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Autore: Giorgi_b    13/10/2021    11 recensioni
"Vi sono nella vita di un uomo momenti in cui
 il sorriso di una donna può avere risultati importanti
 quanto quelli di una esplosione di dinamite."

Pelham Grenville Wodehouse
Genere: Commedia, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Akane Tendo, Konatsu, Ranma Saotome, Ryoga Hibiki
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Dinamite

 
"Vi sono nella vita di un uomo momenti in cui
il sorriso di una donna può avere risultati importanti
quanto quelli di una esplosione di dinamite."

“Se le donne comprendessero le proprie responsabilità
baderebbero bene a sorridere;
tanto bene che probabilmente non lo farebbero.”


 
Pelham Grenville Wodehouse
 


«Vi porto altro ragazze?»
 
La fanciulla si umetta la bocca sul tovagliolo con lenta, sensuale delicatezza mentre guarda in basso, poi alza lo sguardo più affusolato e seducente che quel cameriere si sia mai visto rivolgere da una donna, sbatte le ciglia, si lecca le labbra piene, sorride timidamente e risponde: «Mi piacerebbe assaggiare anche la “Maxi coppa cinque gusti a sorpresa”», pausa, «e, ti prego…», stringe le spalle strizzando il seno tra le braccia, incassa il mento nella scollatura e soffia: «…sorprendimi!» 
Il ragazzo va visibilmente in tilt: in rapida sequenza avvampa, gli cade il blocchetto delle ordinazioni, si piega per raccoglierlo e sbatte la testa sul tavolo, si tira su ancora più rosso, sorride mostrando un vistoso apparecchio argentato e balbetta qualcosa di incomprensibile che termina veloce con offre la casa. Accenna un piccolo inchino sudaticcio e si allontana. 
Seguono con lo sguardo il cameriere andare verso il bancone rovesciando un paio di sedie lungo il tragitto e quando ormai è lontano, la ragazza con il codino scoppia a ridere. 
Akane la guarda stupefatta, molto combattuta tra la voglia di ridere anche lei e la rabbia per l’ingiustizia con cui si è presa gioco di quell'ingenuo ragazzo. È più forte di lei, opta per la seconda. 
Inspira, si gonfia, stringe gli occhi e sibila: «Senti un po’ tu, ti sembra carino il modo in cui ti stai approfittando di quel poveretto?»
Ranma rotea gli occhi, sbuffa facendo svolazzare la frangia rossa e si getta con la schiena sulla sua poltroncina abbandonando le braccia e replica secco: «Kamisama, Akane… rilassati! Quel poveretto, come lo chiami tu, stasera racconterà ai suoi amici, felice e spavaldo, della rossa focosa che ha flirtato con lui provocando l’invidia di tutti! Gli ho fatto solo un favore, fidati. Lo so come funzionano queste cose...» 
Akane lo guarda livida: «Vorrei proprio sapere dove avete la dignità voi uomini» sbotta.
Ranma scatta verso di lei furioso: «E voi donne? Dove sarebbe la vostra dignità ogni volta che sbattete le ciglia per ottenere tutto quello che volete?!» Akane strabuzza gli occhi e alza la voce: «Ma cosa stai dicendo? Io non mi sono mai comportata così in tutta la mia vita!»
Ma proprio mentre lo dice - maledizione! -  intuisce dal guizzo blu negli occhi feroci che sta prestando il fianco alla belva seduta dall’altra parte del tavolo e, infatti, non le permette nemmeno di finire la frase che le dice con un sorriso affilato e trionfante: «Ma Akane, certo che non ti sei mai comportata così… sei un maschio mancato!»
Akane sente fluire in lei un liquido caldo e potente che la invade triplicando la sua aura combattiva, ci siamo, pensa, sta per trasformarsi nel terribile mostro-castigatore-di-brutti-deficienti-con-il-codino-caduti-nella-nyannichuan-e-diventati-fidanzati-di-giovani-e-innocenti-fanciulle-in-fiore-a-causa-di-una-stupida-decisione-presa-dai-rispettivi-padri
Decide così di dare soddisfazione al perverso, segreto piacere che prova nell’azzuffarsi con questo ragazzo - stavolta ragazza - e si lascia deflagrare lì, serenamente, senza vergogna nei confronti dei clienti del locale, senza alcuna pietà per quella carogna dalla lingua biforcuta che la vita ha messo sulla sua strada. 
 
Fuori, intanto, è un umido pomeriggio di primavera inoltrata, piovono gocce leggere, quasi vaporizzate: si adagiano senza molta convinzione sui vestiti e i capelli con l'intenzione di bagnare poco o nulla, come fossero migliaia di microscopiche manine delicate che accarezzano la pelle e rinfrescano i pensieri. 
Ormai Ryoga è un esperto di pioggia suo malgrado e questa è la tipologia che preferisce: quella odorosa di maggio che cade dolce senza i colpi di testa delle gelide precipitazioni a vento di febbraio, oppure i prepotenti scrosci estivi di agosto che rimbalzano sull’asfalto schizzandoti anche dal basso.
Si affaccia oltre il suo pesante ombrello aperto per proteggersi da trasformazioni indesiderate, guarda il cielo grigio e pensa speranzoso che se tra poco smettesse di piovere, stanotte riuscirebbe ad accamparsi e a dormire su un terreno quasi asciutto. 
Sospira miserevole. 
Come un corto circuito irrompe dolorosa e violenta l'immagine di Akane che dorme accaldata, i capelli scuri sparsi sul cuscino; quasi sente sulla pelle la meravigliosa sensazione del tepore dei suoi seni sodi: per P-Chan sono enormi, soffici cuscini profumati…
Ah, Akane, quanto vorrei dormire ancora tra le tue braccia, pensa mentre avvampa sentendo il sangue correre veloce… ma dopo Jusenkyo ha giurato solennemente a sé stesso che non si sarebbe mai più approfittato dell’ingenuità di Akane. 
 
Mai più? Sussurra melliflua una vocina untuosa nella sua testa.
 
«Mai più, ho detto!» urla in mezzo al marciapiede spaventando i passanti.
Oh Akane! Dove sarai adesso? Chissà se sei felice, chissà se piangi ancora di rabbia per Ranma o se quel deficiente ha finalmente deciso di accogliere e abbracciare i magnifici doni che la sua fortuna sfacciata gli ha servito su un piatto d’argento! Pensa stringendo i pugni e digrignando i denti
In quel momento il rumore ovattato di qualcosa che va in pezzi alla sua destra lo allontana dalla comfort zone dei suoi pensieri autodistruttivi, si volta spazientito verso la grande vetrata su cui legge Bistrot e mettendo a fuoco oltre la scritta, sposta lo sguardo sui molti tavoli occupati all’interno del locale, finché non sgrana gli occhi e incolla il naso alla vetrina: una coppia di clienti ha appena attirato la sua attenzione.
 
Come fosse un film muto, al di là del vetro, al centro della sala e con gli occhi di tutti puntati addosso, c’è una ragazza ansante coi capelli corti e la divisa azzurra del liceo Furinkan che con fare minaccioso tiene sollevata una poltroncina sopra la testa mentre urla qualcosa di incomprensibile alla ragazza con il codino e la casacca cinese rossa seduta davanti a lei, le braccia a proteggere la testa e gli occhi sbarrati dal terrore. 
Una cameriera si avvicina tremante indicando alla ragazza di rimettere a posto la seduta e lei, tornando momentaneamente in sé, arrossendo e scusandosi, imbarazzata ubbidisce.
La ragazza con la casacca cinese fa un ghigno assassino, batte la mano aperta sul tavolo e le punta il dito contro prima di mimare con entrambe le mani una silhouette femminile, scuotere la testa, dire qualcosa e sbottarle a ridere in faccia. La studentessa del Furinkan a quel punto è paonazza, ha gli occhi lucidi e rossi, gonfi di rabbia e lacrime: si alza in piedi di scatto proprio nel momento in cui alle sue spalle un cameriere con l’apparecchio sta portando al loro tavolo la coppa di gelato più grande che Ryoga abbia mai visto, facendo maldestramente cadere a terra sia il gelato che il ragazzo. 
La poveretta fa una buffissima e fugace espressione di stupore, esplode in un pianto dirotto e scappa fuori dal bistrot, non prima di aver preso un caffè americano bollente dal tavolo dei vicini e averlo lanciato su quella odiosa iena ridens che, davanti a un pubblico sbalordito di clienti e camerieri, diventa improvvisamente più alta di trenta centimetri, decisamente più muscolosa e molto, molto più uomo. 
Il ragazzo, che era una ragazza fino a un attimo fa, ululando di dolore ruba un bicchiere d'acqua allo stesso tavolo, se lo versa sulla testa ustionata con un mugolio di piacere selvaggio e in un batter d’occhio, davanti agli stessi spettatori di poco prima (che in visibilio applaudono cercando con lo sguardo le telecamere nascoste pensando si tratti di uno scherzo), torna ad essere più bassa, più minuta e molto, molto più donna.
La ragazza, che era un ragazzo fino a un attimo fa, spaesata dagli applausi, si inchina imbarazzata al suo pubblico entusiasta e corre fuori dal locale, sotto una pioggia sempre più consistente.
 
Ryoga guarda da lontano Akane uscire dal bistrot sbattendo la porta con violenza e allontanarsi dandogli le spalle a passo veloce e pesante, ha l’impressione di sentire il marciapiede tremare con l’incedere imperioso dei suoi passi. Poche cose lo spaventano come Akane quando è arrabbiata: deglutisce e fa un sospiro di sollievo pensando che fortunatamente non è lui l’oggetto della sua furia cieca. Così si fa forza, inspira… ma prima che riesca a chiamarla urlando il suo nome, ecco uscire dal locale anche Ranma che la insegue gridandole dietro frasi sciocche e infantili che secondo la sua mente contorta dovrebbero essere stracci di scuse. 
Idiota! pensa Ryoga con sufficienza. 
Akane, furiosa, si gira di scatto e prova a colpirlo con la sua cartella una, due, tre volte, Ranma le fa la linguaccia e lei, contro ogni previsione di Ranma e Ryoga (ma anche sua), si lascia finalmente andare e inaspettatamente, liberamente, comincia a ridere. 
 
All’inizio è un ridacchiare basso, poi via via si fa sempre più forte, finché non è costretta ad accovacciarsi sulle gambe stringendosi la pancia per gli spasmi delle risate. 
Ranma la guarda dapprima stupito, poi, contagiato da Akane, esplode in una risata piena e rumorosa e si accovaccia davanti a lei. 
Dopo qualche secondo si guardano negli occhi, lentamente smettono di ridere. Lui le offre una mano come gesto di pace, lei la accetta e si alzano in piedi senza sciogliere la stretta. 
Ranma impulsivamente le prende una ciocca di capelli bagnata dalla pioggia e gliela sistema dietro l’orecchio, le accarezza la guancia e si guardano con intensità.
Spaventato improvvisamente da tanta intimità, si ritrae come se il volto di Akane bruciasse, ma lei è più veloce e con entrambe le mani lo ferma e adagia la sua guancia sulla mano aperta di Ranma che la guarda incantato. 
Gli occhi ambrati di una, in quelli grigi dell’altro. 
 
E poi, Akane sorride.

Boom.
 
Con il cuore in gola a bloccargli il respiro, Ranma sogna, vuole, desidera... no: Ranma muore dalla voglia di sapere che sapore hanno quelle labbra rosse bagnate di pioggia; 
labbra arrabbiate che prima hanno urlato, 
kami se hanno urlato 
e sorride compiaciuto, 
 
labbra morbide che poco fa hanno riso,
kami se hanno riso 
e il suo stomaco si annoda,
 
labbra roche che ora tremano nel pronunciare il suo nome,
kami Akane, tu non sei per niente carina: tu… sei disarmante nel tuo candido splendore, sei assordante nelle detonazioni che provochi nel mio cuore, sei invadente, terrificante e innocente… 
e si sente allo stesso tempo potente e fragile, enorme e minuscolo di fronte a tanta bellezza, e pensa fugacemente che forse è impazzito o forse... 
 
porcaccia la miseria! 
 
… forse è solo innamorato.
 
E per la prima volta non gli frega niente di essere nel corpo di una ragazza, pensa con il cuore che esplode mentre le prende il volto con le mani e si avvicina impaziente e impacciato alla sua bocca… 
 
…Ma proprio in quel momento, il fragore di un tuono caduto molto vicino che li fa trasalire con un balzo e dolorosamente allontanare, annuncia e precede di due secondi un violento acquazzone: anche questa volta - maledizione! pensano entrambi - la magia si interrompe. 
Ora una fredda pioggia scrosciante satura l’aria di acqua e di elettricità accapponando la loro pelle e, mentre il respiro è affannato e il cuore sembra voler scappare via dal petto, si guardano cercando negli occhi dell'altro la stessa travolgente delusione che li opprime e quasi li soffoca.
Dopo un tempo indefinito Akane distoglie lo sguardo imbarazzata, prende la cartella con entrambe le mani e la porta sulla testa per ripararsi come fosse un ombrello, si volta, fa due passi poi torna a guardarlo di sottecchi e sorridendogli dolcemente gli porge la mano. Ranma risponde con un battito fuori tempo al caldo sorriso di Akane, scuote i capelli rossi bagnati, intreccia la mano con la sua e insieme, prima camminando, poi correndo, si dirigono verso casa fingendo di litigare su chi farà il bagno prima.
 
«WOW! Quei due sono dinamite!»
Ryoga sobbalza al suono inaspettato della voce al suo fianco. «Konatsu! Che...che diamine ci fai qui! Mi hai spaventato, devi smetterla di comparire così all'improvviso!» 
«Veramente, signor Ryoga, ero qui a godermi lo spettacolo già da un po’», dice il kunnoichi sornione in uno splendido kimono bianco decorato con fiori rossi, coperto da un delizioso ombrello rosa, «le ho porto i miei saluti quando sono arrivato ma non mi ha nemmeno sentito, tanto era concentrato a osservare le nostre amiche!».
Ryoga arrossisce, segue lo sguardo eloquente di Konatsu andare dal suo viso al torace e poi tornare nei suoi occhi e finalmente si accorge del filo di bava che collega la bocca ancora aperta alla sua casacca e imbarazzatissimo si affretta a pulirsi con la mano. 
Konatsu lo guarda con malcelato disgusto, poi continua con un sospiro sognante: «Beh, sinceramente sono molto felice di vedere come il signor Ranma e la signorina Akane stiano finalmente cominciando a capire dove incanalare tutta quell’aura combattiva» rincara allusivo muovendo su e giù le sopracciglia con un sorrisetto malizioso.
«Di...di cosa stai parlando?» Ryoga lo guarda imbambolato. 
«Suvvia signor Ryoga, non mi dica che non la sente anche lei la tensione sessuale che c’è tra quei due… quando sono vicini potrebbero sciogliere in pochi secondi un ghiacciolo al limone con la sola imposizione dello sguardo! Oh, accidenti come piove, devo proprio tornare all’Ucchan, la signorina Ukyo mi aspetta. Arrivederci!» accenna un elegante inchino a un Ryoga pietrificato e correndo aggraziato si allontana. 
 
Ryoga rimane per diversi minuti senza coscienza con gli occhi sbarrati al centro del marciapiede, mentre la pioggia continua a cadere sempre più forte. 
 
Te..tensione sess…uale? In.. incanalare l’aura combatt.. combattiva?! …DOVE?
 
Dopo qualche minuto di paralisi si rianima improvvisamente in una fiammata di odio e gelosia e mostrando un pugno al cielo urla tra i passanti terrorizzati «RAANMA SAOTOMEEEE! Azzardati a incanalare… ehm, azzardati anche solo a sfiorare Akane e ti ammazzo, brutto bastardo!»
Poi un lampo feroce nei suoi occhi, un sorriso maligno, una risata diabolica.
Guarda la pioggia scrosciare e beffardo chiude l’ombrello pensando: l’hai voluto tu Ranma!
 
…Stanotte P-chan dormirà al calduccio.
 
 
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Ciao a tutti! In questo mio secondo esperimento narrativo mi sono tenuta sul classico: lui che gode come un pazzo a farla arrabbiare, lei che accoglie la provocazione ingenuamente anche se poi ci rimane male. (Che poi io a questa ingenuità di Akane nel litigare con Ranma non ci credo mica tanto, diciamolo, non vede l’ora di mettergli le mani addosso, in un modo o nell’altro… ma come biasimarla? XDD) Poi lei gli sorride in quel modo che lo manda fuori e si lancia… ma più di vent’anni di rosicate non si cancellano tanto facilmente e ormai abituata ai milioni di baci disattesi dalla Divina non potevo essere da meno.
Un Ryoga un po’ su di giri e un simpatico Konatsu (uno dei miei personaggi minori preferiti) fanno da spettatori a questo siparietto.
La meravigliosa Tiger Eyes anche stavolta ha betaletto pazientemente regalandomi un po’ del suo preziosissimo tempo e i miei rispettosi inchini per lei non saranno mai abbastanza: GRAZIE!
 
Un ringraziamento di cuore a voi lettori, fatemi sapere cosa ne pensate!
A presto!  
 
 
   
 
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