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Autore: Carla Marrone    18/05/2024    0 recensioni
Racconto di un problema alla schiena che mi ha costretta all'immobilità, dall'inizio dell'anno. Mi piace immaginare che una farfalla e poi, una rondine abbiano giocato un ruolo decisivo nella mia guarigione.
Genere: Poesia | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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FARFALLE E RONDINI

 

Per quanto mi sforzi, mi riesce davvero difficile credere che, nella vita, non esistano le “coincidenze”. Alcuni scrittori new age li definirebbero “segni”. Io non ci credo, del tutto. Credo, comunque, che alcuni stimoli esterni che riceviamo ci portino a compiere determinate decisioni. 

 

Il primo giorno dell’anno, ho iniziato ad avvertire un insistente fastidio alla caviglia destra. Non voleva saperne di andare via e diventava sempre più acuto. Il dolore si è, poi, diffuso a tutta la gamba, arrivando a darmi delle fitte, simili a scariche elettriche, quando facevo determinati movimenti. 

 

Sono andata dal medico di famiglia, giusto per precauzione, il quale mi ha consigliato di stare a riposo. Mi ha anche prescritto dei farmaci, che non hanno sortito alcun effetto. 

 

Sono trascorse alcune settimane, da allora, quando qualcosa di davvero poetico è successo. Mentre guardavo un film fantasy, una farfalla cavolaia, uscita da non so dove, si è posata sulla mia spalla e ci è rimasta a lungo. Ovviamente, io ho fatto finta di essere un albero. Abbiamo guardato la televisione insieme. Credo fosse il suo genere. 

 

L’ho subito portata nello studio dove lavoro che, per ovvie ragioni è, di solito, chiuso, di modo che i miei due vandali, ovvero i gatti, non la divorassero. Ha sembrato gradire molto i rametti di lavanda che avevo appeso al chiodo, ad essiccare. Come pure il tappino di bottiglia, pieno di acqua e zucchero. 

 

Abbiamo convissuto e lavorato assieme, per qualche giorno, fino a quando, aprendo la finestra per far prendere aria alla stanza, l’ho vista svolazzare in giardino. In quel momento, qualcosa, dentro di me, è scattato. 

 

Il giorno successivo, ho telefonato ad un neurochirurgo privato, grazie al quale, a fronte di numerosi esami, ho scoperto di avere un’ernia del disco di grandi dimensioni che preme sul nervo della mia gamba destra. 

 

A quel punto, non riuscivo a fare più di dieci passi, di fila e provando un forte dolore. Camminavo piegata in due e non dormivo la notte dal male. 

 

Ho iniziato a prendere farmaci che hanno parzialmente lenito e a svolgere sessioni di terapia in piscina, come pure ad onde di calore. 

Posso dire, non senza una punta d’orgoglio che, ora, mi reggo sulle mie gambe. In tutti i sensi, questa esperienza mi ha insegnato molto. O, almeno, ho la presunzione di dirlo. E’ cosa ovvia che nessuno sia invincibile. Questo avevo già avuto modo di constatarlo, mi è solo diventato più chiaro. 

 

E’ stato a questo punto che ho incontrato l’altra creatura “magica” del mio ultimo periodo: una rondine. L’ho recuperata in giardino, sembrava intirizzita e stordita. Questi animali non sono in grado di prendere il volo dal suolo. 

 

Così, ho deciso di portarla al piano di sopra, in bagno, ho acceso il termosifone e ce l’ho messa sopra, dentro una scatola delle scarpe, con all’interno un panno morbido. Ho chiuso la porta per via del sopra citato possibile attacco bellico felino. 

 

Avendola trovata di sera, l’ho lasciata dormire e ho atteso la mattina per aprire la finestra e tentare di farla volare via. 

Ha funzionato alla prima prova. 

 

Posso solo dire che è stato piacevole passarle le dita sulla testina, mentre dormiva beata. Credo lo ricorderò per sempre. 

 

Il giorno in cui la rondine ha volato, mi hanno telefonato dal centro di riabilitazione per informarmi che il ciclo era concluso e, tutto ciò che dovevo svolgere era della semplice ginnastica posturale, di mantenimento. 

 

Mi sono scoperta più volte, l’ultimo anno, a riflettere sulla Vita ed a paragonarla ad una farfalla, oppure una rondine. Come loro si lascia accarezzare le ali, ma per poco, perché ha fretta di volare via. Può essere la candida e pacata abitante di un giardino, oppure, un energico predatore che solca i cieli. Ma, alla fine, forse, riesce ad insegnare a tutti la stessa lezione: dobbiamo prenderci cura dell’involucro della nostra anima, perché è in esso che albergano le nostre ali. Facciamo di tutto per evitare che escano fuori troppo presto, d’accordo? 

   
 
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