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Autore: Naquar    21/11/2021    0 recensioni
Non giunse alcuna risposta.
“Ma diavolo è quella donna?”
Genere: Commedia, Dark, Horror | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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Ratti (storia di un’ossessione)
1991
“Ma quando ci mettono ad arrivare?” chiese per l’ennesima volta Wendy, con uno sbuffo impaziente; lanciò una rapida occhiata alla finestra, che dava sulla strada. 
Suo marito Charles interruppe il suo solitario di carte e le sorrise. “Prima o poi…”
“Li ho chiamati già due volte!”
“Sei preoccupata per Rosie, lo capisco, e anche io lo sono, ma non credi che magari voglia stare da sola?”
“Sono tre giorni che non si fa viva: non è andata neanche a prendere la posta!” esclamò Wendy agitando la mano grassoccia per aria, era una sua abitudine, quando si sentiva nervosa. “Tu non sei preoccupato per lei?”
“Certo”
“Ma non doveva venire suo nipote a trovarla?”
“Chi dei due?”
“Mark, quello più giovane” 
Wendy scrollò le spalle. “Rosie mi aveva detto che molto probabilmente il ragazzo non sarebbe arrivato prima di due settimane, per lavoro…oh, ma accidenti ma arrivano?”
“Cerca di stare tranquilla!” esclamò suo marito, ma ricevette un’occhiataccia. 
Decise che era meglio non ribattere: a volte il silenzio, in trent’anni di matrimonio era la cosa migliore.
Passarono altri cinque minuti.   
Lo squillo del campanello fece drizzare le orecchie a Wendy, che si alzò velocemente dalla sedia e si diresse nell’atrio. 
“Alla buon’ora!” esclamò. 
Charles lasciò il mazzo di carte e la seguì. 
“Buongiorno!”
“Salve signora Carrisi” disse uno dei due agenti con un breve cenno del capo. 
“Mi dispiace di avervi disturbato, ma siamo preoccupati per Rosie la nostra vicina di casa: sono giorni che non la vediamo più” esordì Wendy sbattendo le palpebre velocemente. 
“Sì, infatti è da giorni che Rosie non ritira nemmeno la posta e temiamo che non si possa essere sentita bene” disse Charles. 
“La vostra vicina aveva accennato di partire per qualche viaggio?”
 “Rosie è molto riservata, però ci avrebbe detto se fosse partita per qualche destinazione” 
“Sapete se ha ricevuto visite o qualche strano movimento nei dintorni?”
“No, e poi abbiamo Thérèse la nostra “guardia di ronda” …ha novant’anni, ma quella riesce a notare tutti i movimenti che accadono nella via, quindi vi avrebbe già chiamato. Però la nostra vicina ha sempre la pessima abitudine di lasciare tutto aperto! Noi non siamo entrati…per rispetto della sua privacy” spiegò Wendy. 
“Speriamo che non le sia successo niente”
“Ok, daremo un’occhiata così almeno sarete più tranquilli” disse il poliziotto prima di allontanarsi. 
“Grazie”
I due agenti si congedarono, non prima di aver lanciato un’occhiata ai coniugi Carrisi che erano fermi sull’atrio: il marito aveva posato una spalla della moglie, mormorandole parole di conforto. 
“Sono davvero pochi i vicini che si preoccupano…” osservò Michael Stine, premendo un dito sul campanello.  
“Hai ragione” Henry scrollando le spalle. 
Il cancelletto era scostato come se qualcuno fosse entrato e si fosse dimenticato di chiuderlo. 
“Strano, nessuno risponde”
“Già”
L’erba nel giardino aveva cominciato a crescere arrivando fino alle caviglie, le aiuole del giardino apparivano incolte, la fontanella per gli uccellini di pietra ricoperta di muschio. 
Rosie non aveva nemmeno ritirato il bucato, ormai asciutto sullo stendino o portato fuori i due grossi sacchi della spazzatura ben chiusi. 
Henry bussò alla porta di legno. “Signora? Siamo della polizia, tutto bene?” 
Silenzio. 
Michael spinse con le dita la porta che si aprì con un cigolio. I cardini avevano bisogno di essere oliati. 
La casa era immersa nella penombra, nonostante fossero le due del pomeriggio e il cielo terso; Henry e Michael dovettero attendere qualche secondo, per potersi abituare all’oscurità. 
Entrarono. 
Nell’atrio aleggiava un forte odore acre e pungente come se qualcuno avesse spruzzato aceto dappertutto. Fu difficile ignorare l’odore, almeno non senza provare un senso di nausea. 
A tentoni, Henry cercò l’interruttore della luce e quando lo trovò, quello scattò a vuoto. 
“Signora? Rosie, qui è la polizia” esclamò Michael a voce alta.  
Non giunse alcuna risposta.  
“Ma diavolo è quella donna?”
Attraversarono l’atrio. 
La pallida luce delle torce illuminò il corridoio che poi portava alle altre stanze. 
Henry si infilò nella cucina e con la torcia illuminò i sobri mobili di legno scuro, alcune stoviglie sporche lasciate nel lavandino, il frigo stava perdendo acqua.  
“Bisogna almeno tirare su…”
La frase venne interrotta, quando una piccola cosa tonda schizzò via, passando accanto ai due poliziotti, facendoli sobbalzare dalla sorpresa. 
“Sembrava un topo…”
“Be’ qui è normale, siamo in campagna”
“Già, non mi sembra tanto normale stare senza luce e con tutte le finestre chiuse” commentò Michael grattandosi la testa.
“E con questa puzza!”
“Facciamo l’intero giro, almeno sapremo se la signora avrà bisogno di aiuto” 
Henry annuì. 
Proseguirono lungo il corridoio. 
Qualcosa disturbava il silenzio, con rumori leggeri come un continuo ticchettare sul pavimento, frusci e di tanto in tanto si poteva udire un verso sottile. 
Michael deglutì a vuoto. Sentiva il sangue ronzargli nelle orecchie e un fastidioso nodo allo stomaco. 
C’era qualcosa di anomalo là dentro. 
La porta della camera da letto era socchiusa. 
“Signora? Signora?”
Niente. 
Michael spinse la porta con la punta del piede. Il tanfo lo colpì alle narici con violenza, provocandogli un’ondata di nausea. 
Si chiuse il naso con una mano e entrò. 
La stanza era piena di ratti: erano ammassati l’uno sopra l’altro, come una specie di marea grigia e rumorosa che correva qua e là, squittendo rumorosamente, sui mobili rovinati o in mezzo a resti di cibo, piccole ossa mezze rosicchiate, forse resti di pollo, spazzatura lasciata sul pavimento. 
Non appena le torce li illuminarono, cominciarono a emettere versi infastiditi, cercando riparo nell’oscurità, a loro confortante. 
Henry deglutì a vuoto, quasi la torcia gli cadde di mano invece Michael si trovò a fissare un grosso ratto sul letto. Gli occhietti rossi della bestiaccia brillarono, prima di saltare giù e correre verso di loro. 
Senza perdere altro tempo, i due chiusero la porta con un tonfo sordo.
“Merda!” esclamò Michael. Si lo stomaco in subbuglio, ci sarebbe mancato poco che si fosse messo a vomitare. 
Henry deglutì a vuoto, una goccia di sudore gli rigò la tempia. “Questa matta colleziona ratti?!” esclamò con voce stridula.  
“Meglio i francobolli”
Qualche minuto dopo, dopo essersi calmati, ripresero il giro; nel bagno Henry non trovò altre sorprese, a parte un collarino da gatto nella vasca da bagno tutto rosicchiato, sulla medaglietta c’era scritto un nome: “Gunch”.
“Ma che cazzo di nome è?” commentò Michael grattandosi la testa. 
Il suo collega non rispose, limitandosi a stringersi nelle spalle: voleva solo uscire da lì il prima possibile. 
“Manca la sala da pranzo e il ripostiglio delle scope”
“Dividiamoci così facciamo prima” propose Henry. 
“Meglio di no” fece notare Michael, non prima di aver lanciato un’occhiata inquieta alla porta chiusa. 
Il ripostiglio nelle scope era in perfetto ordine. 
Superarono il corridoio e ed entrarono. 
La sala da pranzo era piuttosto ampia, c’era un divano di pelle marrone, al centro un tavolo rotondo con quattro sedie e una grande credenza piena di ninnoli, fotografie. 
Rosie.
La donna teneva la testa girata da un lato e le dita incrociate sul ventre; era seduta sulla sua poltrona bianca con le rose disegnate sopra, doveva essere la sua preferita. Indossava un vestito a marrone e un paio di ciabatte. 
Michael si avvicinò. 
“Signora? Rosie?”
“Dev’essere morta nel sonno…” osservò Michael.
Henry deglutì a vuoto, si avvicinò con la torcia alzata: si trovò a fissare, con fascinato orrore l’orbita vuota di destra, dove un tempo c’era l’occhio di Rosie Welch. Un gemito di disgusto gli uscì dalla bocca e farfugliò: “Cazzo, le hanno mangiato anche le dita…” 
Michael sbatté le palpebre. Avrebbero avuto gli incubi per un bel po’, pensò. 
Uscirono. 
Fu bello vedere di nuovo il caldo sole del pomeriggio. 
I coniugi Carrisi erano fermi sulla strada, sui loro visi c’era preoccupazione. Poco più indietro, si stava formando un capannello di curiosi. 
“Agente Sheridan, che ne è di Rosie?” 
Henry scosse la testa. “Mi dispiace molto”
Wendy annuì, aveva gli occhi lucidi di lacrime. “Povera Rosie…”
“Era così gentile!” osservò Frances Olsen con le braccia incrociate, lei abitava dall’altra parte della strada.  
“Ma come è successo?”
“Molto probabilmente avrà un infarto. Era sempre stata debole di cuore…” osservò Charles.
“Ehi, ma che succede?” domandò Dorothy Messenger* con tono sorpreso, guardandosi intorno.  
“Oh Dorothy! Rosie è…”
“Oh mi dispiace!”
“Ma quando è successo?”
Frances scrollò le spalle. “Non lo so”
Dorothy si sistemò meglio il pacchetto voluminoso che teneva sotto braccio e poi disse: “Povera donna. Adesso, devo andare che Eduard mi aspetta”
“Accidenti! Qui ne capitano di tutti i colori!” esclamò Will, lisciandosi la barba grigia. “Come quel tizio…come accidenti si chiamava?”
“Ah, parli di Oswald Leech? Sono undici anni che è scomparso!” rispose Andrew, uno dei vicini, scrollando le spalle “e poi chi se lo ricorda?”
“Appunto, manco era di queste parti” aggiunse qualcun altro alle loro spalle. 
“Ma non era quello che ti tormentava sempre, Dorothy?” chiese Frances alzando le sopracciglia. 
La donna si strinse nelle spalle. “Non più di tanto, sarà tornato a Londra” borbottò, prima di congedarsi in un saluto. 
“Scusate” disse Charles. 
“Che succede, vicino?” chiese Andrew. 
“Se non sbaglio qualcuno, di voi gli era scappato via il gatto?”  
“A me! Non trovo più Gunch da giorni…” disse Will alzando la mano.
“Uno dei due agenti, mi ha detto che ha trovato questo in casa” disse Charles mostrando il collarino. 
Will sollevò le cespugliose sopracciglia. “Che diavolo ci faceva in casa di…”
L’ambulanza a luci spente arrivò. 
Calò il silenzio e i presenti si voltarono a guardare i paramedici che entravano senza fretta nella casa di Rosie. 
Wendy si fece il segno della croce, mormorando una preghiera.
“Oh mio Dio!” strillò Frances inorridita all’improvviso.
Charles si voltò di scatto e vide che sua moglie era diventata pallida. “Ratti!” 
“Signori siete pregati di stare lontani!” esclamò Henry a voce alta, evitando di guardare accuratamente quelle bestiacce, forse tre o quattro, scappate dalla casa di Rosie prima di scomparire in mezzo all’erba. 
“Cristo santo” mormorò Will, scambiandosi una breve occhiata con Charles, non prima di aver abbassato lo sguardo sul collarino rosicchiato di Gunch. 

*Vi ricordate di lei? (Era la zia di Kyle, nella vendetta dei nani da giardino)
   
 
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