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Autore: Scarlett Queen    02/10/2024    2 recensioni
E' l'anno 1789.
Un'epoca di tumulti per il regno di Lys.
Robespierre ha sollevato gli Stati Generali contro la corona, dando inizio ad una Rivoluzione, dividendo la nazione in due.
il peso della corona poggia ora sulle spalle di Marie Antoinette, regina indesiderata di una terra sull'orlo dell'annientamento.
E' un'epoca di esoscheletri da combattimento, di fiamme e macchine prodigiose, di magia e tecnologia.
E' l'epoca del ritorno di un'antica linea di sangue, ed è tempo che Maria Antonietta sollevi il suo popolo contro la fine che li minaccia.
Eppure, vagando sola sul campo, la fanciulla si chiede se mai potrà davvero farcela... se tutto possa avere davvero un senso.
Ma nessuno può aiutarla a trovare una risposta, lei è sola in questo momento di dolore, con l'unica compagnia del suo mech da combattimento, il suo Cavaliere.
Genere: Fantasy, Guerra, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
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Il Giglio e la Macchina 


[https://youtu.be/KRRAb9FJCAc]
La pioggia poteva lavare via il sangue, mescolarsi alle lacrime, far brillare la superfice metallica come fosse un diamante. La pioggia aveva il potere di far credere che il dolore potesse passare, dava l’illusione di pulizia e redenzione. Ma era solo una menzogna, una… una delle tante.
La pioggia non poteva cancellare le montagne di corpi smembrati, il fetore del sangue rappreso, la sensazione delle viscere sotto gli stivali. Non poteva lenire la sua sofferenza, nascondere le sue lacrime e nemmeno cancellarla. Essere cancellata e non dover più patire quel ciclo eterno di conflitti.
«Perché – sussurrò cadendo sulle ginocchia, osservando le proprie mani guantate d’argento, con le lacrime che le cadevano sulle palme rivolte verso di sé – perché tutto questo? Perché? Perché? Perché?!»
Si nascose il volto fra le dita, piegandosi in avanti, impotente, lacerata. I suoi capelli, del fine colore dell’oro ricaddero in avanti, l’azzurro dei suoi occhi era adesso liquido, come un lapislazzulo fuso e un vento crudele sferzava quella terra di nessuno.
Sparsi per quella landa desolata garrivano, sbrindellati e macchiati di icore e sangue gli stendardi dell’esercito reale di Lys e i ribelli separatisti. Il fumo si sollevava dagli esoscheletri in fiamme, il fetore del Mana bruciato appestava l’aria, facendola brillare.
«Perché non sono più forte?»
La fanciulla si alzò sulle gambe, tirando su col naso e fissò il suo destriero, il suo protettore, il suo Cavaliere. La macchina ricambiò impassibile il suo sguardo, la luce del sole, che filtrava a stento dalla coltre di nuvole, ne fece brillare l’armatura come fosse un gioiello.
«Antenati io… non so se posso avere la forza di proteggere la mia patria.»
Deglutì a vuoto, le spalle scoperte vennero attraversate da un sussulto e le tremò il labbro. Il Cavaliere era imponente, fermo e impassibile; la sua forma rigidamente geometrica era l’unica nota di colore, azzurro e oro, in quel mare di lacrime.
Lo sportellone del nucleo di comando era aperto, rivolto diagonalmente verso l’alto, con la lastra protettiva scheggiata dai proiettili e qualche scheggia sul fondo, sotto i pedali per il controllo motorio degli arti inferiori.
«Immagino sia il nostro destino, non è così, Oberon? Ancora e ancora nella mischia, senza possibilità di fuga, di salvezza… una danza nella costante dannazione di questo nostro mondo. Combattere, soffrire e morire, per Avalon.»
Si arrampicò agile sulla gamba destra, distesa in avanti, afferrandosi alle giunture e ai reattori di movimento tridimensionale, issandosi sulla corazza. All’inizio l’aveva odiata, quella macchina. Aveva odiato la sensazione soffocante della sua stretta quando entrava in simbiosi… aveva odiato il proprio ruolo, impostole dall’Imperatrice Madre.
Ma ora, in tutta Avalon, dalla reggia di Gallia, Versailles, sino ai bastioni dorati di Camelot di Albione quell’esoscheletro, il suo mech, era l’unico posto sicuro per lei. Perché l’unico posto nel quale ormai riuscisse a sentirsi accettata, amata e apprezzata era il campo di battaglia, nella guerra, nel mezzo della mischia.
«Io e te Oberon – disse, saltando sino alla punta acuminata della cabina di comando, allungando il braccio destro verso la testa del Cavaliere – io e te siamo tutto ciò che si frappone fra la nostra terra e la sua distruzione. Ma è sempre più difficile, è sempre più dannatamente difficile.»
L’anello che portava all’anulare sinistro brillò, lo zaffiro incastonato nel cerchio d’oro mandò un tenue, tiepido bagliore e i circuiti ottici del Cavaliere si attivarono. I motori e gli ingranaggi motori emisero il proprio confortevole ronzio di accensione e la sagoma si sollevò in piedi, tendendo il palmo destro in avanti, facendole un muto cenno.
La fanciulla vi saltò sopra, atterrando sulla mano piegando appena le ginocchia e guardò attorno a lei, prendendo un lungo sospiro e scostandosi una ciocca dorata dagli occhi. Il sole che si profilava oltre il temporale illuminò la sua figura. L’argento degli stivali d’arme, l’argento dei guanti, il candore della tuta…
 La sua pelle, rosa e chiara era abbondantemente esposta al vento freddo, i cosciali le cingevano le cosce tornite, il seno pieno e sodo, sorretto dalla divisa… Aveva odiato anche quella, così spudoratamente audace, da lasciar poco all’immaginazione.
Ma poi aveva capito. Aveva capito che, quando il Cavaliere avvolgeva un pilota, le due entità dovevano entrare in Simbiosi, condividere sensazione e dolor: i radar, i sensori di prossimità, i dati e le indicazioni a schermo, nulla di tutta quella tecnologia poteva avere significato senza un collegamento diretto.
Eppure, fra lei e Oberon vi era qualcosa di più, di speciale… qualcosa di unico. Per questo era lei la punta di diamante dell’avanguardia di Lys, il Comandante dei Cavalieri dell’Ordine del Giglio. La spada lunga che portava al fianco sinistro picchiò contro la coscia, il vento la raggiunse da nord, portando alle sue narici l’odore del campo di battaglia.
https://youtu.be/6pj_I2aWcZQ
«Quel porco di Robespierre è ancora là fuori – sibilò stringendo i denti e portandosi il pugno destro allo sterno – ed ha il sostegno dell’Alta Guardia degli Stati Generali. Ci vuole portare via tutto, la sua Rivoluzione è solo una bugia!»
La pioggia passò, il cielo iniziò a squarciarsi e raggi di luce filtrarono in terra, allontanando le ombre. La fanciulla snudò la propria arma: la lunga spada era in fine, pregiato argento, capace di tranciare in due le armi di un Cavaliere. Osservò il doppio filo, la barra trasversale dell’elsa, il pomo e l’iscrizione in rune che attraversava tutta la scanalatura al centro della lama.
«Excalibur, Gioiosa… da Artù a Carlo Magno, passando per le mani di Orlando sino a Giovanna d’Arco. E ora ha scelto me.» Strinse l’elsa con entrambe le mani, levandola al di sopra della testa e facendola brillare di un’intensa luce dorata, che avvolse lei e Oberon come un manto caldo e amorevole.
«Io che sono moglie, madre e regina di Lys… Robespierre! – guardò menando un fendente all’aria, facendo un passo in avanti, con le lacrime a sgorgarle a fiumi dagli occhi – Mi senti razza di maiale? Ti sei preso la mia dignità, mio marito e i miei figli. Questa è la promessa di Marie Antoniette! La tua Rivoluzione avrà fine con la tua testa staccata dal collo… è il mio Giuramento!»
L’urlò con foga, sferrando un altro fendente, ansimando e serrando le dita della mano sinistra. La sagoma di Oberon si stagliò contro il paesaggio arido della terra di nessuno mentre, lontano a meridione giungevano, seguiti da una nube di polvere, i cingolati pesanti col sigillo del Conte Fersen. Marie sorrise fra le lacrime… Giusto, pensò, non era sola in quella guerra.
   
 
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