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Autore: Rumyantsev    05/11/2024    0 recensioni
Dopo aver subito una lieve ferita alla testa, Kirk è confinato in Infermeria, incapace di parlare a causa di una condizione temporanea. Dopo alcuni tentativi falliti di comunicare da parte del Capitano, McCoy inizia a sospettare che la situazione potrebbe essere più grave e urgente di quanto avesse inizialmente pensato...
Genere: Comico, Commedia | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: James T. Kirk, Leonard H. Bones McCoy, Spock
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Questione di urgenza 


Curare Jim Kirk era meno difficile che curare il Signor Spock, cioè era un compito solo quasi impossibile. Era anche una delle cause primarie che avrebbero certamente concorso all’invecchiamento precoce del Dottor McCoy, soprattutto perché trovarsi nella necessità di dover curare Kirk era un’incombenza molto più comune del dover curare Spock.

Quel giorno, per esempio, Kirk aveva ingaggiato una colluttazione con l’alieno che aveva tentato di dirottare l’Enterprise, ignorando il fatto che McCoy gli avesse detto infinite volte che lanciare il proprio corpo a peso morto contro l’avversario non è uno stile di combattimento efficace, a meno che uno non voglia provocarsi una commozione celebrale, cosa che Kirk aveva in effetti fatto.

Battendo la testa per terra si era procurato un ematoma celebrale in corrispondenza dell’area di Broca, causandosi un’afasia temporanea, oltre che una discreta dose di vertigini e nausea; McCoy l’aveva visitato, scuotendo la testa sconsolato, e gli aveva somministrato una siringa di corticosteroidi: nell’arco di qualche ora il sangue sarebbe stato riassorbito, Jim Kirk sarebbe stato nuovamente in grado di parlare e McCoy avrebbe potuto visitarlo di nuovo e fargli un’altra siringa, probabilmente innecessaria, ma dolorosa abbastanza perché imparasse a pensare due volte prima di ripetere l’esperienza.

Nel frattempo lo teneva in osservazione in Infermeria, o così avrebbe voluto. Kirk infatti non reagiva bene ai ricoveri: dopo la prima ora sdraiato sul lettino aveva cominciato ad agitarsi e aveva provato ad alzarsi, probabilmente per tornare sul Ponte, McCoy dunque si era trovato costretto a chiamare la sicurezza per farlo legare, ignorando le sue proteste espresse con occhiatacce, mugugni e grugniti. Anche senza riuscire ad articolare alcuna parola in un linguaggio comprensibile, Kirk aveva cercato di litigare con lui per farsi liberare, ma il dottore non aveva voluto sentire ragioni.

Si era ritirato nel suo ufficio, dove ormai stava, da un’ora o più, lavorando con le mani sulle orecchie per schermare gli improperi incomprensibili che il Capitano gli lanciava dalla stanza accanto, quando Chapel, la sua Capo Infermiera, fece capolino dalla porta: «Dottore, c’è da firmare questi referti», gli disse entrando e porgendogli il Padd.

McCoy lo prese con una smorfia svogliata e cominciò a scorrere con gli occhi il primo file.

«Non crede sia il caso di ricontrollare il Capitano? Si lamenta moltissimo», chiese Chapel.

McCoy la guardò e vide che lanciava occhiate preoccupate alla porta; si strinse nelle spalle: «Fa sempre così quando è in congedo medico, maledetto stacanovista incosciente. Se ne farà una ragione».

Chapel annuì, anche se non sembrava convinta, e uscì con il Padd non appena McCoy ebbe firmato tutti i documenti. Rientrò di corsa dopo neanche un minuto: «Dottore, deve venire! Il Capitano ha davvero un pessimo aspetto!», disse, trafelata.

McCoy aggrottò le sopracciglia, un principio di preoccupazione, e la seguì nell’Infermeria.

Kirk, con la faccia e il collo completamente rossi, si contorceva contro i vincoli che gli tenevano bloccati sul letto braccia e gambe. McCoy sussultò ed entrò subito in azione: afferrato lo scanner, lo affiancò alla testa del Capitano, là dove aveva rilevato l’ematoma sottodurale, aspettandosi una progressione del sanguinamento, ma trovò con sorpresa che invece il sangue stava venendo riassorbito anche più velocemente di quanto avesse previsto. Passò allora a scannerizzare il resto del corpo, cercando qualcosa fuori posto e trovando invece un Capitano in perfetta salute.

«Non capisco, non ha niente che non vada!», sbottò rivolto a Chapel, come se fosse colpa sua; intanto Kirk continuava ad articolare suoni sconnessi con un tono sempre più impaziente, frustrato dal fatto che nessuno riuscisse a comprenderlo.

Nel letto affianco c’era un Guardiamarina con una spalla lussata che stava venendo visitato da un Infermiere: «Forse ha qualcosa da dire a proposito della nave», commentò il Guardiamarina, «Sembra importante», aggiunse l’Infermiere.

«Sarebbe meglio chiamare il Comandante Spock», disse Chapel a McCoy. Kirk prese a scuotere la testa e grugnire più forte di prima.

Così McCoy, anche se riluttante, chiamò il Ponte e chiese che gli mandassero subito Spock, il quale arrivò già con entrambe le sopracciglia alzate in quell’espressione di superiorità che a McCoy faceva venire voglia di iniettargli un tranquillante a tradimento. «Mi ha chiamato, Dottore?», chiese; forse McCoy leggeva troppo tra le righe anche quando non c’era bisogno, ma non poteva fare a meno di leggere del compiacimento nel suo comportamento.

«Signor Spock!», esclamò Chapel alzando le mani al cielo come se fosse appena entrato il Salvatore, prima che McCoy avesse modo di rispondere, «Si tratta del Capitano, ha qualcosa che non va ma lo scanner non mostra niente di strano!».

Spock lanciò una lunga occhiata a Kirk, che ancora si contorceva.

«ARGHH», disse Kirk paonazzo, «BRAGH».

«Lo vedo», commentò impassibile Spock, «Dottore?».

McCoy produsse un mugugno che ricordava molto quelli inintelligibili del Capitano: «Dannazione, Spock, fai quella maledetta cosa con le dita e dicci cos’ha!», quasi strillò.

«Molto bene», rispose Spock, contraendo leggermente le labbra in segno di disappunto. Toccò la faccia del Capitano, che rassegnato smise di muoversi per consentirglielo, e ritirò le mani dopo pochi secondi. Kirk gli rivolse uno sguardo particolarmente penetrante; Spock raddrizzò la schiena e si rassettò la maglia dell’uniforme, battendo le palpebre numerose volte, poi disse: «Chapel, lo sleghi».

«Ma io-», iniziò lei, venendo prontamente fermata da Spock.

«Ѐ imperativo che il Capitano venga slegato immediatamente», ordinò, con voce dura e profonda. Dietro di lui il Guardiamarina e l’Infermiere assistevano alla scena, rapiti come fosse un pezzo di teatro; Chapel si precipitò a liberare il Capitano.

«Ma insomma, vuoi dirmi che cos’ha?!», sbottò McCoy, senza riuscire a trattenersi oltre.

Chapel liberò l’ultimo arto di Kirk, il quale scattò in piedi e si precipitò nel bagno dell’infermeria sotto gli sguardi attoniti di tutti i presenti.

Spock si avvicinò a McCoy, rimasto a bocca aperta. In un sussurro per non farsi udire da orecchie indiscrete, spiegò: «Una semplice… urgenza minzionale, Dottore».
   
 
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