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Autore: Parmandil    15/06/2024    1 recensioni
Star Trek incontra The Orville! Quando gli avventurieri della Destiny s’imbattono nel pittoresco equipaggio della Orville, le ostilità rischiano di prevalere. I rispettivi Capitani dovranno imparare a fidarsi e collaborare contro gli Undine, più insidiosi che mai sotto la guida del loro Imperatore.
Intanto Talyn incontra finalmente una sua simile, l’affascinante ma enigmatica Ratri. Da lei riceve l’agognata offerta: unirsi ai Viaggiatori. È l’inizio di uno straordinario viaggio sul vascello Nous, alla scoperta del proprio potenziale. Ben presto il giovane si troverà diviso tra l’ambizione di Viaggiatore e la lealtà ai vecchi amici, e poi ancora più lacerato fra l’amore per Ratri e oscuri presagi di sventura. Intanto le domande aumentano: dov’è il Viaggiatore, cosa nascondono i suoi apprendisti? Quale prezzo sono disposti a pagare pur di sconfiggere gli Undine? Spinto oltre ogni limite, Talyn dovrà decidere a chi spetta la sua lealtà e qual è la sua vocazione. Col destino dell’Unione Planetaria in bilico, il minimo errore di giudizio avrà effetti catastrofici. Ma forse stavolta non esistono scenari vincenti, e si può solo scegliere chi sacrificare...
Genere: Avventura, Azione, Science-fiction | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Il Viaggiatore, Nuovo Personaggio
Note: Cross-over | Avvertimenti: Contenuti forti, Violenza
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-Capitolo 3: Nous
 
   Nel varcare il portale che l’avrebbe condotto dai Viaggiatori, Talyn pensava che si sarebbe sentito strattonare in avanti, e quindi corresse la postura. Fu una precauzione inutile, perché lui e Ratri attraversarono il vortice bluastro come se non ci fosse. Nessun disorientamento, nessun disagio fisico o psichico. In un attimo furono dall’altra parte, come se fossero passati da una stanza all’altra, anziché dalla Destiny al Nous.
   «Benvenuto nella tua nuova casa» disse Ratri, lasciandogli la mano.
   L’El-Auriano posò il borsone dei bagagli e si guardò attorno con la tipica attenzione della sua specie, notando ogni dettaglio dell’ambiente. Era in una sala ricreativa, piena di tavolini e divanetti, molti dei quali occupati. Come previsto l’astronave era avanzatissima. Le paratie, il soffitto e il pavimento erano d’un bianco immacolato e sfumavano l’una nell’altra senza angoli, con linee curve che ricordavano qualcosa d’organico. C’era una luce diffusa che sembrava promanare da ogni superficie, e infatti non vi erano ombre. I tavolini erano costituiti da una singola superficie piatta, che levitava senza bisogno di sostegni. Vi era anche un finestrone ovale che mostrava lo spazio, col pianeta e la Destiny in orbita, sebbene dall’esterno non apparissero finestre. Forse era trasparente solo dal loro lato, come uno specchio per interrogatori. O forse era una proiezione olografica, e quella sala non era nemmeno attigua allo scafo esterno. Talyn accantonò il pensiero; ciò che più lo interessava erano gli altri Viaggiatori.
   Su venti in totale, non ce n’erano due della stessa specie. E per la maggior parte erano specie che il giovane non aveva mai visto, nemmeno per immagine. Al suo arrivo si volsero tutti a salutarlo cordialmente, dopo di che gli vennero incontro, presentandosi. Talyn cercò di memorizzare subito nomi e volti, sapendo che quelli sarebbero stati i suoi colleghi per molto tempo... forse per sempre, gli disse una vocina. Solo per un attimo si girò, accertandosi che Ottoperotto lo avesse seguito. Ora che aveva fatto il gran passo, sentiva bisogno di qualcosa che lo ancorasse alla vita precedente. I Viaggiatori sembravano tutti cortesi e bendisposti nei suoi confronti, ma in loro c’era qualcosa di strano, che sulle prime Talyn non riuscì ad afferrare.
   «Bene, Ratri, vedo che ci hai portato il nuovo confratello. Quello della Destiny di cui s’è tanto parlato. È stato difficile?» commentò un giovane Viaggiatore, facendosi avanti. Aveva orecchie appuntite, ma non era un Vulcaniano; Talyn non riconobbe la sua specie.
   «Per nulla» rispose Ratri, eufemistica. «Talyn, ti presento Nohadon, del pianeta Ocampa».
   «Ocampa? Aspetta... non è dall’altra parte della Galassia?!» fece l’El-Auriano, impressionato.
   «Presso di noi le distanze non hanno importanza. Piacere di conoscerti» disse Nohadon, stringendogli la mano.
   «Piacere mio... sei anche tu un apprendista?» chiese Talyn, vedendolo così giovane. Dagli sguardi e sorrisetti che serpeggiarono nella sala capì di avere commesso la prima gaffe.
   «In un certo senso...» fece l’Ocampa, senza prendersela.
   «Non fare il modesto» lo esortò Ratri, per poi rivolgersi all’ospite. «Nohadon è il mio secondo in comando» spiegò.
   Secondo in comando?! A quelle parole l’El-Auriano capì qual era la stranezza. Attorno a lui c’erano solo individui giovanissimi. Diamine, era lui il più vecchio della congrega! Gli altri parevano adolescenti o poco più. Certo, con alcune specie aliene era difficile valutare l’età anagrafica; ma Talyn sentiva di non sbagliarsi. E questo lo allarmava. Scambiò meccanicamente strette di mano con gli altri giovani, mormorando saluti e frasi di circostanza. Appena quelli gli diedero un po’ di respiro, si rivolse a Ratri. La vide sprofondare in una comoda sedia ovale che era emersa dal pavimento, plasmandosi apposta per lei. «Mi hai portato in una nursery?» mormorò.
   «Come, scusa?» fece lei, alzando lo sguardo.
   «Se tu comandi, e quello è il tuo secondo... dove sono gli adulti, i Viaggiatori esperti, insomma i maestri? Che genere di vascello è quello che ospita solo giovani apprendisti?!» incalzò.
   A quelle parole Ratri lo fissò con freddezza. «Maledizione, hai scoperto il nostro segreto. Nohadon, distruggi subito la Destiny!» ordinò.
   «Che cosa?! No, fermi!» gridò Talyn, temendo d’essersi infilato in un covo di folli. Ma si accorse che tutti stavano ridendo.
   «Jeez, ci sei cascato? Sei troppo teso!» ridacchiò Ratri. «Rilassati, sei tra amici. L’ultima cosa che vogliamo è nuocere a te o alla tua nave».
   «Me lo auguro!» fece l’El-Auriano, ancora col batticuore.
   «Scusa, non avrei dovuto spaventarti. A volte facciamo scherzi ai novizi... comunque non capiterà più» promise Ratri. «Nohadon, per favore, porta il vascello fuori da questa tempesta ionica. Riprendiamo il nostro giro di pattuglia» ordinò.
   «Subito» fece l’Ocampa, e lasciò la sala, diretto in plancia. Anche gli altri giovani tornarono alle loro occupazioni, lasciando gli El-Auriani da soli. Di lì a poco il panorama oltre la finestra cambiò. Sarin IV e la Destiny svanirono, segno che il Nous aveva ripreso il suo viaggio tra le stelle.
 
   «Non hai ancora risposto alla mia domanda. Allora, che ne è dei Viaggiatori esperti?» chiese Talyn, deciso a non soprassedere sulla questione.
   Ratri sospirò, facendosi più seria. Lo invitò ad accomodarsi su una sedia davanti alla sua, anch’essa emersa dal pavimento. Talyn sedette cautamente, quasi temendo di sprofondare, e continuò a fissarla in attesa di una risposta.
   «Come avrai capito, questo non è il quartier generale dei Viaggiatori» spiegò Ratri. «Quel luogo, chiamato Aleph, si trova in un’altra realtà, detta Rete Miceliare. Ti ci porterò quando sarai pronto. Il Nous, in cui siamo ora, è solo uno dei nostri vascelli d’appoggio. Per la precisione è una nave-accademia, in cui gli apprendisti si esercitano a padroneggiare le loro facoltà. È un passaggio obbligato, prima di raggiungere l’Aleph» chiarì.
   «D’accordo, ci sta la nave-scuola» ammise Talyn, sapendo che anche la Flotta Stellare ne aveva. «Quel che non capisco è la mancanza dei maestri. Come fate ad addestrarvi senza di loro?!».
   «Sigh... fino a poco tempo fa i maestri c’erano, eccome» rivelò Ratri, guardando sconsolata la sala ormai vuota. «Ma stiamo affrontando una crisi grave... oserei dire senza precedenti. A causa degli Undine, molti Viaggiatori sono stati uccisi e i rimanenti sono quasi tutti in missione. Persino l’Aleph è stato in parte evacuato, e potrebbe essere abbandonato del tutto se il nemico osasse attaccarlo. Date le circostanze eccezionali, mi è stato affidato il comando del Nous, col compito di proteggere gli apprendisti. Quelli che sono vicini al termine dell’addestramento fanno da maestri ai novizi. Naturalmente è una situazione temporanea. Appena i Viaggiatori si saranno riorganizzati, manderanno qualche maestro più esperto» aggiunse.
   Talyn aggrottò la fronte a quelle rivelazioni. «La situazione è peggiore di quanto credevo. Da come parli, sembra che la vostra organizzazione sia sull’orlo del collasso» commentò. D’un tratto non era più tanto sicuro di volerne fare parte. A che scopo imbarcarsi su una nave che sta affondando?
   «Mi rendo conto che la vedi in questo modo, ma... abbi fiducia. I Viaggiatori hanno affrontato molte minacce. Verranno a capo anche di questa. Noi dobbiamo solo resistere finché si saranno ripresi. E nel frattempo dobbiamo continuare ad addestrarci. Così, quando verrà il momento della riscossa, potremo fare la nostra parte!» sostenne Ratri, con incrollabile speranza.
   «Hai detto che devi proteggere gli apprendisti... allora perché state dando la caccia agli avamposti contagiati dagli Undine? Più che nascondervi, sembrate in prima linea» notò Talyn.
   «Hai forse visto qualcun altro sbarcare con me? No. Solo io ho corso rischi» rivendicò l’El-Auriana. «Il Nous è rimasto occultato tutto il tempo, e se mi fosse successo qualcosa sarebbe tornato all’Aleph. Come ho detto, sono tempi difficili. Ne verremo fuori solo fidando gli uni negli altri. Lascia che ti addestri, come Klaatu ha addestrato me...».
   «Quindi sarai la mia maestra?» chiese Talyn, intrigato. Era strano avere un’insegnante più giovane di lui.
   «Beh, considerami più una tutor» sorrise Ratri. «Ti impartirò le nozioni fondamentali. Anche gli apprendisti più esperti ti trasmetteranno ciò che sanno. Procedendo nell’addestramento potrai accedere all’Aleph e conoscere dei veri maestri, che completeranno la tua preparazione» garantì.
   A Talyn sembrava assurdo che gli studenti dovessero istruirsi a vicenda. Ma a quanto diceva Ratri, era una circostanza eccezionale e – sperava – temporanea. Così non restava che stringere i denti e andare avanti. Del resto lui non aveva ancora promesso di diventare un Viaggiatore. Non era affatto sicuro di averne la vocazione. Era lì solo per scoprire come orientarsi nel Multiverso, e quindi come riportare a casa la Destiny. Dopo di che i Viaggiatori, con rispetto parlando, potevano andare al diavolo. «D’accordo, sono pronto. Da dove si comincia?» chiese.
   «Dalla nave, naturalmente. Ti farò fare un giro, così vedrai com’è organizzata» disse l’El-Auriana, alzandosi con uno scatto elastico. Dietro di lei, la sedia fu assorbita dal pavimento.
   Talyn provò a fare altrettanto, ma era talmente sprofondato nel sedile ovale che riuscì ad alzarsi solo al terzo tentativo. E la sedia rimase dietro di lui, anziché riassorbirsi. «Ecco, comincia a spiegarmi questo!» esclamò il giovane.
   «Questa nave è composta da materia programmabile neuro-empatica, che si plasma in accordo alle nostre esigenze» spiegò Ratri.
   «Materia neuro-che?!» trasecolò Talyn.
   «Neuro-empatica» ripeté l’El-Auriana. «Significa che reagisce ai nostri stati d’animo e ai nostri desideri, per rendere la permanenza più confortevole possibile. I comandi di plancia, ad esempio, si personalizzano col tempo, adattandosi sempre più a chi li usa. Qui invece hai visto i mobili a scomparsa». Fissò il tavolino e la sedia rimanenti, trasmettendo un ordine mentale. Subito furono riassorbiti dal pavimento, scomparendovi interamente.
   Talyn s’inginocchiò e lo osservò da vicino, sbalordito. Constatò che non c’erano giunzioni, nessun meccanismo. I mobili erano semplicemente rifluiti nella struttura dell’astronave. «Wow... devo stare attento a non farlo col letto, mentre ci sono sopra» commentò.
   «Non saresti schiacciato fra letto e parete» lo rassicurò Ratri, con un sorriso bonario. «Al massimo ti ritroveresti steso sul pavimento».
   «Ed è così con tutto?».
   «Quasi tutto. Ci farai l’abitudine».
   «Non so... questa cosa mi turba. Non mi va che mobili e paratie sappiano che cosa penso» rivendicò Talyn. «Se è per questo, non mi va nemmeno che lo sappiano le persone...».
   «Non è propriamente lettura del pensiero, e in ogni caso non sono Intelligenze Artificiali. Non complotteranno per distruggerti» assicurò Ratri. «Comunque se preferisci puoi dare ordini vocali, alla vecchia maniera. Computer, assegna un alloggio al novizio Talyn e apri un passaggio diretto!» ordinò.
   Una porta ovale si aprì nella parete, con un suono risucchiante. Al di là di quella si poteva vedere un’altra porta identica, e poi un’altra ancora, ciascuna incorniciata dalla precedente. Formavano un passaggio diretto tra la sala ricreativa e l’alloggio di destinazione.
   «Seguimi» disse Ratri, imboccando il primo ingresso.
   Talyn rimise a tracolla il borsone dei bagagli e la seguì, assieme a Ottoperotto che fischiava impressionato. Appena l’El-Auriano varcò la porta, questa si chiuse alle sue spalle, come se non fosse mai esistita. Idem per i varchi successivi: ogni volta la paratia tornava ad essere un pezzo unico. Poco a poco Talyn cominciò a vedere i lati positivi. Poteva personalizzare il suo alloggio; l’unico limite era la sua fantasia. «Ma la privacy come funziona?» chiese.
   «Non puoi entrare negli alloggi altrui, né gli altri potranno entrare nel tuo. Quindi non temere, nessuno ti sorprenderà nella doccia sonica» lo canzonò Ratri. «Per il resto non ci sono aree interdette, anche se è buona educazione non disturbare i compagni mentre si allenano o meditano».
   Ben presto i due raggiunsero l’alloggio assegnato a Talyn. Anche in quel caso la porta si aprì nella parete davanti a loro, per richiudersi alle spalle. Ottoperotto sgusciò dentro appena in tempo. Talyn si guardò attorno meravigliato. Si era aspettato un alloggio piccolo e spartano, quasi monastico; invece era ampio e lussuoso. C’era una finestra panoramica, mentre agli angoli si trovavano piante ornamentali. Su un tavolino compariva un terminale del computer, mentre una nicchia nella parete aveva tutta l’aria di un replicatore domestico. Non mancavano gli attrezzi da meditazione. Un tappetino era posto davanti a un basso tavolino, su cui erano posti vari oggetti per focalizzare l’attenzione: lampade, candele, mandala, pietre levigate.
   «Però, vi trattate bene!» si lasciò sfuggire Talyn, posando il borsone su un divanetto.
   «Non siamo monaci di clausura, sebbene l’addestramento possa richiedere di adattarci a sistemazioni più scomode. Ma mi pare che tu ne abbia conosciute fin troppe. Eri un ragazzo di strada su un mondo post-bellico, vero?» chiese Ratri.
   «Sì, e ho dormito spesso all’addiaccio, o in palazzoni diroccati» ammise Talyn. Tacque i dettagli più sordidi: come spesso si barricasse all’interno per non essere aggredito da drogati, ladri e schiavisti. Ma anche così, sembrò che Ratri lo percepisse: un lampo di compassione le balenò negli occhi neri.
   «Allora consideriamo quella particolare prova superata. Alloggerai con ogni comodità, così che nulla ti distragga dall’allenamento» disse l’El-Auriana. Procedette a spiegargli come usare il computer, il replicatore e gli altri strumenti dell’alloggio. Talyn capì in fretta, grazie a quella predisposizione all’apprendimento che – ora lo sapeva – era un tratto dei Viaggiatori. Ben presto venne il momento di riprendere il giro dell’astronave. L’El-Auriano lasciò il borsone dei bagagli sul divanetto; contava di disfarlo in serata, dopo essersi ritirato nell’alloggio.
   «Un’ultima cosa: gradirei se quell’Exocomp rimanesse qui» disse Ratri, suscitando un fischio elettronico indignato e uno sfarfallio di lucette.
   «Si chiama Ottoperotto... ed è abituato ad aggirarsi liberamente. Non dicevi che non ci sono aree interdette?» chiese Talyn, urtato. Ecco perché l’El-Auriana lo aveva condotto per prima cosa all’alloggio. Non solo per fargli depositare i bagagli, ma anche per confinare Ottoperotto.
   «Non ci sono per te, né per gli altri apprendisti» puntualizzò Ratri. «Ma quel robottino non è dei nostri, e non mi va che se ne vada in giro a filmare tutto quello che vede. Se le registrazioni cadessero in mani sbagliate, saremmo nei guai. E non credere che ignori perché i tuoi amici della Destiny te l’hanno appioppato. Vogliono che ti ricordi di tornare... come se io non stessi ai patti!».
   «Non prendertela» disse Talyn. Dopo di che si rivolse a Ottoperotto. «E non prendertela neanche tu, amico. Mi spiace, ma stavolta dovrai stare alle regole e rimanere qui. Al limite potrai seguirmi in mensa e nelle salette di meditazione» aggiunse per confortarlo.
   «Ricevuto, be-beep» fece l’Exocomp, sconsolato. «Direttive?».
   «Devi sempre tenerti impegnato, eh? Non so... sistema i bagagli, se ti va!» disse Talyn, tanto per dargli qualcosa da fare. Lasciò l’alloggio assieme a Ratri, mentre Ottoperotto trafficava col borsone.
   «Non ho mai visto tanta fedeltà in un sintetico» ammise l’El-Auriana.
   «Ottoperotto non è un robot qualunque. È astuto, caparbio e sa pensare in modo creativo. È praticamente di famiglia» ammise Talyn.
   «Motivo in più perché non faccia riprese della nave».
   «Accidenti, ci tenete proprio ai vostri segreti!».
   «Saremmo degli incoscienti, altrimenti» confermò Ratri. «Seguimi, c’è molto che devi vedere. La prossima tappa sarà la plancia».
 
   Il ponte di comando del Nous si trovava alla sommità del vascello sferico, così che aveva pianta circolare. Il soffitto era una cupola trasparente, che offriva ampia vista dello spazio. L’organizzazione della plancia parve a Talyn dispersiva, con le consolle radunate qua e là attorno agli oloschermi; ma forse era dovuto alla sua forma mentis. Del resto, essendo fatta di materia programmabile, la plancia poteva ristrutturarsi facilmente in ogni momento. Comunque la poltrona del Capitano era davanti a un largo schermo frontale; in quel momento l’occupava Nohadon. C’erano molti ufficiali, per la maggior parte facce nuove, che richiesero un nuovo giro di presentazioni. Anche loro erano cordiali e parevano competenti; ma Talyn cominciava a trovare inquietante la loro giovane età. Quelle faccine sbarbate e senza rughe lo preoccupavano; che avrebbe dato per vedere una barba ispida come quella di Rivera! Sperò ardentemente che l’astronave non si trovasse coinvolta in uno scontro a fuoco. «Allora, che fate di bello?» chiese in tono casuale.
   «Al momento pattugliamo i confini dell’Unione, in cerca di nidi Undine» rispose Nohadon.
   «Stiamo anche all’erta per potenziali candidati» aggiunse Ratri. «Ne abbiamo molti in elenco, e alcuni sono nativi di questa realtà. Ma non basta essere nell’elenco provvisorio per ricevere una chiamata. I candidati sono sorvegliati a distanza dai nostri Osservatori, e solo se mostrano determinate qualità morali procediamo a contattarli».
   Così dicendo, Ratri attivò un oloschermo su cui scorreva un elenco fittissimo di nomi. Erano i candidati scartati a causa di qualche difetto irrimediabile della loro personalità, che li rendeva pericolosi. Talyn riuscì a leggerne solo una manciata: Gary Mitchell, Charles Evans. «Prendete solo i bravi ragazzi, eh?» commentò, lusingato d’esserne considerato parte.
   «A volte nemmeno questo è sufficiente. In certi casi decidiamo che una persona, per quanto meritevole, sta meglio lì dov’è nata, senza bisogno di reclutarla» rivelò Ratri. Mostrò un secondo elenco, di coloro che erano stati scartati per un soffio. Anche stavolta Talyn riuscì a cogliere pochi nomi: Kes, Kal Dano, Jaylah Chase... aspetta, non era la figlia di un famoso Ammiraglio, scomparsa alla fine della Guerra Civile? Prima che il giovane potesse fare domande, Ratri disattivò anche questa schermata. «Ora capisci quant’è rara e importante l’offerta che ti facciamo? Ecco perché vorrei che ci meditassi a fondo» disse.
   «Beh, ti assicuro che sono pronto a tuffarmi nell’addestramento» garantì Talyn, pur senza sbilanciarsi sulla scelta finale.
   «Allora rechiamoci nelle sale di prova; c’è una cosa che voglio mostrarti» disse Ratri.
 
   C’erano molte sale d’addestramento, dette dojo, in cui gli apprendisti si esercitavano nei loro poteri. E naturalmente non mancavano i ponti ologrammi – o simulatori ambientali – per configurare prove personalizzate. Ciò che colpì maggiormente Talyn fu come ogni apprendista sembrava allenarsi in modo diverso. Non era solo la modalità d’addestramento: erano proprio i poteri a differire. Alcuni meditavano in cerca di visioni di cose remote. Altri si esercitavano nella telepatia, altri ancora nella telecinesi. Qua un novizio imparava l’estraniamento, là un’altra studiava le tecniche di cura.
   «Avete molti poteri» commentò Talyn a un certo punto. «Tutti quanti arrivate a padroneggiarli?».
   «Proprio di questo volevo parlarti» disse Ratri. «La risposta è: no. Dato che apparteniamo a mondi diversi e differenti specie, abbiamo ciascuno le proprie inclinazioni. Ognuno ha dei punti di forza... e dei punti deboli. Sarebbe inutile, anzi controproducente cercare di conformare tutti a uno standard. Perciò ci addestriamo in modo personalizzato, coltivando i talenti individuali. Ad esempio non tutti sono telecinetici. Quella è la specialità di Nohadon».
   «Piega i cucchiaini?» ironizzò Talyn.
   «Tra le altre cose» confermò Ratri. «Sai, è un talento pericoloso, se non viene imbrigliato correttamente. Un malintenzionato sarebbe capace di stringerti la trachea con la forza del pensiero, sino a farti soffocare».
   «Brutta fine» convenne Talyn, sperando di non farne mai le spese. «E la tua specialità qual è?» indagò, sperando di non essere indiscreto.
   «Forse l’estraniamento... ma sono arrivata a padroneggiarne parecchie» rispose Ratri, senza problemi.
   «Quindi anch’io dovrò capire qual è il mio punto forte» proseguì Talyn, Non era una domanda, ma una constatazione. Ripensò a tutte le volte che aveva fatto qualcosa di fuori dal comune, cercando di capire quale fosse il filo conduttore.
   «Indubbiamente» annuì Ratri. «Anche se... da quanto mi ha detto Klaatu, mi sono già fatta l’idea che il tuo maggior talento sia la precognizione».
   «Ah, beh... suppongo che qui la pratichiate tutti!» ridacchiò Talyn, ma l’attimo dopo si bloccò. Vide l’espressione di Ratri e d’un tratto gli parve di leggerle dentro. «No, per niente» mormorò. «Prevedere il futuro è qualcosa di raro anche per voi, non è così?».
   «C’è chi lo definisce il potere più grande di tutti» confermò l’El-Auriana, in tono reverente. «Vedere la trama della realtà, discernere quale tra i molti futuri possibili è destinato ad avverarsi. Chi ha questa prerogativa non potrà mai essere colto di sorpresa dal nemico. Sarà in grado di reagire a ogni attacco concepibile. E quindi vincerà ogni conflitto!» disse, con un’ombra di bramosia.
   D’un tratto Talyn comprese perché Ratri era così decisa ad averlo con sé. Lo comprese... e non gli piacque. «Non posso dirvi come sconfiggere gli Undine. Non ne ho idea!» disse.
   «Adesso no, ma un domani... chissà!» fece l’El-Auriana, riprendendo a camminare. «Comunque non precipitiamo le cose. Ho detto che coltiviamo i talenti individuali, ma ci sono comunque alcuni tratti comuni che cerchiamo tutti di sviluppare. Partiremo da quelli».
   «Allora... si comincia?» chiese Talyn, tra l’elettrizzato e il preoccupato.
   «Non ancora. Prima c’è un ultimo preparativo» disse Ratri. «Seguimi nella mia saletta di meditazione» disse enigmatica, e Talyn non poté che assecondarla.
 
   Era una camera piccola e in penombra, con due comodi pouf che permisero agli El-Auriani di sedere a gambe incrociate, fronteggiandosi. Su una mensola erano posati alcuni oggetti, appartenenti a Ratri, su cui poteva concentrarsi durante le meditazioni; uno di questi era uno strano flauto. Talyn avrebbe voluto chiederle se suonava, ma pensò che era meglio non farle domande. Una strana tensione serpeggiò fra loro. «Klaatu mi ha detto molto di te, ma nemmeno lui conosce tutto» esordì Ratri. «Se voglio addestrarti, devo sapere di più... molto di più».
   «Che ti serve sapere di preciso?» chiese Talyn, a disagio. Il ladruncolo in lui si ribellava all’idea di rendere piena confessione dei suoi misfatti. Se Ratri lo avesse giudicato indegno, come tutti i candidati in quell’elenco interminabile? Se l’avesse rispedito a calci sulla Destiny...?
   «Devo conoscere le tue esperienze passate, specie quelle più dolorose e conflittuali» spiegò l’El-Auriana. «Così capirò quali di esse ti bloccano, limitando il tuo potenziale. E quali invece le hai risolte con successo, diventando più forte. Di solito coi novizi questa cosa non richiede molto tempo, trattandosi di ragazzini. Ma tu sei più maturo e hai vissuto esperienze drammatiche. Quindi dovremo scavare più a fondo».
   «Uhm...» fece Talyn, guardingo. Non era abituato ad aprirsi tanto, nemmeno con le persone a lui più care. Figurarsi con una che aveva conosciuto appena il giorno prima.
   «Lo so, è difficile vuotare il sacco» ammise Ratri. «Il fatto è che molte delle tue esperienze valgono già come il superamento delle nostre prove tradizionali. La Prova del Coraggio, ad esempio, prevede d’affrontare le proprie paure più profonde...».
   «L’ho fatto quando visitammo lo Spazio Caotico. In quel frangente ho rivissuto l’esperienza di rimanere intrappolato sotto le macerie» ricordò Talyn. Non ne era uscito tanto bene.
   «Ecco, è di questo che parlo» annuì Ratri. «Un altro esempio: la Prova della Carne prevede il superamento di grandi privazioni, o anche essere feriti mentre si lotta per la causa. Tu hai già fatto l’una e l’altra cosa. Qual è stata la ferita fisica più grave che hai mai subito?».
   «Vediamo... direi quella volta che l’Infiltratore Undine mi ferì su Arena» ricordò Talyn, passandosi istintivamente la mano sul costato. «Il dolore era... indescrivibile, come bruciare vivo. Se Klaatu non mi avesse curato, sarei certamente morto. O peggio ancora, mi sarei trasformato come quei poveretti su Sarin IV» rabbrividì.
   «Ecco, vedi? Un’altra prova già superata!» lo incoraggiò Ratri. «Ma non è tutto così facile. Devo sapere quali sono state le tue azioni più moralmente discutibili. Non ti chiedo nemmeno se hai rubato: per sopravvivere in strada l’avrai fatto di certo. Ma hai ucciso? Chi, e per quale ragione? Questo è il genere di cose che devo comprendere».
   Talyn si agitò sul pouf, a disagio. Certo che era stato costretto a uccidere, nella sua vita turbolenta, per quanto avesse sempre cercato delle alternative. Quand’erano nell’Universo dello Specchio, ad esempio, aveva dovuto uccidere alcune guardie per salvare Losira. «Perché, voi Viaggiatori non uccidete mai?!» ritorse. «Beh, Klaatu forse no... è pacifista fino al midollo. Ma non più tardi di ieri t’ho vista massacrare quei mezzi Undine!» ricordò.
   «Il nostro codice prevede di ricorrere alla violenza, specie se letale, solo come extrema ratio. Certo che gli Undine ci stanno costringendo a farlo più del solito» ammise Ratri. «Ascolta, se ti faccio queste domande non è per ergermi su un piedistallo e giudicarti dall’alto in basso. Sto solo cercando di capirti e d’aiutarti. Trattandosi di domande così intime, non pretendo che tu risponda a tutte. Ma ogni risposta negata renderà più difficile il mio compito d’addestrarti» spiegò pazientemente.
   «Lo so» borbottò Talyn, lo sguardo basso.
   L’El-Auriana rimuginò, poi tentò un diverso approccio. «Ti aiuterebbe sapere che niente di ciò che mi dirai uscirà da questa stanza? Non lo rivelerò a nessuno, nemmeno agli altri Viaggiatori!» promise.
   Talyn rialzò lo sguardo, fissandola negli occhi nerissimi, e gli parve di leggere la sincerità. Non erano parole al vento, Ratri era davvero decisa a proteggere la sua privacy. «E va bene, risponderò» decise. Se quella era la sua maestra – o tutor, come s’era definita – il loro rapporto non poteva prescindere dalla fiducia.
   «Bene» fece l’El-Auriana, lieta d’aver superato l’ostacolo. «Direi di procedere con ordine, a cominciare dai tuoi primi ricordi».
 
   Fu una lunga seduta, con Ratri che cercava di capire quali traumi avesse sofferto Talyn, soprattutto nell’infanzia. Il giovane non era abituato a essere così schietto, ma si sforzò di rispondere a tutto. Certo che, più parlavano, e più anche lui avrebbe voluto sapere qualcosa sul conto di Ratri. Quello non era il momento adatto, ma si promise di farle qualche domanda più avanti.
   In realtà l’El-Auriana stava rivelando qualcosa di sé. Nel sentire tutti i guai che Talyn aveva passato nell’infanzia, si commosse visibilmente. Il suo sguardo si addolcì, la voce divenne più carezzevole. «Perdonami, ma... devo chiedertelo. Quando vivevi per strada o in quei palazzi diroccati, hai mai... subito abusi?» chiese in tono sommesso.
   «Intendi quel genere di abusi?».
   «Sì» fece Ratri, dolente.
   Talyn si sforzò di ricordare, cosa che faceva di rado. «Sicuramente certe carogne ci hanno provato. Ma da quel che mi ricordo, sono sempre riuscito a fuggire. Poi non so... ero piccolo, potrei aver scordato qualcosa» sospirò.
   Una lacrima brillò nell’occhio di Ratri, che se la tolse con gesto svelto. «Qui sei tra amici. Ti giuro che lo sei» disse in un soffio. E procedette con altre domande.
   Al termine della seduta, l’El-Auriano rivolse alla sua simile un’occhiata di sfida. «A questo punto credo che tu mi conosca meglio di chiunque altro. Qual è il verdetto?».
   «Beh, devo dire che hai avuto esperienze più traumatiche di quanto pensassi» fece Ratri, scossa. «Ma hai una buona capacità d’elaborarle. E gli anni con gli avventurieri ti hanno fatto bene, per quanto siate passati da un’emergenza all’altra. Come dicevo, di fatto hai già superato molte delle nostre prove tradizionali. E sei arrivato a padroneggiare autonomamente delle capacità piuttosto avanzate. Però al tempo stesso ti mancano le basi della nostra filosofia. Quindi la prima lezione partirà da qui».
   «Ti ascolto» disse Talyn.
   Ratri sedette più comoda sul pouf, raccogliendo i pensieri. «Devi sapere che, a differenza d’altre organizzazioni che cercano d’indottrinare i loro adepti con una precisa ideologia, noi lasciamo grande libertà di pensiero e d’azione» spiegò.
   «Sì, quando incontrai Klaatu ebbi quell’impressione» annuì Talyn.
   «La nostra filosofia ha tre pilastri: verità, conoscenza e chiarezza» proseguì Ratri, numerandoli sulle dita. «La verità consiste nell’essere sinceri e nel mostrarsi per ciò che si è. Un nostro proverbio dice che, se ti nutri di menzogne, le menzogne si nutrono di te, finché non resta più nulla. Ecco quindi che ci sforziamo d’essere onesti e leali con coloro che incontriamo. È vero che a volte ci travestiamo per compiere le nostre missioni, specialmente quando riguardano popoli pre-curvatura; ma sempre per proteggerli, mai per guadagno personale».
   Talyn ricordò come Klaatu fosse travestito da viandante nel deserto, quando lo aveva conosciuto su Arena; e certo anche Ratri aveva partecipato a missioni del genere.
   «La conoscenza non ha bisogno d’essere descritta» proseguì l’El-Auriana. «Sappi solo che, come Viaggiatori, ci sforziamo d’arricchire sempre più il nostro bagaglio di sapere ed esperienze. Lo scopo è vedere tutte le sfaccettature possibili di un argomento, per trovare la soluzione migliore. Qui sul Nous abbiamo un’enorme banca dati, a tua completa disposizione. Comunque nei primi tempi sarò io a indicarti alcuni testi con cui dovrai familiarizzare».
   «Okay... e la chiarezza?».
   «Quella, a mio avviso, è la qualità più importante di tutte» disse Ratri. «Coltivare la chiarezza significa non farsi influenzare indebitamente dalla volontà altrui, e nemmeno dalle parti più istintive della propria psiche. Vedere oltre le apparenze, i pregiudizi, gli inganni. Essere il più possibile consapevoli di cosa si vuole, e del perché lo si vuole. Bada bene, noi non sopprimiamo del tutto le emozioni, come fanno i Vulcaniani, perché sarebbe innaturale e limitante. Tuttavia, quando dobbiamo prendere decisioni importanti, cerchiamo di non farci turbare da passioni estemporanee. Quando ci si esercita in questa disciplina, ci si accorge di come quasi tutti i nostri desideri siano effimeri e basati su presupposti sbagliati. Questo non significa che non possiamo desiderare nulla; ma dobbiamo sempre chiederci se i nostri desideri siano orientati al bene».
   «Sembra che quella dei Viaggiatori sia una vita di rinunce...» notò Talyn. Questa era una delle cose più difficili da accettare per lui, che aveva sempre cercato d’incamerare il più possibile.
   «In un certo senso...» ammise Ratri. «Si può dire che rinunciamo a servire noi stessi, per metterci al servizio degli altri; persino quando non sanno della nostra esistenza. Del resto sarebbe pericolosissimo se facessimo altrimenti. Come hai visto, abbiamo notevoli poteri, anche nel campo della persuasione. E al potere deve corrispondere la responsabilità. Se puntassimo a costruirci un regno, con delle armate, per affrontare gli Undine in condizioni di parità, tradiremmo la nostra missione. Ecco perché, oltre a coltivare la chiarezza in noi stessi, cerchiamo di non violare la volontà altrui».
   Talyn si chiese se fosse del tutto vero. In fondo Ratri aveva molto insistito per indurlo a seguirla. Però non gli aveva mai mentito... sebbene non gli avesse nemmeno detto tutta la verità, riguardo alla loro situazione. «Ti dirò... ho l’impressione che a volte vi troviate a combattere con le mani legate, per via delle vostre regole» si lasciò sfuggire.
   «Lo so, c’è sempre la tentazione di usare le maniere forti per risolvere i problemi. E infatti anche tra noi Viaggiatori esistono due correnti di pensiero» rivelò Ratri. «I Contemplativi come Klaatu ritengono che si debba intervenire il meno possibile sulla realtà. Invece gli Interventisti non si fanno problemi ad agire in favore degli indifesi».
   «Fammi indovinare: tu sei Interventista» disse Talyn a colpo sicuro.
   «È così evidente? Comunque il conflitto con gli Undine ha segnato la vittoria del partito Interventista. Siamo più impegnati che mai sul piano materiale. E tuttavia non dobbiamo perdere di vista i nostri valori, o diventeremmo noi la minaccia» disse Ratri, intristita. Dopo un breve silenzio scese dal pouf, inducendo Talyn a fare altrettanto. «Adesso mi ritirerò nel mio alloggio, a preparare una scaletta con le lezioni dei prossimi giorni. Cominceremo domani. Per stasera vorrei che praticassi la meditazione, cercando di mettere a fuoco le tue motivazioni nel venire qui».
   A Talyn dispiacque che la lezione fosse già finita, ma in effetti il tour della nave e poi il lungo interrogatorio avevano portato via gran parte della giornata. «A domani, allora» disse, e lasciò la camera di meditazione per tornare nel suo alloggio. Almeno c’era Ottoperotto ad aspettarlo; avrebbe potuto confidargli le sue impressioni su quel primo giorno. Per un attimo l’El-Auriano si chiese come stessero i suoi colleghi della Destiny, ma poi si disse che era inutile preoccuparsi: sapevano badare a se stessi.
 
   L’indomani Talyn trascorse la mattinata nel suo alloggio, a studiare alcuni testi filosofici scritti da grandi Viaggiatori del passato, che Ratri gli aveva indicato. Vi trovò esposta, assai più nel dettaglio, la dottrina che l’El-Auriana aveva formulato il giorno prima. Solo nel primo pomeriggio Ratri lo contattò, dicendogli di presentarsi nel dojo d’allenamento.
   «Arrivo» disse Talyn, distogliendosi dalla lettura. Disattivò l’oloschermo e fece per andare. Solo allora lo sguardo gli cadde sulla finestra, e si accorse che il Nous era in orbita attorno a un mondo verdeggiante. Forse non era un caso, si disse con trepidazione. Forse erano previste lezioni sul campo.
   Giunto nel dojo, trovò Ratri ad aspettarlo. L’El-Auriana indossava un’attillata tuta sportiva, tanto che Talyn si sentì tutt’altro che insensibile al suo fascino. A parte questo, c’era qualcosa di strano... di diverso in lei, anche se sulle prime non capì cosa fosse.
   «Ah, eccoti qui. Forza, prendi i bastoni d’allenamento. Scendiamo sul pianeta» disse Ratri.
   «Di che mondo si tratta?» chiese Talyn, sperando che non lo attendesse una prova di sopravvivenza.
   «Arboreus Prime. Quelli dell’Unione a volte ci vengono in vacanza, anche se nel nostro caso sarà più un viaggio-studio. Grazie» fece Ratri, impugnando il bastone che Talyn le porgeva. «Non preoccuparti... non dovrai batterti con la fauna locale» disse allegramente, fissandolo con gli occhi castani.
   Castani?!
   «Ehi, un momento... non li avevi neri?» chiese Talyn, riconoscendo finalmente la stranezza.
   «Che cosa?» fece Ratri, badandogli appena.
   «I tuoi occhi... mi pare che abbiano cambiato colore. Sono diventati più chiari» precisò l’El-Auriano.
   «Sei proprio un osservatore! Sì, mi piace cambiar colore» confermò Ratri, come se nulla fosse.
   Talyn restò interdetto. Sapeva che a certe donne piaceva tingersi i capelli. Losira ad esempio lo faceva in continuazione. Ma alterare il colore degli occhi era assai più insolito... seppur fattibile tecnologicamente. Il giovane si chiese se Ratri stesse cercando di fare colpo su di lui. Scacciò subito l’idea, dicendosi che non doveva proiettare le sue fantasie su un’altra persona. Finora l’El-Auriana non aveva fatto niente che potesse essere interpretato come un tentativo di seduzione. Era amichevole, ma nulla più. Semmai era lui che doveva decidere se provare a corteggiarla.
   «Cattiva idea... ricorda che è la tua insegnante» gli disse la voce della coscienza. E poi era meglio concentrarsi sul motivo per cui era lì, addestrarsi. Non poteva permettersi distrazioni. Nemmeno belle distrazioni.
   Anche stavolta usarono un portale dei Viaggiatori per trasferirsi, invece del teletrasporto. Sbucarono sulle rive pietrose di un torrente, circondato da una foresta lussureggiante. L’aria era calda e umida, piena dei richiami di molte specie animali.
   «Perché siamo dovuti sbarcare? Voglio dire, non bastava il simulatore ambientale?» chiese Talyn, guardandosi attorno.
   «No, voglio che stiamo in una vera foresta. Così potrai percepire la vita animale e vegetale» spiegò Ratri. Impugnò a due mani il bastone, con aria grintosa. «Prima, però... difenditi!» lo sfidò. E lo attaccò con una serie di rapidi colpi.
   Colto di sorpresa, Talyn dovette mettercela tutta per non farsi legnare. Arretrò sul greto del torrente, fino a mettere i piedi in acqua. Allora passò al contrattacco. Dopotutto era in ottima forma, ed era sempre stato abituato a battersi. Inoltre gli attacchi di Ratri erano piuttosto tradizionali: forme-base di scherma, senza particolari sorprese. La costrinse ad arretrare verso la foresta, sperando di stancarla.
   «Non male... ma puoi contrastare questo?!» esclamò l’El-Auriana. D’un tratto sparì. L’attimo dopo qualcosa fece lo sgambetto a Talyn, facendolo cadere all’indietro sulla schiena. L’impatto col suolo sassoso fu duro. Prima che il giovane potesse raccapezzarsi, qualcosa gli sbalzò via di mano il bastone. Infine Ratri ricomparve, puntandogli il suo bastone alla gola. «Sei morto» constatò.
   «Ma che... sei ricorsa all’estraniamento!» comprese Talyn. «Così non vale!».
   «Credi che ai nostri avversari importi qualcosa della lealtà? Devi essere pronto a tutto. Devi riconoscere ogni attacco e sapere come farvi fronte» lo ammonì Ratri. Gli porse la mano, aiutandolo a rialzarsi.
   «È difficile far fronte a chi si muove così veloce... a meno di non saper fare altrettanto» disse l’El-Auriano, massaggiandosi la schiena dolorante.
   «Infatti è su questo che verte la lezione di oggi» rivelò Ratri.
   Sedettero uno davanti all’altra a gambe incrociate, come avevano fatto nella saletta di meditazione. «Prova a concentrarti sugli elementi della natura, uno dopo l’altro» disse Ratri. «Il vento che fa stormire le fronde. Lo scorrere dell’acqua sulle pietre accanto a noi. Gli insetti che ci ronzano attorno. Riesci a percepirli?».
   «Direi di sì».
   «Rifletti su questo: il tempo è movimento, il movimento è tempo. Ogni cosa che si muove è come se si componesse d’infiniti fotogrammi. Quella libellula, ad esempio... immagina di rallentare i battiti delle sue ali, fino a vederle in ogni posizione».
   «Sì, credo d’esserci» disse Talyn.
   «Ora scegli uno di quei fotogrammi e... bloccalo. Fissati su un determinato istante. Le fronde non si agitano più, il torrente non scorre, la libellula è congelata in aria... perché tu esisti nell’attimo, anziché in una successione d’attimi. È come nuotare in un fiume, restando pressappoco nella stessa posizione, anziché lasciarsi trasportare dalla corrente» lo istruì Ratri.
   «Beh, posso figurarmelo nella mente, ma da qui a renderlo reale...» fece Talyn, guardandosi attorno. Tutto si muoveva ancora.
   «Concentrati!» lo richiamò l’istruttrice.
   Provarono a lungo, con Ratri che suggeriva varie tecniche per aiutare Talyn a concentrarsi sull’attimo. A un certo punto al giovane parve di vedere le libellule che si muovevano più adagio, i   battiti delle ali rallentati; ma forse era solo suggestione.
   Dopo parecchi tentativi falliti, Ratri si rialzò, inducendo Talyn a fare altrettanto. «Ci alleneremo di nuovo coi bastoni» disse. «Ricorda ciò che ti ho detto: scomponi il movimento, scegli un fotogramma e concentrati su quello».
   I bastoni si scontrarono con schiocchi secchi. Ratri non usava l’estraniamento, ma si muoveva comunque con grande agilità. Il suo stile d’attacco era assai più rapido e imprevedibile di prima. Chiuse tutte le vie di fuga a Talyn, spingendolo nuovamente verso il torrente. Sembrava intenzionata a farlo cadere in acqua, cosa che il giovane si sarebbe risparmiato volentieri. A un certo punto gli sbalzò il bastone di mano e sembrò in procinto di colpirlo alla testa.
   «No, ferma!» gridò Talyn, mentre si rattrappiva e sollevava istintivamente le mani per proteggersi. Il colpo però non lo raggiunse mai.
   Passato qualche secondo, l’El-Auriano si raddrizzò e riaprì gli occhi. Ciò che vide lo lasciò sbalordito. Ratri era davanti a lui, come congelata nel tempo. Stava sferrando un colpo che forse lo avrebbe centrato, ma era immobile; non sbatteva nemmeno le palpebre. Persino la sua lunga treccia nera era sollevata dall’impeto del movimento e restava parallela al suolo, sfidando la gravità. Tutt’intorno la foresta era del pari congelata. Il vento non soffiava più, il torrente simile a vetro non scorreva; presso una cascatella alcune gocce restavano sollevate in aria. Anche le libellule erano immobili, con le ali bloccate a metà del battito. Solo osservandone una a lungo Talyn notò un lentissimo movimento. Dunque il tempo non era del tutto bloccato; era solo notevolmente rallentato.
   «Bene, bene...!» fece il giovane, soddisfatto del traguardo raggiunto. Girò attorno alla sfidante, per mettersi fuori tiro. Così facendo, non poté fare a meno di osservarla. Accidenti, quanto gli piaceva! Ebbe il desiderio – per nulla onorevole – di baciarla, approfittando della sua immobilità. In fondo non se ne sarebbe mai accorta... occhio non vede, cuore non duole. Poi Talyn ricordò i discorsi di Ratri sull’autocontrollo e la responsabilità. Approfittare in quel modo delle loro lezioni era sbagliato, a prescindere dal fatto che lei lo scoprisse o meno. No, doveva essere migliore di così.
   L’El-Auriano si ritrasse, chiedendosi in che modo ritornare al tempo normale. Era buffo, ma per quanto avessero parlato a lungo dell’estraniamento, non avevano mai toccato l’argomento più importante: come porvi fine. D’un tratto Talyn ebbe paura. Temeva di trovarsi intrappolato in quella condizione per un tempo lunghissimo, dal suo punto di vista, mentre per il resto del cosmo trascorrevano pochi istanti, così che nessuno poteva aiutarlo.
   Fortunatamente il suo timore non si concretizzò, perché di lì a poco anche Ratri si estraniò. Doveva averlo fatto subito dopo aver notato la sua “sparizione”. L’El-Auriana si guardò attorno, sobbalzando lievemente nel trovarselo a fianco. «Ci sei riuscito... davvero niente male!» si complimentò.
   «Beh, visto che l’alternativa era farmi rompere la testa...» ricordò Talyn, ancora un po’ risentito.
   «Mi sarei fermata prima di colpirti, ovviamente. Era solo per spronarti» chiarì Ratri. «Vedi come tutto è simile, eppur diverso? Stiamo osservando la stessa realtà di prima, ma in un modo che è dato a pochi. Non è divertente?!». Si tolse le scarpe e mise cautamente piede sull’acqua. La tensione superficiale, unita alla rapidità del suo movimento, le impedì di sprofondare. L’El-Auriana camminò allegramente sui flutti, arrivando sull’altro lato del torrente, per poi tornare indietro. Talyn non osò unirsi a quella passeggiata spericolata, ma la osservò, e comprese d’essere veramente attratto da Ratri, al di là degli scherzi. Non era facile trovare così tante belle qualità riunite in una sola persona. Ora che ci pensava, non sapeva se era già impegnata...
   «Okay, meglio tornare coi piedi per terra» disse Ratri, balzando agilmente a riva.
   «Già, infatti volevo chiederti... come si torna a velocità normale?» domandò Talyn.
   «All’inverso che all’andata. Lascia che ti spieghi» fece l’El-Auriana, sedendo nuovamente con lui sulle rocce. Servirono parecchi tentativi, ma infine il tempo riprese a scorrere attorno a Talyn, con suo enorme sollievo. I suoni della foresta non gli erano mai parsi così piacevoli, a fronte dell’innaturale silenzio di prima. L’attimo dopo anche Ratri lasciò l’estraniamento, tornando visibile.
   «Beh, congratulazioni: stai progredendo a velocità record» riconobbe l’El-Auriana. «Ora dobbiamo stare attenti a riempire le lacune. Fra ciò che hai letto finora, ti è rimasto qualche dubbio?».
   «Beh, credo di aver compreso i cardini della vostra filosofia» disse cautamente Talyn. «Ma avrei qualche domanda in tema di – ehm – sentimenti» disse, pur temendo di suonare sfacciato.
   «Tranquillo, chiedimi tutto ciò che vuoi. Se hai dei dubbi, è giusto che ti risponda» disse Ratri, in tono così familiare e rassicurante che Talyn decise di buttarsi.
   «Beh, da quanto ho capito, anche se non reprimete del tutto le emozioni, scoraggiate l’attaccamento...».
   «Questo è vero. Cerchiamo di scoraggiare tutto ciò che conduce all’egoismo, alla cupidigia».
   «Ma questo significa che non potete... amare, avere relazioni...?».
   Ratri fece un sorriso comprensivo. «Ah, la tipica domanda dei novizi. Ebbene, ho una bella notizia: non siamo sacerdoti. E quindi non siamo vincolati a un voto di castità. Tuttavia coltiviamo l’autocontrollo e il senso di responsabilità, per cui a conti fatti abbiamo un atteggiamento morigerato. Soprattutto dobbiamo stare attenti a non diventare ricattabili dai nostri nemici, se anteponessimo gli affetti personali al bene comune. Comunque sono permesse relazioni con persone esterne all’organizzazione. E non sono vietate nemmeno quelle tra “colleghi”, sebbene siano malviste» rivelò.
   Ahi, si disse Talyn, questo era un ostacolo. «Perché? Considerata la vostra riservatezza, avrei detto il contrario» commentò.
   «Non vogliamo che si creino dinastie di Viaggiatori, capaci d’impadronirsi dell’organizzazione e d’usarla per i loro interessi. Finora non è mai successo, sia ben chiaro; ma dobbiamo restare all’erta» spiegò Ratri. «L’unica cosa categoricamente vietata sono le relazioni tra maestri e allievi, per i motivi che puoi immaginare».
   «Già» fece Talyn, con la bocca secca. Figurarsi se non andava a cadere nell’unico caso vietato dal codice!
   «Altre domande?».
   «No, penso d’essere a posto» disse il giovane. Come no, conciato per le feste.
   I due El-Auriani si alzarono e raccolsero le loro cose. Dopo di che Ratri aprì un nuovo portale, che li ricondusse sul Nous.
   «Tutte le tue lezioni sono così?» chiese Talyn.
   «Certo che no... ce ne saranno di più interessanti» garantì Ratri.
 
   Per Talyn cominciò così un periodo frenetico, ma esaltante. Allo studio dei maestri del passato si alternavano gli allenamenti sul Nous e le lezioni sul campo, ciascuna su un mondo diverso. Alcune di queste esperienze, Talyn le condivise con altri apprendisti, così da familiarizzare con loro. Era strano essere il più vecchio del gruppo: si sentiva quasi come un alunno ripetente, costretto a condividere la classe con compagni più piccoli. Tuttavia, alla luce di ciò che stavano imparando, si disse che non c’era nulla di cui vergognarsi. I loro poteri erano qualcosa che la maggior parte delle specie manco si sognava.
   Come anticipato, Ratri non fu la sua unica maestra, pur essendo la più ricorrente. Alcuni allievi, prossimi al termine dell’addestramento, lo istruirono nei loro campi di maggior esperienza. Tra questi, Talyn familiarizzò in particolare con Nohadon, sebbene le sue lezioni fossero tra le più frustranti. Per quanto s’impegnasse, infatti, Talyn non riusciva a padroneggiare la telecinesi. Al massimo esercitava un lieve influsso a livello microscopico, che ad esempio gli permetteva di curare; ma non riuscì mai a muovere oggetti macroscopici.
   «Non prendertela; si vede che non è il tuo campo» disse Nohadon, al termine dell’ennesima sessione fallimentare.
   «Per te sembra così facile...» brontolò Talyn.
   «Te l’ho detto, ognuno ha i propri talenti e i propri limiti. Ad esempio, sebbene sia al termine del mio addestramento, ancora non riesco a estraniarmi. Sapessi come ci sono rimasto nel sapere che tu ci sei riuscito al primo giorno!» ammise l’Ocampa.
   Lasciarono il dojo e si recarono in mensa a bere qualcosa. Talyn non si era ancora abituato alla materia programmabile, che si plasmava secondo le loro esigenze. A un occhio inesperto poteva sembrare che fossero loro a modellarla con la telecinesi, ma era il contrario: era la materia neuro-empatica a percepire ciò che serviva e adattarsi di conseguenza. Lo avrebbe fatto con chiunque, anche con chi non aveva alcuna predisposizione per diventare Viaggiatore.
   «Un brandy talaxiano!» ordinò Nohadon al replicatore. Dopo di che sedette con Talyn.
   «Hai l’età per bere?» lo provocò l’El-Auriano.
   «Non secondo i tuoi canoni. Sai, non tutte le specie vivono secoli come voi» ribatté l’Ocampa, vagamente invidioso. «Il mio popolo in particolare ha un ciclo vitale accelerato. Tradizionalmente vivevamo solo nove anni».
   «Nove...!». Talyn sputò la sua bibita. Com’era possibile, per una specie senziente, condurre un’esistenza così accelerata? Dove trovavano il tempo di studiare, d’imparare un mestiere?
   «Già, bella fregatura» annuì Nohadon, cupo. «Per fortuna qualche secolo fa i potenti Nacene ebbero pietà di noi e c’insegnarono come alterare il DNA per vivere più a lungo. La nostra aspettativa di vita è cresciuta costantemente da allora, almeno per quelli che si sono lasciati istruire. Adesso viviamo fra i quaranta e i cinquant’anni; io ne ho dieci».
   Talyn non seppe che dire. Gli era sempre parso che le altre specie, come gli Umani, vivessero poco. Ma i poveri Ocampa erano così effimeri che facevano appena in tempo a gustarsi la vita, prima che gli venisse strappata. Decise che non avrebbe più criticato Nohadon, se voleva farsi un goccetto. Anzi, era meglio cambiare proprio argomento.
   «Senti, volevo chiederti una cosa riguardo a Ratri...» mormorò.
   «No, non è impegnata» rispose subito l’Ocampa.
   «Cosa ti fa credere che volessi...!» fece Talyn, arrossendo fino alla radice dei capelli.
   «Ehi, sono anch’io un Viaggiatore. E comunque bisognerebbe avere la sensibilità di un sasso per non vedere che ti piace» ammiccò Nohadon, bevendo un sorso. «Però devi starci attento, amico. Il nostro codice proibisce le relazioni tra maestri e allievi. Credo che sarà anche il suo parere. Forse un giorno, quando sarai Viaggiatore a pieno titolo, avrai una possibilità. Dopotutto siete El-Auriani; con la vostra longevità potete permettervi d’aspettare. Ma adesso sarebbe meglio che non vi lasciaste distrarre. Lei di certo non lo farà... è molto votata alla causa».
   «Sì, l’ho notato» fece Talyn, rigirandosi il bicchiere tra le mani. «Il fatto è che le ho raccontato molto di me, all’inizio; ma non sono mai riuscito a sapere nulla di lei. Ad esempio, da dove viene? Quando ha cominciato ad addestrarsi? Da come parla, sembra che sia stata sempre coi Viaggiatori!» sbuffò. Gli altri infatti ogni tanto parlavano dei loro mondi d’origine, delle loro famiglie; solo Ratri era così abbottonata. Eppure in tante altre cose era aperta e socievole.
   «Guarda, credo d’essere quello che la conosce meglio, essendo il suo secondo. Eppure anch’io so pochissimo del suo passato» ammise Nohadon. «So che è orfana, d’entrambi i genitori; ma non conosco le circostanze. Comunque credo che abbia cominciato l’addestramento quand’era molto piccola, per cui non ha mai conosciuto altra vita».
   «Questo spiega la sua devozione alla causa» rimuginò Talyn. «Per carità, è una bravissima insegnante. Ma vorrei che ci fosse qualche maestro più anziano ed esperto qui con noi. Una nave d’adolescenti che si addestrano a vicenda è... mi passerai il termine... piuttosto anomala».
   «Sono le asprezze della guerra. Comunque non credo ci vorrà molto, prima che la situazione si sblocchi» sostenne Nohadon. «E allora vedrai come faremo la nostra parte!» s’inorgoglì.
   «Siete tutti Interventisti?» si accigliò Talyn, ricordando le due anime dell’organizzazione.
   «Certo! I Contemplativi sono dei vecchi inutili e tremebondi» fece l’Ocampa, d’un tratto sprezzante. «Saremo noi Interventisti a sconfiggere gli Undine, non certo loro!» si vantò.
   «Uhm...» fece Talyn, tornando a bere adagio. Ora più che mai avrebbe voluto parlare con Klaatu, o con qualunque altro Contemplativo, per sentire il loro punto di vista.
 
   
 
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