Giovanni aprì gli occhi, il respiro irregolare mentre cercava
di mettere a fuoco ciò che aveva davanti. Una strana foschia gli appannava la
mente, come se si fosse svegliato da un sonno troppo profondo. Sbatté le
palpebre, e il cuore prese a martellargli nel petto: si aspettava di sentire il
dolore lancinante dei proiettili… eppure, nulla. Alzò una mano incerta, la posò
sul petto e sentì solo pelle e tessuto. Nessuna ferita. Se non fosse stato per
i buchi sulla maglietta e per le macchie di sangue rappreso, avrebbe pensato
fosse stato tutto un brutto incubo.
Cercando di ordinare i pensieri, si guardò intorno e capì
subito che non si trovava nella sua stanza. Era circondato da un’eleganza che
sembrava appartenere a un’altra epoca, dove il lusso era ovunque, palpabile. Le
pareti decorate in toni dorati e scarlatti riflettevano un gusto antico, ogni
dettaglio scelto con cura: un letto a baldacchino dai tendaggi pesanti, uno
specchio incorniciato in legno scuro, mobili intarsiati e un pavimento di legno
lucido che sembrava splendere. L'intera stanza sembrava appartenere a un mondo
che conosceva solo dai libri di storia o dai film.
Con un respiro teso, si alzò dal letto, scostando le lenzuola
ricamate, e si avvicinò alla grande finestra. Scostò le tende di velluto e si
affacciò, aspettandosi il calore della luce del giorno, ma ciò che trovò fu ben
diverso.
Davanti a lui si estendeva un cielo violaceo e opaco, quasi
crepuscolare, con venature scure che davano l'impressione di un’alba eterna,
ferma nel tempo. L’assenza del sole era palpabile, eppure tutto era avvolto da
una sorta di luminescenza innaturale, spettrale, che rivelava il giardino
sottostante senza mostrare una vera sorgente di luce. Giovanni provò un
brivido.
Serrò la mascella, incapace di distogliere lo sguardo da quel
cielo così strano. ‘Dove diavolo sono
finito?’
Un leggero cigolio alle sue spalle
lo riportò alla realtà.
“Sei sveglio, finalmente!”
Sobbalzò, voltandosi di scatto
appena in tempo per vedere una macchia rosa scagliarsi verso di lui, stringendolo
in un abbraccio che lo fece traballare. L’entusiasmo di quella voce, però, non
gli era del tutto nuovo.
“Non sai che spavento mi hai fatto
prendere quando ti ho visto lì a terra, coperto di sangue!” La voce suonava
quasi infantile e, anche se Giovanni non riusciva a spiegarselo, familiare.
“Chi… chi sei?” chiese con il
respiro affannato, ancora incastrato nella presa della ragazza. Lei si tirò
indietro, guardandolo con un’espressione quasi offesa.
“Come chi sono? Sei proprio
cattivo, Gio-chan! Ti sei già dimenticato di me?”
Giovanni la osservò con
attenzione, fino a quando la memoria non lo colpì. “Magical Girl?”
La ragazza annuì vigorosamente,
entusiasta, assumendo la stessa posa teatrale che ricordava dalla fiera.
“Esatto!” esclamò con un sorriso radioso. Giovanni notò che indossava lo stesso
abito rosa sgargiante, ricco di fiocchi, pizzi e dettagli scintillanti, e
portava in mano una bacchetta decorata con stelline.
“Magical Girl, al servizio dei
deboli!” dichiarò, battendo la bacchetta contro la spalla.
Giovanni la fissò, sbalordito e
disorientato. “Ma… cosa ci fai qui?” domandò. Lei inclinò la testa di lato con
un cipiglio quasi adorabile.
“Che cosa intendi?” rispose con
naturalezza. “Questa è casa mia!”
Giovanni rimase in silenzio,
elaborando quelle parole. “Casa tua?” ripeté, scambiando uno sguardo confuso
con lei. Si girò verso la finestra e indicò il cielo scuro con un cenno del
capo. “E dove si troverebbe esattamente questa casa tua?”
Lei rise, facendo ondeggiare la
bacchetta. “Negli Inferi, ovviamente!”
Giovanni spalancò gli occhi,
sentendosi svuotato e stordito. “Negli… Inferi…” mormorò, con un sospiro di
rassegnazione, come se il senso di quella parola fosse troppo vasto per essere
compreso. Avanzò lentamente fino al letto e si sedette sul bordo. “Quindi sono
morto per davvero…”
Si prese la testa tra le mani e
lasciò uscire un respiro esasperato. “Non ci sto capendo più niente. Sei tu…
sono qui… non dovrebbe essere possibile.”
La ragazza lo guardò con
tenerezza, ridacchiando come se la sua confusione fosse una delle cose più
divertenti al mondo. “Allora lascia che ti spieghi!” si offrì, entusiasta. “Io
sono Serafall Leviathan, uno dei quattro Re Demoni!”
Giovanni alzò lo sguardo su di
lei, incredulo. “Re demoni…? Continuo a non capire. Mi hai ucciso tu?”
Alla domanda, ricevette un colpo
di bacchetta in testa che, per fortuna, non gli fece nulla.
“No, sciocchino!” rispose Serafall
con una risata allegra. “Io ti ho reincarnato in un demone, capito? Ti ho dato
una seconda possibilità!”
Giovanni si massaggiò il punto
della testa colpito, ancora confuso. “Reincarnato… in un demone? Ma perché?”
“Oh, ecco la parte migliore!”
esclamò lei, gli occhi che brillavano di eccitazione. “Ti ricordi il volantino
che ti ho dato alla fiera? Quello che diceva di esprimere un desiderio?”
Giovanni annuì lentamente,
collegando i pezzi. “Quindi… è stato per quello? Quando ho detto che volevo
vivere… sei arrivata tu?”
“Esatto!” Serafall gli fece
l’occhiolino. “Quando hai espresso quel desiderio, io ho sentito la tua voce!
Così sono venuta e, per salvarti, ho usato un Evil Piece per farti rinascere
come demone! Ora sei uno di noi!” concluse, raggiante come se fosse la notizia
più meravigliosa del mondo.
Giovanni annuì lentamente, ancora
scettico. “Quindi mi hai reincarnato in un demone…” ripeté, con un filo di
voce. Poi le lanciò un’occhiata. “Non offenderti, ma tutto questo mi sembra
piuttosto assurdo.”
Con un sorriso enigmatico,
Serafall si fece indietro e, senza dire nulla, lasciò fuoriuscire dalla schiena
un paio di grandi ali nere, ossute, simili a quelle di un pipistrello. Giovanni
osservò la trasformazione, a bocca aperta, senza parole.
Poi, senza alcun preavviso, sentì
un formicolio corrergli lungo la schiena e un paio di ali identiche
fuoriuscirono anche da lui. Giovanni gridò per lo spavento e balzò dal letto,
toccando le ali inorridito, come se potesse staccarle con la sola forza del
pensiero. Il brivido che sentì al tocco lo fece tremare.
“Mi credi, ora?” chiese Serafall,
chiaramente divertita.
Giovanni si voltò verso di lei con
espressione scura, i pensieri che iniziavano a riorganizzarsi. “D’accordo… ma
perché l’hai fatto?” chiese, la voce colma di diffidenza.
La ragazza inclinò la testa con
sguardo confuso. “Che intendi?”
“Non pretendo di capire tutto, ma
sei un demone… anzi, il Re Demone. Non posso pensare che tu abbia reincarnato
un essere umano per pura bontà. No… siete opportunisti, vero? Avidi per natura.
Perché proprio io? Cosa ci guadagni?”
Serafall ridacchiò con dolcezza e
si sedette sul bordo del letto, sistemando le pieghe dell’abito. “Beh, sai…
principalmente ti ho reincarnato perché mi sei simpatico! Porto con piacere il
ricordo di quella fiera nel cuore, proprio perché c’eri tu.” Sorrise con
sincerità.
Giovanni la guardò, sospettoso.
“Principalmente, hai detto… quindi c’è un’altra ragione?”
Serafall alzò lo sguardo al
soffitto, fingendo di riflettere. “Be’, sì… ma è solo un piccolo extra. Ti
avrei reincarnato comunque, sia chiaro!”
“Davvero? E qual è?” Domandò
Giovanni, sollevando un sopracciglio.
“Oh, niente di così speciale…” Rispose
Serafall, abbassando gli occhi su di lui con un sorriso quasi malizioso. “Ma
sembra che tu abbia un Sacred Gear dentro di te.”
“Io ho un cosa?” Chiese Giovanni
con le sopracciglia alzate.
“Un Sacred Gear.” Ripeté il Re
Demone. “È un potere unico che si manifesta sotto forma di oggetto o abilità.
E, guarda caso, risiede dentro di te.”
“E quale sarebbe?” Chiese lui,
ancora perplesso.
“Non lo so.” Rispose Serafall,
giocherellando con la sua bacchetta. “È un mistero anche per me. Solo tu puoi
scoprirlo!”
“Ma io nemmeno sapevo di avere
questo… Sacred coso.” Protestò Giovanni.
Serafall si alzò di colpo e fece
dei passi verso di lui, con quest’ultimo che si allontanò spaventato fino a
toccare la parete con la schiena.
Serafall, a poca distanza da lui,
allungò la mano e fece un sorriso gentile, caldo. “Vuoi che ti aiuti io? Non
aver paura.”
Giovanni tremò leggermente vedendo
la mano che si avvicinava sempre di più al suo petto e chiuse gli occhi. La sua
mano si appoggiò delicatamente all’altezza del suo cuore, con quest’ultimo che
pulsò furiosamente. Dentro di sé, Giovanni sentì un calore diffondersi nel suo
corpo e dirigersi nella sua mano.
Un calore sconosciuto gli si
diffuse nel corpo e si concentrò nella sua mano. Giovanni la alzò, osservando
incredulo la luce gialla che si stava formando attorno a essa. La luce si
allungò, assumendo una forma verticale di quasi due metri. Infine, si
solidificò, rivelando una lancia.
Aveva un'asta in acciaio brunito
adornata da intricati motivi di gigli e rose dorati che si snodavano lungo
tutta la superficie. L'asta era leggera ma resistente e terminava in una punta
di acciaio lucido, affilata e a doppio taglio, con una forma simile a una
foglia allungata
Serafall lo osservò con un sorriso
soddisfatto. “Oh, niente male!” Disse, ammirando l’arma. “Penso proprio che tu
abbia scoperto il tuo Sacred Gear. Questo è il potere che possiedi… ed è
bellissimo!”
“Ma… che cos’è?” Chiese Giovanni,
fissando la lancia tra le mani.
“Una lancia, ovviamente!” Rispose
Serafall con un sorriso stupido.
“Grazie tante…” Giovanni chiuse
gli occhi e inspirò profondamente, cercando di non perdere la pazienza.
“Intendo dire, che cos’è questa lancia, esattamente?”
Serafall inclinò la testa e lo
osservò, poi tornò a studiare la lancia con un’espressione pensierosa, passando
le dita sui motivi incisi lungo l’asta. “Mmm… sai, credo di aver letto qualcosa
su un’arma simile.”
“E sarebbe?”
Lei fece spallucce e sorrise in
modo giocoso. “Non ricordo bene! Ma dopo controllo, promesso!”
Giovanni la fissò, incredulo,
chiedendosi se quella ragazza spensierata potesse davvero essere il Re Demone
che affermava di essere.
“Allora!” Esclamò Serafall d’un
tratto, facendolo sobbalzare. Vedendo la sua espressione sorpresa, ridacchiò.
“Basta parlare di armi misteriose, ci sarà tempo per quello! Adesso voglio
farti fare un giro negli Inferi! Ti posso assicurare che ci divertiremo un
mondo!” aggiunse, gli occhi che brillavano di eccitazione.
“Aspetta un attimo…” Cercò di
obiettare Giovanni, sollevando una mano
“Oh, ma prima devi cambiarti!”
intervenne lei con aria decisa, puntando la bacchetta verso di lui. “Con quei
vestiti sgualciti sembri appena risorto da una discarica.”
Prima che Giovanni riuscisse a
protestare, un bagliore rosa uscì dalla bacchetta e lo avvolse completamente.
Avvertì il tessuto mutare contro la sua pelle e, quando il bagliore si spense,
guardò verso il basso, sorpreso.
Ora indossava un completo
elegante, perfetto per la sua età ma anche raffinato. La giacca di un grigio
scuro intenso era rifinita con piccoli dettagli argentei lungo il colletto e i
polsini, che conferivano un tocco regale ma moderno. Sotto la giacca, una
camicia bianca impeccabile era abbinata a una cravatta sottile nera e un
fazzoletto nel taschino. I pantaloni coordinati scendevano dritti e ordinati, e
le scarpe in pelle nera lucida completavano l’insieme. Si sentiva quasi a
proprio agio in quell’abbigliamento, e gli sembrava addirittura di riconoscersi
in quel nuovo aspetto.
“Okay… questa è una figata,”
ammise, osservandosi allo specchio.
Serafall batté le mani con
soddisfazione. “Perfetto! Adesso sembri proprio un giovane demone! Ora possiamo
andare!” Lo afferrò per mano e cercò di trascinarlo fuori dalla stanza, ma lui
puntò i piedi per fermarsi, benché la sua resistenza non fosse sufficiente
contro la forza sorprendente di lei.
“Aspetta! Aspetta un secondo!”
riuscì a esclamare Giovanni, liberandosi infine dalla presa. Serafall si voltò
a guardarlo, sorpresa, con un’espressione curiosa.
Lui sospirò, posandosi una mano
sulla fronte. “È tutto troppo… veloce. È solo che… io… sono confuso da tutto
questo. Sono stato… ucciso, poi reincarnato, e ora sono un demone? Non riesco a
starci dietro… gli Inferi, tu, i miei poteri… non ce la faccio a sopportare
tutto in una volta.”
Serafall lo guardò per un attimo,
poi il suo volto si addolcì. “Oh… mi dispiace, Gio-chan. Forse mi sono lasciata
trasportare troppo… Vuoi tornare a casa?”
Giovanni la fissò, sorpreso, come
se le fosse cresciuta una seconda testa. “Posso… tornare a casa?” domandò,
incredulo.
“Ma certo! Solo perché ora sei un
demone non significa che devi restare qui. Puoi tornare al mondo umano ogni
volta che vuoi. Sai, in effetti… non ci avevo pensato prima. La tua famiglia
sarà preoccupata per te.” Serafall sorrideva con dolcezza, quasi pentita di non
averglielo proposto subito.
Giovanni rimase in silenzio,
riflettendo. Sarebbe potuto tornare a casa sua se l’avesse voluto. Ma lo desiderava
davvero? Rivivere l’atmosfera pesante e la solitudine di quella casa lo turbava
più di quanto non volesse ammettere. Si rese conto che, in fondo, dubitava che
suo padre avesse anche solo notato la sua assenza. Anzi, probabilmente era solo
sollevato dalla sua scomparsa, libero di continuare la sua vita senza di lui.
Si voltò verso Serafall e scosse
la testa. “No… non c’è bisogno,” disse in tono fermo, ma con una punta di
tristezza nella voce. “Mio padre starà bene. E io… penso che starò bene qui,
per ora.”
Serafall sorrise e gli strinse la
mano dolcemente. “Capisco. Allora, benvenuto a casa, Gio-chan.”
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Ed ecco il quinto capitolo. Non ho nulla da dire qui. Chi conosce DxD aveva sicuramente capito fin dal primo capitolo che "Magical Girl" era Serafall.
Cosa ve n'è sembrato del capitolo?
Ci vediamo domani, stessa ora, per il prossimo. Ciao!


