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Autore: beomtaro    17/07/2022    0 recensioni
[1775 parole]
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«Hey!» lo chiamò Giovanni, lanciandogli la bomboletta subito dopo aver attirato la sua attenzione; quando Christian la prese al volo, Giovanni continuò «Ti vuoi perdere tutto il divertimento?»
Genere: Fluff, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
- Questa storia fa parte della serie 'FASE: TRENI'
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Qui è Eli!
Eccoci con la seconda one shot della serie di Dove Rimane Un Momento :P 
Buona lettura!



Stiamo al 50% (immagina cosa facciamo al 100)
Christian/Giovanni
pastelwriting


 

 

Giovanni non avrebbe saputo dire, con esattezza, quando aveva deciso che iniziare a baciare Christian quando gli andava potesse essere una buona idea. Né sapeva se a Christian andasse bene, o cosa ne pensasse. Sapeva solo che aveva iniziato a farlo e che gli piaceva, e che Christian non l’aveva mai fermato, e anche questo gli piaceva. 

Avrebbe avuto voglia di baciarlo anche ora, in realtà, mentre sapeva che era appostato vicino all’ingresso del deposito di treni in cui si erano infiltrati per disegnare graffiti sulle fiancate dei vagoni. 

«Vediamo chi riesce a fare più graffiti in una notte sola» aveva detto Tommaso, dopo aver passato venti minuti a lamentarsi del fatto che non facevano qualcosa di illegale da troppo tempo.

«Ci sto.» aveva risposto Marco senza neanche pensarci, gli si erano illuminati gli occhi a sentire le parole di Tommaso.

Gabriele, a cui fare graffiti non faceva nè caldo nè freddo, si era lamentato che sarebbe finito a fare il palo come al solito, quindi aveva messo le mani avanti e si era prenotato il ruolo di autista, avrebbe aspettato tutti sul suo pick-up per darsela a gambe in caso fossero stati scoperti, e Leonardo sarebbe rimasto in macchina con lui. 

«Chiedi al tuo ragazzo di fare da palo.» aveva detto Gabriele, infine, alzando le sopracciglia verso Giovanni.

«Gabri, il Chri non è il suo ragazzo, ricordi?» lo stuzzicò Marco.

Giovanni si limitò a scrollare le spalle, ma un sorrisetto gli sfiorò le labbra «Proverò a chiedere.»

Così, tre giorni dopo quella conversazione, Giovanni stava scuotendo la bomboletta spray rossa davanti a un vagone del treno ormai quasi interamente ricoperto di vernice. 

Premette la valvola e non si sorprese quando dall’ugello fuoriuscì soltanto aria e pochissima vernice. Lasciò cadere la bomboletta a terra e fece qualche passo indietro per raggiungere il suo zaino, estraendo una bomboletta nera già iniziata, la stessa con cui aveva disegnato delle faccine, alcune tristi e altre sorridenti, lungo uno scivolo per bambini, la stessa sera in cui aveva semplicemente baciato Christian sulle labbra dopo essersi incontrati lì per caso. Era stata una bella serata. 

Giovanni decise di controllare velocemente l’ora sul cellulare - erano le 3:17 del mattino -, abbandonò lì zaino e bombolette, tranne quella nera, e si avviò verso l’ingresso del deposito, passando accanto a Tommaso e Marco che sembravano aver preso sul serio la competizione. Gli chiesero entrambi, distrattamente, quanti graffiti avesse già fatto, e per tutta risposta Giovanni si infilò la bomboletta nera nella tasca della felpa e si accese una sigaretta, continuando a camminare verso l’entrata.

Christian era appoggiato al cancello che gli offriva la visuale migliore sulla strada, così da mandare a tutti il segnale in caso avesse avvistato le forze dell’ordine; esattamente dove Giovanni e gli altri lo avevano lasciato un paio di ore prima.

«Hey!» lo chiamò Giovanni, lanciandogli la bomboletta subito dopo aver attirato la sua attenzione; quando Christian la prese al volo, Giovanni continuò «Ti vuoi perdere tutto il divertimento?»

Christian studiò la bomboletta tra le sue mani prima di rivolgere uno sguardo vagamente confuso a Giovanni «Non la so usare… »

Il ragazzo si strinse nelle spalle. «Risposta sbagliata. Vuoi ritentare?» 

Gli angoli della bocca di Christian si alzarono in un leggero sorriso. 

Che voglia di baciar–

«Nat mi farà il culo se scopre che smetto di fare il palo.»

Nat, uno dei venticinque modi in cui veniva chiamato Tommaso; Christian aveva iniziato a uscire così spesso con loro che anche lui ora lo chiamava così – lo fece sorridere quel pensiero, però povero Tommy, sempre più persone stavano venendo a conoscenza che facesse Natale di cognome. 

«Allora spera che arrivi la polizia e che ci prendano loro e non lui.» Giovanni si avvicinò a Christian, allungandogli la sigaretta che teneva tra le labbra per fargli prendere l’ultimo tiro. 

Christian fece correre gli occhi dalla sigaretta a quelli di Giovanni un paio di volte, per poi sbuffare una risata e afferrare la sigaretta, scollandosi finalmente da quel cancello. 

Dopo una pacca sulla spalla, Giovanni guidò Christian lungo i binari, tra un treno e l’altro, fino a raggiungere la sua opera incompleta. Christian la studiò per un po’, probabilmente alla ricerca di un qualche significato nascosto a cui Giovanni non aveva assolutamente pensato, anzi. 

«Cosa dovrebbe essere?» domandò Christian indicando il vagone, genuinamente confuso.

In realtà era soltanto una composizione di forme indefinite assemblate totalmente a caso, Giovanni lasciava che fossero le bombolette a guidare la sua mano piuttosto che il contrario, teneva la mente vuota. Questa volta non era stata totalmente vuota, a dirla tutta, visto che si era ritrovato ad andare a prendere Christian per farlo stare lì con lui.

«Quello che vuoi.» Giovanni si strinse nelle spalle e si abbandonò con la schiena contro il treno dietro di lui, per poi accendersi un'altra sigaretta. «Aggiungi qualcosa, libera scelta.»

Christian guardò la bomboletta tra le sue mani, se la passò velocemente da una mano all’altra un paio di volte e finì per alzare le spalle a sua volta, si rimboccò le maniche della sua felpa gialla e nera - Aspetta, non era di Giovanni quella felpa? Ecco perché non la trovava da nessuna parte - e si mise all’opera.

Da quell’angolazione - Christian era davanti a lui, sulla destra - , Giovanni riusciva a vedergli il profilo di tanto in tanto; non stava prestando la minima attenzione a quello che stava disegnando, si era completamente perso a osservarlo mentre era così concentrato nel cercare di non rovinare il suo lavoro. 

Si rese conto che lo stava fissando, e anche con un sorriso da idiota stampato in faccia, solo quando Christian lo guardò di sottecchi e si lasciò scappare una risatina carica di imbarazzo.

«Che c’è?» chiese Christian, senza incontrare lo sguardo del ragazzo.

Giovanni si strinse nelle spalle «Pensavo che sei piuttosto adorabile.» 

La risata strozzata di Christian fece sogghignare anche lui. «Adorabile? E questa da dove ti è uscita?» i suoi occhi erano ancora rigorosamente incollati al vagone.

Giovanni scosse la testa. Non sapeva da dove gli fosse uscita, come non sapeva perché d’un tratto fosse andato a prendere Christian anziché lasciarlo al cancello, come non sapeva perché avesse iniziato a baciarlo dal nulla. Non sapeva davvero un sacco di cose, quando si trattava di Christian. 

Oh, beh, già che erano lì…  

Giovanni buttò a terra la sigaretta per spegnerla prima di parlare.

«Perché non ci mettiamo insieme?»

La linea perfetta in cui Christian stava mettendo tanta concentrazione fu brutalmente distrutta quando il ragazzo udì quelle parole dalla bocca di Giovanni, e a quel punto fu costretto a girarsi verso di lui. «In che senso insieme?»

«Nel senso, io sono il tuo ragazzo e tu il mio?»

«… Davvero?»

«Se vuoi?»

«Oh, giusto- Christian si schiarì la voce -Ehm, sì?»

«Sì?»

«Sì.»

«Okay - Giovanni abbassò la testa per un attimo, guardando verso il binario sotto i suoi piedi mentre un sorriso si allargava inevitabilmente sul volto, per poi guardare di nuovo verso Christian - Forte.»

«Forte» concordò Christian, anche lui stava cercando di reprimere un sorriso. Poi si girò lentamente, tornando al suo graffito.

Giovanni inclinò la testa e aggrottò la fronte, chiedendosi cosa stracazzo fosse appena successo. 

Avrebbe voluto avere più tempo per trovare delle risposte.

Il tonfo del portone del deposito che si apriva riecheggiò per tutto il capannone, i due si guardarono solo per un attimo prima di tirare su lo zaino e abbandonare lì le bombolette vuote, e correre verso l’ultimo luogo in cui Giovanni aveva visto Tommaso e Marco. 

Sì, qualcuno doveva averli sgamati per davvero.

Certo, Giovanni avrebbe potuto chiedere a Christian di mettersi con lui senza trascinarlo via dalla sua postazione, dopotutto. 

«Siete dei fottutissimi idioti! - La voce di Tommaso, le urla più sussurrate della storia, richiamarono la loro attenzione e videro lui e Marco nascosti tra due treni - Che ci fa lui qui?»

I due ragazzi si affrettarono a raggiungerli nel loro nascondiglio. «Uhm… i graffiti?» rispose Giovanni.

«Prega che ci mettano in due celle diverse o non rivedrai mai la luce del sole-

«Silenzio! Nessuno verrà messo in cella, seguitemi.» se Marco non aveva idea di cosa stesse facendo, e probabilmente era così, non lo stava dando a vedere.

Gli altri lo osservarono sbirciare un paio di volte oltre i vagoni, per poi affrettarsi a nascondersi dietro i vagoni dall’altra parte del binario. 

Giovanni prese istintivamente la mano di Christian mentre imitavano il più piccolo. 

Attraversarono gran parte del capannone sotto le istruzioni di Marco - doveva ricordarsi di chiedergli dove avesse imparato, tra l’altro - finché uno dei poliziotti non li intercettò.

«Hey, voi!»

«CAZZO»

«Via, via, VIA!» Tommaso spinse sia Giovanni che Christian verso Marco, che si stava già avviando verso l’uscita.

Dal poco che aveva visto Giovanni, i poliziotti erano soltanto in due e dovevano essere entrati a controllare perché avevano visto il portone socchiuso. L’odore pungente di vernice all’interno, poi, non giocava certo a loro favore.

Se non altro, erano più vicini loro all’ingresso di quanto lo fossero gli sbirri. 

Giovanni non lasciò andare la mano di Christian finché non raggiunsero l’uscita, si posizionarono accanto al grande portone del deposito e, quando anche Tommaso fu uscito, lo spinsero insieme per chiuderlo e guadagnare un po’ più di tempo.

Nel mentre Gabriele aveva già acceso il motore, Leonardo li incitava di darsi una mossa e poco dopo Tommaso e Marco erano sul pickup. Christian e Giovanni fecero appena in tempo a saltare sul cassone posteriore prima che Gabriele partisse a tutta velocità. 

Con il respiro affannato, tutti e sei si scambiarono occhiate incredule. Poi, semplicemente, scoppiarono a ridere. 

C’erano troppe cose da processare, quella notte erano successe troppe cose in troppo poco tempo. Ancora una volta, Giovanni non ebbe il tempo di pensarci. 

Con il cuore che batteva a mille e l’aria fredda della notte che lo investiva su quel pick-up, Giovanni si ritrovò con le labbra di Christian premute contro le sue prima che potesse anche solo smettere di ridere. Seguì la sensazione della mano di Christian sul suo collo, il suo corpo che si faceva più vicino. Giovanni, superato lo stordimento iniziale, gli mise una mano sulla nuca per avvicinarlo ancora di più, mentre l’alba iniziava a tingersi nel cielo intorno a loro. 

Era vero che c’erano tante cose che non comprendeva quando si trovava con Christian, ma sapeva che gli piaceva. Come gli piaceva quella sensazione, perché anche se il vento che gli tagliava le guance mentre sfrecciavano per la strada era ghiacciato, sentiva solo il calore di Christian vicino a lui.



E da qui in poi sarà tutto in discesa.
Gli amici di Gio e Chris non si metteranno con il loro love interest con così tanta semplicità...
Speriamo che la one shot vi sia piaicuta!
Fatecelo sapere lasciandoci una recensione <3

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