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Autore: Jasmine54    07/07/2022    1 recensioni
Un ritratto che, con lievi pennellate colorate, descrive la vita in una cittadina italiana non bene identificata. Le diverse classi sociali che la abitano e i personaggi pittoreschi che compaiono sullo sfondo costituiscono, con tinte talvolta tragiche e talvolta comiche, l’anima della cittadina.
Nota: rating alzato ad arancione per un solo capitolo.
Genere: Generale, Introspettivo, Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Raccolta | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Nel primo mattino il sole aveva già allungato i propri raggi sulla pianura, dorando la cittadina ancora addormentata. Tutti i tetti, la parte alta del Duomo - che si ergeva superbo al centro della cittadina - e i campi intorno, avevano assunto il colore lasciato dal sole. Nei campi, il cinguettio degli uccelli preannunciava una bella giornata. Gli insetti erano in piena attività: si spostavano da un fiore all’altro, tra l’erba ormai alta e pronta a un taglio deciso.

Solo la cittadina dormiva ancora.

Un uomo in bicicletta, all’inizio del giorno, attraversò la piazza del Duomo. Mattiniero, aveva deciso di lasciare la propria casa per il troppo caldo e per l’insonnia che lo tormentava da sempre. La solitudine lo aiutava a rilassarsi, lo allontanava dai pensieri insistenti che lo tormentavano: sarebbe riuscito a pagare tutte le rette universitarie del figlio a Berlino? Del resto glielo aveva già promesso che, se avesse superato gli esami di maturità classica, lo avrebbe aiutato ad andare in Germania all’università. E Filippo, suo figlio, li aveva superati brillantemente.

 

Dall’altro capo della cittadina, verso il fiume Po, una donna era a passeggio con il proprio cane, un bel lupo dal pelo lucido e dallo sguardo sveglio e attento. Mentre il cane correva tra gli alberi in riva al fiume, spaventando le anatrine che si stavano svegliando, la donna scrutò il cielo e pensò al marito, che sarebbe dovuto rientrare a giorni in Italia dall’Iran, dove lavorava. Che cosa si sarebbero raccontati dopo tre mesi lontani, cosa le avrebbe regalato questa volta, dopo aver visitato i vari negozi di Teheran? Flavia, la donna, pensava alle cose che avrebbe potuto raccontare al marito, le primissime cose. Poi, gli avrebbe confidato i suoi pensieri più intimi.

Intanto, in un appartamento nel centro storico della città, un neonato si stava agitando nel sonno. Tutto sudato, non riusciva a trovare pace nella sua culla. La giovane mamma, sorpresa dal comportamento del suo piccolo, aveva svegliato il marito, e insieme avevano guardato il piccolo agitarsi. Poi, impotenti nell’atteggiamento passivo, decisero di sollevare il bambino dalla culla, di cambiarlo, metterlo nel passeggino e di uscire lungo il fiume, per un po’ di refrigerio.

 

Piano piano, la cittadina si stava risvegliando.

Alle sette e trenta le campane di tutte le chiese della cittadina suonarono all’unisono, richiamando le prime persone alla messa. Le vecchiette e le solite abitudinarie della prima celebrazione si apprestarono lungo le vie medioevali, e i loro passi risuonavano decisi sui sanpietrini. Il loro sguardo era severo, quasi corrucciato.

Questo almeno sembrò al ragazzo che le incontrò per la strada, mentre stava facendo jogging. La sua corsa era sciolta, la falcata decisa, con un ritmo scandito dall’esperienza e dall’abitudine alla corsa. In dieci minuti giunse al quartiere di Offano, dove lo attendevano i suoi amici. Proprio qui, in questo quartiere al limitare della cittadina, il ragazzo amava andare. Subito dopo, si scorgevano i campi.

“Sei riuscito a venire anche questa mattina, Marco, ce l’hai fatta ad alzarti!” gli dissero ridendo i compagni, conoscendo il ragazzo per essere un dormiglione. Saltellando sul posto, gli amici iniziarono la corsa verso la campagna, sotto un sole ancora tiepido.

Era la fine di giugno, l’estate era iniziata da poco, il calore estivo si stava preannunciando, per arrivare, deciso, nei primi giorni di luglio.

Alcuni negozi avevano già alzato le saracinesche: dopo poco sarebbe iniziato un viavai di persone verso le panetterie già aperte. Il profumo del pane invadeva le stradine della cittadina, le prime brioches calde erano già esposte nelle vetrine. I nonni e le mamme si affrettavano, come sempre, ad acquistarle per poi disporle su un bel piatto nel mezzo del tavolo in cucina. I bambini avrebbero gradito molto questo rituale del sabato mattina, con i genitori: fare colazione tutti insieme!

Giorgia e Sofia proprio quel giorno inauguravano la loro pasticceria, su cui avevano investito tutti i risparmi per la realizzazione di quel sogno.

“La cittadina è golosa, avremo tanti clienti, siamo sicure!” dicevano ai loro genitori e amici.
Dopo aver terminato il liceo, le due ragazze avevano deciso di frequentare insieme dei corsi di pasticceria a Milano e a Bologna. Ci sapevano fare con gli impasti, ci mettevano la testa, il cuore e il gusto.

L’inaugurazione sarebbe avvenuta nel pomeriggio alle sedici, l’ora di punta del passeggio cittadino. I loro cuori battevano forte, l’emozione sembrava a volte sopraffarle, ma loro sapevano controllarla: lo avevano imparato a scuola.

Nelle due piccole vetrine della pasticceria avevano esposto pezzi di cioccolato artigianale al latte, fondente e alle nocciole, oltre alle torte Sacher, alle crostate di frutta e alle mandorle. Tra un dolce e l’altro, Giorgia aveva disposto dei piccoli fiori freschi colorati. Agli angoli delle vetrine erano stati adagiati dei piccoli peluche, appoggiati agli ovetti di cioccolato per i bambini.

Tutto era pronto: dopo poche ore le persone invitate avrebbero dato un loro parere sulla qualità dei prodotti e, forse, avrebbero iniziato i loro acquisti.

   
 
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