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Autore: _occhidimiele_    02/08/2022    0 recensioni
Ninnananna per te, fanciullo
Che dormi il sonno eterno
In una bara Troppo bianca per te
Che colpa non hai
Mio povero bambino
Nato per morire troppo presto
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Un bambino che muore in circostanze poco chiare, una parrocchia dove i riti sembrano fermi a settant’anni fa, una corista che è sempre in ritardo alle prove e sempre la prima ad andare via al termine di esse, un organista che si ritrova ad osservarne il modo di fare fino al giorno in cui non se la trova davanti in cantoria finendo per restare affascinato dalle sue maniere timide e poi ancora: incubi, sangue versato mentre l’incenso pervade la chiesa, preghiere che implorano aiuto, memento mori e, soprattutto, l’illusione che tutto sia perfetto…
AVVERTENZA IMPORTANTE:
ALCUNE TEMATICHE TRATTATE IN QUEST’OPERA (SUICIDIO, AUTOLESIONISMO, ABUSO, TRAUMI) POTREBBERO RISULTARE PESANTI PER ALCUNI LETTORI.
Genere: Malinconico, Triste | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
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Fa bequadro.

La prima nota del ritornello era un fa bequadro, e in quel momento si stava espandendo per tutta la chiesa accompagnata dalla delicatissima voce della solista. Evan non poteva vederla, siccome stava dietro la consolle dell’organo tutto il tempo e il parapetto della cantoria era più alto del campo visivo che il giovane organista possedeva mentre suonava.

"Requiem aeternam dona eis, Domine et lux perpetua luceat eis"

Così cantava quella voce, tremante ma sicura allo stesso tempo. Una voce timida, ma per nulla bianca, puerile: era la voce di un’anima che cercava il suo posto nel mondo e, nel mentre, chiedeva a Dio intercessioni per i defunti.

Il ragazzo si maledì: seppur fosse l’organista, non conosceva nessuno dei coristi della parrocchia. Non aveva mai avuto l’occasione di scambiare con essi un discorso che non fosse solo un ringraziamento per i complimenti ricevuti. Erano trenta persone tra i sedici e i venticinque anni, ed Evan non rammentava nient’altro che l’età media e qualche volto familiare. Ma i nomi…quelli no. Evan non era capace di associare i nomi dei coristi ai volti: la cantoria lo rendeva come prigioniero di un mondo a parte dal quale non sarebbe potuto uscire, e lui ne era convinto.

C'era da dire che, fino al trentun’ottobre di quell’anno, Evan aveva vissuto in un regno di certezze idilliache. Da quel giorno, però, tutte le sue certezze e convinzioni presero a crollare come castelli di carte esposti ad una minima brezza.

   
 
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