Data Stellare 2615.97
Luogo: Nous
Ratri sedeva a gambe incrociate nella sala di meditazione. Non nella piccola camera privata in cui si ritirava di solito, bensì in quella più grande, con la finestra panoramica. Era lì che Talyn aveva avuto le sue angosciose visioni del futuro. Ed era sempre lì che avevano... no, Ratri non voleva ricordare. Non voleva pensare a come avesse rovinato tutte le cose importanti della sua vita. Eppure doveva farlo. Doveva affrontare i suoi demoni, o sarebbe rimasta per sempre in quello stato miserabile. Fissò lo spazio trapunto di stelle ed entrò in meditazione.
Sei mesi prima, l’El-Auriana aveva guidato i suoi seguaci in quella che pensava sarebbe stata una gloriosa vittoria contro l’Imperatore. Invece erano caduti in trappola, venendo uccisi quasi tutti. Sarebbe perita lei stessa, se Talyn non l’avesse salvata. Ma nella sua collera e frustrazione, aveva saputo solo accusarlo; e così lo aveva indotto ad andarsene. Fine della sua carriera di leader. E anche – cosa più dolorosa – fine dell’unico vero amore della sua vita.
Da allora Ratri si macerava sul Nous, vagando tra le stelle senza una meta precisa. Con lei c’erano i compagni superstiti, appena una decina. Pochi per dirigere la nave, che operava al minimo dell’efficienza, in modo automatizzato. Ormai i superstiti non avevano più alcuna fiducia o stima di lei, tanto che l’El-Auriana cercava di non farsi vedere. C’erano interi giorni in cui non incontrava anima viva sull’astronave, ormai vuota e spettrale. Interi giorni in cui non pronunciava una singola parola. Ricordava quando il vascello era pieno di giovani allievi volenterosi, che confidavano in lei. Quei ragazzi erano morti: li aveva uccisi con la sua avventatezza, la sua furia cieca, la sua inettitudine. I loro volti la perseguitavano nel sonno. E durante il giorno, Ratri non aveva nemmeno la forza d’andare in cerca di nuovi apprendisti da reclutare. Come poteva dirgli che ne era stato dei loro predecessori? E come poteva sperare di guidarli verso una sorte migliore? L’unico risultato che aveva ottenuto, finora, era stato di rendere l’Imperatore ancora più potente.
C’era una sola nota positiva: si era disintossicata dalla Spezia. Beh, in realtà anche questo era merito di Talyn, che aveva eliminato la sua scorta. Lei si era limitata a non cercarne altra, cosa che peraltro sarebbe stata difficile nell’attuale situazione. Per il primo mese aveva passato l’inferno, a causa dell’assuefazione. Ma poco alla volta i sintomi dell’astinenza erano cessati. Anche i suoi occhi avevano perso l’innaturale tinta blu, tornando a scurirsi, fino a ridiventare neri. C’erano stati altri cambiamenti in lei. I suoi poteri erano calati, tornando al livello abituale; eppure le sembrava di controllarli meglio. La sua mente si era snebbiata dal furore messianico che aveva condotto il suo equipaggio alla rovina. Si era liberata dall’ambizione e dalla rabbia, in buona misura. Ma non credeva di potersi mai liberare dal rimorso. E non aveva la minima idea di cosa fare nell’avvenire. Una parte di lei voleva cercare Talyn, per chiedergli scusa; ma un’altra si vergognava troppo. Forse era un residuo d’orgoglio, ma l’idea d’essere scacciata – di subire un’altra sconfitta – le riusciva intollerabile.
«Non torturarti troppo, figliola» disse una voce paterna, proprio davanti a lei.
Ratri sobbalzò e aprì gli occhi, che aveva chiuso durante la meditazione. In piedi davanti a lei, incorniciato dal finestrone, c’era il suo vecchio mentore Klaatu. La sua espressione era dolente, anche se non rassegnata.
«Tu!» ringhiò l’El-Auriana, scattando in piedi. «Come mi hai trovata?!».
«Non è stato facile. Io e gli altri Viaggiatori abbiamo dovuto setacciare il Multiverso in lungo e in largo. Mi dolgo che ci sia voluto tanto per trovarvi» rispose Klaatu.
«E perché ti sei dato tanta pena? Speravi di ricondurci all’ovile? Fatica sprecata... le tue pecorelle sono morte. Io le ho servite al lupo!» si auto-accusò Ratri.
«Sono al corrente degli ultimi eventi» disse pacatamente il Viaggiatore.
«Certo, tu sai sempre tutto. Peccato che arrivi sempre a cose fatte!» biasimò l’El-Auriana. «Allora, si può sapere che ci fai qui? Intendi farmi la predica su come avrei dovuto ascoltarti? O passerai direttamente ad arrestarmi? Scommetto che tu e gli altri avete già preparato un bel limbo in cui rinchiudermi per i secoli dei secoli!» esclamò, ancora rancorosa.
«Nessuna delle due cose» disse Klaatu. «In realtà, sono qui per porgerti le mie scuse» aggiunse a sorpresa.
Ratri lo fissò come se fosse impazzito. «Ah, le tue scuse! Bello scherzo! E di cosa vuoi scusarti, sentiamo?!» volle sapere.
«Di tante cose, in effetti» sospirò il Viaggiatore. Infilò le mani nelle ampie maniche, mentre scuoteva il capo, sconsolato. «Mi scuso per aver inviato i tuoi genitori in una missione che, ora lo so, non poteva che finire tragicamente. Mi scuso per non aver compreso appieno la tua sofferenza e la tua sete di giustizia, negli anni dell’addestramento. E soprattutto mi scuso per l’immobilismo di noi Viaggiatori. Le disgrazie che voi allievi avete subìto, cercando di combattere al posto nostro, sono l’inevitabile conseguenza dei nostri errori» ammise.
A queste parole, Ratri assunse un atteggiamento meno ostile. «Beh, lieta che abbiate aperto gli occhi, ma ormai è tardi per rimediare. L’Imperatore è diventato invincibile, quindi... cosa credi di fare?» chiese.
«L’Imperatore non è onnipotente. Possiamo ancora ostacolarlo, ma dovremo cambiare tattica» avvertì Klaatu. «Noi maestri abbiamo permesso al male di prosperare, con la nostra inerzia. Voi apprendisti lo avete affrontato di petto e avete perso, con la vostra impazienza. Poiché entrambi gli approcci si sono dimostrati fallimentari, serve una via di mezzo. Dobbiamo agire in modo risoluto, ma non avventato. Ecco perché ho ancora bisogno di te. Torna con me all’Aleph, e insieme decideremo la nuova strategia».
Ratri rimuginò sull’offerta. «Quindi non sarò condannata per i miei reati?» chiese, incredula.
«Non lo sarai. Né lo saranno i superstiti del tuo equipaggio» confermò il Viaggiatore. Non lo disse con leggerezza; tutt’altro. Era pienamente consapevole della gravità di quanto accaduto. E tuttavia ulteriori scontri intestini avrebbero solo avvantaggiato il nemico. «Considerala un’amnistia dettata dall’incombenza della guerra» disse gravemente.
«Ah, capisco... invece di far pesare i detenuti sulla collettività, ci arruolate e ci gettate in prima linea. Storia vecchia, l’hanno sempre fatto tutti!» commentò cinicamente l’El-Auriana.
«Non sarete trattati diversamente dal sottoscritto» disse Klaatu con pazienza. «Allora, ci stai? Vuoi renderti ancora utile? O preferisci restare a commiserarti su questa nave?» la provocò.
Ratri si rese conto che ormai non aveva nulla da perdere. Se non per se stessa, doveva accettare per quel poco dell’equipaggio che le restava. E per la flebile speranza di redenzione. Solo allora, forse, avrebbe osato presentarsi di nuovo a Talyn. «E va bene, accetto la tua offerta» dichiarò.
«Ottimo, allora per prima cosa andiamo in plancia e riportiamo questo vascello all’Aleph» disse il Viaggiatore, con un lieve sorriso incoraggiante. L’attimo dopo tuttavia tornò serissimo. «C’è molto lavoro da fare, e ormai il tempo stringe. La resa dei conti con l’Imperatore si avvicina, e sarà la battaglia più dura che abbiamo mai affrontato» avvertì.
«Sono pronta... maestro» disse l’El-Auriana, accompagnandolo.
FINE


