QUEL CASTELLO DELLA SCOZIA – CAPITOLO 23
“Perdona l'attesa. E' molto che aspetti?”
Silente era appena uscito dalle sue stanze personali e si era avvicinato alla scrivania, non molto distante da dove si trovava Yvonne in quel momento. Lo aveva visto arrivare eppure si spaventò comunque, come se fosse apparso all'improvviso “..no, non molto.”
“Va tutto bene?”
Non gli era mai piacuto Silente. Non gli era piaciuto nei libri o non gli era piaciuto nei film. Non lo odiava e non lo riteneva una persona orribile, ma non lo osannava come facevano in tanti, primo fra tutti Harry. Ma ora che lo aveva davanti.. si sentiva intimorita da lui. La sua presenza sembrava così imponente, e il fatto che fosse tornata bambina comprendeva anche più soggezione degli adulti, soprattutto di quelli che avevano potere su di lei “..ho fatto qualcosa di male?”
Odiava il modo in cui le era uscita quella domanda, il tono intimorito e timido che aveva, ma non poteva farci niente. E per quello non poteva dare colpe a nessuno, tranne che a sé stessa.
“Per quale motivo lo pensi?” Silente sembrava particolarmente curioso, non tanto per la paura di Yvonne, ma piuttosto per come avrebbe risposto a quest'ultima domanda.
“Lei è il preside della scuola e ha chiesto di vedermi. Perché il preside dovrebbe voler vedere uno studente, se non per ragioni disciplinari?” a meno che non si tratti del favorito, ovviamente “..verrò espulsa?”.
Vide Silente sorridere lievemente e scuotere la testa, non che lei si aspettasse una reazione diversa. In ogni luogo, in ogni momento, in ogni situazione che le era capitata in cui un superiore voleva parlare con lei, lei pensava sempre al peggio. Un insegnante voleva vederla? “Verrò bocciata”. Il suo datore di lavoro voleva parlarle? “Verrò licenziata”. Gli altri reagivano ridendo pensando ad una battuta, ma per lei non si trattava mai di uno scherzo. Ogni volta pensava al peggio. Perché con lei non poteva essere altro.
“Hai fatto qualcosa che giustificherebbe una espulsione?”
Stava per dire di no in fretta e furia, ma all'ultimo non lo fece. Come se d'un tratto, le venne un dubbio.
“..e se anche fosse, ne saresti davvero così rammaricata?”
Per una frazione di secondo, Yvonne pensò di aver sentito male. Sperò di aver sentito male. “..come scusi?”
“I tuoi primi giorni qui.. mi sembravi molto scontenta e infastidita. Come se avresti preferito essere in qualsiasi altro luogo tranne qui. Mi sbaglio?”
Yvonne non rispose, ma si sentì colta in fallo. Abbassò la testa e guardò altrove, dando comunque una risposta alla fine.
“..ciò nonostante, lasciami dire che hai sfruttato al meglio il tuo tempo qui.” continuò il preside.
A quel punto ebbe di nuovo il coraggio di guardarlo “..davvero?”
“Ho sentito molte cose sul tuo conto, ma una in particolare mi è rimasta impressa. Qualcosa che ben pochi in questo mondo sono in grado di fare.”
“E sarebbe?”
Silente si avvicinò alla sua scrivania e Yvonne lo seguì a ruota. Allungò un braccio per aprire un cassetto e prese due oggetti che avevano più o meno le stesse dimensioni, ma erano molti diversi: una arancia nella mano destra e un sasso nella mano sinistra. Infine, allargò le braccia per mostrarli alla Grifondoro.
“E' molto facile lasciare il segno su un oggetto morbido come ad esempio un frutto. E' sufficiente farlo cadere e..” lasciò andare l'arancia e questa cadde, spappolandosi sul pavimento “..ed è segnato. Altri oggetti più resistenti invece, come ad esempio un sasso, sono più difficili da segnare..” lasciò cadere anche il secondo oggetto, che causò un forte rumore quando cadde ma non riportò danni. L'uomo poi tirò fuori la sua bacchetta, la famigerata e potente bacchetta di Sambuco che teneva sotto la lunga veste, e fece ritornare il sasso nella sua mano senza dover pronunciare l'incantesimo, continuando poi ad agitarla vicino all'oggetto “..ma non impossibile.” e dopo poco, Yvonne vide il sasso dividersi perfettamente a metà, probabilmente per via di un altro incantesimo silenzioso attuato dal preside. Con un ultimo movimento della bacchetta, entrambe le parti del sasso, così come quello che restava dell'arancia, sparirono per finire chissà dove.
“..ma lasciare il segno sulle persone.. quello sì che è difficile. E tu mia cara, hai lasciato il segno su buona parte delle persone dalle quali ti sei circondata in questo anno scolastico. Non è qualcosa da sottovalutare.”
Yvonne dovette trattenersi dal ridere “..io? Lasciare il segno sulle persone? Con tutto il rispetto, preside, ma credo stia sopravvalutando le mie capacità. Anche volendo, non sarei in grado. Non ho questo potere.”
“Forse ancora non te ne rendi conto, ma lo hai fatto. E non solo. Non hai per caso instaurato anche un legame con studenti di tutte e quattro le casate di Hogwarts? Anche questo non è un dono da sottovalutare. Anche questo è lasciare il segno. Non vedevo una cosa del genere da parecchio tempo, da decenni quasi. Da prima di...”
Silente non continuò la frase, ma non ce ne fu bisogno. Era chiaro di chi stesse parlando.
Colui Che Non Deve Essere Nominato.
O come lo chiama lui.. Tom.
“..comunque..” Silente iniziò a muoversi spostandosi in un angolo del suo ufficio, e senza accorgersene, Yvonne lo seguì a ruota “..puoi vederlo tu stessa, il modo in cui hai lasciato il segno.”
Non capiva di cosa stesse parlando, ma poi si accorse che stava indicando qualcosa con il braccio. Lo seguì con gli occhi e vide che indicava una bacinella, ma al suo interno invece che esserci acqua sembrava esserci uno strano liquido argentato.
Il Pensatoio.
“Tu sai cos'è, non è vero?”
Yvonne annuì quasi impercettibilmente, ma annuì comunque. Silente le fece segno di avvicinarsi e incrociò le braccia come se si aspettasse qualcosa, ma lei non sapeva cosa. Continuava a guardare Silente pensando che si sarebbe spiegato, ma lui se ne restava in silenzio.
Stava diventando imbarazzante.
Cos'era, una specie di test?
“Serve un ricordo per usare il Pensatoio..” mormorò lei con un filo di voce, come se temesse di dire la cosa sbagliata anche se sapeva benissimo essere corretta.
“Corretto. Potresti provare ad utilizzare quello che hai trovato all'inizio della Foresta Proibita.” disse in tono misterioso il preside, facendole l'occhiolino in segno d'intesa.
Yvonne spalancò gli occhi, diventando la rappresentazione vivente del meme di Pikachu “..io non... come fa a sapere.. non... non è qui... è nel..”
“Nell'armadio accanto al tuo letto nel Dormitorio dei Grifondoro? Sei sicura? Perché non dai un'occhiata a cosa potresti avere sotto il mantello. Forse troverai altro oltre alla tua bacchetta.”
Iniziò a controllare le parti interne del mantello utilizzando le mani, ma senza distogliere lo sguardo da Silente, come se ne dipendesse la sua vita. Trovò la taschina dove teneva la bacchetta, poi un'altra taschina vuota e.. una terza taschina piena. Con dentro quella custodia di legno che conosceva bene.
Si avvicinò al Pensatoio con la custodia tra le mani, tenendola come se avesse paura che cadesse e si distruggesse per sempre. Mentre si avvicinava, Silente si fece da parte per darle tutto lo spazio che occorreva. Quando ci fu davanti, guardò nuovamente il preside. Aprì la custodia e lo guardò di nuovo. Fece cadere il filamento azzurro che ora sapeva essere un ricordo di chissà chi e lo guardò di nuovo. Lo guardava ad ogni piccolo movimento che faceva, come per avere conferma che stesse eseguendo tutto alla perfezione.
Dopo aver visto il filamento unirsi al liquido argentato che conteneva la bacinella, non stette neanche troppo tempo a pensarci su. Inspirò, e ci mise la testa dentro.
*
Si trovava dentro Hogwarts, in un corridoio piuttosto stretto considerando altri luoghi all'interno del castello. C'era un via vai di studenti che entravano e uscivano in stanze che si trovavano lì, ma l'attenzione di Yvonne era rivolta a cinque studenti nello specifico, gli unici che se ne stavano fermi a parlare tra loro invece che muoversi avanti e indietro come gli altri, in mezzo a quel mondo frenetico, loro apparivano stabili.
“Stai bene, Hermione? Hai davvero fatto perdere a Grifondoro trenta punti per aver usato degli incantesimi su degli studenti? Questo non è da te!”
“Li ho visti dare fastidio a Yvonne. Non la lasciavano in pace. Dovevo fare qualcosa!” esclamò Hermione.
Quando disse il suo nome, tutti reagirono in qualche modo, come se fosse un tasto dolente. Malfoy voltò lo sguardo tenendo le labbra strette, Neville abbassò lo sguardo, Harry si morse le labbra e Ron iniziò a grattarsi le mani.
“Forse voi vi siete dimenticati di lei, ma io no.” continuò Hermione, apparendo.. frustrata?
“Nessuno si è dimenticato di lei, Hermione. E' solo che dopo quello che ha detto..” continuò Harry titubante, come se non sapesse bene cosa dire.
“E' successo due settimane fa, e noi non le abbiamo neanche dato la possibilità di spiegarsi.”
“Ma ti ricordi in che stato era? Ti ricordi di tutto quello che ci ha detto?” fece Ron.
“Ricordo che è sempre stata una buona amica. E' stata la mia prima, vera amica. E ora che tutta la scuola la tormenta, ora che più ha bisogno di aiuto, l'abbiamo abbandonata.”
Calò il silenzio. Malfoy scosse la testa come se fosse arrabbiato.
“Hermione-- Hermione ha ragione.” mormorò Neville.
Tutti e quattro si voltarono a guardarlo, sorpresi. Neville non parlava mai molto quando erano in gruppo, era più un compagno silenzioso e impacciato. Era la prima volta che partecipava di sua iniziativa ad una discussione. Lui parve intimorito da tutta l'attenzione che aveva ora su di sé, ma inspirò come per farsi coraggio e continuò “..io voglio vederla. Non è la stessa cosa senza di lei. Lei.. lei non ci avrebbe lasciati soli se fossimo stati al suo posto..”
Harry e Ron apparivano tristi, come in preda ad un senso di colpa, ma ancora titubanti. Malfoy gli gettò un'occhiata e scosse la testa, facendosi scappare un sospiro irritato. Poi si allontanò.
“Ehy aspetta, Malfoy! Dove vai?” chiese Harry.
Malfoy tornò indietro a passò svelto, furente in viso “..vado ovunque voglia andare, Potter. Che, per inciso, è qualsiasi posto tranne qui.”
“Si può sapere qual'è il problema adesso, Malfoy? Sono giorni che sei intrattabile! Noi--”
“Noi?” Malfoy interruppe Harry immediatamente, quasi più furente di prima “..non c'è nessun noi, Potter! L'unica ragione per cui ho tollerato voi stupidi sfigati è la Rolland. Qualunque cosa siate adesso, non mi interessa farne parte.” sbottò Malfoy, per poi lanciare un'ultima occhiataccia a Harry e Ron e allontanarsi, mormorando fra sé “..si sbagliava su di voi..”, ma nessuno di loro sembrava averlo sentito.
Non appena Malfoy sparì dalla loro vista, Neville fece qualche passo indietro. Il rumore che fece attirò l'attenzione del trio “..Neville?”
“Ve l'ho detto..” mormorò lui, la sua voce piena di malinconia e tristezza “..non è la stessa cosa senza di lei..” poi abbassò la testa verso il basso e se ne andò anche lui, prendendo la direzione opposta da quella presa da Malfoy.
Yvonne non fece in tempo a realizzare che Neville stava andando verso di lei, che si accorse di qualcosa di grigio in lontananza, molto in lontananza, che la guardava.
Sembrava un asino..
*
Quando Yvonne li rivide per davvero e non come ricordo nel Pensatoio, si sentì molto strana, ma non era un stranezza negativa. Era come se li vedesse sotto una luce nuova, come se l'aver visto quel ricordo fosse stato in grado di curare una ferita che non sapeva neanche di avere. E non solo loro. Tutto sembrava più bello. Il cielo, Hogwarts, il treno che stavano prendendo per tornare a casa ad anno scolastico concluso. Persino l'uniforme, quell'uniforme nella quale si era sentita soffocata per così tanto tempo, d'un tratto, sembrava più comoda e leggera.
“Quindi.. cosa farai adesso?” chiese Ron a Yvonne scesi dal treno una volta tornati a Londra “..dove passerai l'estate?”
“..se le cose dovessero farsi brutte, puoi sempre scriverci. Hai il nostro indirizzo. Andrà bene, vedrai.” aggiunse Hermione.
Prima che potesse rispondere ad entrambi, Yvonne sentì una presenza alla sua destra. Voltò lo sguardo e, distante un bel po' di metri, lo vide. Quella figura che ancora una volta aveva assunto le sembianze del suo compianto nonno. Le sorrise caldamente e sorrise.
“Sì..” disse infine lei più a sé stessa che agli amici, ricambiando il sorriso dell'anziano “..andrà bene.”


