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Autore: Cryblue    28/09/2021    2 recensioni
Autumn è una bambina che ha appena perso i genitori e che al mondo non ha altri che sua sorella Summer.
Lindsay è una giovane madre il cui unico scopo nella vita è rendere felice la sua piccola Regina.
Le loro vite si incroceranno e, dall'unione tra il passato e il presente, impareranno che, tutto sommato, hanno bisogno solo l'una dell'altra per essere davvero felici.
Genere: Commedia, Hurt/Comfort, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: FemSlash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
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ch.1 – Dove la luce non arriva.
 
La casa è vuota, tutte le nostre cose sono state portate via e così, senza tutte quelle cose e tutti quei mobili, sembra riesca a entrarci un sacco di luce.

Non mi piace molto perché dovrebbe essere triste invece no, è molto allegra.

Tutta questa luce mi fa bruciare gli occhi, devo trovare un posto dove non ci sia tutta questa luce, devo trovare un posto dove la luce non arriva.

Sum sta parlando fitto fitto con qualcuno e non mi guarda, posso andarmene senza che lei mi veda. Cammino piano piano, in punta in piedi, perché non voglio che nessuno mi trovi, che nessuno sappia dove sono.

Quando mi nascondevo dal mio papà, volevo sempre lui mi trovasse, ma se non è lui, non voglio nessun altro.

Stringo più forte Rocco, il mio leone peluche. Ce l’ho da quando sono nata e lo porto sempre con me, la mamma mi diceva sempre che non sono mai andata in nessun posto senza Rocco il leone buono.

Lo darei via subito per riavere indietro la mia mamma.

Gli unici posti bui nella casa sono gli armadi, quelli in cui si nascondono i mostri mentre noi dormiamo. Li facevo controllare sempre dal mio papà quando veniva in camera mia a rimboccarmi le coperte. Ora non c’è più nessuno che mi rimbocca le coperte e ho sempre paura quando sono a letto, così tanta che la luce è sempre accesa.

Sono sicura che i mostri non hanno il coraggio di andare nell’armadio del mio papà, perché lui era forte e coraggioso, quindi vado fino alla camera dove dormivano i miei genitori e mi nascondo lì.

È tutto vuoto e qui dentro è molto buio, ma c’è ancora il loro odore.

Se stringo forte forte gli occhi e abbraccio le mie gambe, posso fare finta di essere tra le loro braccia.

Mi mancano tanto i miei genitori, aspetto sempre che tornano.

La mamma mi diceva sempre una cosa che non capivo tanto bene, mi diceva che io sono il più bell’incidente lei ha mai avuto e me lo diceva tutte le volte che facevo qualcosa che le piaceva tanto, come quando disegnavo o cantavo o giocavo al supermercato con Rocco, lei rimaneva fuori dalla stanza e sorrideva e poi mi diceva che ero il più bell’incidente che le era mai capitato.

C’è stato un altro incidente però e questo non doveva essere tanto bello perché sono usciti per andare a cena e non sono tornati.

Ricordo bene quella notte con la mia baby-sitter, come lei prima era arrabbiata e poi triste, ricordo un signor poliziotto gentile e ricordo di essermi addormentata sul divano, perché non potevo dormire in camera mia per via dei mostri nell’armadio.

La mattina dopo mi ha svegliata Sum e aveva l’aria molto, molto triste.

Sum, Summer è la mia sorellona.

Lei è molto, molto più grande di me, vive lontano lontano e studia della gente che scriveva fiabe per grandi. Prima non la vedevo molto spesso perché studia in una città lontana lontana e ho pensato era strano vederla, anche se non era Natale o estate.

Summer non è più andata via, da quel giorno non mi ha più lasciata sola.

C’è stato il funeralo e la gente piangeva e mi guardava come se io fossi una bambola rotta, ci guardava come se noi dovevamo fare qualcosa, come cantare o ballare, come negli spettacoli all’asilo.

Io e Summer non abbiamo mai pianto, per tutto il funeralo non abbiamo pianto.

Io non ho pianto quando gli altri potevano vedere, e nemmeno Summer. Sum non piange neanche davanti a me, ma certe volte la sento però, dopo avermi messa a letto si chiude nella sua stanza e piange.

Mi sembra molto molto stanca e quando mi ha chiesto se volevo rimanere qui o andare via mi è sembrato lei voleva andare via, quindi ho risposto che volevo andare via anche io.

O almeno ci ho provato, ma lei ha capito senza che io dicessi nulla.

Per questo la casa è vuota: andiamo a vivere in un altro posto. In un posto vicino a dove studia lei e dove i miei genitori vivevano quando io ero molto piccola.

Lei dice sempre che stiamo tornando a casa e lo dice con un grande sorriso, ma i suoi occhi rimangono tristi e per me è questa casa che la fa sentire triste.

I miei occhi ora bruciano, anche se la luce non c’è.

Rivoglio la mamma e il mio papà.

Rivoglio le cose che avevo prima.

Mangerò le verdure senza lamentarmi, andrò a letto quando mi viene detto, starò attenta a non rovesciare il latte e non chiederò più nessun giocattolo.

Farò la brava, lo prometto, ma rivoglio la mia mamma e il mio papà.

La porta si apre e Sum mi prende in braccio e mi stringe forte al suo petto.

“Va tutto bene Tums, va tutto bene. Ci sono io qui, ci penso a te. Fin tanto che io avrò te e tu avrai me, non avremo bisogno di nient’altro, te lo prometto.”

Annuisco, ma i miei occhi non smettono di bruciare.

Sum mi sorride e sono felice non si aspetti più che io parli, ha capito che non so cosa dire e non mi forza più.

È una brava sorella ed è gentile con me, anche se abbiamo passato molto poco tempo assieme, è molto gentile con me.

Ma mi mancano mamma e papà.

Spero che nella nuova casa non ci siano mostri nell’armadio.
   
 
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