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Autore: ONLYKORINE    25/07/2022    3 recensioni
Sally è una bambina con una fantasia fuori dal comune. Vive avventure inventate e disegna con una penna magica tutto ciò che vuole.
Finché un giorno...
Storia arrivata terza al contest "Scatole magiche" indetto su Facebook dal gruppo Libricity.
Genere: Generale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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La magia di Sally
La magia di Sally

Salicina aveva una fantasia fuori dal comune. Era capace di stare ferma a occhi aperti e, mentre il mondo le passava accanto, vivere avventure incredibili.

 

Nella sua mente lei non era più una bambina di dieci anni, ma diventava ciò che voleva: poteva essere una sirena in fondo al mare, un'aquila in volo sulla valle, un topolino che correva lungo il labirinto dei sotterranei o una tartaruga girata sul suo guscio che prendeva il sole. A volte sognava di essere una nuvola che passeggiava leggiadra lungo il cielo della vita o una formichina in fila che trasportava briciole di biscotti, ma quello che le piaceva più di tutti era quando faceva qualcosa insieme a Puck.

 

Nessuno degli adulti ne era a conoscenza e a nessuno Sally raccontava delle sue avventure fantastiche. Aveva provato una volta, quando aveva da poco iniziato la prima elementare, a descrivere alle altre persone le sue fantasie, ma le reazioni dei suoi compagni e della maestra non le erano piaciute. I suoi amici avevano ridacchiato, dicendo che si inventava cose che non esistevano e accusandola di essere una bugiarda perché non si potevano davvero vivere quelle avventure, mentre l'insegnante aveva fatto un sorriso tirato, spiegando come la fantasia potesse portare sulla 'cattiva strada della vita'.

 

Così Sally era scoppiata a piangere nel bagno del corridoio delle prime e aveva deciso che non avrebbe più raccontato ad altri le sue fantasie. Quel giorno, in quell'occasione, Sally aveva conosciuto Pietro, l'unico bambino che in classe non aveva detto niente e l'aveva ascoltata con gli occhi sgranati. Lui l'aveva raggiunta in bagno, per dirle che era rimasto incantato da quello che aveva raccontato. Pietro era un bambino con gli occhiali e l'apparecchio ai denti, e sembrava molto timido, ma il suo animo era gentile e il suo sorriso sincero: a Sally era piaciuto subito.

 

Quel giorno le aveva regalato una piuma per consolarla dell'affronto dei suoi compagni, e Sally l'aveva guardata incredula, perché era veramente molto bella: era più grande della sua mano e i suoi colori variavano in gradazione dal rosa al bruno scuro, passando da tantissime sfumature calde di rosso e arancione, rendendo l'oggetto magico anche agli occhi. Era la penna del manto di un Uccello dell'Acquerello, le aveva spiegato Pietro, un esemplare che viveva in Astralia: doveva essere un animale bellissimo.

 

Sally aveva impugnato la piuma come un pennello e l'aveva mossa nell'aria. Quando aveva visto che tracciava linee colorate sul muro del bagno, tutti e due avevano capito la sua magia. E, con pochi tratti decisi e sicuri, aveva solcato l'aria e disegnato un cavallo, il suo animale preferito. Pietro aveva suggerito che dovesse essere bianco e Sally aveva colorato il suo manto di quel colore, poi aveva detto che avrebbe dovuto avere dei grossi zoccoli grigi e con un tratto deciso del polso, la bambina aveva disegnato anche quelli.

 

Sally aveva allargato le braccia in un arco e aveva disegnato le più grandi ali che era riuscita a delineare e poi aveva abbozzato delle strisce colorate su di esse. Pietro aveva sorriso mentre lei spiegava ad alta voce ciò che stava disegnando. Alla fine, su idea del bambino, il cavallo fu dotato anche di un bellissimo corno luminoso di magia, proprio in mezzo alla fronte: era diventato un unicorno,  Sally lo aveva guardato con meraviglia e lo avevano battezzato Puck.

 

Così, quella, era diventata 'La penna magica di Sally', perché Sally poteva disegnarci tutto ciò che poteva immaginare.

 

Sally continuava a vivere avventure, ma aveva iniziato anche a disegnare Puck ogni volta che aveva voglia di compagnia o quando aveva bisogno di aiuto. Questo succedeva perché quando non c'era Pietro a scuola, e visto che lui era di salute cagionevole capitava spesso, Sally passava gli intervalli della ricreazione da sola, al suo banco in classe oppure in un angolo del cortile, e non aveva altri amici.

 

Per fortuna Puck era un amico fantastico: oltre a essere molto bello, era anche un unicorno molto coraggioso e intelligente e l'aiutava sempre quando era in difficoltà: sapeva fare tutto. Una volta aveva aiutato Billy, il gattino di Sally, a scendere dalla tettoia del garage, perché lui non riusciva più a muoversi e aveva iniziato a miagolare di paura. Un'altra volta la signorina Bea, l'insegnante di matematica di terza elementare, aveva dato per compito un problema molto difficile e Puck aveva sistemato pazientemente con Sally le mele dentro alle cassette per scoprire quante ce ne sarebbero state una volta riempite tutte. Ma non solo: Puck suggeriva a Sally cosa dire quando andava dal panettiere, o come ringraziare educatamente quando si rivolgeva alle persone adulte. Perché Sally, oltre ad avere un'immaginazione fuori dal comune, era anche molto timida. Ma molto davvero. Così, ogni volta che c'era una situazione da risolvere, era proprio lui a guidarla. Erano una squadra formidabile.

 

E tutto andò bene, fino a quel giorno…

 

*

 

"Pietro, facciamo il compito di scienze sull'Uccello dell'Acquerello?" Sally si sedette al banco di Pietro appena l'insegnante varcò la porta della quinta classe, subito dopo il suono della campanella.

Le guance di Pietro si colorarono di timidezza, come quando la maestra gli faceva una domanda davanti a tutta la classe. "Sally… L'Uccello dell'Acquerello non esiste…" le rivelò lui, senza guardarla.

Come non esisteva? Ma cosa stava dicendo? Sally scoppiò a ridere, pensando che Pietro scherzasse. "Ma certo che esiste, noi abbiamo una sua piuma! Te l'ha portata tuo zio, ti ricordi? " spiegò subito dopo, sussurrando e toccando la tasca dove custodiva quel tesoro.

"Non è una piuma di quell'uccello. Me… me lo sono inventato. Non so da dove venga. L'ho trovata a casa di mia nonna…" confessò lui.

A Sally cadde il mondo addosso: Pietro, il suo miglior amico, l'unico con cui aveva condiviso sogni e desideri, avventure inimmaginabili, per non parlare di Puck, le aveva mentito. "Ma… perché?" chiese, incapace di dare un senso a ciò che le stava dicendo.

"Sally, tu hai un'immaginazione fantastica, racconti cose bellissime, posti che non conosce nessuno, io… Io pensavo di poter essere come te, così quando ti ho visto che piangevi, volevo consolarti…"

La bambina si alzò dalla sedia, troppo presa da un sentimento nuovo per pensare lucidamente: era il loro primo litigio. Perché Sally e Pietro non bisticciavano mai. Non si dicevano cose brutte, non si erano mai spinti, non si facevano i dispetti o ridacchiavano una alle spalle dell'altro, come spesso i loro compagni di classe facevano.

"Mi hai mentito!"

"No, ho solo immaginato qualcosa. Come fai tu" rispose, serio, il bambino. Quello che non disse era che lui pensava che Sally fosse molto più brava di lui in quelle cose.

"Io non mi invento niente!" gridò ancora lei. Ma perché lui non capiva?

Pietro scosse le spalle. "Ma guarda che va bene: a me piace quando mi racconti le tue avventure. Quando andiamo nel bosco e tu racconti di fate e folletti che vivono negli alberi, io sono contento. Ascoltarti e immaginarmi tutto quello che vedi tu, mi rende felice.

 

"Ma… tu non vedi quello che vedo io?"

Pietro aveva trattenuto il respiro. Come spiegarle che lei aveva una fantasia superiore alla sua, che viveva in un altro mondo? Uno molto più bello di quello dove stavano vivendo insieme e che, per questo, era molto fortunata?

Lanciò uno sguardo in fondo alla classe, dove Vittorio, Gioele e Alberto li stavano osservando con uno strano ghigno sul volto: erano tre compagni di classe abbastanza violenti, Pietro ci girava sempre alla larga.

Tornò a guardare Sally. "Io cerco di immaginarmi quello che racconti tu".

 

Sally aveva soffiato forte dal naso. "Pensi anche tu che mi inventi le cose?"

 

"Penso che racconti cose bellissime, Sally. Io vorrei essere capace di sognare come te."

"Sognare?"

"Sì, i tuoi sono sogni. Sono belli, ma sono…"

 

Sally sgranò gli occhi: sogni? Voleva dire che erano cose non vere? Lentamente il suo cuore iniziò a perdere i battiti. Chissà se si sarebbe fermato per la tristezza che la stava riempiendo. "E… Puck? Tu non vedi neanche Puck?" esclamò, interrompendolo.

Pietro scosse la testa. "E non credi che esista?" L'ultima domanda fece malissimo a Sally. Prima ancora che lui rispondesse, sapeva già la risposta.

"Io so che tu ci parli, che ti dice cosa fare. Ma no, non penso che esista davvero."

"Mi hai sempre detto che…"

"Io credo a te, Sally. A quello che dici. So che tu lo vedi e so che ti è d'aiuto. Va bene così, non mi serve altro. Quando tu ti trasformi in lui io…"

 

"Ma che idiozia stai dicendo, Pietro? Io non mi trasformo in nessuno!" gridò Sally, incurante di chiunque accanto a loro.

"Sì, invece. Quando dici che vedi Puck… È perché hai bisogno di crederci, ma lui non c'è veramente…"

"Lui è magico…" mormorò la bambina, incredula del fatto di dover dare spiegazioni.

"Sally, sei tu a essere magica, non Puck. Sei tu che fai le cose che dici che fa lui…" Pietro sussurrò, come quando doveva rispondere alla maestra davanti a tutti, e lui, anche se sapeva la risposta, parlava con una vocina piccola piccola perché si vergognava.

 

Sally si arrabbiò tantissimo: Pietro stava insinuando che Puck non esisteva davvero! Allora aveva fatto finta di crederci fino a quel momento lì? E a cos'altro non credeva?

"Pensi che faccia tutto io, senza saperlo? Pensi che sia… matta?"

"No! Io… io…" balbettò ancora lui, incapace di esprimersi per bene. Sally, furiosa e rossa in viso, tirò fuori la sua penna magica, che era il simbolo della loro amicizia tanto quanto Puck, e gliela mostrò.

"Pensi che io sia una visionaria? Che io mi inventi tutto? Non voglio più avere a che fare con te!" gridò, impugnando la penna con entrambe le mani e forzando le estremità verso il basso fino a quando, con il 'crack' più brutto, rumoroso e cattivo di sempre, la piuma non si spezzò e si ruppe in due pezzi.

 

Sally scappò dalla classe e corse lungo il corridoio fino alla porta del bagno delle ragazze e ci entrò, sapendo che, anche se quel fifone di Pietro avesse fatto qualcosa di coraggioso come correrle dietro, non sarebbe mai entrato lì dentro.

Davanti al lavandino si fermò, guardandosi nello specchio e arrabbiandosi ancor di più nel notare le lacrime sul suo viso: nessuno l'aveva fatta più piangere, nessuno ci era più riuscito dopo quella brutta esperienza in prima elementare. Ma le parole di Pietro avevano fatto male. Lui non le credeva, pensava che fosse una pazza o una visionaria.

 

 

Così si ritrovò da sola, in bagno a piangere perché qualcuno non le credeva. Come quella prima volta. Ma stavolta il petto faceva ancora più male. Un conto era sapere di avere dei compagni di classe rozzi e con poca fantasia, un conto era che quello che consideravi il tuo migliore amico ti avesse ingannato per così tanto tempo.

Sally appoggiò le mani al lavabo, notando di avere ancora in mano la piuma. Aprì le dita e altre lacrime caddero copiose quando vide la penna, la sua bellissima penna, rotta, stropicciata e in pezzi. Strinse di nuovo la mano. Perché la rabbia le aveva fatto fare una cosa del genere? Aveva pensato che facendolo avrebbe ferito Pietro e, invece, chi stava male era proprio lei. E ora non avrebbe potuto aggiustarla. Quando si rompeva qualcosa, disegnava Puck ma non avrebbe potuto farlo con la penna magica rotta.

Con il cuore gonfio di tristezza, tornò verso la classe ma, prima di arrivarci, in corridoio vide Alberto, Vittorio e Gioele che avevano circondato Pietro contro il muro.

 

Velocemente si nascose dietro alla colonna che sosteneva il soffitto e si fermò a guardarli. Non le piacevano per niente quei bambini. "Ehi, quattrocchi, la tua amica matta ti ha lasciato da solo?" Alberto diede una spinta a Pietro con la mano aperta e lui indietreggiò toccando con la schiena il muro alle sue spalle. "Salicina ti ha scaricato, eh?" Gioele aveva una voce stridula e fastidiosa, ma anche se fosse stata più gradevole, le sue parole non sarebbero comunque mai state gentili.

Sally si spostò, andò a nascondersi dietro a una fila di armadietti e continuò a guardarli, indecisa su cosa fare. Quando anche Vittorio spinse Pietro, strinse i due pezzi della piuma in mano e una lacrima le scivolò sul viso: come avrebbe voluto poter disegnare Puck! Anche se Pietro non ci credeva, Puck avrebbe risolto tutto.

 

"Puck… Puck… Ti prego… Vorrei disegnarti, ma non posso…" mormorò ancora, guardando la mano di Gioele sulla spalla di Pietro non proprio in un gesto affettuoso.

Guardò i due pezzi rotti della piuma e decise di provarci lo stesso: prese la parte inferiore della piuma e, sempre piangendo, disegnò Puck, sperando che funzionasse nonostante la penna rotta. Puck comparve, effettivamente, ma il suo manto era sbiadito e il suo corno non era brillante come al solito.

"Sally…" mormorò, come se non fosse in piena forma.

"Puck, ti prego, aiuta Pietro!" implorò, senza farlo finire di parlare, indicando con la mano quello che considerava ancora il suo migliore amico.

"Non posso, stavolta. Fallo tu" propose lui.

"Io?" esclamò Sally sorpresa. Lei non poteva aiutare Pietro! E poi, senza Puck, non era capace di fare niente.

"Sì, tu. Non hai bisogno di me. Non devo farlo io. Sei sempre stata tu a fare le cose."

Ma non era vero! "Cosa stai dicendo?" esclamò ancora, senza rendersi conto di aver usato le stesse parole con Pietro. "Io non so fare niente!"

"Ma sì, che le sai fare, Sally. Chi pensi che abbia appoggiato la vecchia scala a pioli al pergolato del garage per salire sul tetto e prendere Billy? Sei stata tu! E quando hai…" Puck continuò a raccontare di altri aneddoti, altre cose che lui aveva fatto per aiutarla.

"Io?" Sally era incredibilmente stupita: lei non aveva mai fatto quelle cose. Aveva aiutato Puck, ma le aveva fatte lui. Anche con il gattino, lei aveva solo disegnato la scala, per permettere all'unicorno di salire sull'albero. "Non sono stata io a salvare Billy…"

"Pensaci. Non ti ricordi di averlo fatto? Non ti ricordi di aver visto la scala appoggiata al portone? O quando l'hai spostata? E di come ti faceva paura salirci?"

Sally sentì ancora le lacrime scivolarle a bagnarle il viso e scosse il capo. Non voleva ammetterlo, ma immagini nitide si materializzarono nella sua mente: la scala pesantissima mentre la spostava, il terreno che si allontanava da lei mentre saliva e aveva paura, il graffio che Billy le aveva lasciato sul polso mentre lo tirava giù dal tetto. Era stata lei. Lei e non Puck, pensò, sfiorando la cicatrice che il gattino le aveva lasciato.

 

Guardò l'unicorno che sorrise, capendo ciò che aveva intuito. "Sei sempre stata tu" la elogiò.

"E ora?" chiese, sussurrando. Tirare giù un gattino spaventato dal tetto era diverso dal salvare Pietro dai tre bulli della scuola.

"Ora possiamo andare insieme. Tu davanti e io vengo con te, ma questa volta devi sapere che sei tu. Perché sei in grado di fare qualsiasi cosa. Tira fuori la tua magia."

Sally scosse il capo. Non era vero. "No. Non posso! Io non sono magica…" mormorò, lanciando un'altra occhiata al quartetto contro il muro del corridoio. Vide lo sguardo di Pietro cercare aiuto. Lui era suo amico e lei gli voleva bene. Aveva detto che le credeva: chi se non un amico ti diceva queste cose? Chi ti accetta per quello che sei? Doveva aiutarlo.

 

"Certo che lo sei, lo sei sempre stata. Andiamo insieme, adesso" la incoraggiò, ancora, l'unicorno, porgendole una zampa.

Sally annuì: non poteva comunque stare nascosta per sempre. Con una mano si asciugò il viso e con l'altra prese la zampa di Puck, poi guardò ancora verso Pietro e gli altri. Quando il bambino la notò, un lampo di sicurezza gli illuminò il viso. Sally annuì ancora.

Con passo deciso si diresse verso di loro. "Lasciate stare Pietro" disse, con il tono più duro che riuscì a trovare. Gli altri si girarono e quando la videro così sicura un po' si spaventarono e questo diede a Sally un motivo in più per continuare. "Perché non sparite?"

 

Aveva ragione Pietro: era lei, lei che faceva le cose. Era lei a essere magica. Si girò verso Puck e lo salutò per sempre.


***Eccomi con una nuova storia! Finalmente una os che partecipa a un concorso!

Pacchetto sogni:
Narrativa generale
Personaggio: bambina
Oggetto: penna
Contesto: scuola
Animale: unicorno
   
 
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