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Autore: Biblioteca    02/10/2023    0 recensioni
[Barbie]
(ATTENZIONE SPOILER PER LEGGERE QUESTA STORIA DEVI AVER VISTO IL FILM! SEQUEL IMMAGINARIO)
Barbieland è strana: gli edifici scompaiono, una Barbie mutilata e sboccata insulta tutti e la comunità dei Ken e delle Barbie sembra oppressa da sentimenti negativi generali.
Barbie Stramba conferma l'esistenza di un portale nuovo per il Mondo Reale, ma non è sicura che attraversarlo sia la scelta più adatta.
Tuttavia, Allan si dice pronto a farlo e chiede a Ken Spiaggia di accompagnarlo: lui nel mondo reale è già stato una volta dopotutto.
Ken accetta e lo fa per un motivo molto semplice: non è mai riuscito a dimenticare Barbie Stereotipo.
Ma se lei fosse morta? E se il mondo reale fosse ancora più ostile? E perchè Allan ci tiene tanto a visitare il Mondo Reale?
Come Barbie prima di lui, Ken si ritroverà a fare un viaggio che lo porterà a capire molto di se stesso.
Genere: Avventura, Introspettivo, Suspence | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Movieverse | Avvertimenti: Contenuti forti
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Li circondava una strada asfaltata, un cielo cupo, un orizzonte che sembrava non finire mai.
Ken guidava in silenzio, cercando di riportare alla memoria le tempistiche di quel viaggio fatto tanti anni prima. Ma proprio non ci riusciva a ricordare in quanto tempo erano passati lui e Barbie da un mezzo all’altro.
“Vuoi che ti sostituisco io? Sei stanco?” chiese Allan.
“No. E comunque ci siamo. Tra un po' dovremmo essere…” Sull’astronave? Sul Jet-sky? Non ricordava l’ordine esatto.
Forse quello che aveva detto Barbie Stramba era vero: forse anche il percorso era cambiato.
“Ti ricordi com’era?” domandò Allan.
“Che cosa?”
“Il mondo reale.”
Ken si lasciò sfuggire un sorriso. Lo ricordava eccome. Era stato così bello scoprire all’improvviso che esisteva anche altro, oltre alla realtà di Barbieland…
“Eccome. Se è rimasto come lo ricordo…” si interruppe. Era ovvio che non era possibile.
“Sai cosa dovremmo fare? Dovremmo inventarci qualcosa, un codice per comunicare tra noi. Visto quanto accaduto con Barbie l’altra volta, credo che la cosa migliore sia mantenere più segreta possibile la nostra identità.” Allan aveva parlato di nuovo senza esitazione e con una decisione che Ken non gli aveva mai sentito prima nella voce.
Rimase nuovamente stupito.
“Mi sembra un’ottima idea, Allan.” Disse. Provò a ripensare a quanto visto e “imparato” dal suo primo viaggio con Barbie “Dunque, le possibilità sono molte. Possiamo dire che siamo due colleghi di lavoro o due amici. L’importante è che non diciamo che viviamo insieme.”
“In che senso?” chiese Allan, sorpreso anche dal fatto che doveva sottolineare qualcosa di effettivamente vero (loro non vivevano assieme a Barbieland).
“In realtà non ho capito bene, ma due uomini che superata una certa età vivono assieme sono equivoci.”
“E perché?”
“E che ne so? Non è cosa da patriarcato comunque.”
“Pensi ci sia ancora il patriarcato?”
“E che ne so?”
“Va bene. Allora non viviamo assieme… ma allora perché siamo in viaggio insieme?”
“Beh… potremmo inventarci che stiamo facendo un viaggio da uomini!”
Allan fissò Ken con un’espressione a metà tra il seccato e il disgustato: “Che cosa vorrebbe dire un viaggio da uomini?”
“Beh abbiamo lasciato le nostre mogli a casa e stiamo adando… a pesca o a caccia… almeno questo è quello che mi ricordo di come venivano descritti i viaggi da uomini…”
“A caccia? In una città della california?”
“Allora a pesca, oppure a giocare d’azzardo.” Ken avrebbe voluto tirare fuori altre ipotesi, ma vide la faccia di Allan sempre più corrucciata e si arrese “Va bene, ho capito, lasciamo perdere. Tanto non ho neppure una moglie quindi in ogni caso non sarebbe vero.”
Ci fu una lunga e tesa pausa, poi Allan prese di nuovo la parola: “C’è una cosa strana, comunque: sai che io in teoria sarei il tuo ‘Buddy’, così come tu saresti il mio?”
“E allora?”
“Beh, è da un po' che ho in testa un altro termine con cui vorrei chiamarti. A te come agli altri Ken, a volte quando vi saluto, mi viene voglia di chiamarvi ‘Bro’,”
Ken inarcò un sopracciglio.
“Bro?”
“Sarebbe l’abbreviazione di fratello.”
“Fratello?”
“Sì. Sai forse, nel mondo reale, il termine ‘Buddy’ non si usa più. In fondo è capitato con tante altre cose che…”
“ODDIO ALLAN! SEI UN GENIO! BRO! MA CERTO! SARAI IL MIO BRO!”
Allan fissò Ken, molto sorpreso dal suo entusiasmo.
“Se siamo fratelli, non dobbiamo inventarci scuse! Siamo familiari, capisci!? Non è mai sconveniente, nel mondo reale, che due familiari viaggino assieme! Che condividano la stessa stanza da letto, lo stesso cibo, e tutto il resto! È socialmente molto, molto accettato!”
Allan non capiva ancora cosa intendesse dire Ken parlando di ‘socialmente accettato’ e si ripromise di scoprirlo una volta arrivato nel mondo reale.
“D’ora in poi!” disse Ken mettendogli un braccio attorno alle spalle e stringendolo forte “Io e te saremo fratelli!”
“Ah beh… bello…” Annuì Allan.
“Saremo i fratelli Spiaggia! Che ne dici? The Beach Brothers! Mi piace troppo! Hai avuto un’idea geniale bro!”
Allan sorrise: “Grazie bro.”
“Grazie a te, bro!”
“RAAAGH!”
L’urlo disumano spinse Ken a frenare all’improvviso. Guardando l’espressione di Allan capì che non era il solo ad averlo sentito.
Immobili dentro la macchina rosa, i due si resero conto di trovarsi immersi nell’oscurità più totale. Se riuscivano a vedere qualcosa era solo perché era il loro stesso mezzo a brillare di luce propria.
“Ken… Non mi piace…” disse Allan nervoso.
“Nemmeno a me…”
“Dobbiamo andare…”
“Sì ma… cos’è questo posto? Perché siamo qui?”
“Ken, meglio andare….”
Ken non lo ascoltò: con la mente cercava di ricordare il suo primo viaggio. Era stato molto rapido e colorato. O comunque lo era stata la parte nella macchina. Stavano guidando da troppo tempo.
Aprì la portiera.
“Ken!”
Ken allungò la mano per dirgli di aspettare e mise un piede fuori. Anche il suo corpo brillava di luce propria.
Illuminando il suolo, vide che era fatto di sabbia. Non era la sabbia bella e gialla della sua spiaggia, ma una sabbia scura, dove pezzi di conchiglie e alghe secche si mescolavano ai granelli neri e marroni.
Si chinò, la toccò. Al tatto, al contrario di tutte le cose del mondo di barbie, non risultò di plastica. Una delle conchiglie rotte gli aprì un taglio trasparente sul dito, che si rimarginò poco dopo.
“Se i miei calcoli sono esatti…” pensò Ken “Qui c’era il motoscafo… ma allora… questo è il fondo dell’oceano? Che fine ha fatto l’acqua?”
Uno strano sentimento si fece largo dentro di lui.
Alzò la testa e guardò verso l’alto.
“È evaporata? Ma allora… se non ci sono più mari, non ci sono più spiagge…”
“RAAAGH!”
Scorse solo allora, in mezzo al buio, una massa più oscura dello stesso e sentì il suo scalpiccio farsi largo sul terreno sabbioso.
Allan lo tirò dentro e contemporaneamente mise in moto e premette forte sull’acceleratore.
Adagiato metà sul corpo di Allan e metà sul sedile, Ken si girò e scorse la massa alle loro spalle. Il suo era cambiato: ora sembrava stesse saltando per raggiungerli.
“Guida tu guida tu!” disse Allan che con difficoltà teneva in mano il volante.
I corpi di districarono e Ken riprese il controllo del mezzo.
Accelerò ancora di più ma la cosa alle loro spalle sembrava sempre più vicina.
Il suono che emetteva, a metà tra un urlo e un ruggito era proprio alle loro spalle quando cambiarono mezzo: come per il primo viaggio, non ebbero bisogno di scendere. All’improvviso Allan e Ken si ritrovarono su una bici a pedalare.
Ken notò subito che la bici era molto diversa da quella del primo viaggio: ne avevano una per ciascuno e era arrugginita in molti punti, così come sembrava essere frutto del montaggio di parti tra loro diverse.
“Io non ho mai pedalato!” esclamò Allan.
“Non preoccuparti! Viene da sé!” gridò Ken.
Anche se l’essere totalmente scoperto lo preoccupava non poco. Gli sembrava quasi di poter sentire il calore della cosa alle loro spalle.
“Restisti Allan! Manca pochissimo! Tra poco finiremo sui pattini! Me lo ricordo!”
E infatti, poco dopo, le bici sparirono e i due si ritrovarono a pattinare. Allan sbandò finì addosso a Ken e si aggrappò al suo braccio.
Un lungo urlo esplose alle loro spalle ma fu l’ultimo suono che sentirono. Poi piombarono nel silenzio mentre l’oscurità lasciava il posto a una luce fioca, come quella di un sole nascosto da grosse nuvole nere. E infatti, alzando gli occhi verso l’alto, Allan e Ken videro dei nuvoloni neri che tuonavano forte. I loro pattini iniziarono a scrichiolare, per via delle pietruzze dell’asfalto che finivano in mezzo alle ruote.
Erano arrivati nel mondo reale.
“Ah! Ce l’abbiamo fatta!” Esclamò Allan sorridendo radioso.
Ma Ken non era affatto contento: il panorama che si stagliava di fronte a lui era molto diverso dal mondo reale che aveva visto la prima volta: non c’era nessuno in giro, neanche una persona, le strutture apparivano semidistrutte e sulla strada asfaltata grosse buche avevano permesso la cresciata di cespugli e alberi.
Barbie Stramba aveva ragione: quel mondo reale non era lo stesso che aveva visitato anni prima.

 
  
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