Capitolo 6 - Un fiocco di neve sulle labbra
Sachiko guardò un film al Nanboku senza prestare alcuna attenzione. Nella mente e negli occhi aveva solo lui e la promessa di raggiungerla.
Mangiò un panino veloce e alle undici si fece trovare al Parco Yamashita.
C’era un piccolo concerto all’aperto. Un gruppo sconosciuto attorno al quale si era radunata una folla di persone che aspettava l’altro concerto, quello delle sirene
Li ascoltò attentamente.
Dopo alcuni brani veloci, la solista iniziò un lento, Murasaki No Hikari
Fu a quel punto che una mano sulla spalla la fece voltare.
Shiro.
Uno di fronte all'altra, si guardavano mentre quel lento li tentava.
Lui le afferrò saldamente il fianco e la prese per mano.
Iniziarono a ballare lentamente, senza aprire bocca, se non per sorridersi.
Shiro osservò un piccolo fiocco di neve che le scivolava dalla punta del naso sulle labbra.
Qualcosa lo spinse a osare, nonostante il lieve imbarazzo, e finì per sfiorare la bocca di lei con bacio leggero e spontaneo.
Le sirene iniziarono a cantare e il fracasso, insieme alle voci dei bambini, li fece allontanare da quella pista da ballo improvvisata, spingendoli a camminare lungo il molo, mano nella mano, in mezzo alla folla.
Storditi dall’ombra di quel primo bacio, non sapevano cosa dirsi, camminarono e basta, a lungo, accarezzandosi reciprocamente le dita.
Mancava una manciata di secondi alla mezzanotte e ormai erano arrivati alla rotonda del molo.
Le sirene cessarono di colpo.
Akemashite Omedetō!! La frase volava di bocca in bocca ma presto fu soffocata da espressioni di meraviglia mista preoccupazione.
“Una ragazzina!…”
“Che ha intenzione di fare??”
“Fermatela!”
Shiro inquadrò meglio la scena che aveva davanti e gli si congelò il sangue. Vide chiaramente una ragazzina, la ragazzina che recitava nel parco, lanciarsi dal parapetto verso le acque nere del mare.
Prima che Sachiko potesse reagire, Shiro si era già precipitato verso il parapetto.
Non poteva sapere che l’anno prima sua figlia aveva rischiato di cadere in acqua per una sua disattenzione, non poteva sapere che nella sua mente la scena era vivida. Le urla velenose di sua moglie, il pianto spaventato della figlia.
Non poteva capire l’angoscia che si era risvegliata nel suo cuore né la sua profonda tristezza. Quella sera, ciò che era già incrinato nel suo matrimonio si era spaccato del tutto, ed era iniziata la discesa.
Non poteva sapere nulla perché lei era ancora troppo distante.
“Shiro!!”
Ma lui si era tolto l’impermeabile e si era lanciato in acqua dietro la ragazza.
“Si è buttata in mare!!”
“Vuole ammazzarsi!”
“È matta!”
“Aiuto!!”
Per un tempo infinito, Sachiko stette a guardare giù, e poi vide la ragazza che nuotava, anche se a fatica, verso le scale del molo. Shiro la aiutò a spingersi sulle scale, finché un uomo, da sopra, la afferrò e le fece scavalcare il parapetto.
La ragazza del parco, inginocchiata sull'asfalto, grondante, sfoggiava un sorriso sognante e stringeva in una mano quello che sembrava un biglietto del cinema. O di un teatro.
Shiro risalì. Grondava anche lui, aveva di nuovo un’espressione lontana.
Diede le spalle alla folla che si era radunata accanto alla ragazza, come se non volesse altri coinvolgimenti.
Sachiko allora gli si avvicinò.
“Shiro … come stai?”
“Devo recuperare la macchina… è parcheggiata vicino allo Yokohama Park.”
“ A piedi? Ci vuole una mezz’ora da qui, come minimo! Ti prenderai un malanno!”
“Devo andare… scusami...”
Sachiko non capiva, era come se si fosse tuffato lontano da lei. Era come se lei non ci fosse più.
Prese coraggio e gli si mise davanti.
“Aspetta! Ragiona…! Ti prenderai una polmonite e ti si allagherà la macchina!... Ho un’idea… arriviamo al love hotel, ti prendi una stanza e ti fai una doccia calda. Io vado alla lavanderia automatica e ti asciugo i vestiti!...”
Era arrossita alle parole “love hotel”, e forse tutta quella intraprendenza la metteva a disagio, ma era chiaro che lo stava facendo per lui.
Shiro allora decise di accettare la sua proposta “Forse hai ragione.” Disse piano. "Grazie per il tuo aiuto."
Si incamminarono verso l’albergo a ore, con Sachiko nervosa che parlava ancora a ruota libera e lui muto e pensoso.
Come dopo il cinema.
In albergo, Shiro spiegò la situazione ed ebbe la camera, con il solerte inserviente che asciugava il pavimento dietro di lui. Il portiere gli disse che c’erano molte camere libere quella notte e che potevano fermarsi quanto volevano. Terminò la frase guardando Sachiko, che a quel punto era diventata viola.
Salirono le scale ed entrarono in camera. Shiro si tolse le scarpe e le mise capovolte sul termosifone. Si chiuse subito in bagno e le passò i vestiti dalla porta. Sachiko li infilò in una busta di plastica e corse in lavanderia.
Sotto la doccia, non potè che ringraziarla per quella sua idea. Il freddo gli era entrato nelle ossa, si sarebbe congelato veramente prima di raggiungere la sua macchina.
Indugiò a lungo sotto il getto dell'acqua. Poi, una volta uscito, stretto nell'accappatoio, rientrato in camera si avvicinò al telefono e fece una chiamata intercontinentale. Erano quasi le due, dall’altra parte dell’oceano erano già svegli.
La sua ex moglie rispose al terzo squillo e gli passò sua figlia. Stava bene, era già stata nella sua nuova scuola e le era piaciuta. Anche lui le mancava e sperava di rivederlo presto. Gli avrebbe mandato delle foto.
Chiuse la telefonata e la tristezza del distacco si stemperò nel ricordo della voce della sua ragazzina, eccitata e curiosa verso la sua nuova vita. Poteva solo imparare da lei.
Guardò l'orologio, preoccupato. Erano passati almeno tre quarti d'ora da quando Sachiko era uscita. Poi sentì un paio di colpi leggeri alla porta. Istintivamente si strinse addosso l'accappatoio e annodò la cintura.
Aprì e se la trovò davanti con i suoi abiti lavati, asciugati e piegati.
"Scusami se ci ho messo tanto, ma il tipo della lavanderia ha fatto confusione e … non so come ma si è perso i tuoi calzini!... E allora sono corsa al konbini… e te li ho ricomprati…"
Shiro la osservava, sulla porta. Aveva i capelli bagnati, il cappello era madido di neve sciolta. Aveva camminato al freddo per lui, gli aveva comprato dei calzini nuovi, ed ora se ne stava in corridoio a occhi bassi come se non volesse essergli di disturbo.
I vapori della doccia si dissolsero completamente e finalmente Shiro riuscì a vederla con chiarezza vicina a lui, e non più distante.
Capì che con quel tuffo in mare aveva mangiato l'ultimo boccone di sale, il sale pungente di cui parlava il suo biglietto, e che la doccia, quel sale, lo aveva finalmente lavato via tutto.
Lei stava ferma sulla porta.
Allungò una mano e le accarezzò il viso.
"Vieni dentro." Le disse. "Sei tutta bagnata… "
E Sachiko entrò. Le tolse il cappotto e il cappello. Sotto, indossava un vestito morbido, di lana leggera, che le scendeva delicatamente sulle curve, una morbidezza piena di sensualità. Era stata al freddo eppure la sentiva calda.
Un desiderio prepotente lo assalì.
Lei, come se lo avesse percepito, si avvicinò. Fu un attimo e le loro labbra tornarono a cercarsi. Non era però come il bacio leggero sul molo. Le lingue scivolavano impazienti perché sapevano di essere soli.
Iniziò a spogliarla, in silenzio, mentre lei scioglieva il nodo dell'accappatoio, infilava le mani sotto la spugna e lo toccava. Shiro trasalì sotto quelle mani, calde nonostante la neve.
Non sarebbe più tornato indietro.
Le tolse tutto ciò che aveva addosso. Le sue mani le sfiorarono i seni, i fianchi, risalirono sulla schiena per stringerla forte.
Abbracciati, finirono sul letto.
Sachiko restò immobile, all’inizio troppo emozionata per reagire. Si affidò letteralmente alle sue mani e mentre iniziavano a lasciar parlare i corpi, lei comprese che tutto ciò che aveva finora conosciuto in fatto di amore e sesso era nulla in confronto a cosa le stava facendo lui su quel letto improvvisato.
La amava con impazienza, una specie di rabbia e un’infinita dolcezza allo stesso tempo. Il suo corpo era muscoloso, asciutto, forte, i suoi fianchi la schiacciavano, eppure le mani che la accarezzavano erano lente e morbide.
E anche lei lo accarezzava lenta, lo stringeva.
Per un tempo infinito, difficile da misurare, si trovò a chiedere e a dare, libera e disinibita, si girò sotto di lui, sopra di lui, accanto a lui. Si perse nel suo sguardo e sulle sue labbra.
Si esplorarono a lungo finché capirono che era arrivato il momento di diventare una cosa sola: Shiro allungò un braccio verso il comodino - era pur sempre un love hotel - e si avventò verso il cassetto, con un gesto spasmodico e impaziente, ma lei gli bloccò la mano e la adagiò sul suo seno.
"Prendo la pillola…"
"Ma…"
"Io mi fido di te… tu ti fidi di me?..."
"Sì…"
"Con te… voglio farlo senza…"
A quella richiesta così diretta, Shiro non poté che acconsentire. La voleva anche lui così, senza barriere fra i loro corpi, senza ostacoli, libero di sentire finalmente tutto ciò che voleva sentire. Lo zucchero più dolce era finalmente sue labbra, aveva un nome, lo assaggiava, lo gustava.
Sachiko si lasciò andare a un gemito lungo e intenso.
E poi sentì lui che arrivava, dentro di lei.
Dopo, restarono abbracciati a lungo.
Shiro le raccontò del suo divorzio e di come la ragazzina del porto l'avesse sconvolto per via della sua fisionomia, così simile a quella di sua figlia.
Le spiegò che aveva avuto un corto circuito proprio nel momento in cui voleva essere disperatamente felice con lei. Non era colpa di Sachiko se si era allontanato con la testa.
Le disse anche che aveva chiamato sua figlia poco prima che lei rientrasse dalla lavanderia e che aveva finalmente trovato un po’ di pace sentendola felice.
Sachiko ascoltò con attenzione. Poi, iniziarono a scherzare, a parlare di cose leggere, le endorfine erano schizzate alle stelle.
Lei allora gli fece una domanda serena, spinta solo dalla curiosità:
"Come sapevi che nel cassetto c'erano dei profilattici?"
Shiro rispose altrettanto sereno.
"C'ero già stato, qui, un paio di volte.... Mi sentivo solo. Sachiko, devi sapere, che prima di stasera, l'ultima donna con cui avevo davvero fatto l'amore nella mia vita era stata mia moglie. Ciò che è venuto dopo di lei non ha avuto alcun senso. Poi sei arrivata tu. Ho rifatto l'amore per la prima volta stanotte, con te."
Restò in silenzio, poi si sollevò su un gomito per guardarla meglio.
“E tu come sapevi che io sapevo…?” Indicando il comodino.
Sachiko rise di gusto. Poi gli accarezzò il viso con un dito.
"...Anch'io credo di avere fatto veramente l'amore solo con te."
Lo rifecero ancora, nella camera di un love hotel vuoto, la mattina di Capodanno.
****
Il 2 gennaio, il Teatro Daito era gremito per una prima importante: La Signora delle Camelie, con Utako Himekawa.
L’idea di andarci tutti era venuta a Mitsuo, che non aveva faticato a convincerli: quella mattina stessa aveva firmato il suo primo contratto di autore con la Daito e aveva avuto dei biglietti di cortesia. Bisognava pur festeggiare!
“Sono un pezzo grosso, ora!” Aveva detto tronfio.
“Sì, ma resti sempre più basso di me!” Aveva commentato Akhira.
Nanako, Jun, Sachiko e Shiro erano partiti da Yokohama nel primo pomeriggio, con la macchina di Shiro.
Era la prima volta che uscivano tutti insieme: Jun faticava a riconoscere in Watanabe quell’uomo che sorrideva e che chiacchierava con naturalezza.
Era finalmente felice.
Seduti ai loro posti, quando mancava poco più di un quarto d'ora all'inizio della rappresentazione, l'attenzione di Akhira fu attirata da una figura maschile che camminava lentamente lungo il secondo anello della platea. Era un uomo alto, in completo chiaro, capelli biondi e una rosa appuntata sul petto. A giudicare dal suo aspetto, doveva avere più o meno la sua età.
“Fiuuuu…e quello chi è? Il Principe Della Collina?”
Mitsuo rispose con fare sicuro. “Quello è il mio capo.”
“Il tuo cosa??”
“Il mio capo, Masumi Hayami, Presidente della Daito Art Production.”
Akhira, a bocca aperta, richiamò l’attenzione delle sue amiche, che a loro volta attirarono quella dei loro compagni.
“Ora è tutto chiaro!” Dichiarò Akhira con tono melodrammatico “Mitsuo… il destino ha voluto che conoscessi te per arrivare a lui!!”
Scoppiarono tutti a ridere.
“Ehi… ma quella ragazza…?” Jun indicò con un dito una ragazza sui tredici anni, che si guardava intorno sperduta e stava per andare a sbattere proprio contro il biondo Presidente della Daito. “Nanako, la sera del 31, al Manpuku! Non era lei quella che andava e veniva per le consegne della Toshikoshi Soba? Credo ne abbia fatte più di cento!”
“È vero!” Esclamò Nanako. “Era distrutta ma non demordeva! Con quel freddo, poi…”
“Di chi parlate?” Chiese Sachiko.
“Di lei.”
Sachiko impallidì. “La ragazza del Parco Yamashita! Shiro! La ragazza che recitava per i bambini e che si è lanciata in mare…”
Shiro annuì. Non l’avrebbe mai dimenticata: con quel gesto sconsiderato era riuscita a farlo uscire dal suo limbo e gli aveva dato il coraggio di raggiungere finalmente Sachiko.
“È vero, è proprio lei… guarda, nelle mani stringe un biglietto. Scommetto che era proprio il biglietto per questo spettacolo. Si è lanciata in acqua per recuperarlo, sfidando il freddo e la neve…” Shiro parlava quasi tra sé. Una ragazza speciale, dalla volontà di ferro. Doveva amare davvero molto il teatro.
“Ehi, gli è appena finita addosso!” esclamò Mitsuo.
“Non gli arriva neanche a metà torace.” Ridacchiò Akhira.
“Eppure… che espressione dolce ha lui mentre la guarda, deve fargli davvero tenerezza…”
“Shhh… abbassano le luci… inizia lo spettacolo…!”
****
Qualche anno dopo, lungo una strada molto trafficata di Tokyo, Jun e Nanako, in macchina, erano diretti a casa di Mitsuo e Akhira.
I loro amici li avevano invitati per il fine settimana.
Nevicava.
Nanako canticchiava una canzone a bassa voce, con Jun che guidava carezzandole ogni tanto il ginocchio.
Ad un tratto, lei esclamò
"Ma quello… è il mio ombrello!”
“Quale?” Chiese lui.
“Quello che ho perso!”
“Quale… fra i tanti? Nanako, tu perdi continuamente i tuoi ombrelli, forse ti supera solo Akhira con gli accendini!”
“Eccolo, il solito studioso di statistica…Quello con le fragole… il tuo preferito!”
“Mmm … quello dei miei sogni erotici con te nuda, sotto? Lo hai perso ormai anni fa… e a Yokohama…”
“Ti dico che è quello! Senti, accostati più avanti, prima di quel semaforo. Scommettiamo? Non ha più il pomello a forma di fragola, mi si era rotto…”
Jun rallentò.
“Cosa scommettiamo?” Chiese lui divertito.
“Se vinco io… andiamo al karaoke e mi canti un paio di canzoni con la tua voce calda e sensuale.”
“Ok. Se invece vinco io, canterai tu per me… ma non al karaoke…” rispose lui con un sorriso allusivo.
“Andata!...”
Jun parcheggiò e restarono in silenzio.
Sulla strada, dallo specchietto laterale, Jun vedeva avanzare la macchia rosa acceso. In effetti aveva qualcosa di familiare…
Sotto l’ombrello, lentamente, si materializzarono due figure: una maschile, alta e slanciata, l’altra minuta, quella di una giovane donna. L’uomo reggeva l’ombrello, con estrema disinvoltura.
Quando furono a pochi metri dalla macchina, Nanako realizzò che l’uomo aveva una fisionomia conosciuta.
“Jun, ma quello non somiglia al capo di Mitsuo?…”
“Intendi Masumi Hayami?.. sotto un ombrello con le fragole? … il manager di ferro, drogato di lavoro, freddo e altero…”
“Sì, proprio lui, il Principe della Collina. E mi sembra anche se la stia ridendo di gusto!”
“In effetti… ma lei chi è?… Anche lei ha un’aria familiare… aspetta!! È lei! La ragazza del ristorante, quella che era al teatro Daito e gli era finita addosso. Osservala bene…”
“Sì. È lei… allora avrò lasciato l’ombrello al Manpuku! Adesso torna tutto.“ convenne Nanako “Che strana espressione che ha, sembra a disagio eppure…”
“Eppure gli sta vicina, come se si sentisse più protetta…”
“Lui avrebbe un passo lungo almeno il doppio, ma si tiene a quello di lei…”
“Che strana coppia!…”
“Non credo che lo siano…” disse Nanako. “Guarda: quei due li stanno importunando e lei è imbarazzatissima. Ehi, ma dove scappa!”
Jun, istintivamente si protese verso il parabrezza. “Il semaforo è rosso!”
Quello che accadde dopo li lasciò entrambi senza parole. Hayami le corse dietro e con uno slancio la riagguantò prima che lei potesse finire sulla strada. Con una mano teneva l’ombrello, con l’altra stringeva lei.
La stringeva come si stringe qualcosa di prezioso, di desiderato. Il suo sguardo era perso nel vuoto e le sue labbra mormoravano qualcosa vicino all’ orecchio di lei, che era rimasta immobile.
“Caspita… lei ora è più alta. Non è più una ragazzina e credo che se ne stiano rendendo conto entrambi… E se lui fosse innamorato??” Chiese Nanako battendo le mani.
“Beh, credo che fra di loro ci sia almeno una decina di anni di differenza …”
“Pensa a Sachiko e Shiro…”
“La loro era una situazione particolare: lui solitario, in un momento di passaggio e con una voglia disperata di tornare a vivere, lei dolce e sensibile… è la sua anima gemella..” rispose Jun. “Chissà, forse anche loro, se è destino, capiranno di essere fatti l’uno per l’altra… un po’ come noi due…!” Esclamò poi baciandola.
“Guarda! Lei scappa via…! Si vede che quell’abbraccio l’ha proprio sconvolta…! E lui è rimasto con il mio ombrello in mano.”
“Hai ragione, Nanako. È proprio il tuo ombrello.”
Nanako ci pensò su e poi rispose
“Sono certa che porterà loro fortuna! Ed ora… pensiamo alla scommessa che hai perso… niente karaoke, facciamo che canti in privato solo per me… ok?”
“Tutte le canzoni che vuoi…!.”
Fine


