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Autore: Star_Rover    22/03/2022    5 recensioni
Jari e Verner sono uniti fin dall’infanzia da un legame che nel tempo è diventato sempre più intenso e profondo. Nell’inverno del 1915 però i cambiamenti sociali e politici che sconvolgono la Finlandia finiscono per coinvolgerli, così i ragazzi sono costretti a separarsi per seguire strade diverse.
Nel 1918 i destini dei due giovani tornano a incrociarsi sullo sfondo di una sanguinosa guerra civile.
Genere: Drammatico, Guerra, Storico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Violenza | Contesto: Il Novecento, Guerre mondiali
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I. Il rifugio  



Non vi è valle né collina
né sponda tanto amata
come la patria dei nostri antenati,
questa cara terra del Nord!

 
I tuoi fiori sbocceranno di nuovo,
la tua speranza e la tua gioia
nel loro splendore
innalzeranno i nostri cuori,
e ancora una volta, o amata patria,
alta la tua canzone riecheggerà. 
[1]
 
Jari sollevò lo sguardo dal foglio stampato per osservare il paesaggio innevato attraverso i vetri appannati del salotto. Riuscì a scorgere il profilo delle colline, la candida foresta e il lago ghiacciato. Quella vista così familiare suscitò in lui una profonda sensazione di pace e serenità. Era trascorso del tempo dall’ultima volta in cui aveva fatto ritorno al villaggio, nella caotica Helsinki sentiva sempre di più la mancanza di quel silenzio. Non poteva che provare affetto e nostalgia per i luoghi in cui era cresciuto. Ma ancor più in città soffriva per la lontananza delle persone care, in particolare del suo affezionato amico d’infanzia, il cui ricordo gli donava sempre conforto.
I suoi pensieri vennero interrotti dall’arrivo di sua sorella Kaija, una ragazza dal viso grazioso e i capelli raccolti in due lunghe trecce castane.
«Che cosa stai leggendo?» chiese con viva curiosità poggiando le mani sul tavolo.
Il giovane rispose distrattamente: «Le avventure dell'alfiere Stål»
Lei osservò il libro con più attenzione: «non sembra una delle tue solite letture»
«A dire il vero è stato un mio compagno a prestarmelo»
«Dunque hai degli amici in città…non ne parli mai nelle tue lettere»
Jari rimase in silenzio, le sue amicizie all’interno dell’università potevano essere considerate piuttosto sconvenienti, per questo preferiva mantenerle nascoste. Aveva appena iniziato ad avvicinarsi agli ambienti nazionalisti, per quanto conoscesse ancor poco di quel mondo ne era rimasto particolarmente affascinato. Non sapeva ancora a cosa avrebbe portato tutto ciò, ma quegli incontri segreti erano diventati il suo unico stimolo di interesse ad Helsinki.
Kaija non insistette sulla questione rispettando la riservatezza del fratello. Egli era sempre stato un ragazzo timido e introverso, quel comportamento non era strano da parte sua. Si limitò ad allietarsi del fatto che egli non soffrisse di solitudine così lontano da casa.
La giovane provò comunque a farsi narrare qualcosa riguardante la sua nuova vita.
«Raccontami almeno un po’ come è la città»
«La prossima volta» fu la fugace risposta. 
La sorella provò ad insistere: «ma…perché non adesso?»
«È tardi, devo andare» disse semplicemente Jari rialzandosi dalla sedia.
Kaija incrociò le braccia al petto rivolgendogli uno sguardo di rimprovero: «dove hai intenzione di andare?»
Egli indossò il pesante cappotto: «a caccia nella foresta»
La ragazza scosse la testa: «papà non sarà contento di sapere che sei sparito di nuovo»
«Avrà tempo di rimproverarmi al mio ritorno» replicò lui con un irriverente sorriso.
Kaija emise un sospiro rassegnato.
«Prima o poi dovrai prendere sul serio la sua proposta»
«Non credi che abbia già fatto abbastanza per lui?»
«Sai che vuole semplicemente aiutarti. Desidera solo ciò che è meglio per te» disse con innocenza.
Jari rispose con una smorfia: «dovresti smetterla di giustificarlo in continuazione. Quando inizierà a prendere decisioni anche per te non la penserai più in questo modo»
Kaija non diede troppa importanza al suo sfogo, sapeva che il rapporto tra il fratello e il padre era sempre stato difficile e tormentato, anche se in fondo entrambi provavano rispetto e affetto reciproco. Forse il genitore aveva sbagliato ad imporsi con tanta insistenza, ma le sue intenzioni erano sempre state buone. Sperava che Jari potesse comprendere ciò e abbandonare il suo rancore prima che fosse troppo tardi.
«Non aspettatemi per cena» concluse il ragazzo abbandonando la stanza.
 
Jari uscì dalla stalla, si avvicinò alla recinzione in legno e con un fischio richiamò Onni, un magnifico cavallo dal manto castano. L’animale riconobbe immediatamente il suono del suo padrone ed obbedì al comando.
Il giovane gli accarezzò la macchia bianca sul muso, quell’esemplare era così docile e mansueto che riuscì a sellarlo senza alcuna difficoltà. 
«Forza bello, ci aspetta una bella corsa!» disse con entusiasmo.
Onni rispose con un forte nitrito.
Jari scoppiò in un’allegra risata. Rapidamente salì in groppa al cavallo e con decisione lo incitò al galoppo in direzione dei boschi.
 
 
In cima alla collina si trovava un giovane in sella al suo Suokki [2] dal particolare manto scuro, stringeva saldamente le briglie tra le mani e in spalla portava il suo fidato fucile da caccia. Il suo sguardo era rivolto alla vallata, i suoi occhi trasparenti scrutavano con attenzione il sentiero che portava al villaggio in attesa di scorgere qualcuno sbucare dalla foresta.
Ancora nascosto tra le conifere Jari riuscì a vederlo per primo, riconoscendo immediatamente il profilo di Verner. Stagliata all’orizzonte in quel panorama innevato la sua figura appariva alquanto suggestiva. Per un breve istante ebbe l’impressione di trovarsi davanti ad uno dei valorosi cavalieri finnici tanto elogiati nei poemi di Runeberg.
Appena lo sentì avvicinarsi Verner non perse tempo e senza esitazione spronò il cavallo nella discesa della collina per corrergli incontro.
«Finalmente sei tornato!» gridò con gioia a pieni polmoni.
Jari smontò da cavallo, l’amico fece lo stesso e affondando gli stivali nella neve percorse l’ultima distanza che ancora li separava. Nonostante gli abiti irrigiditi dal gelo riuscì a trasmettergli tutto il suo calore in quell’abbraccio.
«Mi sei mancato» ammise in un sussurro.
«Anche tu» rispose Jari stringendo l’amico a sé.
Quando si distaccarono Verner aggiunse: «è bello sentirti parlare la nostra lingua» [3]
Il ragazzo si stupì: «perché dici così?»
«Temevo che trascorrendo tanto tempo con quei borghesi di città avessi già dimenticato il finlandese!»
Jari si impensierì, la sua battuta scherzosa aveva un fondo di amarezza.
«Io invece ho paura che presto la nostra lingua diventerà il russo» replicò angustiato.
Verner scosse le spalle con indifferenza.
Il giovane intuì che egli non avesse intenzione di sprecare altro tempo sull’argomento.
«Scusami, è solo che ultimamente non riesco a smettere di pensare a questa questione»
«Il tuo problema è sempre stato quello di pensare troppo» concluse Verner con un benevolo sorriso.
 
I due legarono i cavalli e proseguirono a piedi seguendo il sentiero nella foresta. Jari approfittò di quella passeggiata per iniziare una seria conversazione con il suo compagno.
«Il vecchio Elmer mi ha detto che è stato costretto a chiudere la sua bottega»
«Già, è stata colpa della malattia» spiegò Verner senza particolare trasporto. 
Jari intuì che con quell’atteggiamento distaccato egli stesse cercando di mascherare il suo turbamento.
«Mi spiace, so che eri un buon apprendista ed Elmer apprezzava il tuo lavoro. Secondo lui devi avere un gran talento per intagliare il legno in quel modo!»
«Devo aver ereditato questa capacità da mio padre»
«È davvero un peccato che tu non possa più portare avanti l’attività di famiglia» disse tristemente.
«Non importa, in questi tempi posso ritenermi fortunato a non soffrire la fame»
Jari rifletté sulla situazione del suo compagno e azzardò una proposta.
«Helsinki non è così male, forse potresti fare un tentativo, la gente trova lavoro più facilmente in città»
L’altro scosse la testa: «non voglio andarmene»
Jari abbassò lo sguardo con aria colpevole, si sentiva responsabile per qualcosa di imperdonabile, in qualche modo credeva di averlo tradito con la sua decisione.
Verner si pentì per aver reagito in quel modo.
«Scusa, non intendevo accusarti»
«Avrei davvero voluto restare, ma ho dovuto accettare dei compromessi» disse stringendo i pugni per la frustrazione.
«Lo so, non devi giustificare le tue scelte»
«Quando avrò terminato gli studi tornerò al villaggio come promesso»
«In tanti non sono più tornati» fu il triste commento. 
«Io non sono come gli altri!» ribatté il ragazzo.
Verner incrociò lo sguardo dell’amico e accennò un sorriso. Sapeva di non poterlo contraddire, Jari era davvero diverso da tutti gli altri, di questo ne era certo.
Al termine di quelle constatazioni il giovane interruppe il silenzio.
«E comunque non devi preoccuparti, ho già trovato un altro lavoro» disse riprendendo la conversazione precedente.
L’altro si incuriosì: «di che si tratta?»
«Sono stato assunto come operaio per la costruzione della nuova ferrovia»
Jari non riuscì a mascherare del tutto la sua apprensione, quello era un mestiere pericoloso e massacrante anche per un giovane in forze e in salute. Trovandosi in condizioni più agiate avrebbe voluto fare qualcosa per lui, ma in passato ci aveva già provato e sapeva bene che l’amico era troppo testardo ed orgoglioso per accettare simili favori. Se avesse osato avanzare una proposta del genere avrebbe ottenuto il solo risultato di offenderlo. In fondo si fidava di lui, sapeva che era un ragazzo sveglio e intelligente, era in grado di provvedere a sé stesso e non aveva bisogno dei suoi assillanti consigli. Una parte di sé però non poteva evitare di preoccuparsi per lui. Era una responsabilità che sentiva fin da quando erano ragazzini, il suo dovere era sempre stato quello di tenere il compagno lontano dai guai. Il carattere ribelle e irriverente di Verner non gli aveva reso il compito semplice, più volte era intervenuto a suo favore per evitargli il peggio in brutte situazioni, che si trattasse di coprire le sue marachelle o di difenderlo durante le dispute con gli altri ragazzi del villaggio.
Era certo che Verner si fosse risparmiato un bel po’ di punizioni e forse anche qualche pugno in faccia grazie a lui, anche se non l’avrebbe mai ammesso. 
Jari scosse il capo con rassegnazione, ormai non erano più ragazzini.
 
I due giovani trovarono un buon riparo tra le rocce, si sistemarono nel nascondiglio e restarono appostati con i fucili controvento in attesa di una preda. Ogni tanto interrompevano il silenzio scambiandosi qualche battuta.
Il tempo passava, ma nulla sembrava muoversi in quella radura deserta. Soltanto i rami oscillavano al vento. I ragazzi però conoscevano bene quei luoghi ed erano certi che la paziente attesa sarebbe stata ben ripagata.
Come previsto da entrambi ad un tratto scorsero dei movimenti sospetti. Una lepre uscì dalla vegetazione esponendosi alla vista dei cacciatori. L’animale attraversò la distesa innevata, ignaro del pericolo. L'obiettivo era nel mirino, le dita sfiorano prontamente i grilletti. 
Due spari echeggiarono nella vallata, ma soltanto uno colpì in pieno il bersaglio. Verner era stato il primo ad adocchiare l’animale, la sua rapidità gli aveva concesso un minimo vantaggio, mentre la sua abilità di tiratore gli aveva permesso di sparare un colpo preciso e letale.
Jari non fu sorpreso dalla vittoria del suo compagno, egli era sempre stato un ottimo cacciatore. Non ricordava una volta in cui avesse mancato il bersaglio.
Verner uscì dal nascondiglio e poco dopo si ripresentò con il suo bottino: «ero certo che non saremmo tornati a mani vuote!»
«Con te non avevo dubbi»  
«Anche tu sei stato bravo, l’hai mancato davvero per poco!»
Jari apprezzò il suo incoraggiamento, quella sfida tra i due giovani era vissuta da entrambi con una rivalità sportiva che mai aveva intaccato la loro amicizia, anzi, al contrario contribuiva a rafforzare ancor di più il loro legame.
 
Il sentiero che conduceva al rifugio di caccia era stretto e tortuoso. In quel periodo dell’anno nessuno si avventurava così lontano dal villaggio. I due giovani sbucarono dalla fitta foresta per ritrovarsi in una piccola radura. Poco distante dal ruscello si trovava un modesto capanno di legno. Era stato il nonno di Jari a costruire quel rifugio isolato nel bosco e da allora era sempre appartenuto alla sua famiglia.
Per anni era stato il posto in cui i due amici avevano condiviso momenti felici e spensierati della loro gioventù immersi nella natura. Quel luogo però aveva acquisito un significato ancor più importante da quando il loro rapporto era diventato qualcosa di più di una sincera amicizia.
Inevitabilmente Jari ripensò a quel che era accaduto un paio di anni prima.
 
Quel giorno lui e Verner si erano avventurati nella foresta senza preoccuparsi delle cupe nubi che pericolosamente si stavano avvicinando. All’improvviso si era alzato il vento e la fitta nevicata si era tramutata in un’implacabile tempesta. I due giovani avevano tentato disperatamente di trovare un riparo, rischiando di perdersi nella tormenta. Miracolosamente erano riusciti a ritrovare il sentiero e avevano raggiunto il rifugio tremanti e quasi assiderati. Nell’ultimo tratto Verner era stato costretto a sorreggere il suo compagno, ormai esausto e intirizzito dal gelo.
Finalmente al riparo i ragazzi si erano avvicinati alle fiamme per scaldarsi accanto al fuoco. Verner si era occupato dell’amico, assistendolo con particolare premura e attenzione.
«Come ti senti?» aveva domandato con apprensione.
Jari aveva tentato di rassicurarlo sulle sue condizioni: «adesso sto meglio, non preoccuparti»
Verner gli aveva preso le mani stringendole e sfregandole delicatamente tra le sue per riscaldarle. Il ragazzo aveva avvertito il battito accelerare, il suo viso aveva ripreso colore avvampando leggermente.
I due si erano guardati a lungo negli occhi senza interrompere quel contatto.
Verner era sempre stato il più intraprendente e impulsivo, e l’aveva dimostrato anche in quella occasione. Era stato lui il primo a manifestare la vera natura dei suoi sentimenti. Inaspettatamente aveva preso il volto dell’amico tra le mani, avvicinandolo a sé e unendo le loro labbra in un bacio. Era stato un atto istintivo, forse indotto dal timore di poter perdere la persona di cui era innamorato senza aver mai rivelato ciò che provava realmente.
Jari era rimasto sorpreso dal gesto del suo compagno, ma non l’aveva respinto. Gli aveva permesso di approfondire ancor più quel bacio, schiudendo le labbra e cedendo alle sue carezze. Se la sua mente era ancora annebbiata e confusa da quelle nuove e intriganti sensazioni il suo corpo fremente non aveva lasciato alcun dubbio su ciò che davvero stava provando in quei momenti. Ben presto ogni titubanza era svanita lasciando spazio solo alla passione e al desiderio. Per la prima volta i due giovani avevano trovato il coraggio di amarsi.
Da quel giorno la casa nel bosco era diventata il loro nido d’amore. Quello era il loro rifugio sicuro, l’unico luogo al mondo dove potevano vivere a pieno il loro rapporto senza alcun timore o preoccupazione.
 
Jari spostò la pesante tavola di legno che sbarrava la porta d’ingresso ed entrò all’interno. Inizialmente fu avvolto dal freddo e dall’oscurità. Quando i primi raggi filtrarono dalle finestre poté riconoscere ogni particolare di quella stanza, sembrava che il tempo si fosse fermato. In quel remoto capanno nella foresta tutto era rimasto immutato, resistendo allo scorrere del tempo e all’abbattersi delle intemperie.
Jari tornò alla realtà avvertendo i passi del compagno alle sue spalle, i pesanti stivali coperti di ghiaccio e neve batterono sulle assi scricchiolanti.
Verner si occupò di sistemare l’attrezzatura mentre egli preparò la legna per il fuoco.
 
Il camino acceso contribuì a rendere quel luogo ancora più caldo e accogliente. Jari rimase ad ammirare i colori delle fiamme ardenti che danzavano nella penombra. Ad un tratto percepì una stretta al braccio, la presa era delicata, ma decisa. Si voltò di scatto, ritrovandosi a pochi centimetri di distanza dal viso di Verner, il quale non indugiò oltre. L’avvolse in un abbraccio e l’avvicinò a sé baciandolo con irruenza, manifestando a pieno il suo desiderio. Erano rimasti lontani per tanto tempo, non potevano più attendere. Jari si lasciò travolgere dall’impeto del suo compagno, ritrovandosi con le spalle alla parete, bloccato dal quel corpo virile che premeva contro al suo. Si distaccarono a fatica, avvertendo i battiti accelerati e i respiri affannati. Jari afferrò l’amante per la manica e l’accompagnò verso il piccolo giaciglio.
Ripresero a baciarsi con foga, liberandosi freneticamente dall’ingombro dei vestiti. Verner mostrava un corpo aitante e muscoloso, forgiato dal duro lavoro e dalla costante attività fisica. Anche Jari poteva essere considerato un giovane atletico e prestante, seppur apparisse più magro ed esile rispetto al suo compagno.
Ben presto i due si ritrovarono nudi a rotolarsi tra le coperte. Jari si distese sulla schiena, trascinando l’altro sopra di sé. Verner si abbassò su di lui, lasciandogli roventi baci sul collo ed esplorando il suo corpo con calde carezze. Il ragazzo non riuscì a mantenere a lungo il controllo mentre era preda di quelle attenzioni. Il suo corpo fremette a quel tocco sempre più deciso ed insistente, socchiuse gli occhi lasciandosi sfuggire gemiti di piacere. Verner trovò particolarmente eccitante la visione del giovane ansante e accaldato disteso sotto di sé, così si avventò su di lui lasciandosi sopraffare dall’istinto.
Entrambi si abbandonarono senza più inibizioni a quel vortice di passione.
 
Restarono sdraiati uno accanto all’altro, abbracciati sotto alle pesanti coperte. Lentamente i respiri tornarono regolari, così come i battiti dei loro cuori.
Jari poggiò la testa sulla spalla del suo compagno, Verner passò una mano tra la sua folta chioma, accarezzandola dolcemente.
«Quando ripartirai?» chiese tristemente sfiorando un ciuffo di capelli castani.
«Domani»
Verner non riuscì a nascondere del tutto la delusione per quella notizia, ciò significava che il tempo a loro disposizione era già esaurito. Dopo qualche istante di esitazione porse la seconda domanda.
«E quando tornerai?»
Jari sospirò: «non lo so, dipende se riuscirò ad ottenere un permesso…»
Verner cercò di non cedere allo sconforto, aveva imparato a considerare prezioso ogni istante che potevano trascorrere insieme. Non aveva mai preteso nulla di più, pur soffrendo nell’incertezza non aveva mai dubitato delle sue parole. In fondo egli restava sempre il suo caro amico d’infanzia, lo conosceva meglio di chiunque altro, ed era certo che in ogni caso avrebbe fatto di tutto per tornare al più presto da lui.
Verner strinse a sé l’amato in cerca di ancora un po’ di calore e affetto, era consapevole che non avrebbe più potuto averlo tra le braccia per diverso tempo e che avrebbe dovuto far tesoro di quei momenti divenuti sempre più rari.
Jari ricambiò con altrettanto sentimento. Lo guardò nei suoi occhi di ghiaccio, infine si chinò su di lui baciandolo intensamente per rassicurarlo e rinnovare ancora una volta la sua promessa.
 

 
 
 
 
 
 
Note
 
[1] Johan Ludvig Runeberg, "La nostra Terra" da "Le avventure dell'alfiere Stål", 1848-1860. Originariamente scritto in lingua svedese il testo divenne l'inno nazionale finlandese.
 
[2] Razza di cavallo finlandese.
 
[3] La Finlandia è ancora oggi una nazione multilingue. Agli inizi del’900 una piccola parte di popolazione finlandese, appartenente al ceto borghese e benestante, parlava svedese.
 
 
  
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