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Autore: Giadastales    15/07/2022    2 recensioni
Dopo l'esperienza traumatica con il serial killer di Sant'Ambrogio Rossella ha ripreso il suo lavoro alla centrale di polizia ma, ogni notte, fa ancora fatica a respirare, la sua vita si è coperta di panico e oscurità ed è in cura da una psicoterapeuta che le sta insegnando l'equilibrio. La sua serenità, però, viene nuovamente stravolta quando in città si sviluppa un nuovo caso e, proprio in quel momento, Rick evade di prigione. Liam, che era scomparso a Copenaghen, torna a Milano con l'obiettivo di chiudere i conti con il serial killer che gli ha rovinato la vita e questo, inevitabilmente, porta lui e Rossella a recuperare il legame... Ma nuove ombre minano la fragile mente dei protagonisti, già provata dai traumi del passato.
Ciechi, sequel di Orfani, come la prima parte è dark, drammatico e lievemente romantico.
Genere: Drammatico, Romantico, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti
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Note:

Buongiorno e ben ritrovati a coloro che mi leggevano dai tempi di Orfani, e anche da quelli di Belly Button's e The Real Entertainment. Quanto tempo è passato? Mi viene da piangere. Sono ancora la stessa, stessa commozione e stessa passione per la poesia. Forse sono solo peggiorata.
Comunque, avevo promesso che un giorno avrei scritto il sequel di Orfani, e visto che tutto accade per una ragione, a distanza di anni quel giorno è arrivato senza un preciso motivo, forse soltanto perché sono in attesa di pubblicare il mio nuovo romanzo in libreria e ho bisogno di contrastare un vecchio demone chiamato “blocco dello scrittore”. E Orfani, ancora, m'ispira molto, mi permette di scavare nella mente umana e nell'oscurità, qualcosa di più affascinante? Non esiste. 
Rossella, Liam e Rick sono pur cresciuti, io sono cresciuta, vediamo cosa uscirà fuori.

 

Primo Capitolo – Disuniti

Milano, 2021

L'alba: l'aria caratteristica e dinamica di Milano era addolcita da una corrente di quiete e silenzio.
Duomo, Galleria Vittorio Emanuele e via Montenapoleone erano quasi deserte, un mondo onirico per chi è abituato a vivere e lavorare di giorno.
Rossella aveva meditato in casa, tappetino a terra e gambe incrociate, poi era uscita per andare a correre per le strade famigliari della città natale. La terapia stava dando i suoi frutti, avere una routine ferrea la aiutava a non perdersi nella confusione dei minuti e delle ore che rischiavano di portarle via tempo, equilibrio e sanità mentale.
Con la sua psicologa stava sperimentando una nuova vita, fatta di regole e salute.
Tornata a casa, guardò la sua tabella alimentare. Era la giornata dello yogurt magro e della frutta secca. La qualità del cibo che assumeva era diventata una scelta importante.
I primi tempi aveva pensato che una cura così maniacale del suo stile di vita fosse inutile e faticoso, senza nessuna scoperta, solo limiti e imposizioni, ma col passare delle settimane si era accorta che la cura della sua persona si trasformava in serenità.
Era attenta e precisa e imparare il senso della logica e del rispetto la aiutava a mettere in atto la sua nuova forza anche sul posto di lavoro.
Di giorno, era composta e equilibrata.
La notte si spezzava.


Aveva ancora gli incubi.
Rick non era uscito dalla sua vita. Era rimasto nascosto nelle sue palpebre, nel buio che vedeva quando chiudeva gli occhi, e anche nel buio della notte quando camminava da sola; spesso, era lì ad osservarla anche solo quando spegneva la luce nella sua camera.
Quando in centrale di polizia commetteva un errore, quando rispondeva male a qualcuno, quando cadeva, lui era pronto a sussurrarle che era un fallimento. Che era rotta, esattamente come tutte le donne. Le sussurrava che lui non era un misogino, era lei ad essere nata sbagliata. La maggior parte delle volte le sussurrava che era già morta.
Lo ignorava: con la sua psicoterapeuta aveva imparato che non si può sfuggire dai traumi e dalle brutte esperienze vissute ma si può renderle inoffensive.
Razionalizzare paranoie, debolezze e crolli la aiutava a mettere i puntini sulle i, a lavare i piatti, a versare lo zucchero nel caffè, a dare senso alla vita. Dare parole, nomi e definizioni ai problemi interiori creava mondi di salvezza e porte d'emergenza.
Il linguaggio era una grandissima arma. Più dell'amore, della famiglia e dell'amicizia, perché il linguaggio le insegnava a decodificare la realtà.
Un altro duro ma necessario insegnamento che aveva appreso era che l'amore non era medicina. Non l'aveva imparato solo in seduta, ma soprattutto parlando saltuariamente con Liam in quei mesi.
Era soprattutto quella convinzione a farla ancora traballare, a volte, soprattutto quando si sentiva sola.


Quando Liam si era trasferito a Copenaghen Rossella lo aveva odiato con tutto il cuore.
Non aveva mai odiato nessuno più di lui eccetto Rick.
A causa del più famoso serial killer della storia di Milano, loro due avevano vissuto un'esperienza traumatica che li aveva visti entrambi rapiti e torturati. La giustizia, stranamente, aveva prevalso in un mondo che si era coperto di oscurità, ma al suo risveglio in ospedale la ragazza aveva scoperto che il collega aveva svuotato l'ufficio e se n'era andato.
Potergli parlare, vederlo, l'avrebbe salvata dalla voragine di follia e panico nella quale era caduta finché i poliziotti in centrale non avevano deciso di consigliarle la visita di un psicologo. Era stato il periodo più buio della sua vita: era arrivata a dubitare persino della sua stessa esistenza.
Lo odiava, Liam: prima della tragedia, avevano condiviso un legame, fatto di confidenze e supporto reciproco, e lui era scomparso, svanito nel nulla, lasciando dietro di sé un ricordo flebile che veniva mangiato dalla figura ingombrante di Rick.
Lo odiava, Liam, lui che l'aveva chiamata ubriaco sei mesi dopo, implorandole pietà e perdono ma giurando che non sarebbe mai più tornato a Milano.
Lo odiava, anche se quando la chiamava lo salutava e lo rassicirava di stare bene.


Rossella si presentò alla centrale di polizia con il consueto anticipo.
C'era un'atmosfera strana, quella mattina, tra i colleghi e presto capì il motivo. C'era un nuovo caso che minava la sicurezza della città.
«Non c'è bisogno che tu te ne interessi», le disse Francesco Pratiro, il direttore, con tono paterno.
Non era suo padre, Rossella un padre non lo aveva, e forse era questo il motivo che aveva spinto l'uomo a darle un occhio di riguardo. Dopo l'esperienza con Rick era diventato ancora più palese il suo bisogno di un punto fermo, di una figura di riferimento, di una famiglia, e lui, solo esattamente come lei, aveva deciso che voleva costituire, in qualche modo, tutte quelle figure.
Liam, che Pratiro aveva adottato molti anni prima, era stata una delusione, aveva sminuito tutto ciò che aveva fatto per lui scomparendo senza lasciare traccia e l'uomo aveva riversato le sue attenzioni alla nuova arrivata.
«Sai che i serial killer sono il mio punto forte», rispose Rossella con un debole sorriso ironico. Di solito riservava solo alla sua psicologa le sue ansie.
Pratiro alzò un sopracciglia, poco incline a fare umorismo nero, ma non la contraddisse.
«Fino ad adesso si sa soltanto che il suo obiettivo sono i tossici con famiglia alle spalle».
Rossella era incuriosita nonostante il peso sullo stomaco. Forse, le veniva da vomitare, ma si contenne, dopotutto erano anni che viveva con il vomito. «Voglio analizzare i dati raccolti su di lui. Posso aiutare nell'analisi del suo profilo psicologico».
Pratiro era combattuto, da circa un anno permetteva alla ragazza di lavorare soltanto a casi che non avesse nulla in comune con la pregressa esperienza.
«Rossella, so che respiri a fatica, anche quando sorridi, anche quando dici che stai bene. Non devi fingere, e non dovresti pretendere troppo da te stessa».
Il loro rapporto permetteva loro di essere sinceri, di guardarsi negli occhi e non ascoltare orgoglio o paura di rinfacciarsi le belle parole che si dedicavano.
Rossella sorrise, sapeva di essere fortunata.
«Sono sicura, era da tanto tempo che non sentivo questo slancio verso il lavoro e la voglia di sfruttare le mie potenzialità».
Pratiro non insistette, ma le fece promettere di non affannarsi e fare le cose con calma.
Rossella non s'illuse, era consapevole che lavorare a quel caso avrebbe messo in discussione le sue sedute, il suo pseudo equilibrio, i suoi problemi con l'ansia, ma non voleva più chiudere la porta in faccia alla vita. Aveva preso una scelta quando aveva deciso di fare quel lavoro e una parte di lei (che credeva essere stata uccisa da Rick un anno prima) desiderava ancora rendere onore alle sue vecchie promesse.
“Ed era fermamente convinta che non esisteva il condizionamento, l’influenza, non si è mai il frutto del proprio ambiente, non valevano a niente le scuse; esistevano solo le scelte che le persone facevano, gli obiettivi che si prefiggevano e le cose per cui decidevano di lottare”  ricordava ancora quando con ingenuità e speranza si ripeteva quei pensieri.
Cercò, dentro di sé, la forza per crederci ancora come quando era giovane, si prendeva cura di sua madre e il mondo non si era ancora oscurato così tanto.


La dottoressa Luce era una donna sulla quarantina e nella sua vita ne aveva viste tante. Ma l'anno più intenso era stato proprio quello appena trascorso. Un anno formidabile da tutti i punti di vista, lavorativo ma anche di crescita personale.
Aveva in cura Rick, il serial killer di Sant'Ambrogio, uno tra i pazienti più disturbanti che avevano camminato per i corridoi del suo ospedale psichiatrico.
Rick, in testa, aveva mille universi. Mille volti. Mille demoni.
Forse la gente normale non poteva capire, ma per una psicoterapeuta come lei avere la possibilità di dialogare con un uomo così malato era la sfida della vita.
Ma dietro il serial killer, dietro Rick, dietro tutto ciò che aveva tempestato la cronaca nera di Milano per mesi, c'era tanto altro.
Un anno veramente intenso, nessun altro lavoro o problema famigliare aveva mai riempito così tanto le sue giornate.
Luce si sedette davanti alla sua scrivania preparandosi mentalmente all'imminente incontro. A distanza di un anno ancora tremava di impazienza quando aspettava che le guardie accompagnassero Rick nel suo ufficio.
Alle due di pomeriggio, guardò l'orario.
Loro non erano mai in ritardo, cos'era successo?
Il telefono squillò.
«Pronto?».
«Dottoressa Luce», pronunciò la voce dell'ispettore di polizia, a mo' di saluto. «Buongiorno, la chiamo per... darle una comunicazione», il suo tono esitò appena.
La donna era preoccupata. «Che cos'è successo?».
«Rick è scappato».

   
 
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