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Autore: Archangel397    24/08/2021    0 recensioni
Lunatics è una raccolta di one-shot dove non esiste la ragione, ma solo la follia abissale causata dal passato e dalle maschere sociali che tutti gli uomini indossano.
Questi pazzi lunatici cercheranno di afferrare il proprio passato e a distruggerlo completamente, ma a quale prezzo? La loro stessa vita, la loro identità. Le cinque porte del paradiso ti aspettano... o dell'inferno? C'è differenza?
Genere: Drammatico, Mistero, Suspence | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: Raccolta | Avvertimenti: Violenza
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- Questa storia fa parte della serie 'Lunatics Saga'
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Era mattina, e la strada in cui stava aspettando alla fermata dell'autobus era completamente deserta.

Yoshimitsu Okada, un investigatore di Shibuya, cercava il colpevole della morte della sua amica d'infanzia. Oltre a lui c'era un bambino, che lo fissava di continuo con un'inquietante smorfia stampata in faccia.
«Potresti per piacere smetterla di fissarmi?» chiese l'investigatore alla peste. Sembrava essersi scocciato della sua presenza. «Ehi, posso chiederti una cosa?» fece il bambino, fissando la strada.
«Dimmi, inetto.»
«Tra un drago e un pesce, chi vincerebbe la battaglia?»
«Che cacchio di domanda sarebbe?»
«È un indovinello, infatti.»
«Penso... il drago» rispose l'investigatore.
«Sbagliato.»
«Quindi, il pesce?»
«Entrambe le risposte sono sbagliate: il drago semplicemente non esiste, il pesce invece non può stare fuori dall'acqua, perciò è morto.»
«Non ha senso.»
«Un indovinello deve avere per forza un senso?»
«Assolutamente sì. Deve avere almeno un filo logico.»
«Allora perché stai aspettando l'autobus? Vigliacco... egoista.» Nel frattempo l'autobus arrivò, Okada salì nel bus – anch'esso deserto – e si sedette in un posto a caso.

Il veicolo ripartì e lui cominciò a guardare la strada sommerso dai suoi pensieri, finché un mostro nero deforme a due teste sbucò alle sue spalle dal sedile dietro di lui. L'investigatore rimase impassibile e tranquillo, il mostro gli mise le grandi e sudice mani sulle spalle e iniziò a guardarlo dall'alto.
«Yoshimitsu, ancora qui? Non cambierai mai.»
«E un mostro come te può capire? Tu non hai né emozioni né sentimenti.» Okada continuò a guardare la strada senza neanche voltarsi.
«Guardati allo specchio, Okada. Alla ricerca di qualcuno che ha ucciso la tua amichetta... sei un vero cavaliere.»
«Non sono affari tuoi. Faccio solo il mio sporco lavoro, ma questa volta è personale!»
«E sarei io il mostro? Sei tu quello che mi sta rispondendo in modo impulsivo, dimenticando tutto ciò che ti circonda. La Terra non è un paradiso dove puoi fare quello che vuoi... ma neanche un inferno.»
«E per te cos'è la Terra?»
«Perché dovrei rispondere a un egoista e vigliacco come te?»
«Vai a quel paese.»
«Hai visto? Sei un egoista.» L'autobus si fermò come da programma, e l'investigatore scese immediatamente liberandosi di quella cosa immonda che lo stava importunando. Finì su un'altra strada deserta, che sembrava non avere fine, dove incominciò a camminare senza meta. Durante il tragitto adocchiò due panchine messe l'una accanto all'altra, e si accomodò su una di esse.
«Okada, per te cos'è il paradiso?» chiese una figura che era seduta sull'altra panchina alla sua sinistra: era un uomo identico a lui.
«Il paradiso? Un luogo dove puoi dimenticare tutto e tutti, pure il tempo stesso.» rispose Okada, guardando il cielo.
«Ah, quindi sei davvero un vigliacco. Anzi, sono un vigliacco...» rispose quello identico a lui.
«Quindi, sei me?»
«Può darsi. La differenza è che tu sei quello che brama il paradiso, io quello che brama l'inferno... come la mettiamo?»
«Muori e basta, semplice» rispose Okada, appoggiandosi comodamente e stendendo le braccia.
«Muori tu, semmai.»
«Perché dovrei? Io bramo il paradiso, che è un luogo migliore dell'inferno.»
«Non è corretto» ribatté l'altro Okada.
«Le differenze sono esigue» aggiunse.
«Esigue?»
«Esatto, non credere alle opinioni popolari. Il paradiso è uguale all'inferno... ma la convinzione ha trasformato la realtà in una finzione, un sogno. Un luogo dove una persona può scappare dai suoi problemi per l'eternità» replicò l'altro Okada.
«Quindi... io voglio scappare?»
«Sì. In fondo, sei un vigliacco... un egoista.»
«La smettete di chiamarmi tutti così, oggi?» L'investigatore era stufo di sentirsi rivolgere quelle parole.
«È solo la verità.»
«Sentiamo, perché tu brami l'inferno?» chiese Okada. L'altro Okada alla sua sinistra indicò con l'indice il cadavere di una donna morta, ricoperta di sangue dall'altra parte della strada. «Per quello.»
«Yume... ?» Okada, vedendo il cadavere della sua amica, rimase senza parole.
«Perché fai così? In fondo è colpa tua se è in queste condizioni...»
«Non è vero! Io sono qui per cercare il colpevole!» esclamò Okada ad alta voce.
«Eccomi, mi hai trovato» rispose l'altro Okada con un piccolo sorriso. «Io sono te, colui che brama l'inferno... tu? Sei ancora una volta un vigliacco, perché non accetti i tuoi ideali, le tue azioni, i tuoi peccati e vuoi solo scappare in paradiso.»
«Perché l'ho fatto?» Okada prese i capelli tra le mani e cominciò a tirarli leggermente.
«Mi voleva rovinare, rivelare al mondo ciò che sono davvero. E ha ricevuto quello che meritava... a essere sincero, era solo una falsa, una puttana.»
«E adesso... dove sono io?» chiese Okada disperato.
«Girati» rispose l'altro in modo asciutto. Okada dietro la panchina trovò un cadavere identico a lui ricoperta interamente di sangue. «S-sono morto?»
«Sì. O almeno, ci ho provato... volevo raggiungerla usando la stessa arma che ha liberato Yume dalle sue vesti.» L'altro Okada si alzò dalla panchina. «Svegliati da questo sogno, e torna alla realtà... torna nel tuo bel lettino bianco, in attesa di rimanere chiuso dietro alle sbarre per chissà quanto tempo. E se uscirai da questo tuo finto paradiso personale, non sarai più un vigliacco. Ma consolati, sarai nel terzo inferno, quello più temuto da tutti.»
«E... quale sarebbe?»
«La Terra.»
 
"Another Part of Me"
  
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