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Autore: Parmandil    10/09/2024    1 recensioni
Un oscuro presagio di sventura grava sulla Destiny, da quando Talyn ha previsto la caduta dell’astronave e la rovina dell’equipaggio. Giunti nell’universo di Stargate per cercare un amico, gli avventurieri sono invischiati nella guerra santa di Ahriman, ultimo e peggior signore dei Goa’uld, deciso a riconquistare la Galassia. Sua alleata è Azi Dahaka, ultima regina Wraith; le loro spie sono ovunque. I Jaffa Liberi vengono decimati mentre gli Umani non osano intervenire apertamente.
Gli avventurieri sono ingaggiati dall’Egida, una forza d’intelligence e pronto intervento, per soccorrere i Jaffa senza coinvolgere la Terra. Questo li porta a calarsi nel Duat, l’infernale carcere dov’è ancora imprigionata Astarte, l’antica sposa di Ahriman. Seguirà una lotta disperata per proteggere l’Arca della Verità, ultimo baluardo contro il Signore delle Menzogne. Attaccati su più fronti, gli avventurieri lotteranno fino allo stremo; ma la rovina verrà dal tradimento. Stavolta gli aneliti di giustizia e libertà, come i più sacri legami di fiducia e d’amore, saranno stroncati dalla fede nella dittatura. Ogni eroe incontrerà la propria nemesi e ne sarà distrutto, subendo un fato peggiore della morte. La profezia si compie; il lungo inverno è cominciato.
Genere: Avventura, Azione, Science-fiction | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Nuovo Personaggio
Note: Cross-over | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
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-Capitolo 11: La serpe in seno
 
   «Io odio Zahak e lo distruggerò» disse Shati, arrotando la sua lama da polso. «Io odio Azi Dahaka e la distruggerò. Io odio Ahriman e lo distruggerò» proseguì, rendendo l’arma sempre più affilata.
   «Nient’altro?» chiese Irvik, ironico.
   Punta sul vivo, la Caitiana ebbe uno scatto ferino e gli puntò la lama alla gola. «Sì. Io odio me stessa, per non aver fatto di più... e allora distruggerò tutti gli altri!» ringhiò, con una luce assassina negli occhi gialli.
   «Okay, okay... era solo per chiedere» fece il Voth, con aria innocente.
   «Snort!» sbuffò Shati. Ritrasse la lama e riprese ad affilarla con cura maniacale.
   Era passato un giorno da quando gli avventurieri avevano captato la trasmissione dell’incoronazione di Astarte, diffusa in tutta la Galassia. Dapprima si erano chiesti chi fosse la sventurata scelta per ospitare la regina. Solo quando si era presentata, venendo inquadrata da vicino, avevano riconosciuto con orrore Losira. Quella stessa Losira che avevano abbandonato sulla Destiny, dandola per morta. Come potevano immaginare che Ahriman se ne sarebbe invaghito al punto da prenderla con sé, rianimarla... e farne la sua sposa? No, non la sua sposa... era solo il corpo di Astarte. Ridotta a un manichino vivente, degradata al livello di un abito o un ornamento. Quella era la sua sorte... per sempre. O finché Astarte non l’avesse sostituita con un nuovo corpo, buttando quello vecchio nell’inceneritore. E nessuno di loro poteva farci niente, ora che avevano perso l’astronave.
   «Inutile bisticciare tra noi» sospirò il Capitano, seduto accanto alla cuccetta di Talyn. «Ci siamo scontrati con gli esseri più pericolosi di questa Galassia. Abbiamo dato il massimo; nessuno può rimproverarsi di non aver fatto abbastanza». Scrutò malinconico l’El-Auriano, sempre in coma. Dopo di che aprì il cassetto adiacente e ne trasse il flauto di Ratri, che Talyn aveva caricato a bordo prima della battaglia. «Sembra proprio che dovrò imparare a suonarlo» si disse Rivera, sconsolato.
   Come concordato, gli avventurieri avevano trasferito Talyn sul Centurion, imbarcando alcune attrezzature mediche extra. Prima di partire avevano ripreso a bordo anche Naskeel, sebbene il Tholiano non si fosse ancora rigenerato dalle gravi ferite; ma in quel momento difficile non volevano lasciarlo indietro. Ora facevano rotta verso il sistema solare, assieme ad alcune navi terrestri, per conferire con Thena. Il Centurion viaggiava per proprio conto, mentre le altre navette della Destiny erano negli hangar delle navi alleate, così che l’equipaggio fosse meglio alloggiato. Anche con questa piccola premura, il morale degli avventurieri era sottoterra. Specialmente quello dei Ferengi, che avendo perduto i loro averi ritenevano d’aver perso diritto alla Tesoreria Divina e d’essere condannati, dopo la morte, alla Cripta dell’Eterna Povertà.
   «Capitano in cabina, siamo quasi arrivati» chiamò Lum, il Ferengi che sostituiva Talyn alla postazione sensori e comunicazioni.
   «Arrivo» disse Rivera, riponendo il flauto El-Auriano nel cassetto. Dopo di che si alzò, tra le proteste delle sue vecchie giunture. Irvik e Shati lo seguirono, così che si ritrovarono tutti in cabina.
   «Salve, Capitano. Abbiamo ricevuto nuove indicazioni dall’Egida» disse Yo’rek dal timone. Il Jaffa aveva chiesto di restare con loro durante il viaggio. «Il rendez-vous con Thena non è fissato ad Atlantide, bensì presso Sedna. È un planetoide dall’orbita eccentrica, nel sistema solare esterno» riferì, mentre consultava il database in cerca delle coordinate.
   «Strano... hanno spiegato perché?» chiese Rivera.
   «No, ma trattandosi dei servizi segreti, immagino che vogliano tenere la nostra presenza... beh, segreta. Ricordi che sulla Terra ci sono molti simpatizzanti di Ahriman. E vedere i resti della flotta semidistrutta gli darebbe ulteriori argomenti di propaganda» ragionò Yo’rek.
   «Uhm, già» convenne il Capitano. Ci mancava solo quella. «Beh, rotta per Sedna, allora. Vedremo che viene fuori da quest’incontro».
   Yo’rek cedette il timone a Shati, passando al sedile del copilota. Modificarono la rotta in accordo col resto della flottiglia, dirigendosi verso il planetoide ai margini del sistema solare. C’era forte nervosismo a bordo, tanto che l’ultima parte del viaggio fu condotta in un silenzio teso. Nessuno riusciva a immaginare cosa ne sarebbe stato di loro, da quel momento in poi. L’accordo con l’Egida valeva solo finché disponevano di un’astronave. Ora che l’avevano persa, si trovavano in una posizione assai precaria. Se non fossero riusciti a rinegoziare un ingaggio di qualche genere, si sarebbero trovati abbandonati a se stessi, senza risorse né cittadinanza. E a quel punto nemmeno il Capitano s’illudeva di riuscire a tenere unita la ciurma.
 
   Sedna era un planetoide più piccolo della Luna terrestre, uno degli innumerevoli oggetti trans-nettuniani del sistema solare esterno. La sua orbita eccentrica richiedeva oltre diecimila anni terrestri per essere completata. Anche ora che Sedna era relativamente vicina al perielio, i raggi del sole giungevano così fiochi da rischiararla appena. La sua superficie, prossima allo zero assoluto, era rossastra per via delle toline, composti d’idrocarburi formati dall’irraggiamento ultravioletto. In quell’eremo sperduto ai margini del sistema solare, l’Egida tornava a riunirsi dopo la disfatta, per pianificare le prossime mosse.
   Il Centurion e le navi terrestri scesero a velocità subluce, trovando tre vascelli dell’Egida ad attenderli in orbita. Erano astronavi di ultima generazione, dagli ampi hangar laterali. «Che accoglienza, per degli sconfitti» commentò Irvik.
   «La nave di testa, la O’Neill, sta trasmettendo» riferì Lum. «Ci invitano a bordo per un briefing con la Direttrice Thena. Dicono che possiamo atterrare nell’hangar 1». Mentre il Ferengi parlava, infatti, il vascello terrestre aprì l’hangar in questione.
   «Possiamo teletrasportarci... va beh, vada per l’atterraggio» disse Rivera. Poteva essere più comodo per fare rifornimenti.
   «E atterraggio sia» disse Shati. Si rese conto, con un certo malessere, che quella era la prima astronave in cui atterravano dopo aver lasciato la Destiny. E ancora non sapevano se e quanto supporto vi avrebbero trovato. Cercando di non pensarci, la timoniera diresse il Centurion nell’hangar aperto, posandolo a poca distanza dai caccia terrestri.
   «Il comitato d’accoglienza» notò Irvik, accennando alla delegazione diretta verso di loro. C’erano parecchi militari, ma quella in testa era indubbiamente la Direttrice Thena, dal solito look mascolino. Sembravano passati secoli dall’ultima volta che l’avevano vista, sebbene in realtà fossero solo venti giorni.
   «Okay, tutti con me» disse Rivera. «Tranne lei, Naskeel. È meglio se resta qui al momento» disse al Tholiano zoppicante. Non voleva costringerlo ad arrancargli dietro, e poi preferiva che restasse qualcuno a bordo con Talyn.
   Naskeel annuì, rimanendo in cabina, mentre gli altri seguirono il Capitano nella sezione posteriore del Centurion. Qui aprirono il portello, scendendo nell’hangar della O’Neill. Sarà stata un’impressione dovuta alla vecchiaia, ma a Rivera sembrò che facesse freddo. Si accorse di soffrire di una leggera asma, indotta dalla tensione. Quell’incontro poteva essere un nuovo inizio, o al contrario, la fine definitiva dei loro viaggi...
   Le due delegazioni si avvicinarono, finché Rivera e Thena furono faccia a faccia. Per qualche momento si studiarono in silenzio. «Capitano... gli ultimi giorni non sono stati clementi con lei» disse infine la Direttrice.
   «Non lo sono stati per nessuno» ammise Rivera.
   «Sì, ho letto il rapporto preliminare del Colonnello Mitchell» annuì Thena. «Quanto accaduto nel Duat e nel sistema Nemesis è di una gravità estrema. Inoltre... uhm... suppongo che abbiate captato anche voi la trasmissione da Gehenna...» esitò.
   «Conosciamo la sorte di Losira» disse il Capitano con amarezza.
   «Le mie condoglianze, per lei e per le altre vittime. Purtroppo abbiamo tutti sottovalutato le capacità dei nostri avversari» disse la Direttrice, sconsolata.
   In quella il Colonnello Mitchell si teletrasportò da una nave terrestre. Con lui c’era anche Vidarr, sempre in armatura. «Direttrice...» esordì Mitchell, facendo il saluto militare.
   «Riposo, Colonnello» disse Thena. «Siamo tutti scossi dagli ultimi eventi. Il furto dell’Arca, il ritorno di Astarte... la guerra si fa sempre più difficile. Ma forse non c’è sciagura più grave, per noi dell’Egida, che il tradimento del Tenente Zahak. Io per prima vi confesso che mi fidavo di lui, e mai avrei immaginato che facesse il doppio gioco. Di certo ha comunicato molte informazioni riservate al nemico, nel corso degli anni. E altre ancora gliele comunicherà adesso che ha palesato il suo tradimento. Questo ci obbliga a sospendere o rivedere molte delle nostre operazioni. Non possiamo permetterci un’altra debacle del genere, ne va della sopravvivenza dell’Egida» disse con gravità.
   «Se intendete mettermi agli arresti, non opporrò resistenza» disse Yo’rek, il viso indurito dal dolore. «Zahak è mio fratello, avrei dovuto accorgermi di cosa covava in lui. O almeno avrei dovuto fermarlo, quando ci siamo scontrati» si rimproverò.
   «Che dici?! Tu non hai colpa!» obiettò Rivera, temendo per lui.
   «Giusto, v’incontravate così di rado che non c’erano segni da captare. Se qui c’è un responsabile sono io, che ero il superiore di Zahak e lo vedevo ogni giorno» disse Mitchell.
   Thena passò lo sguardo dall’uno all’altro, meditabonda. «Signori, fermo restando che sarete interrogati a fondo sulla vicenda, vi anticipo fin d’ora che non sono in cerca di un capro espiatorio» assicurò. «Zahak ha lavorato con noi per anni, senza che nessuno fosse indotto a dubitare della sua lealtà. È chiaro che si tratta di un ingannatore molto abile. Beh, almeno i suoi giorni d’infiltrato sono finiti. D’ora in poi ci sarà una taglia su di lui in ogni mondo dell’Alleanza Terrestre. E farà fatica a passare inosservato, con quelle cicatrici che si ritrova in viso».
   Yo’rek fissò il pavimento, senza ribattere. Tutto ciò che riguardava suo fratello gli dava un dolore inesprimibile. Sapeva che, se mai lo avesse rintracciato, la loro sfida mortale sarebbe giunta all’epilogo.
   Accantonata la questione, la Direttrice passò ad altro. «Ciò che più mi ha colpito, nei rapporti preliminari, è tutto ciò che riguarda il Guardiamarina Talyn. Ha davvero tenuto testa ad Ahriman in persona?!» volle sapere.
   «È così» confermò Mitchell. «Non avevo mai visto nulla del genere. Lo ha affrontato con poteri simili ai suoi... e giurerei che sia arrivato vicino a sconfiggerlo».
   «Vicino non basta, purtroppo» disse Thena. «Nondimeno è una scoperta eclatante. Nel suo rapporto ha scritto che, in seguito allo scontro, Talyn è caduto in coma. Ebbene, ci sono novità? Ha dato qualche segno di risveglio?».
   «Finora nessuno» rispose Rivera al posto del Colonnello.
   «In questo momento dove si trova?» s’interessò la Direttrice.
   «Lo abbiamo trasferito sul Centurion. I vostri medici ci erano parsi... incerti su come trattarlo» minimizzò il Capitano.
   Thena aggrottò la fronte. «Capisco che vogliate tenerlo con voi, ma converrete che un vascello così piccolo non è adatto ad accudire un paziente in coma. Lasciate che lo trasferiamo ad Atlantide, dove godrà delle migliori attrezzature mediche e sarà seguito da personale specializzato. Naturalmente vi terremo informati delle sue condizioni, e vi chiameremo al minimo segno di miglioramento» si offrì.
   «E questo vale anche se i tempi di degenza dovessero allungarsi? Anche se parlassimo di anni?» indagò Rivera.
   «Ma certo! Temete forse che potremmo interrompere... no, questo lo escludo» garantì la Direttrice, rivolta a tutto il gruppo. «Siamo fuori dall’ordinario, i normali protocolli medici non hanno più valore. Qui parliamo di un giovane talento che potrebbe essere la chiave per la sconfitta di Ahriman. È ovvio che non lo lasceremo andare, anche se i tempi si allungassero. In ogni caso, non prenderemo mai iniziative drastiche senza prima informarvi, e ricevere il vostro assenso. Che ne dite?».
   Gli avventurieri si guardarono l’un l’altro. «Sembra la soluzione migliore, Capitano» disse Irvik. «Noi purtroppo non siamo più in condizione d’accudire Talyn, ma l’Egida può farlo. Se... se Losira fosse ancora con noi, credo che acconsentirebbe, per il suo bene». Anche gli altri annuirono, borbottando il loro assenso. Solo Yo’rek rimase discosto, perso in chissà quali pensieri.
   «In tal caso... accetto la sua offerta, Direttrice» sospirò il Capitano. Gli dispiaceva separarsi da Talyn, ma era necessario; e contava di fargli visita quando possibile.
   «Bene, faccio trasferire subito il paziente in infermeria. E una volta sulla Terra lo trasferiremo ad Atlantide, dove sarà ancora più seguito» s’impegnò Thena. Contattò i medici di bordo, che giunsero in una manciata di minuti, portando una barella su ruote per trasferire Talyn. La squadra medica si affrettò verso il Centurion.
   «Come lo sapeva?» chiese Yo’rek di punto in bianco.
   «Come, prego?» fece la Direttrice.
   «Come sapeva che mio fratello è rimasto sfigurato nello scontro? Gli unici ad averlo visto siamo stati io e Irvik. Io non l’ho detto a nessuno... lei lo ha fatto?» chiese al Voth.
   «Io non... perbacco, non mi pare!» convenne Irvik. «Oltre a noi, solo le truppe nemiche l’hanno visto da vicino».
   «Mi stavo chiedendo come avesse fatto Zahak a coordinarsi così bene coi Goa’uld e gli Wraith» mormorò Rivera. «È chiaro che quando abbiamo lasciato la Terra avevano già concordato il piano. Ma si direbbe che abbiano mantenuto i contatti anche in seguito. Sennò come faceva il nemico a sapere che Giely era stata convertita con successo, portando i Replicatori sulla Destiny? Zahak deve aver fatto rapporto... ma gli unici rapporti che abbiamo spedito sono arrivati a lei, Direttrice».
   «E appena abbiamo messo piede qui, ha cercato d’impadronirsi di Talyn... perché lui è l’unico che potrebbe fermare Ahriman» aggiunse Irvik.
   Il gelo scese nell’hangar. Gli avventurieri si ritrassero da Thena, fissandola sotto una nuova, sinistra luce. Quando i dottori le passarono accanto con la barella, diretti al Centurion, Shati li fermò. «Altolà! Nessuno di voi entrerà nella navicella, finché non avremo chiarito questa cosa!» berciò. Medici e infermieri si fermarono, non osando trasgredire.
   Dal canto suo, Mitchell fissava Thena come se la vedesse per la prima volta. Notando la sua espressione, questa gli si rivolse spazientita. «Andiamo, Colonnello, non crederà a questa follia. Questi sventurati hanno perso tutto e ora, nella loro frustrazione, cercano di rovesciare la colpa sugli alleati anziché sui nemici. Su di me, che li ho accolti fin dall’inizio e cerco ancora d’aiutarli. Io sono la Direttrice dell’Egida! Crede davvero che potrei complottare con chi ci vuole morti?! E cosa ci guadagnerei, una volta che la Terra fosse stata distrutta?!» argomentò.
   «Non distrutta... solo asservita. Ahriman vuole imporre nuovamente il dominio dei Goa’uld, per questo fa tanta propaganda. E devo dire che mi ha sempre stupito quanto poco facciamo per contrastarla» disse Mitchell, sempre più inorridito.
   «Attento, Colonnello... queste ridicole accuse rasentano l’alto tradimento. Le consiglio di soppesare con cautela le sue prossime parole e azioni. Ne va della sua carriera, forse anche della sua libertà» minacciò la Direttrice, gelida. Dopo di che si rivolse agli avventurieri: «Vi compiango per i vostri lutti, è chiaro che siete ancora sotto shock e questo mina il vostro raziocinio. Ma ciò non vi autorizza a rivoltarvi contro la vostra unica amica. L’unica, badate bene, che può ancora aiutarvi. Non avete risposto alla domanda: cosa ci guadagnerei ad appoggiare Ahriman?».
   «Cosa ci guadagnano quei milioni di Terrestri che inneggiano al suo nome? Non lo sanno nemmeno loro, però lo fanno» ribatté il Capitano. «Certo, lei dirige i servizi segreti, vede più lontano di tanti altri, perciò convengo che le servirebbe una solida motivazione. Ma si da il caso che le nostre recenti disgrazie mi abbiano aperto gli occhi al riguardo».
   «Sarebbe a dire? Continui... mi appassionano le sue farneticazioni. È chiaro che l’attacco Wraith le ha indotto una senilità mentale, oltre che fisica!» lo irrise Thena. Per un attimo la sua voce parve più profonda del normale.
   «Da quando siamo nel vostro cosmo, ci siamo imbattuti in parecchi modi per controllare le menti» proseguì Rivera, ignorando gli insulti. «I Goa’uld hanno i guanti kara kesh e la droga nish’ta, che suppongo abbiano usato su Losira, per indurla a offrirsi in quella cerimonia. Adesso usano pure i Replicatori, come abbiamo visto con Giely. Ma anche lasciando perdere tutte queste tecnologie... i Goa’uld restano in primo luogo dei parassiti. Ne abbiamo visti parecchi nel Duat, estratti dalle loro vittime».
   «Sì, e dopo secoli sono ancora impazienti d’aggredirci!» confermò Shati.
   «E allora mi chiedo: quanto sono stretti i vostri controlli per rilevare i Goa’uld infiltrati?» incalzò il Capitano, fissando la Direttrice. «Una volta lei mi ha detto che il Presidente, i Ministri e lo Stato Maggiore sono puliti. Ma chi controlla i controllori? Quand’è stata l’ultima volta che qualcuno ha controllato... lei?!».
   Tutti gli sguardi si appuntarono su Thena. «Crede davvero che io abbia diretto l’Egida con un Goa’uld in corpo, per tutti questi anni...e nessuno se ne sia mai accorto?» chiese l’interessata.
   «Credo che valga la pena verificarlo. Shati, ti dispiace tornare un attimo nel Centurion e indossare la tua attrezzatura? Abbiamo bisogno dei raggi X» disse Rivera.
   «Ci andrei volentieri... se non temessi di lasciarvi soli» rispose la Caitiana. Erano in pochi, su un vascello dell’Egida, e Thena aveva portato con sé parecchie guardie. A proposito... perché era arrivata con la scorta?
   Poiché la situazione era sempre più tesa, Mitchell prese la parola, rivolgendosi alle guardie dell’Egida. «Signori, le circostanze richiedono una verifica. Io stesso sono stato brevemente infettato da un Goa’uld, mentre ero nel Duat, e ho ben compreso la minaccia. Sappiamo con certezza che Zahak ci ha traditi, e ormai è evidente che aveva almeno un complice. Qualcuno che facesse da tramite fra lui e Ahriman. Se c’è la minima possibilità che questa persona sia la Direttrice, allora dobbiamo verificarlo.
   Ricordate che tutti noi siamo fedeli all’Egida, e sopra di questa all’Alleanza Terrestre. Non alle persone che le rappresentano, qualora la loro affidabilità sia in dubbio. La democrazia è fatta d’istituzioni; la fedeltà personale lasciamola ai Goa’uld. Ecco perché ora vi chiedo di far sì che la Direttrice sia esaminata. Se scopriremo che è pulita... beh, sono pronto a dare le dimissioni» annunciò.
   A queste parole, Thena applaudì sarcasticamente. «Bel discorso, Colonnello. Complimenti per lo spirito di sacrificio... fa onore all’Egida. Le risparmierò qualche minuto di tensione, andando dritta al sodo» affermò. Dopo di che fece una cosa inaspettata: si portò le dita alla bocca e fischiò.
   Subito si udì un frullio d’ali. Un volatile dalle piume candide come la neve sfrecciò verso la Direttrice, posandosi sul suo polso teso. Era una magnifica civetta, la stessa che gli avventurieri avevano visto di tanto in tanto, durante la loro permanenza ad Atlantide. Il rapace notturno li fissò coi tondi occhi inquisitori, stridendo piano, mentre la padrona lo carezzava con l’altra mano.
   «Narrami, o Musa, dell’eroe multiforme, che tanto vagò, dopo che distrusse la rocca sacra di Troia. Di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri, molti dolori patì sul mare nell’animo suo, per acquistare a sé la vita e il ritorno ai compagni. Ma i compagni neanche così li salvò, pur volendo: con la loro empietà si perdettero, stolti...»[1] declamò Thena, fissando Rivera con uno strano misto d’ammirazione e d’ostilità.
   «Lei mi ricorda molto quell’uomo, Capitano. Avete la stessa dedizione nel riportare a casa la ciurma. Ma temo che non potrò essere benigna con lei, come lo fui con Ulisse» aggiunse la Goa’uld, mentre i suoi occhi brillavano gialli come quelli della civetta e la voce si faceva cavernosa.
 
   Ci fu un lungo silenzio attonito, prima che il Capitano ritrovasse la voce. «Ma certo. Agnes Thena... A. Thena... Athena. Dovevo immaginarlo» mormorò.
   «Sacra Atena. Agnes significa “sacra”» puntualizzò la Goa’uld, tornando alla voce consueta.
   «A parte il nome, avrei dovuto insospettirmi quando ho visto la civetta» ammise Rivera. «Non sono in molti ad avere un simile animale da compagnia. “L’ornitologia è una mia passione di vecchia data”, così mi ha detto. Ma una civetta addomesticata è cosa rara. Quindi non ci sono molte possibilità... o lei è Harry Potter, oppure è Atena».
   «Divertente» ghignò la Goa’uld. «Non sarò una dea, e nemmeno una maga, ma ho cambiato parecchi corpi nel corso dei secoli. Ho mutato sesso, etnia, età anagrafica per mimetizzarmi, occupando di volta in volta le posizioni più vantaggiose. Quelle che mi hanno permesso d’esercitare una vasta influenza, pur restando dietro le quinte. Così sono sfuggita alla sorte degli altri Goa’uld, braccati fin quasi all’estinzione. Ho atteso con pazienza che i nostri carnefici delle squadre SG finissero nella tomba, e che le nuove generazioni si sentissero in colpa al punto da invocare il nostro ritorno al potere. Ora quel momento è arrivato e niente può fermarci!».
   Così dicendo Atena agitò il polso, inducendo la civetta a lasciarla. Il rapace prese a svolazzare nell’hangar, stridendo lugubremente.
   «Quindi è rimasta sulla Terra per distruggerci. E ora è al servizio di Ahriman» disse Mitchell con amarezza.
   «È stata lei a pianificare la nostra rovina, fin dal primo incontro» aggiunse Rivera. «Ci ha piazzato a bordo Zahak, dopo avergli dato precise istruzioni, e anche in seguito ha continuato a fare da tramite fra lui e Ahriman. La nostra missione era condannata fin dall’inizio» comprese.
   «Vi siete condannati nel momento in cui vi siete schierati contro Ahriman» ribatté Atena. «Comunque sì... tutto ciò che vi è accaduto è stato il dipanarsi del mio piano. Io l’ho elaborato, io l’ho portato a compimento. Zahak, i Replicatori... persino Ahriman e Azi Dahaka non hanno fatto altro che svolgere il ruolo che io avevo stabilito» si vantò.
   «Quindi anch’io...» mormorò il Colonnello, annientato.
   «Anche lei è sempre stato una mia pedina, certo. Lei e gli altri ufficiali avete lavorato per me. Credevate di opporvi ai Goa’uld, invece avete fatto il nostro gioco» confermò Atena, squadrandolo con divertita superiorità. «Dirigere l’Egida mi ha permesso di favorire la propaganda di Ahriman, anziché contrastarla. Così ho preparato i Terrestri a riprendere il loro ruolo più congeniale: quello di nostri sudditi».
   Mitchell si guardò la mostrina dell’Egida, che ancora campeggiava sulla sua uniforme. Una vita spesa credendo di combattere contro i Goa’uld... e invece era sempre stato il loro strumento. A quel pensiero si strappò la mostrina e la gettò via, disgustato. Poi si rivolse nuovamente alla Direttrice: «Quindi lei è stata la patrona di Atene, la prima democrazia del mondo?! Che delusione».
   A quelle parole la Goa’uld si accigliò e prese ad avvicinarsi, con aria intimidatoria. «Le dirò una cosa, sulla sua decantata “democrazia”. Qualcosa che ho notato nel corso dei millenni, e che perciò sfugge al suo limitato punto di vista umano. La democrazia è un’anomalia, come un piccolo neo. A prima vista può essere carino, persino sexy... ma da un momento all’altro può trasformarsi in un tumore. La vostra, ad esempio, è decisamente entrata in fase cancerosa. Così non mi resta che fare da chirurgo, estirpandola prima che sia troppo tardi» disse con rancore.
   «Se anche uccidesse la democrazia qui sulla Terra, ormai ce ne sono altre nella Galassia. Non può spegnerle tutte, non può soffocarne il ricordo» ribatté il Colonnello, con un groppo in gola.
   «Già, la democrazia l’avete  “esportata” a suon di bombe... e così facendo l’avete resa più odiata che mai. Ora le altre culture disprezzano la democrazia, per il solo fatto che l’associano a voi» sibilò Atena. «Non vede l’ironia, la giustizia poetica? Voi Terrestri avete esportato tanta di quella democrazia... che non ne avete conservata per voi. Ecco perché ora posso fare questo!».
   Con gesto repentino, la Goa’uld estrasse un cutter celato in tasca. E con un preciso fendente tagliò la gola all’Umano. Il suo gesto fu così rapido e inaspettato che Mitchell non riuscì a fermarla, né a schivare. Si portò le mani alla gola, sentendo sprizzare il sangue arterioso, caldo e vermiglio. Atena gli aveva reciso la carotide: era spacciato. Il Colonnello cercò di chiedere aiuto ai medici – ma erano davvero medici? – lì vicini, ma dalla sua bocca uscì solo un gorgoglio misto a sangue. Si accorse che nessuno dell’Egida accorreva in suo aiuto.
   «Mitchell!» gridò Rivera. Lui e gli altri avventurieri fecero per soccorrerlo, ma le guardie li mirarono con le pistole al plasma, intimando di stare fermi. Allora Vidarr cercò di sparare ad Atena, ma la sua arma fissata al braccio rimase inattiva.
   «Fatica sprecata... i miei tecnici hanno programmato la sua attrezzatura affinché non possa nuocermi» chiarì la Direttrice.
   «Quindi siete tutti Goa’uld?!» si sgomentò il Capitano.
   «No, io sono l’unica. Gli altri sono solo credenti» spiegò Atena con naturalezza. «Come ho detto, voi Terrestri state riprendendo il ruolo che vi spetta: quello di nostri adoratori».
   «Spiacente, Colonnello, ma è il volere degli dèi. Ne va delle nostre anime» spiegò il caposquadra, continuando a tenere sotto tiro gli avventurieri.
   Mitchell fissò con aria tradita le guardie che lui stesso aveva addestrato. L’attimo dopo la vista gli si oscurò, le ginocchia gli cedettero, ed egli crollò sul pavimento. La chiazza di sangue si allargò attorno a lui, mentre il suo corpo era scosso dagli ultimi palpiti. Morì dissanguato, nella completa disperazione, sotto gli occhi compiaciuti di Atena e quelli impassibili dei suoi fedeli.
 
   «E adesso?» chiese Rivera, riavendosi dallo shock.
   «Adesso morirete tutti, ovviamente» spiegò Atena. «La versione ufficiale sarà che eravate un gruppo terroristico intenzionato a trascinare l’Alleanza Terrestre in guerra contro Ahriman. Ma fortunatamente l’Egida vi ha sgominati... del resto noi siamo i buoni, è il nostro lavoro mantenere la pace. A conti fatti, i rapporti fra la Terra e Ahriman ne usciranno rafforzati, mentre i Jaffa ribelli saranno sempre più soli. Quindi vi ringrazio per avermi facilitato il lavoro. Come vedete, non servono ardue missioni per essere utili: dovete solo morire».
   Ciò detto Thena alzò il braccio, e le guardie si allinearono come un plotone d’esecuzione davanti agli avventurieri. Le bastava abbassarlo e avrebbero aperto il fuoco.
   «Ne vale davvero la pena? Secoli di complotti, tradimenti e omicidi... solo per essere di nuovo adorati?» mormorò il Capitano.
   «È la nostra natura» rispose Atena con semplicità. «Quando vivi per sempre, prima o poi non ti resta altro da fare che mirare al potere assoluto. E detto fra noi, è anche divertente» aggiunse, facendogli l’occhiolino.
   Abbassò il braccio e il plotone fece fuoco. Ma i colpi al plasma non raggiunsero i bersagli. Si fermarono a mezzo metro da loro, impattando contro uno scudo energetico. Allora tutti si accorsero che il Centurion aveva alzato gli scudi, estendendoli fino a proteggere gli avventurieri. Atena e i suoi erano fuori dalla bolla, modulata in forma di semisfera. Le loro armi manuali non avrebbero mai perforato i robusti scudi federali; serviva un’astronave per questo. Il Capitano ringraziò fra sé Naskeel, che li aveva salvati. Quelli dell’Egida non si erano resi conto che il Tholiano era a bordo: il suo organismo cristallino sfuggiva ai sensori tarati sui segni vitali umanoidi.
   «Avete solo ritardato l’inevitabile!» esclamò Atena, di nuovo con la voce Goa’uld.
   «Lo dica ai notiziari» ribatté Rivera. Dopo di che si volse e arrancò verso la navicella, facendo segno ai suoi di seguirlo. Gli avventurieri non se lo fecero ripetere. Tra loro c’erano anche Yo’rek e Vidarr, inclusi nella cupola protettiva del Centurion. Mitchell invece era all’esterno, e comunque per lui non c’era più nulla da fare: dovettero abbandonarlo.
   I fuggitivi salirono precipitosamente sulla navicella, mentre le guardie dell’Egida sprecavano colpi contro gli scudi. «Ho come un déjà vu» disse Shati, richiudendo il portello dopo che tutti furono entrati.
   «Stavolta è peggio: siamo rimasti soli» borbottò Irvik.
   Corsero in cabina, dove Naskeel stava già avviando i motori. «Deduco che i negoziati siano andati male» li accolse il Tholiano.
   «I negoziati non ci sono stati. Thena è un Goa’uld e ci voleva morti fin dall’inizio. Le missioni erano volte a sabotarci e distruggerci» rivelò il Capitano.
   «E tanti saluti alla nostra previdenza sociale!» si lamentò Lum, il Ferengi.
   Shati prese il timone, mentre gli altri si disponevano nel modo familiare alle postazioni. Anche Yo’rek e Vidarr erano ormai parte della banda: il primo faceva da copilota e il secondo aiutava Naskeel al tattico. In uno dei comparti posteriori, Talyn giaceva ancora in stato comatoso nella sua cuccetta, sorvegliato da Ottoperotto.
   Il Centurion si sollevò in volo, ruotando verso l’uscita dell’hangar. Temendo la reazione, Atena richiamò a sé la sua adorata civetta e si fece teletrasportare al sicuro in plancia, mentre i suoi accoliti fuggirono verso le porte interne. Nello stesso momento, qualcuno in sala controllo chiuse il portello esterno dell’hangar, nel tentativo di trattenere i fuggitivi.
   «Questa se la sono cercata» disse Rivera. «Fuoco contro il portello!».
   «Il campo di contenimento atmosferico è stato potenziato» avvertì Naskeel. «Ma quello non è l’unico lato dell’hangar affacciato sullo spazio».
   «Oh-oh, intesi!» fece Shati, ruotando il Centurion verso una parete laterale.
   Appena furono in posizione, Naskeel aprì il fuoco coi cannoni phaser, aprendo un ampio squarcio nella fiancata dell’hangar. La O’Neill sussultò per i colpi che la crivellavano dall’interno. L’atmosfera uscì a fiotti, trascinandosi dietro un gran numero di caccia stellari. Anche gli accoliti di Atena, che non avevano ancora raggiunto l’uscita interna, furono trascinati all’indietro. Cercarono disperatamente d’aggrapparsi a qualcosa, ma non avevano appigli nelle immediate vicinanze. Alcuni furono direttamente espulsi nello spazio, altri vennero prima schiacciati dai caccia che a loro volta scivolavano verso il vuoto.
   «Adesso scoprirete se dall’altra parte c’è Ahriman ad aspettarvi» disse Yo’rek cupamente.
   Rivera tuttavia rimase corrucciato. Tra i corpi espulsi nello spazio c’era anche quello del Colonnello Mitchell. Una misera fine per uno degli ultimi ufficiali integri dell’Egida, nonché per un amico che li aveva sostenuti fino all’ultimo.
   Non appena la pressione si fu equalizzata e gli oggetti smisero d’essere trascinati all’esterno, Shati attivò i propulsori. Il Centurion schizzò fuori dallo squarcio, allontanandosi dall’astronave danneggiata. «Ficchiamogli qualche siluro nelle budella!» propose la Caitiana. Se avessero lanciato i siluri attraverso la falla, avrebbero distrutto l’intero vascello.
   «No! Non sappiamo quanti ufficiali dell’Egida siano corrotti. Potrebbero essere una minoranza, nel qual caso uccideremmo degli innocenti» obiettò Rivera.
   «Innocenti che sono comunque agli ordini di Thena. Non scarterei l’opzione, Capitano» avvertì Naskeel.
   «La O’Neill trasmette alla flotta» avvertì Lum, inserendo il viva voce.
   «Attenzione, qui è la Direttrice Thena che si rivolge alle navi dell’Egida e della Flotta Terrestre. Mi dolgo di comunicarvi che i mercenari della Destiny si sono rivelati dei traditori. Hanno brutalmente assassinato il Colonnello Mitchell, oltre a un gran numero di guardie. Io stessa sono sfuggita a stento alla loro aggressione» mentì la Goa’uld.
   «Ordino pertanto a tutte le navi d’aprire il fuoco sul Centurion. Distruggetelo se necessario, ma non lasciatelo fuggire. Ordino altresì d’arrestare i mercenari a cui abbiamo dato asilo, e che ancora si trovano sulle nostre navi. È chiaro infatti che vogliono approfittare della nostra accoglienza per sabotarci e distruggerci. Se oppongono resistenza, siete autorizzati a usare la forza letale. Che nessuno esiti; non possiamo permetterci un’altra sconfitta, ne va della salvezza della Terra. Thena, chiudo».
   A queste parole la O’Neill e le altre navi terrestri aprirono il fuoco contro il Centurion. La navicella federale si trovò al centro di una gragnola proveniente da tutte le direzioni, costringendo Shati a spericolate manovre evasive. Intanto il resto della ciurma, distribuito sulle navi terrestri, veniva arrestato. Gli avventurieri erano colti di sorpresa ovunque fossero: negli alloggi, nelle mense, nei simulatori.
   «Via di qui, presto!» gridò Irvik, mentre il Centurion tremava sotto i colpi.
   «Ma i nostri compagni sono ancora su quelle navi! Non possiamo abbandonarli!» protestò Shati. Erano circa trecento persone, distribuite su cinque vascelli. Ciò significava una media di sessanta avventurieri su ogni vascello: pochi per resistere all’attacco inaspettato. Tanto più che, in quel momento, erano disarmati e lontani dagli hangar.
   «Se ci attardiamo saremo distrutti, senza per questo aiutare i nostri compagni. C’è una sola risposta logica, la ritirata» disse Naskeel, dando massima energia agli scudi.
   «Così i nostri penseranno che li abbiamo traditi» mormorò Rivera. Eccolo lì, l’affronto finale per un Capitano: dover abbandonare l’equipaggio alla prigionia e forse alla morte, dando l’impressione d’averlo tradito. Ma Naskeel aveva ragione: restare costituiva un suicidio inutile. Così era una scelta obbligata, come quasi tutte quelle che aveva fatto ultimamente. «Shati, portaci via di qui» ordinò, soffrendo sino in fondo al cuore.
   «E va bene, che direzione?!» si arrese la timoniera.
   «Una vale l’altra, basta che andiamo via. Occultate il Centurion, confondete la traccia quantica... prendete ogni accortezza affinché non ci seguano» disse il Capitano, rivolto al poco che restava della sua ciurma.
   Shati eseguì un’ardita manovra, dando l’impressione di volersi schiantare contro la plancia della O’Neill. Sulla nave terrestre, Atena e gli altri ebbero attimi di panico. Una collisione avrebbe disintegrato il Centurion, ma anche loro sarebbero periti. All’ultimo momento Shati deviò verso lo spazio aperto e balzò in cavitazione quantica. Alcuni dei siluri che seguivano il Centurion colpirono gli scudi della O’Neill. La nave terrestre sussultò ed ebbe danni. In plancia Atena fu scaraventata a terra; si rialzò scarmigliata e furente.
   «Dov’è il Centurion?!» gridò, perdendo l’usuale autocontrollo.
   «Scomparso, Direttrice. Dev’essere saltato a velocità iperluce» rispose l’addetto ai sensori. «Desolato, non riesco a tracciarlo».
   «E gli altri mercenari? Quelli sulle nostre navi?».
   «Tutte e cinque le navi segnalano che stanno procedendo agli arresti» riferì l’addetto. «Ci sono tafferugli e qualche ferito, ma nel complesso la situazione è sotto controllo».
   «Inviate squadre in aiuto, se necessario. Nessuno di loro deve fuggire» raccomandò la Direttrice, tornando padrona di sé. Anche se il Centurion era fuggito, lei aveva il grosso dell’equipaggio. Poco alla volta la situazione si normalizzò, man mano che sui vascelli terminavano gli arresti.
   «Come intende procedere coi fuggitivi?» chiese il Capitano della O’Neill.
   «Oh, quelli non hanno fatto altro che prendere la via più lunga e dolorosa» rispose Atena, increspando le labbra in un sorriso sadico. Quando un piano falliva, lei ne aveva sempre un altro di riserva. Dopotutto era la dea della strategia militare.
 
   «Siamo in rotta verso i confini dell’Alleanza Terrestre. Nessun inseguimento, penso che siamo riusciti a seminare l’Egida» disse Shati. Dopo di che ruotò la poltroncina, sino a fronteggiare il Capitano. «E adesso?» chiese.
   Rivera non aveva una risposta. Dopo la perdita della Destiny, rivolgersi all’Egida era la sua ultima speranza. Scoprire che era proprio l’Egida il nemico lo lasciava a corto di opzioni. «Adesso... è finita» disse. «Quando perdemmo la Destiny, diceste che sarei stato ancora il vostro Capitano, finché avrei avuto un equipaggio di cui occuparmi. Ebbene, ora abbiamo perso anche quello. I nostri compagni sono stati catturati; saranno detenuti chissà dove e potrebbero anche essere uccisi. In ogni caso non li rivedremo più. A questo punto non sono più un Capitano. Non sono più niente».
   Ci fu un silenzio deprimente, prima che Shati insorgesse. «Non so se l’ha notato, signore, ma qui ci siamo ancora noi! Siamo i suoi ufficiali e siamo intenzionati a sopravvivere, sebbene tutta la Galassia ci sia contro. E là dietro, in una cuccetta, c’è Talyn in coma. Lui ci ha salvati tutti, affrontando Ahriman, e ora lei vuole abbandonarlo?!» protestò.
   «No, non vorrei» sospirò Rivera, sentendosi vecchio e stanco. «Ma abbiamo esaurito ogni risorsa e ogni possibilità. Ahriman ci dà la caccia. Azi Dahaka ci dà la caccia. I Replicatori ci danno la caccia. E grazie a Thena, ora anche l’Egida e tutta l’Alleanza Terrestre ci danno la caccia. Avete sentito le sue parole, ci metterà fuorilegge con false accuse. Perciò davanti a noi si prospetta un’eterna fuga. Saremo sempre braccati, dovremo sempre stare sul chi vive. Io sono debilitato, come vedete. E la perdita di Giely mi ha spezzato il cuore al punto che, se non fosse per la necessità d’accudire Talyn, non vorrei più vivere. Per queste ragioni vi dico, con tutta l’obiettività rimastami, che non sono più idoneo al comando. Di conseguenza rassegno le dimissioni, con effetto immediato».
   Gli avventurieri si guardarono l’un l’altro, a disagio.
   «Non basta dimettersi, deve anche designare un successore» osservò Irvik. «Avendo perso Losira, i due ufficiali più alti in grado siamo io e Naskeel. E io la informo che non intendo accettare l’incarico. Mi pregio d’essere un buon ingegnere, ma non sono fatto per elaborare strategie di guerra e prendere decisioni di vita e di morte».
   «Allora il Capitano sarà Naskeel» disse Rivera, con un’alzata di spalle. «Le farei le mie congratulazioni, signor Naskeel, ma nell’attuale congiuntura sarebbe una presa in giro. Quindi le dico solo: “Che Dio gliela mandi buona”».
   A quelle parole la tensione divenne palpabile. «Signore, è sicuro di voler...» sussurrò Shati, disperata. Era la migliore amica del Tholiano, ma stentava a figurarselo in quel ruolo.
   «L’ho già fatto. Naskeel è il Capitano» confermò Rivera. «E se il primo ordine del nuovo Capitano sarà di gettare quello vecchio nello spazio, sappiate che non ho nulla da obiettare. In effetti credo di meritarlo».
   Tutti fissarono il Tholiano, chiedendosi come avrebbe reagito a quell’inatteso sviluppo.
   «Considerate le attuali criticità, la sua è una decisone logica» disse Naskeel. «Pertanto accetto l’incarico di Capitano... ma solo ad interim. Glielo restituirò qualora le sue condizioni psico-fisiche dovessero migliorare. Mi sono testimoni questi ufficiali».
   «Così sia» cedette Rivera, pur non aspettandosi il miracolo.
   «Quindi quali sono gli ordini... Capitano?» chiese Lum, rivolgendosi a Naskeel.
   «Devo ancora valutare le opzioni. Per adesso proseguiamo su questa rotta. È stata una lunga giornata e siete stanchi, perciò vi consiglio di dormire. Domattina vi annuncerò le mie decisioni» disse il Tholiano.
   «Domattina ci troveremo ancora nella stessa situazione» disse Shati cupamente. «Siamo un pugno di fuggitivi su una navicella, inseguiti da tutte le potenze galattiche. E abbiamo uno... no, due compagni che hanno bisogno d’aiuto» aggiunse, riferendosi a Talyn e Rivera.
   A quel punto qualcosa si spezzò nella Caitiana. I suoi occhi felini, così pronti a riempirsi di furia, stavolta si colmarono di lacrime. I suoi propositi di vendetta sfumarono innanzi alle mere necessità di sopravvivenza che erano ormai la maggior preoccupazione. «Ma io non vi abbandonerò, amici miei! Sarò sempre in debito con te, per avermi dato un’altra occasione...» disse Shati, abbracciando l’ex Capitano, «... e con Talyn per averci salvati. Voi siete la mia famiglia, l’unica che mi rimane, e non vi lascerò nel momento del bisogno!» singhiozzò. Rimase abbracciata a Rivera, piangendo calde lacrime. Il vecchio Umano ricambiò l’abbraccio e arrivò a carezzarla paternamente, stando attento a non farlo contropelo.
   «Sono d’accordo» disse Irvik, più pacato, ma con la stessa convinzione. «Al diavolo i gradi e i ruoli. Quel che abbiamo passato, nel bene e nel male, ci ha legati come mai avrei creduto possibile. Ha fatto di noi una famiglia. Perciò continueremo a sostenerci, fino all’ultimo respiro».
   «Anch’io resterò con voi» promise Yo’rek. «Mi avete salvato più volte, pagando un prezzo elevatissimo. Ora condividerò la vostra sorte».
   «Lo stesso vale per me, dato che non posso tornare all’Egida» disse Vidarr, uscito dall’armatura.
   «Allora è deciso, resteremo uniti» acconsentì Naskeel.
   «E che il Grande Flusso Materiale sia con noi!» aggiunse Lum, commosso quanto poteva esserlo un Ferengi.
   «Cos’è il Grande Flusso Materiale?» s’incuriosì Yo’rek.
   «Alé, adesso parte in quarta» fece Shati, tirando su col naso. E infatti Lum non perse l’occasione per rivelare quella perla segreta della teologia Ferengi.
   «Dunque, il Grande Flusso Materiale – o Grande Fiume, o Grande Continuum – è il fondamento spirituale del mio popolo. Lo appresi dai miei genitori, quand’ero così piccolo che avevo ancora le prime orecchie» spiegò il Ferengi, nostalgico. «Vedete, il cosmo ha milioni di mondi. In tutti c’è eccesso di qualcosa e penuria di qualcos’altro. Il Grande Flusso Materiale è quell’interscambio, quella compravendita che scorre tra tutti i luoghi come una possente fiumana, portandoci dalla sponda del volere a quella dell’avere. E così unisce tutto l’Universo!» disse in tono ispirato.
   «Per ottenere ciò che desideriamo nella vita, noi Ferengi dobbiamo navigare questo flusso con abilità e grazia. Ci guidano le Regole dell’Acquisizione, grazie a cui assecondiamo i venti della prosperità e scansiamo le secche della bancarotta. All’atto pratico, significa che tutto ha un prezzo: merci, tecnologie, informazioni. Ciò che qui non ha valore, là può essere inestimabile. Un grande affarista fa sì che ognuno riceva ciò che desidera, e tutti lo paghino» concluse Lum.
   «Spiritualità ed economia, amalgamate in una possente sintesi poetica» ironizzò Irvik.
   «Non fargli altre domande, o ti elencherà gli Stadi dell’Acquisizione e tutte le 285 Regole» aggiunse Rivera, rivolto a Yo’rek.
   «In effetti dovrei rinfrescarvi la memoria. Farebbe un gran bene a tutti, visto come sono andati a picco i nostri affari ultimamente!» ribatté il Ferengi in tono acido.
   «Uhm, non è un discorso da buttar via» rimuginò Yo’rek. «Può sembrare che siamo senza risorse, ma qui nel Centurion avete l’intero database federale. Sono informazioni senza prezzo per molti mondi. Se le vendeste oculatamente, potreste ricavarne enormi guadagni».
   «Questo sì che è parlare!» approvò Lum.
   Passata la crisi, Shati si sciolse dall’abbraccio di Rivera, guardandolo con aria dubbiosa. Quand’era al comando, l’Umano si era sempre opposto alla vendita di segreti tecnologici che potessero alterare l’equilibrio politico delle realtà che visitavano.
   «Non sono più il Capitano; decidete voi» si limitò a dire Rivera, mostrando i palmi.
   «In tal caso, ritengo che sia utile e necessario seguire il Grande Flusso Materiale» decise Naskeel. «Venderemo ciò che abbiamo, fuori dai confini dell’Alleanza Terrestre».
   «Ma sì, o la va o la spacca!» approvò Irvik. «Allora, da dove cominciamo?».
   «Vi suggerisco di partire dal mio popolo, i Jaffa Liberi» disse Yo’rek. «Nella loro situazione d’emergenza, pagheranno a peso d’oro ogni informazione e tecnologia utile».
   «Beh, potremmo cominciare con l’informarli che a capo dell’Egida c’è una Goa’uld! Così ci penseranno due volte prima d’accettare i suoi aiuti» commentò Shati. «Anche avvertirli dell’alleanza tra Ahriman e Azi Dahaka potrebbe ingraziarceli».
   «E per quanto riguarda le tecnologie, sappiate che abbiamo in memoria i progetti del Sangraal, l’arma contro gli Ascesi» aggiunse Irvik. «In effetti devo cominciare a dargli un’occhiata...» rimuginò.
   «Allora facciamo rotta per il più vicino mondo dei Jaffa Liberi» stabilì Naskeel. Era il suo primo ordine come Capitano del Centurion.
   «Sì... Capitano» disse Shati, accettando la nuova situazione. Tornò al timone, modificando la rotta. E pregò gli antenati, dal primo all’ultimo, che quello fosse l’inizio della riscossa.
 
   La O’Neill s’inserì nell’orbita terrestre, attraccando al cantiere spaziale assegnato. Il vascello aveva subìto infatti gravi danni, che richiedevano estese riparazioni. Anche le navi terrestri reduci dalla Battaglia di Nemesis dovevano essere revisionate, prima di tornare in servizio.
   La prima incombenza di Thena fu assicurarsi che i prigionieri della Destiny fossero trasferiti nelle celle di massima sicurezza dell’Egida. L’operazione fu eseguita mediante il teletrasporto, sia per non dover mobilitare decine di navette, sia per evitare tentativi d’evasione. I detenuti furono trasferiti direttamente dalle loro celle sulle astronavi a quelle in superficie. Thena dette disposizioni severissime sulla loro custodia, vietando qualunque contatto col mondo esterno. Per il momento li tenne in vita, nell’eventualità che le fossero utili più avanti. Non escludeva di potergli estorcere informazioni, o di usarli come esca per attirare gli ultimi fuggitivi. Se le circostanze lo avessero richiesto, tuttavia, era pronta a terminarli. Non sarebbe stato facilissimo, visto il loro numero considerevole, ma ormai il suo controllo sull’Egida era tale da poter giustificare ogni incidente e sparizione. Il responsabile del blocco detentivo, ad esempio, era uno dei suoi adepti, per cui poté spiegargli la situazione senza filtri.
   Fatto questo, Thena redasse la versione ufficiale dell’accaduto, volta a incolpare gli avventurieri. Il suo rapporto sarebbe stato letto per intero solo dal Presidente e pochissimi altri. Ma gli eventi chiave – la morte di Mitchell, la fuga dei mercenari – dovevano essere divulgati. Quando c’erano da fare annunci, Thena non si esponeva mai direttamente: l’Egida non fissava eventi stampa. Le informazioni erano passate al Ministero della Difesa, ed era questo a decidere quanto rivelare alla popolazione. In tal modo la Goa’uld conservava il proprio ruolo d’eminenza grigia, pressoché sconosciuta al pubblico.
   Il giorno dopo Thena andò a Washington, per presenziare al funerale di Mitchell. Il corpo del Colonnello, recuperato dallo spazio, fu sepolto in un cimitero militare, alla presenza d’alti ufficiali dell’Egida e della Flotta Terrestre. Per ironia della sorte, toccò proprio a Thena pronunciare l’elegia funebre. Era un compito che la Goa’uld aveva svolto molte volte in passato, ragion per cui se ne occupò con consumata abilità retorica. Tessé le lodi di Mitchell, presentandolo come l’incarnazione degli ideali più alti delle istituzioni che aveva servito. Promise altresì che i suoi assassini, i mercenari della Destiny, sarebbero stati perseguiti con ogni mezzo. Concluse invitando i presenti a perseverare nella difesa dell’Alleanza Terrestre, come avrebbe fatto il compianto Colonnello.
   Al termine della cerimonia, la vedova di Mitchell venne da lei per ringraziarla di quel “discorso così commovente e genuino”. Thena la esortò a restare salda nelle avversità, ribadendo la propria determinazione nel punire i colpevoli. Così dicendo osservò la folla, riconoscendo qua e là i suoi adepti, che sapevano o sospettavano fosse lei la responsabile dell’omicidio. Erano cresciuti di numero nel corso degli anni, eppure rimanevano una minoranza rispetto al totale, il che la obbligava a rispettare ancora le apparenze. Quando fu in volo per Atlantide, tuttavia, la Goa’uld poté sorridere al pensiero che finalmente s’era liberata dello scomodo Colonnello. E appena fu tornata in ufficio, Thena sciolse la squadra di pronto intervento di Mitchell. Addusse come giustificazione le “sospette infiltrazioni nemiche”, suggerite dal tradimento di Zahak. In realtà sapeva benissimo che non c’erano altri infiltrati nella squadra. Era questo il vero motivo per cui la scioglieva. I membri furono smistati fra altre squadre in mano ai suoi adepti, così che non costituissero una minaccia, e all’occorrenza potessero essere eliminati a loro volta.
   Quella sera Thena verificò che i principali quotidiani online stessero riportando la sua versione degli eventi. Fu soddisfatta nel constatare che era così. Articoli e servizi giornalistici riferivano in modo unanime che un gruppo terroristico, in possesso della nave Destiny d’origine sconosciuta, aveva compiuto attentati per trascinare l’Alleanza Terrestre nel conflitto contro Ahriman. In uno di questi attentati era stato ucciso il Colonnello Mitchell. La Destiny però era stata distrutta e gran parte del suo equipaggio assicurata alla giustizia. Thena sorrise nel sentire l’ultima parte di un servizio giornalistico, che la citava quasi parola per parola.
   «... si ritiene che il Capitano Rivera e i suoi ufficiali superiori siano riusciti a fuggire su di un piccolo vascello militare, il Centurion. Le immagini di questo vascello saranno divulgate per renderlo identificabile, così come gli identikit dei fuggitivi. La Flotta è in allerta e le autorità locali sono incaricate di ricercare questo gruppo eversivo. Ai cittadini viene chiesto di collaborare alle ricerche, segnalando ogni eventuale avvistamento. Si ricorda che il mancato avviso si configura come reato di favoreggiamento del terrorismo.
   Ricordiamo altresì che questi terroristi sono armati e pericolosi. Il loro scopo dichiarato consiste nell’estendere il conflitto in corso tra Goa’uld e Jaffa, coinvolgendo l’Alleanza Terrestre dalla parte di questi ultimi. Ora che le loro trame sono note e il loro vascello principale è distrutto, potrebbero compiere ulteriori stragi per rappresaglia. Il Capitano Rivera, in particolare, è stato riconosciuto come un estremista neo-nazista, convinto che la specie Goa’uld debba essere sterminata. Per un approfondimento sul genocidio dei Goa’uld e le responsabilità storiche dei Terrestri, si rimanda alle fonti in descrizione...».
   Soddisfatta, Thena disattivò l’oloschermo. «Beccatevi questo, avventurieri. Adesso ogni anima virtuosa dell’Alleanza Terrestre vi vorrà morti. A nessuno piacciono i nazisti, e a nessuno piace essere trascinato in guerra... quindi siete spacciati. Vi denunceranno e vi braccheranno ovunque, finché rimpiangerete di non essere morti al momento prefissato» si disse. E se ne andò a dormire, lieta di come la situazione si stesse risolvendo.
 
 
[1] Odissea, incipit.
   
 
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