» 𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦𝘤𝘪𝘱𝘢 𝘢𝘭 𝘞𝘳𝘪𝘵𝘰𝘣𝘦𝘳 𝘥𝘪 𝘍𝘢𝘯𝘸𝘳𝘪𝘵𝘦𝘳.𝘪𝘵
» Prompt:10 ottobre / Orchidea / Passione
Esiliato due volte
“Passione, che sentimento sopravvalutato”, pensava Crowley, convinto che gli umani, da sempre, avessero confuso il profondo significato di passione con possesso o con desiderio, quando invece la passione aveva a che fare con il “dolore”, col “soffrire”.
Lo sapeva bene Crowley quando era ancora un angelo che, “ai piani alti” sembravano godere delle sofferenze degli uomini, soprattutto quando avevano permesso il grande sacrificio dell’uomo che per gli umani mortali si era fatto crocifiggere.
“Che strano modo di amare che hanno gli umani…” aveva detto Crowley ad Aziraphale, secoli prima, più soffrono più sembra che amino. Non che nel paradiso fosse diverso: loro se ne stavano nelle loro stanze asettiche, ad osservare gli umani che si massacravano chiamandolo “libero arbitrio”, quando il demone Crowley lo avrebbe definito piuttosto “divina indifferenza”.
E quando qualcosa non funzionava più secondo il loro volere allora mandavano, o lasciavano fare tutto ai demoni e agli inferi.
Per questo Crowley aveva deciso di andarsene, era stato cacciato perché faceva troppe domande, aveva sofferto quando era precipitato giù, con le ali incendiate e tutto il resto, ma poi, da quando aveva conosciuto Aziraphale, aveva pensato che non era poi così male stare sulla Terra, se comunque c’era anche lui.
Certo l’angelo era tutto un insieme compatto di bontà, miracoli e compassione, tutto l’opposto di lui, ma aveva in comune la stessa visione di Crowley sulla Terra e sugli umani: la Terra e gli umani, così come avevano imparato a conoscerli in quei millenni, meritavano di esistere così come erano e al diavolo il piano ineffabile, l’Apocalisse e tutto il resto.
Questo pensava Crowley da sempre e ci aveva messo tutto se stesso, sapendo che anche Azi, quel meraviglioso angelo, la pensava allo stesso modo, seppur con parole e sguardi diversi. Entrambi ci avevano messo passione, dedizione, una buona dose di piccoli miracoli e fortuna.
Erano sempre stati una squadra, l’uno poteva contare sull’altro senza che ci fosse bisogno di schierarsi in fazioni per forza, loro non rappresentavano bene e male, loro erano solo loro stessi.
Aziraphale con la passione per i libri e il buon cibo, Crowley con la passione per la sua Bentley e le piante (anche sé queste ultime un po’ le terrorizzava, per farle crescere rigogliose nel suo appartamento).
Crowley in questo ci aveva creduto, contro tutto e tutti, almeno finché un emozionato Azi non era ripiombato nella libreria dopo aver parlato con Metatron (a Crowley non piaceva quel vecchio e sicuramente la cosa era reciproca), e gli aveva confessato di aver accettato l’incarico di Arcangelo in paradiso al posto di Gabriele.
Crowley dovette chiederglielo più volte, mentre sentiva la rabbia salire nella gola, e forse anche qualcos’altro.
“Ti prego, dimmi che hai detto di no!” Lo incalzava Crowley e Azi sembrava non capire, tremava confuso.
“Ma Crowley caro… tu non capisci… potremmo stare insieme in Paradiso, come una volta…”.
“Sei tu che non capisci… sei un idiota… potevamo essere noi!” Gli aveva risposto il demone, riferendosi a Gabriele e Belzebù, che, in barba a tutte le divisioni e le lotte interne tra bene e male, avevano deciso di amarsi, così come erano, sulla Terra.
Aveva capito ancora più profondamente il significato della parola “passione” Crowley, sentendo il cuore sgretolarsi pian piano, guardando il suo angelo tradire tutto quello in cui credevano, forse quello in cui aveva sempre creduto solo lui.
Fu per Crowley un dolore ben peggiore di qualsiasi acqua santa versata addosso, quando lo baciò per la prima e unica, e forse ultima volta nella sua vita, c’era tutto il sentimento che era stato capace di custodire e provare in silenzio in quei millenni di vicinanza di amore verso l’angelo.
C’era passione, dolore e amore. Crowley amava Aziraphale non sapeva lui nemmeno da quanto e si maledisse per non aver avuto prima il coraggio di dirglielo.
Gli restava solo quel bacio, bellissimo, ma doloroso che sapeva di un addio dolceamaro, di qualcosa di grande è meraviglioso che poteva essere e che non sarà più.
“Oh Crowley… niente dura per sempre…” le parole di Azi tornarono come un’eco, assurde, ma chirurgiche nel ferire ancora di più il cuore Crowley o lo ceneri di quel che ne restava dopo aver sentito la folle proposta di Aziraphale, che nella sua infinita bontà e inconsapevolezza, non si era reso conto di cosa stava chiedendo a lui, a Crowley.
Non poteva vivere senza di lui, senza il suo Angelo, ma non poteva neanche accettare di tornare in paradiso per essere solo un’altra pedina Metatron e di quel disegno ineffabile del cazzo.
Lo aveva baciato con tutta la passione che aveva imparato a conoscere frequentando i mortali, non aveva mai baciato un angelo, per la verità non aveva mai avuto il desiderio di baciare mai nessuno, eppure le labbra di Aziraphale erano più morbide e delicate dei petali di un’orchidea,e lo sapeva bene Crowley, poiché aveva fortemente voluto che tra tutto il creato ci fossero fuori così belli come le Orchidee, il dolce sapore di quella sua bocca dolce e gentile sarebbe bastato da solo a salvare il mondo, quel fetido mondo in cui ora l’angelo si apprestava a lasciarlo da solo, per seguire il piano divino.
“Io ti perdono…” gli aveva detto Aziraphale staccandosi bruscamente, confuso ed emozionato, quasi addolorato, dalle sue labbra.
Quegli occhi azzurri, meravigliosi, così sinceri, così espressivi, così tanto da Azi, in quegli occhi ora Crowley non riusciva a leggerci dentro altro che vergogna.
Vergogna e senso di colpa?
Non certo passione no, quella sarebbe stata, di lì in poi, una ferita aperta e sanguinante, come i chiodi facevano sanguinare le mani del Signore, un affare privato solo e soltanto di Crowley.
Era stato esiliato due volte, pensò, mentre si rimetteva alla guida della sua amata Bentley, ora piena di piante e oggetti personali, dato che il demone non aveva più una casa.
La prima volta Crowley era stato esiliato, come Angelo, dal Paradiso, perché faceva troppe domande e forse perché creava troppa bellezza a beneficio degli umani tutti.
La seconda, come Demone, era stato bandito dal cuore di un Angelo, anzi ci si era escluso da solo, poiché non lo poteva più seguire. E Aziraphale sì che era la cosa più bella fosse mai stata creata, anche fosse stato a beneficio solo suo, anche se Crowley sapeva di non meritarselo, lui voleva quell’Angelo di cui conosceva a memoria ogni pregio e difetto, un Angelo che non avrebbe più rivisto tanto presto.
Voleva gridare Crowley, piangere, maledire tutti, maledirsi, per non aver impedito ad Aziraphale di essere tanto sciocco, e invece si limitò a stringere le dita sul volante, a ricacciare quel groppo in gola dal sapore di un amore finito ancora prima di definirsi tale, e che rischiava di farlo esondare, mise in moto l’auto, gli occhiali da sole ben calcati sul viso, per nascondere fugaci lacrime di fuoco, mentre la libreria di Aziraphale, e tutto quello che erano stati, scivolava via sulla sfondo.
***
Note dell’autrice: È la prima volta che scrivo in questo Fandom, ma ho da poco terminato la visione della seconda stagione di “Good Omens” e come tanti di voi, anche io ci sono rimasta male per quel finale lì… e ho voluto comunque scrivere una OS dal punto di vista di Crowley sulla faccenda, e sulla sua dichiarazione col cuore in mano, sappiate che ho ancora il cuore spezzato per quegli ultimi minuti di episodio... È stata una delle scene più intense e cariche di pathos che abbia visto negli ultimi anni in tv, se escludiamo la serie Loki e Wakanda Forever…
Dedico questa piccola OS a Raphaelgirl87 tu ragazza, sai perché!
Spero vi piaccia come mio primo tentativo.
A presto!
Vostra Ladyhawke83


