Fanfic scritta per il writober indetto da Fanwriter.it.
Lista: Pumpnight
Prompt: 20. Valigia
Titolo: Mai troppo lontano
Fandom: Yoroiden Samurai Troopers
Personaggi: Shin Mori, Shuu Rei Fan
Rating: verde
Genere: sentimentale, introspettivo, romantico, leggero angst e un po’ di fluff
Note: fanfic ambientata alla fine della serie televisiva quando, si presuppone, i cinque protagonisti, terminata la battaglia contro Arago, si trovano a dover fare i conti con una ritrovata normalità e un ritorno alle loro case.
Lista: Pumpnight
Prompt: 20. Valigia
Titolo: Mai troppo lontano
Fandom: Yoroiden Samurai Troopers
Personaggi: Shin Mori, Shuu Rei Fan
Rating: verde
Genere: sentimentale, introspettivo, romantico, leggero angst e un po’ di fluff
Note: fanfic ambientata alla fine della serie televisiva quando, si presuppone, i cinque protagonisti, terminata la battaglia contro Arago, si trovano a dover fare i conti con una ritrovata normalità e un ritorno alle loro case.
MAI TROPPO LONTANO
Li sente, gli occhi di Shu fissi sulla sua schiena, mentre impila in ordine, nella valigia, le poche cose che aveva portato con sé circa un anno prima, non immaginando che avrebbero dovuto bastargli per tutto quel tempo.
Un lungo anno di guerra e dolore, ma anche di condivisione, di scoperta dell’amore e di una nuova consapevolezza di sé.
Un anno che ha messo la parola fine alla loro infanzia e li ha fatti rinascere, l’uno nel cuore degli altri.
Quei dodici mesi, a tutti loro, più volte, sono anche sembrati i primi della loro vita, quasi niente, prima, fosse esistito.
Adesso lo sanno: il loro cuore non era completo prima, ciascuno di loro ne possedeva un frammento, uno solo di cinque e quel frammento, inconsapevole, cercava gli altri quattro.
Non ha bisogno di voltarsi per scoprire quale possa essere l’espressione di Shu in quel momento, probabilmente è come la sua…
Malinconica…
No, malinconica è troppo poco.
Si rivedranno?
“Ci rivedremo?”.
La domanda di Shu fa eco ai suoi pensieri.
Le mani di Shin si bloccano, irrigidite, poi le dita si aprono, la felpa azzurra ricade spiegazzata sugli altri indumenti.
Shin vi posa sopra le mani, la accarezza, alcune pieghe si allisciano, ma se ne formano altre: ottiene unicamente di peggiorare le cose, dovrà ricominciare daccapo a piegarla.
“Maledetta felpa!” sbotta, pur sapendo che non è con la felpa che ce l’ha davvero.
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Anche Shu lo sa, capisce al volo cosa passa per la testa del suo pesciolino e si pente della domanda posta pochi istanti prima.
Lui è la terra, lui è quello solido e deve rassicurare l’acqua troppo emotiva, spesso instabile, così volubile nell’umore dal far del male a se stessa.
La sua acqua, che può avere l’aspetto di un placido lago, di un mare calmo che dà pace per poi trasformarsi, da un attimo all’altro, in uno tsunami di disperazione.
Sospira, fa un passo avanti, poi gli si accuccia vicino, le braccia incrociate sulle cosce e lo guarda, cerca di superare, con gli occhi, quella barriera di ciocche rossicce che gli oscura il profilo. Vuole cogliere almeno un frammento del suo Shin, quello di puro smeraldo dei suoi occhi.
“Sono uno scemo, scusami” commenta, tirando fuori quel mugugno un po’ infantile che spesso alleggerisce l’atmosfera. Vorrebbe tanto far ridere il suo Shin.
Il suo Shin…
Almeno farlo sorridere.
“Hai preparato le tue cose, Shu? Non… non abbiamo più molto tempo”.
Cambiare argomento, concentrarsi sul lato pratico delle cose, la tipica autodifesa di Shin che, tuttavia, non può controllare il tremito delle ultime parole.
Tutto, in Shu, trabocca di tenerezza, vorrebbe afferrarlo e stringerlo forte, ma per il momento si trattiene. Non gli sembra giusto, nei confronti di Shin, abbattere ogni sua difesa così, a tradimento.
Lo farà… tra poco… lo stringerà tanto forte da tenere insieme tutti i suoi frammenti smarriti. Ma ormai sa cogliere il momento giusto.
Quasi sempre.
A volte è ancora goffo, ancora poco attento, troppo materiale per una sensibilità delicata com’è quella di Shin.
Delicata e complessa, a volte troppo…
Complicata, multisfaccettata, lo fa sentire troppo semplice, perfino superficiale. A volte lo innervosisce, gli è capitato di irritarsi, di arrabbiarsi e magari parlargli in malo modo.
Eppure, quell’irritazione, ora lo sa, non è mai nei confronti di Shin: più che altro ce l’ha con se stesso, per non essere in grado di stare dietro alle capriole mentali di una testolina sempre tanto in subbuglio.
Di una cosa, tuttavia, ha imparato ben presto a non dubitare: avrebbe fatto a pezzi chiunque avesse tentato di scalfire quell’emotività contorta e preziosa.
Il suo complicato, fragile, piccolo Shin…
“Io abito qui vicino, posso tornare quando voglio a prendere le mie cose”.
Si blocca quando nota che la testa di Shin si rintana tra le spalle e il suo sguardo si fa ancora più sfuggente.
Ecco l’errore sempre in agguato, ecco una di quelle volte in cui Shu si odia e odia ancora di più la propria mancanza di delicatezza.
Un grosso, goffo elefante in una cristalleria.
È davvero di cristallo quel cuoricino che batte sempre troppo forte.
“E io sono un cretino” si rimprovera mentalmente. “Incapace di pensare, prima di aprire questa maledetta bocca!”.
Certo… Shu abita vicino, Yokohama è a due passi, ma i suoi nakama no…
Yamanashi, Osaka, Sendai…
Hagi…
Hagi è talmente fuori mano che quello di Shin per poter rivedere i nakama potrebbe trasformarsi in un viaggio della speranza e, con tutti gli impegni che li attendono, i doveri scolastici e il recupero che soprattutto Shin dovrà affrontare…
“Te ne vai così lontano, pesciolino…”.
Non resiste…
Sbaglia ancora e quella frase sale alle labbra, suo malgrado, la pronuncia con tono sconsolato.
Le spalle di Shin, ormai, sono così strette che, tra esse, la testa è quasi sparita. Ma le riabbassa di colpo e Shu si trova, all’improvviso, ad affogare in un mare in tempesta.
Gli occhi di Shin non sono semplicemente verdi: sono cangianti e mutevoli, riflettono ogni sfumatura del suo cuoricino impazzito.
Se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima, nel caso di Shin è particolarmente vero.
“Allora non lasciarmi andare!”.
Tutta la passione di Shin si esprime in quel grido, in quella voce vibrante di pianto, non meno mutevole dei suoi occhi.
Anche la voce di Shin è come l’oceano, delicata e forte a un tempo, si modula con i sussulti del suo cuore, quello stesso cuore che, con una spinta che non lascia scampo, lo catapulta tra le braccia di Shu, gli fa affondare il viso contro il suo petto, mentre le mani si stringono in pugni tremanti che strattonano la maglietta del nakama, fin quasi a strapparla.
Non importa quanto ormai abbia imparato a conoscerlo, Shu si destabilizza ogni qualvolta l’emotività di Shin esplode, ne ha quasi paura, non per se stesso. Teme che Shin si faccia del male, che soffra in modi che nessuno di loro è davvero in grado di immaginare, che il suo cuore possa esplodere e, in tutto questo, forse, lui, Shu, non sarebbe davvero in grado di impedirlo.
Poi, però, Shu si riprende, si riprende sempre, perché la terra è solida, non crolla, può sostenere la sua amata acqua qualunque cosa accada. E se non dovesse farcela, affonderebbe in lei, si perderebbe in lei.
Lui e Shin si salveranno insieme o si perderanno insieme…
Loro due e tutti i nakama, si tratta di una consapevolezza che ciascuno di loro ha accettato implicitamente, hanno voluto accettarla e sarà ancor più reale adesso che, fisicamente, si allontaneranno.
Così Shu si rialza, le braccia forti stringono la sua acqua tremante, stringono con energia, ma sapendola dosare: braccia possenti, che proteggono senza fare del male.
“Farei qualsiasi cosa per trattenerti qui. Ma il tuo senso del dovere non me lo permetterà”.
Sente il nasino a punta di Shin strofinarsi contro il suo petto, poi solleva il volto e lo cerca con lo sguardo, il suo tremore comincia a placarsi.
Ora, su quel viso delizioso c’è un piccolo broncio sotto il velo di lacrime, che contribuisce a renderlo ancor più irresistibile:
“Quindi sarebbe colpa mia?”.
Shu ridacchia, mentre si scioglie dall’emozione, fino a credere che si sarebbe trasformato in acqua lui stesso: in fondo l’acqua trascina con sé, plasma, ti fa fondere con essa.
“Tu la chiameresti necessità e di solito sai essere convincente”.
In un primo istante il broncio si accentua, l’attimo dopo trasfigura in tristezza e, infine, in un sorriso, un po’ timido, un po’ malinconico, un po’ sbarazzino e monello.
Mutevolezza… riecco l’essenza inafferrabile del suo Shin.
Meravigliosa mutevolezza.
Dolcissimo cuore complicato.
Per Shu è inconcepibile che si possa non ritrovarsi perdutamente innamorati di lui.
“Come si può non amare Shin, una volta che lo si è conosciuto?”.
Non sa neanche quante volte si sia ritrovato a chiederselo.
Le mani di Shin scivolano lungo il petto di Shu, cercano le sue mani: dita lunghe e sottili si intrecciano ad altre più tozze e si gingillano con esse, mentre gli occhi, a un tempo dispettosi e umili sopra a quel sorriso dolcissimo, fuggono ovunque:
“Se solo potessimo dare ascolto alle necessità dei nostri cuori…”.
E il cuore di Shu balza in gola, vorrebbe urlargli che lui non avrebbe alcun problema a farlo, a mandare tutto al diavolo pur di poter stare tutti insieme per sempre. Ma dentro di sé sa che non è così, neanche lui avrebbe il coraggio di fare una cosa del genere, non ancora…
Forse un giorno…
Sicuramente un giorno sarà così, si aggrappa a quella speranza.
I doveri…
Tutti quei maledetti doveri!
“Shu…”.
Vocina deliziosa, che lo strappa ad ogni elucubrazione sul futuro, lo richiama a quel presente in cui Shin è ancora con lui e gioca con le sue dita come se fossero degli scaccia pensieri.
“Me la prometti una cosa?”.
“Io ti prometto il mondo!”.
Quello slancio istintivo, tutto amore e dedizione, strappa a Shin un sussulto, porta i suoi occhi spalancati a fissare intensamente quelli del nakama.
“Mi basta molto meno, scimmietta”.
Non lasciarla tremare così tanto quella voce, mio Shin, non lasciarle tremare quelle mani che ora cercano il mio volto.
Le punte delle dita affusolate sono fredde quando si posano sulle sue guance, sembra che il sangue non riesca mai a raggiungere ogni frammento del corpo di Shin, le sue estremità sono sempre gelide.
Shu è certo che non si tratti solo di una questione fisiologica: una parte del cuore di Shin ha sempre freddo.
“E nei prossimi mesi, io non sarò lì per prendere le sue mani tra le mie, per stringere i suoi piedi infreddoliti tra i miei polpacci, per trasmettergli il tepore del mio corpo sempre caldo…”.
“Promettimi… che qualunque cosa accada tu mi cercherai… mi cercherai sempre…”.
Sono parole un po’ inquietanti, non riesce a nasconderselo Shu, gli fanno aggrottare la fronte e rizzare le orecchie.
“Sai… io a volte ho paura di me stesso e dei miei pensieri…”.
Ecco cosa si cela in quella richiesta: tutte le insicurezze, le incertezze del suo piccolo Shin, della sua mente in perenne tempesta.
“Shin… io… smuoverei l’universo per ritrovarti ovunque e riportarti da noi”.
Le braccia di Shin scivolano intorno alle spalle di Shu, gli circondano il collo e il ragazzo dell’acqua gli si accoccola addosso, quasi perdendo ogni solidità umana.
“Non lasciarmi scappare” sussurra.
L’orecchio di Shu è accarezzato dal lieve sospiro che si traduce in parole.
“Se scappassi da me stesso, potrei scappare anche da voi senza rendermene conto e per me sarebbe la fine”.
Gli occhi di Shu pungono, quelle parole lo terrorizzano, ma non vuole piangere, lui è la forte terra, solido approdo per l’acqua in tumulto.
Ricambia l’abbraccio, posa un bacio tra i capelli soffici:
“Per tutti noi sarebbe la fine… e non lo permetterei mai”.
Si stacca da lui, ma solo per afferrargli forte le mani e fargli contemplare la fermezza del suo sguardo, quella che spera di riuscire a trasmettere.
“Pesciolino… guardami!”.
Forse il tono gli esce persino severo, ma l’espressione di Shin sembra rassicurata: l’acqua ha bisogno della stabilità della terra, della sicurezza che le trasmette.
“Tu sei la fiducia e di noi ti fidi, non è così?”.
Il fanciullo dell’acqua sorride, sotto il velo di lacrime che rende i suoi bellissimi occhi lucidi specchi di sincerità.
“Andrà tutto bene” prosegue Shu, imponendosi di resistere al proprio cuore che pungola. “Andrà sempre tutto bene, perché…”.
Si porta le mani di Shin alle labbra, le bacia una dopo l’altra, le vuole riscaldare, perché quel calore Shin lo porti con sé, nella sua Hagi tanto lontana.
“Perché ormai non siamo più cinque unità distinte, non è vero?”.
Non è Shu a parlare, ma la figura comparsa sulla soglia della stanza, accompagnata da altre due.
“Ryo…” mormora Shu e la sua voce adesso vacilla, non riesce più a controllarla.
Ryo sorride e così fanno Seiji e Touma, il quale tiene una mano sulla spalla del leader.
Shu e Shin si alzano, sorridono a loro volta, Shu non sente più il bisogno di trattenere le lacrime.
Poi Shin spicca una corsetta leggera e i tre nuovi arrivati lo accolgono in un unico, protettivo abbraccio.
“Non sarai mai troppo lontano, perché noi ti raggiungeremo ovunque, pesciolino”.
Chi lo ha detto?
Non importa in realtà, perché è la loro comune certezza, li avvolge come una barriera, a difesa di un legame che nessuna distanza sarà mai in grado di spezzare.


