò sul letto sperando che lo inghiottisse, ma non succese e allora si limitò a guardare il soffitto, maledicendosi per la sua stupidità e aspettando che il ragazzo uscisse dal bagno, vestito.

Non sapeva che cosa gli fosse successo, in realtà non conosceva neanche la sua identità, che il ragazzo si ostinava a nascondergli.

Perso nell'ennesime digressioni sul ragazzo, da quando l'aveva incontrato poche ore fa, non si accorse nemmeno che era uscito e sembrava una persona completamente diversa.

Lo guardò dall'alto mentre ancora lui era sdraiato sul letto.

I suoi capelli erano puliti e tirati all'indietro, dato che erano bagnati e lasciavano vedere ogni linea del suo viso: il naso dritto, la fronte ampia, le labbra carnose, le sopracciglia sottili e gli occhi, verde nocciola, circondati da lunghe ciglia nere. Era uno spettacolo.

Lorenzo si alzò dal letto, ammirandolo ancora per qualche momento, tanto che il ragazzo iniziava a richiudersi in sè.

''Ti sei cambiato'' disse stupidamente.

L'altro si limitò ad annuire sussurrando un semplice ''Sì''

Poi fu sul punto di dire un'altra cosa ma boccheggiò per qualche momento, il suo sguardo perso in un punto impreciso del pavimento.

''Grazie'' disse alla fine, guardandolo in faccia. Dovette costargli molto coraggio, perchè riabbassò quasi subito lo sguardo, arrossendo

''Figurati'' gli rispose Lorenzo ''Se vuoi sederti, siediti dove preferisci''

Lorenzo si diresse velocemente verso la scrivania e richiuse il libro di diritto tributario e lo ripose insieme agli altri mentre il ragazzo aveva posato lo sguardo su una foto sul suo comodino, di fianco al letto.

Era una foto che avevano scattato in ricordo della festa di laurea di suo fratello maggiore. Era diventata la sua preferita: sorridevano tutti e cinque e c'era un tale sentimento di orgoglio e spensieratezza negli occhi di tutta la famiglia.

''È la mia famiglia''

Il ragazzo sobbalzò e distolse subito lo sguardo

''Non volevo impicciarmi, scusa''

Forse quella era la frase più lunga che aveva detto fin'ora.

Lorenzo scrollò le spalle e si sedette sul bordo del letto

''Come ti chiami?'' gli domandò invece

Il ragazzo lo guardò per qualche momento: era chiaro come il sole che non si fidava di lui, ma, come poteva biasimarlo?

''Io ti ho detto il mio nome'' ritentò Lorenzo, tentando di allegerire la tensione e anche il ragazzo sorrise brevemente

''Puoi chiamarmi come vuoi''

''Che risposta è?''

Il ragazzo scrollò le spalle e Lorenzo continuò ''Non vedo come dirmi il tuo nome potrebbe danneggiarti in qualche modo''

Il ragazzo continuò a non rispondere e allora anche Lorenzo si zittì, non volendo essere petulante

''Non ti serve sapere il mio nome'' disse l'uomo x ''da domani tu non vedrai più me e io non vedrò più te''

Lorenzo sorrise senza divertimento ''Se vivi qui, è improbabile che non ti vedrò più''

''E invece non mi vedrai e se mi vedrai ti ignorerò'' la risposta del ragazzo arrivò dura come una sprangata. Ma, poi, chi si credeva di essere?

Dovette capire di essere stato duro perchè abbassò la voce e riformulò ''Lorenzo, giusto?''

Lorenzo annuì, senza staccare i suoi occhi azzurri dai suoi occhi nocciola

''Ho accettato la tua offerta di aiuto e questo fa capire molto di più di quanto le parole non possano esprimere ma se pensi che solo per questo io continuerò ad accettare la tua carità, non è così''

Lorenzo si stupì del modo di esprimersi del ragazzo. Era istruito, non c'era arroganza o volgarità nella sua espressione e di certo non parlava come un ragazzo di strada

''Io non ti ho fatto la carità''

Il ragazzo sbuffò in una risata amara e Lorenzo continuò

''Ti ho fatto un favore''

''Perchè hai avuto pietà'' lo incalzò l'altro ma Lorenzo scosse ancora la testa

''Senti'' disse, interrompendo il flusso di parole che stava per arrivare da Lorenzo ''Io ti sono davvero grato per la tua compassione o per qualsiasi altro evento ti abbia spinto ad offrimi aiuto ma non me ne approfitterò. Prima che inizi a piovere sarò fuori di qui''

Lorenzo non si potè trattenere ''È prevista tempesta per stanotte!''

Il ragazzo annuì semplicemente, senza fare una piega e Lorenzo decise di non proseguire oltre.

Stettero in silenzio finchè il silenzio non diventò imbarazzante. Il ragazzo si era spostato di qualche centimentro, dove c'era il termosifone ancora acceso, cercando di non farsi vedere da Lorenzo.

''Sei di qui?'' domandò Lorenzo e il ragazzo lo guardò, divertito dalla sua tenacia.

''Teo. Ecco come ti chiamerò, dato che il tuo nome è un affare di stato''

Il ragazzo rise questa volta e Lorenzo fu felice di averlo fatto ridere. Era una risata breve, anzi una veloce apertura di labbra, e cristallina ma non acuta.

''Allora'' lo pungolò Lorenzo ''Sei di qui, Teo?''

Teo scosse la testa e Lorenzo lo guardò come per incoraggiarlo ad andare avanti ma dato che sembrava aver dato il suo massimo, fu lui che proseguì

''Io sono di Firenze ma la mia famiglia si trasferì a Torino quando ero piccolo. Viviamo in questo sputo di case da qualche anno''

Doveva ammetterlo, a Lorenzo mancava Torino. Una città così grande e piena di vita. Quando si erano trasferiti in quel piccolo paesino, era caduto nello sconforto ma i suoi genitori avevano insistito che lì avrebbero vissuto meglio e Lorenzo si era dovuto adattare

''Io sono nato a Torino'' disse ad un certo punto il ragazzo, con un filo di voce, riscuotendolo dai suoi pensieri. Lorenzo voleva chiedergli che cosa ci facesse qua allora ma decise che forse era meglio non impicciarsi negli affari di quel ragazzo, fin troppo riservato. Allora annuì e stette in silenzio.

''Sono venuto qua perchè è una città più piccola''

Lorenzo alzò la testa di scatto guardandolo. Era davvero un libro aperto?

Annuì di nuovo ma poi si chiese, se non si sarebbero rivisti mai più, come aveva detto il ragazzo, che cosa aveva da perdere?

''E la tua famiglia?''

Certo, poteva metterci più tatto nel non avere peli sulla lingua. Il ragazzo alzò lo guardò, assottigliando gli occhi e serrò la mascella ma non diede segno di rabbia in via di esplosione. Lorenzo abbassò lo sguardo, mormorando ''Scusa, non devi rispondere'' ma il ragazzo lo ignorò bellamente.

''Se avessi una famiglia, non sarei qui''

Anche su questo, non aveva torto.

''Non ho pensato prima di chiedertelo, mi dispiace'' tentò un'altra volta Lorenzo. Si sentiva davvero in colpa

''Non devi scusarti con me. Hai già fatto di più di quello che la mia famiglia ha mai fatto per me, Lorenzo. Hai il diritto di chiedermi ciò che vuoi''

Solo allora Lorenzo si accorse che il ragazzo gli stava rispondendo non perchè gli faceva piacere parlare con lui, ma perchè si sentiva in obbligo di farlo

''Non avevo capito che rispondessi alle mie domande perchè ti sentissi in dovere''

''Non mi piace parlare'' rispose solo il ragazzo

''Allora non sei costretto a farlo'' disse Lorenzo, alzandosi dal letto e dirigendosi verso la piccola libreria dietro il termosifone. Scelse ''Il ragazzo Persiano'' che aveva già iniziato a leggere e invitò il ragazzo a fare lo stesso. Teo prese ''L'amore i tempi del colera'' e inziò a leggere.

   
 
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