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Autore: sakichan24    20/08/2021    0 recensioni
Un'antica minaccia si sta abbattendo sull'impero di Denane Senaime, e il peggio è che nessuno sembra sapere come contrastarla.
Una giovane sacerdotessa, una principessa, un fuorilegge e un generale, pur seguendo ognuno i propri obiettivi, troveranno incrociati i loro destini in questa avventura.
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Questa storia è anche su Wattpad sotto il nome di capogalassia, ma l'autrice sono sempre io
Genere: Avventura, Fantasy, Guerra | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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         Rageli gettò il busto oltre il bordo della barca, in preda ai conati. Non uscì che poco catarro misto a saliva, ma la cosa non lo stupì: era a digiuno da più di un giorno, e il suo ultimo pasto era consistito in un pezzo di pane secco e un misero piatto di legumi. Non appena si fu almeno in parte calmato dai tremori che lo agitavano, si gettò di nuovo sul ponte, incurante di cercare protezione dagli schizzi di acqua gelida che lo raggiungevano.
            La consapevolezza che le guardie che lo stavano accompagnando soffrivano quanto lui lo consolava poco, ma sicuramente avrebbero preferito essere da qualunque altra parte che non sulla strada per l’Arcipelago del Vento. Ascoltando le storie degli altri prigionieri, Rageli aveva scoperto che il nome era dovuto al vento gelido che batteva senza sosta quelle lande: doveva ammettere che non si trattava solo di leggende. Oltre ad essere freddo, il vento alzava alte onde che sballottavano a destra e a sinistra la barchetta. Era stupito che non si fosse ancora ribaltata.
            «Stiamo arrivando, vecchio.».
            Rageli non era così vecchio, si aggirava attorno alla cinquantina, ma probabilmente dimostrava almeno dieci anni in più. La sua pelle si era riempita di rughe a causa della malnutrizione e dell’ambiente marcio della cella, i suoi capelli, un tempo di un rosso fulvo, si erano sbiaditi e ormai viravano rapidamente al grigio, anche se lo sporco accumulato li faceva sembrare più scuri di quanto non fossero. La barba era stata lasciata crescere incolta – non era stato così fortunato da trovare un rasoio durante la sua permanenza in galera – e i baffi non erano in uno stato migliore. Era anche dimagrito parecchio.
            L’uomo sentì distintamente la chiglia picchiare contro il fondale che si era alzato bruscamente. La barca si fermò e la guardia che prima l’aveva apostrofato come vecchio gli fece cenno di scendere.
            Per un attimo, a Rageli venne l’impulso di lottare. L’antico fuoco giovanile che l’aveva tenuto in vita dopo la perdita di tre dei suoi bambini tornò ad ardere. Poteva disarmare la guardia che stava davanti a lui e poi… E poi cosa? Le guardie erano quattro, lui era solo e non era che il fantasma di sé stesso. E comunque dove sarebbe andato? Non conosceva la navigazione, non sapeva precisamente dove fosse, non aveva più un posto dove andare. Anche se fosse riuscito a tornare a Denane Senaime, sarebbe stato preso e rispedito all’Arcipelago del vento.
            Sconfitto, radunò le proprie forze per mettersi in piedi e scendere dalla barca.
            L’acqua salata gli strinse le gambe in una morsa ghiacciata, ma almeno ad accogliere i suoi piedi c’era soffice sabbia e non sassi taglienti. Arrivò alla spiaggia senza voltarsi a vedere la barca che ripartiva tra i flutti.
            Giunto all’asciutto, si lasciò cadere seduto: nella foschia intravedeva l’alto vulcano fumante che troneggiava nell’isola centrale, intorno a lui non c’erano che basse sterpaglie sbattute dal vento ululante.
            Il suo primo pensiero fu che doveva cercare cibo e acqua potabile: se avesse trovato della legna, avrebbe potuto addirittura sopravvivere. Ma dentro di sé sapeva che era stato mandato su quell’arcipelago per morire.
            Non sapeva se fossero i suoi sensi a giocargli brutti scherzi, ma gli sembrò di vedere una figura ammantata avvicinarsi a lui. Un altro esiliato, forse? La figura si arrestò a pochi passi da lui.
            Per quanto il pesante mantello che l’avvolgeva lasciava intendere, sembrava un essere umano di statura media. Si chinò verso Rageli.
            «Hai fame?».
            C’erano moltissimi motivi per cui Rageli non doveva fidarsi. Era su un’isola che doveva essere disabitata, nel suo raggio visivo non c’erano case né villaggi, nemmeno altre barche attraccate, non poteva vedere in faccia il suo interlocutore. Però aveva molta fame e non avrebbe avuto idea di come procurarsi cibo altrimenti. Annuì debolmente.
            Il mantello si mosse appena, poi ne uscì una mano pallida con in mano un sacchettino di tela.
            «Ho solo questi per ora, spero ti bastino.».
            Rageli sciolse rapidamente il nodo e versò sulla sua mano il contenuto del sacchetto: semi di melagrana. Senza pensarci due volte, se li infilò in bocca tutti insieme, senza che il pensiero che non era stagione di melagrane lo attraversasse minimamente. L’altro riprese a parlare.
            «Io mi chiamo Shanne. Tu chi sei? Da dove vieni?».
            Prima di rispondere, Rageli assaporò fino in fondo la dolcezza di quei semi. Si leccò le labbra, cercando di recuperare quanto più succo possibile.
            «Sono Rageli di Hofli, vengo da Vousi nel distretto di Gueri. Denane Senaime.».
            «Ah, certo,» rispose Shanne, «in tanti venite da Denane Senaime. Allora sei un fuorilegge, se non sbaglio.».
            «Mi hanno costretto loro.» gracchiò Rageli. Vide Shanne annuire lentamente.
            «Capisco. Se vuoi puoi raccontarmi la tua storia al caldo e davanti a un pasto più sostanzioso di quello che ti ho offerto adesso. Ce la fai a camminare?».
            Rageli si alzò in piedi, barcollando appena. Shanne gli fece cenno di seguirlo. In mezz’ora erano giunti all’altro capo dell’isola. Ora il vulcano incombeva minaccioso su di loro, sputando fumo e lapilli che si spegnevano ancora in aria a causa del vento.
            A Shanne non sfuggì l’espressione di disgusto di Rageli non appena vide la barca.
            «Tranquillo, sarà un viaggio più breve e confortevole di quello che hai appena affrontato. Siediti.».
            Rageli obbedì, poi rimase ad osservare Shanne che saliva sulla barca a sua volta, tirava fuori una scintillante pietra violetta e mormorava qualche parola a lui incomprensibile. In un attimo il vento si acquietò, la superficie del mare si immobilizzò e la barca cominciò a scivolare senza emettere rumore.
            Sbalordito, si girò verso Shanne, che fece una risatina.
            «Posso farlo solo per il tempo che ci serve per passare il vulcano, non dura per sempre.».
            La barca costeggiò l’isola vulcanica, mantenendosi a una distanza sufficiente dalla riva per evitare i massi che occasionalmente cadevano e si spegnevano sfrigolando in acqua. Appena ebbe girato, Rageli rimase meravigliato.
            Delle gigantesche mura in pietra circondavano un isolotto, lasciando giusto lo spazio per l’attracco. In mezzo, svettava una torre in pietra nera che poteva essere lì da secoli. L’isolotto era collegato ad altri tramite ponti, ogni isola replicava più in piccolo l’imponente struttura che si presentava agli occhi dei due. Come la barca toccò la sabbia, il vento riprese a fischiare. Shanne scese dalla barca faticosamente, come se avesse sostenuto un grande sforzo fisico.
            «Dovrai ancora camminare in acqua, ma sarà per poco. Prometto che ti farò riposare.».
            Rageli ormai non aveva altra scelta se non fidarsi, e si sentiva stranamente attratto dalla torre in pietra. Scese dalla barca e seguì Shanne. Quest’ultimo lo guidò fino a una piccola porta nelle mura dove stavano ai lati due guardie armate. Shanne fece cenno a Rageli di fermarsi e confabulò con le guardie per poco tempo. I due entrarono infine nella cerchia muraria. Addossate alle mura stavano diverse casette in pareti di legno e tetti in terracotta, protette dal vento dalle mura stesse. Subito dopo, si stagliava una seconda cinta. Shanne non l’attraversò, ma cominciò a percorrere l’anello con le casette, guardandole come se stesse scegliendo la più adatta. A Rageli sembravano tutte uguali, ma non chiese spiegazioni.
            Scelta una casa, Shanne aprì la porta senza usare chiavi e fece cenno a Rageli di entrare. L’interno, complice la nuvolosità esterna, era parecchio buio, ma Shanne estrasse di nuovo la misteriosa pietra e, dopo che ebbe pronunciato altre strane parole, una fiammella guizzò nel camino, già preparato con sufficiente legna. La luce rivelò che un sottile strato di intonaco bianco proteggeva il legno delle pareti. La casa consisteva in una stanza sola, arredata con un tavolino, due sedie e un giaciglio in un angolo.
            «Riposati,» disse Shanne prima di uscire, «ti farò portare cibo e acqua.».
   
 
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