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Autore: Carla Marrone    28/10/2022    0 recensioni
Claire conduceva un'esistenza pacifica sulla Luna, in compagnia dei suoi due gatti. Un giorno, i monelli decidono di fuggire, usando le stelle come gradini. Così, per recuperarli e riportarli a casa, la protagonista è costretta a saltare sulla Terra.
Genere: Avventura | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Le avventure di Claire

 

Tornare a vivere

 

Claire viveva avvolta e coccolata, nella grande madre blu, chiamata Notte. C’erano due gatti dal pelo riccio a farle compagnia, nell’angolo di Luna che occupava. A volte, si sentiva sola. Di rado, qualche inafferrabile cometa le passava accanto e lei faceva a mala pena in tempo a rivolgerle un saluto. Ma, un giorno, successe l’inaspettato: delle stelle si misero in fila, a mo’ di gradini, proprio sotto la Luna. I due gattini, curiosi com’erano, vistane la possibilità, presero la fuga. Scesero rapidi e atterrarono sulla Terra. Fu così che, per recuperare i suoi amici pelosi, Claire saltò…

 

Il bosco buio

 

La depressione

 

Mentre scendeva di corsa i gradini stellati, Claire pensava a come avrebbe fatto senza i suoi Devon Rex. Li osservava spesso, affascinata. Le avevano insegnato cosa fosse davvero importante nella vita. Amavano il calore del suo grembo, per tanto, le erano affezionati. Si leccavano spesso ed erano puliti, il pelo curato. Ma, ciò che li emozionava più di ogni cosa, era una ciotola di latte tiepido, o, qualche crocchetta. Adoravano mangiare! A Claire sembrava che il loro legame diventasse più forte, ogni volta che gli dava del cibo. 

Persa in questi pensieri, non si era accorta di essere sulla Terra, il pianeta azzurro che tanto ammirava. Si senti’ emozionata, non appena se ne rese conto. Tuttavia, le si pose il primo problema. Era sicura di aver visto i due monelli entrare in un bosco. Era notte fonda e lei ne aveva un po’ paura. Ma dovette. Entrò nel fitto del fogliame a passi lenti e cauti. Si guardava intorno, senza riuscire a vedere molto. Solo fronde di alberi e piccoli occhi scintillanti di predatori notturni, che svanivano in un solo secondo. Ad ogni fruscio di cespuglio, il cuore di Claire balzava in gola. Quando… 

Giunse ad una radura e li vide. “Meno male, stanno bene”. Nell’erba alta, c’era un enorme albero. Sul ramo più alto, stavano appollaiati i birichini, un gufo ed una piccola Ninfa del bosco. Aveva petali di fiore per vestito e la carnagione olivastra. “Mi scusi” le si rivolse la protagonista, timidamente. “Sono qui per riportare a casa i miei gatti…” 

Una voce eterea ed avvolgente echeggiò:- temo dovrai affrontare un lungo e pericoloso viaggio per riuscire nella tua impresa, giovane margherita.- 

“Cosa intende, signora fata?” Claire era preoccupata. 

“La scala per tornare sulla Luna si trova oltre la Campagna Soleggiata, molto lontano da qui.” La regina del bosco stese una mano davanti a se’, in un gesto circolare e solenne. 

“E come raggiungo questo posto?” La ragazza  pose ambe le mani a coprire guance e tempie. 

“Non puoi dire di aver vissuto, se non hai attraversato il Fiume. Prendi questa foglia e usala per solcare le sue acque. Ti condurranno più vicina al tuo obiettivo.” 

Detto ciò, una foglia si staccò dal Grande Albero e cadde sulla riva del torrente poco discosto. Subito, i due masnadieri vi saltarono dentro, pronti a salpare. 

“Grazie.” Fu quanto Claire poté dire. 

 

Il fiume

 

Le lacrime

 

Claire spinse l’improbabile imbarcazione nell’acqua e, lesta, vi saltò dentro, prima che potesse allontanarsi troppo. Byron e Belle sembravano contenti. Il bianco gattone Byron era sonnacchioso e socievole. La sua piccola gemella, la grigia Belle, vivace e mangiona. Entrambi amavano l’avventura. Il loro gioco preferito era farsi lanciare palline, o, tappini e riportarli, per un nuovo lancio. La giovane si tolse gli occhiali e li strofinò su un lembo del prendisole bianco, per osservarli meglio. Non sembrava si fossero feriti nei rovi. Ne fu sollevata. D’un tratto, uno scossone alla barca-foglia spostò la sua attenzione altrove. Una tempesta era in arrivo. Sferzata dal forte vento, l’imbarcazione prosegui’ coraggiosa, mentre la pioggia battente ne inzuppava l’equipaggio. I micetti si nascosero sotto le gambe della padrona. Tremavano di freddo. Un’onda particolarmente crudele fece sobbalzare la gracile foglia. Claire perse gli occhiali. Rotolarono fino a cadere nel Fiume. Poi, inaspettatamente, il Sole. Un piacevole calore avvolse la ciurma. I gattini uscirono a prua e presero a guardarsi intorno, curiosi. “Abbiamo superato la Tempesta. Che sollievo. Ma come farò, ora, se non posso vedere dove vado?”. 

Fu allora che comparve, in un arcobaleno liquido e sfavillante, la Ninfa del Fiume. Tra le mani reggeva una montatura rotonda e dorata. Allungo’ le dita, all’altezza del torace e lasciò scivolare due gocce d’acqua sugli occhiali, all’interno dei quadranti. Ed ecco comparse le lenti, limpide e pulite, come un’anima dovrebbe essere. Una voce rassicurante e lontana riempi’ l’aria:- che questi occhiali ti servano per non dimenticare mai la Tempesta. Essa è maestra di Vita.- Claire prese delicatamente l’oggetto dalle sue mani. Detto ciò, in un bagliore di riflessi, la Fata svanì. Il suo corpo si torse e serpeggiò, mutò forma, poi, si mescolò all’acqua. 

Claire indossò le lenti. Le parve di non aver mai visto così bene.

 

Il falò sulla spiaggia 

 

La resilienza

 

Presto, la Foglia approdò ad una spiaggia. Quando i tre bucanieri scesero, notarono un falò, probabilmente, lasciato lì da alcuni campeggiatori. Vi si avvicinarono per asciugarsi. Fu così che la Protagonista notò che le fiamme sembravano danzare in modo strano… C’era qualcosa di ritmico, seppur irregolare, nel loro andamento. Claire capi’ che nella brace si andava disegnando un volto e ne fu sorpresa. Era, forse, una visione? Poi, fu la volta del corpo che, saltò fuori dall’ammasso rosso-arancio. A quel punto, la ragazza era atterrita. Comparve una danzatrice orientale, dalla pelle d’indiana con monete scoppiettanti, fatte di scintille, ai fianchi e sui seni. “Dammi parte dei tuoi capelli!” Ordinò con voce roca e graffiante. Claire sobbalzò. Mai si sarebbe aspettata una Ninfa degli Elementi così feroce e prepotente. Ma, stranamente, qualcosa nel suo inconscio parlò. “È la scelta giusta. Fa’ come ti dice.” Fu la voce del suo cuore. Con un cenno tremante del capo, assentì. Un fascio di fuoco, veloce come una folgore, portò via la metà sottostante della sua lucida e lunga chioma castana. Claire si tocco’ la testa. Sembrava più leggera. Come se un peso morto se ne fosse andato. Come poteva essere possibile, così in un sol gesto? 

Poi, la bizzarra creatura parlò ancora, stavolta il suo tono era caloroso e benevolente:- Grazie per il tuo dono, minuscola Stella. Ciò che ti darò in cambio, sarà la Resilienza.- 

Claire scosse il capo, un po’ imbarazzata:- Non capisco…- 

Ora, le parole della Fata suonavano ad altissimo volume. Eppure, sembravano venire dall’anima della piccola umana. 

“Non lasciare mai che il Fuoco che hai dentro si spenga. E, se questo accade, riaccendilo, ad ogni costo, facendo bruciare l’ultimo tizzone. Non ti arrendere, le scintille torneranno a volare. Devi solo nutrirle con il legno giusto.” 

Ed in un attimo, in un’esplosione dorata, lo spirito del fuoco non c’era più. 

“Grazie, grazie!” Tentò di urlare Claire. Ma, tutto ciò che ottenne fu di soffiare sulla fiamma inerte davanti al suo viso. 

“Dobbiamo proseguire, amici miei.” Fece, dopo aver tirato un profondo respiro, rivolta ai suoi gatti. Questi già sapevano e s’incamminarono su per la irta scogliera. 

 

La grotta di ghiaccio

 

I traumi

 

Sembravano camminare da giorni, tanto era periglioso il cammino. La strada in salita era quasi conclusa, ma, Claire non sapeva che la vera sfida doveva ancora principiare. Si ritrovarono davanti ad una grotta, un alone di gelo e mistero sembrava circondare il suo ingresso. Senza il minimo ripensamento, i due Devon Rex vi si immersero. 

“Aspettate, è pericoloso!” Strillo’ la Protagonista terrorizzata, allungando un braccio, come a volerli riacciuffare. Troppo tardi.

Entrò correndo nel nascondiglio di chissà quale orrenda creatura, per accorgersi soltanto che si trattava di un labirinto. Un lungo dedalo di corridoi congelati, all’apparenza tutti uguali, era ciò che l’attendeva. Rabbrividì. “E adesso, come li ritrovo?” 

Una voce cristallina giunse dai meandri più remoti:- usa l’eco!- suggerì. 

“Usare cosa? E come?” Chiese confusa. Nessuna risposta.

S’incammino’, cercando di armarsi di pazienza. Le era già capitata una situazione simile, quando era bambina. Durante una passeggiata in campagna, assieme a sua nonna, aveva voluto spingersi troppo oltre, fino a dimenticare come tornare. Fortunatamente, la sua cara ava conosceva tutte le strade, di quei campi e sapeva come orientarsi, guardando il Sole e le Stelle. Così, erano tornate a casa sane e salve.

“Se soltanto ci fosse la nonna, qui con me.” Un mesto sussurro le sfuggi’ dalle labbra ed una lacrima si cristallizzò sulla sua guancia. Rotolo’ giù e, quando cadde a terra, le ricordò la nota di una canzone. Si mise ad intonare il ritornello preferito dell’antenata e, senza rendersene conto, imparò l’eco. Si accorse che, in alcuni corridoi, la sua voce risuonava più forte, come se conducessero ad un’uscita. Non smise di cantare fino a quando non fu sicura di aver trovato la giusta via di fuga. La luce ed i suoi amati amici pelosi l’attendevano in fondo alla strada che stava percorrendo. Affrettò il passo. Udi’, di nuovo, la voce:- non lasciare che i ricordi ti congelino. Lascia, invece, che ti guidino.- 

Claire si voltò e rivolse alla Ninfa del Ghiaccio il sorriso più caldo che possedeva. 

 

Altura tempestosa

 

La rabbia

 

All’uscita della Grotta, Claire si rese conto di essere in Alta Montagna. Le mancava l’aria, al punto da soffocare. Era anche adirata con i gattini, perché scappavano sempre e la costringevano ad imprese impossibili, per ritrovarli. Proprio nel mentre di questi pensieri, un Fulmine si schiantò a terra, poco distante da loro. Fu così rapido, che l’umana ebbe paura dopo, quando, ormai, non aveva più senso. Apparve una bambina dalle ali di luce. Un attimo dopo, non c’era più. Una nuova folgore ed eccola ricomparire. Stavolta, Claire si lasciò sfuggire un gridolino. 

“Non temere Terrestre.” La rassicurò la Ninfa del Tuono con voce infantile. “Io sono Saetta e sono qui per regalarti una delle mie piume. Sai, a volte, si staccano” disse mettendo il broncio. “Ho subito capito che è perfetta per te!” Fece l’occhiolino e scomparve nuovamente. 

“Una piuma? Mi aiuterà a ritrovare la strada di casa?” Le domandò la terrestre, con ritrovato coraggio, sapendo che sarebbe riapparsa. È così fu. 

“Questa piuma è parte delle ali che userai, un giorno, per volare oltre i tuoni. Se la intingerai nell’inchiostro, potrai scrivere, se saprai sentire. Oppure, persino disegnare, se saprai vedere.” Disse allegra in un ultimo bagliore bianco-azzurro. Claire raccolse la piuma che era rimasta a terra, nell’esatto punto in cui si era smaterializzato lo spiritello. 

“Grazie di cuore.” Le disse, guardando il cielo. 

Non aveva più paura dei temporali. In fondo, erano roba da bambini. 

 

Campagna soleggiata 

 

La socialità 

 

La nostra umana non era, poi, così malmostosa e, dopo l’incontro con il Tuono, si era ben disposta verso i suoi insostituibili amici a quattro zampe. Lasciò che la guidassero giù dal fianco del ripido Monte, verso una radura verde e ridente. Almeno, così le parve. All’ingresso di una mulattiera, notò un’insegna di legno. Vi si avvicinò per leggere le indicazioni, ma, con sua somma sorpresa, scopri’ di non poterlo fare. Non c’era scritto niente. Ne’ sul cartello che puntava a destra, né su quello di sinistra. Si tolse gli occhiali e li pulì. Una folata di vento, abbastanza forte da rigirarle la gonna sopra la testa le portò il messaggio tanto atteso. “Segui il vento. Scoprirai che ha molte voci.” Sussurrò semplicemente questo. 

Si rimise a posto il vestito, con una punta d’imbarazzo. Per fortuna, non c’era nessuno. 

Vide foglie sollevarsi e danzare, sul sentiero alla sua sinistra. Byron e Belle vi si tuffarono in un lampo, nel tentativo di acciuffarle. 

“È la strada giusta.” Si disse calma. “Dovrei imparare a fare come loro.” E s’incammino’. 

Scopri’ di non essere la sola ad intraprendere quel cammino. Incontrò Vera. Non si dissero nulla. Si diedero la mano e passeggiarono per un po’. Irina, invece, le raccontò che, per lungo tempo era stata tormentata da un’ombra. Claire tentò di rendersi utile, consolandola. 

“Quando abbiamo paura delle Ombre, dobbiamo guardare il cielo stellato. Li’, ogni cosa è dello stesso colore. Non vi sono ombre. Le Stelle sono l’unica Luce. Sembrano insignificanti, ma, viste da vicino, sono immense.” A volte, si vorrebbero dire molte cose, ma, le parole si addormentano nel buio della Notte. In fondo, non c’era molto che potesse fare per lei. 

Fu più fortunata, quando incontrò Caterina. Lei le narrò la storia della sua Vita e di come era, finalmente, riuscita a realizzare il suo sogno, dopo aver passato un’eternità a fare ciò che volevano gli Altri. Claire seppe cosa risponderle:- a volte, andando incontro alle aspettative altrui, compiaciamo noi stessi. Bisognerebbe imparare ad avere il Coraggio di portare alla Luce ciò che si nasconde nel Buio di dentro.- Cate sembrò compiaciuta di tale commento. Anche la Protagonista si stupì di quanto avesse imparato dal suo Viaggio sulla Terra. 

Conobbe anche un Maestro: Ahsas. Lui le insegnò l’importanza e la forza del Cambiamento. L’allieva credette alle sue parole e ne fece tesoro. Si ripromise di metterle in pratica, quanto prima. 

Infine, fece l’incontro più triste. Morgana, una donna dai capelli lisci come l’acqua e tinti di rosso fuoco. Perdendo una persona importante, il suo Cuore era diventato più grande, anziché piccolo. Perché in esso viveva anche il ricordo di chi non c’era più. Mentre si parlarono, tolsero dal petto i rispettivi cuori e li tennero in mano. Poi, li rimisero a posto e proseguirono ognuna per la propria strada. 

 

Il paese della Notte

 

La casa

 

Claire notò che, più camminava e più faceva buio. “Il Paese della Notte?” Si chiese, notando dei casolari di campagna, davanti a se’, in fondo alla strada. “Sono davvero pronta a tornare?” Vide Byron e Belle arrampicarsi su delle casse lignee, lasciate accanto al muro di una casa, proprio all’ingresso del paese. Li segui’ ed arrampicarsi le fu facilissimo. Sembrava fosse diventata anche lei un Gatto. Fu così che seppe di essere pronta. Si issò fino al tetto. Qui trovò una scala che stava in piedi da sola. Era talmente lunga che non se ne vedeva la fine. La salita le fu facile, più si avvicinava al cielo. I gatti l’aspettavano già a destinazione, rapidi com’erano. Avrebbe voluto portarli sulle spalle, fino in cima e risparmiare la fatica a loro, ma, forse, più a se stessa. Si sa, i piccoli animali non durano più a lungo degli umani. 

Prima ancora che se ne rendesse conto, fu sulla sua amata Luna. Questa le diede il Bentornata e le disse, con voce materna:- soltanto andandosene un Essere Umano può tornare. Ora dormi, mia amata Figlia. Domani le Stelle ti condurranno ad una nuova Avventura.- 

Cullata dalla voce della sua adorata Casa, Claire si addormentò. Con Byron e Belle sul grembo, come fosse su di una sedia a dondolo. La Luna era Crescente. 

   
 
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