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Autore: danny3003    06/12/2024    1 recensioni
[STORIA FINITA!] [14 ANNI PRIMA DELLA STORIA CANONICA!]
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"Voglio vivere": un desiderio semplice, ma carico di peso, espresso in un momento di disperazione.
Giovanni Cataldo è un ragazzo come tanti, intrappolato in una vita segnata dalla perdita e dall’indifferenza. Un mondo in cui sembra non esserci spazio per sogni o speranze. Ma quando il destino lo trascina in un oscuro vortice di eventi, Giovanni si ritrova a lottare non solo contro nemici visibili, ma soprattutto contro i demoni dentro di sé. Guidato da una figura tanto eccentrica quanto potente, dovrà affrontare le sue paure, il peso del rimpianto e un odio che rischia di consumarlo.
Pensava che il suo desiderio fosse semplice, quasi insignificante. Scoprirà che vivere davvero è molto più complesso di quanto avesse mai immaginato.
Una storia che intreccia vendetta e redenzione, dolore e speranza, che esplora i confini tra ciò che siamo stati e ciò che possiamo diventare, in un viaggio alla ricerca di un nuovo scopo e di un posto nel mondo.
Genere: Angst, Fantasy, Hurt/Comfort | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Nuovo personaggio, Sorpresa
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Violenza
Capitoli:
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5.SVELAMENTI

Giovanni aprì gli occhi, il respiro irregolare mentre cercava di mettere a fuoco ciò che aveva davanti. Una strana foschia gli appannava la mente, come se si fosse svegliato da un sonno troppo profondo. Sbatté le palpebre, e il cuore prese a martellargli nel petto: si aspettava di sentire il dolore lancinante dei proiettili… eppure, nulla. Alzò una mano incerta, la posò sul petto e sentì solo pelle e tessuto. Nessuna ferita. Se non fosse stato per i buchi sulla maglietta e per le macchie di sangue rappreso, avrebbe pensato fosse stato tutto un brutto incubo.

Cercando di ordinare i pensieri, si guardò intorno e capì subito che non si trovava nella sua stanza. Era circondato da un’eleganza che sembrava appartenere a un’altra epoca, dove il lusso era ovunque, palpabile. Le pareti decorate in toni dorati e scarlatti riflettevano un gusto antico, ogni dettaglio scelto con cura: un letto a baldacchino dai tendaggi pesanti, uno specchio incorniciato in legno scuro, mobili intarsiati e un pavimento di legno lucido che sembrava splendere. L'intera stanza sembrava appartenere a un mondo che conosceva solo dai libri di storia o dai film.

Con un respiro teso, si alzò dal letto, scostando le lenzuola ricamate, e si avvicinò alla grande finestra. Scostò le tende di velluto e si affacciò, aspettandosi il calore della luce del giorno, ma ciò che trovò fu ben diverso.

Davanti a lui si estendeva un cielo violaceo e opaco, quasi crepuscolare, con venature scure che davano l'impressione di un’alba eterna, ferma nel tempo. L’assenza del sole era palpabile, eppure tutto era avvolto da una sorta di luminescenza innaturale, spettrale, che rivelava il giardino sottostante senza mostrare una vera sorgente di luce. Giovanni provò un brivido.

Serrò la mascella, incapace di distogliere lo sguardo da quel cielo così strano. ‘Dove diavolo sono finito?’

Un leggero cigolio alle sue spalle lo riportò alla realtà.

“Sei sveglio, finalmente!”

Sobbalzò, voltandosi di scatto appena in tempo per vedere una macchia rosa scagliarsi verso di lui, stringendolo in un abbraccio che lo fece traballare. L’entusiasmo di quella voce, però, non gli era del tutto nuovo.

“Non sai che spavento mi hai fatto prendere quando ti ho visto lì a terra, coperto di sangue!” La voce suonava quasi infantile e, anche se Giovanni non riusciva a spiegarselo, familiare.

“Chi… chi sei?” chiese con il respiro affannato, ancora incastrato nella presa della ragazza. Lei si tirò indietro, guardandolo con un’espressione quasi offesa.

“Come chi sono? Sei proprio cattivo, Gio-chan! Ti sei già dimenticato di me?”

Giovanni la osservò con attenzione, fino a quando la memoria non lo colpì. “Magical Girl?”

La ragazza annuì vigorosamente, entusiasta, assumendo la stessa posa teatrale che ricordava dalla fiera. “Esatto!” esclamò con un sorriso radioso. Giovanni notò che indossava lo stesso abito rosa sgargiante, ricco di fiocchi, pizzi e dettagli scintillanti, e portava in mano una bacchetta decorata con stelline.

“Magical Girl, al servizio dei deboli!” dichiarò, battendo la bacchetta contro la spalla.

Giovanni la fissò, sbalordito e disorientato. “Ma… cosa ci fai qui?” domandò. Lei inclinò la testa di lato con un cipiglio quasi adorabile.

“Che cosa intendi?” rispose con naturalezza. “Questa è casa mia!”

Giovanni rimase in silenzio, elaborando quelle parole. “Casa tua?” ripeté, scambiando uno sguardo confuso con lei. Si girò verso la finestra e indicò il cielo scuro con un cenno del capo. “E dove si troverebbe esattamente questa casa tua?”

Lei rise, facendo ondeggiare la bacchetta. “Negli Inferi, ovviamente!”

Giovanni spalancò gli occhi, sentendosi svuotato e stordito. “Negli… Inferi…” mormorò, con un sospiro di rassegnazione, come se il senso di quella parola fosse troppo vasto per essere compreso. Avanzò lentamente fino al letto e si sedette sul bordo. “Quindi sono morto per davvero…”

Si prese la testa tra le mani e lasciò uscire un respiro esasperato. “Non ci sto capendo più niente. Sei tu… sono qui… non dovrebbe essere possibile.”

La ragazza lo guardò con tenerezza, ridacchiando come se la sua confusione fosse una delle cose più divertenti al mondo. “Allora lascia che ti spieghi!” si offrì, entusiasta. “Io sono Serafall Leviathan, uno dei quattro Re Demoni!”

Giovanni alzò lo sguardo su di lei, incredulo. “Re demoni…? Continuo a non capire. Mi hai ucciso tu?”

Alla domanda, ricevette un colpo di bacchetta in testa che, per fortuna, non gli fece nulla.

“No, sciocchino!” rispose Serafall con una risata allegra. “Io ti ho reincarnato in un demone, capito? Ti ho dato una seconda possibilità!”

Giovanni si massaggiò il punto della testa colpito, ancora confuso. “Reincarnato… in un demone? Ma perché?”

“Oh, ecco la parte migliore!” esclamò lei, gli occhi che brillavano di eccitazione. “Ti ricordi il volantino che ti ho dato alla fiera? Quello che diceva di esprimere un desiderio?”

Giovanni annuì lentamente, collegando i pezzi. “Quindi… è stato per quello? Quando ho detto che volevo vivere… sei arrivata tu?”

“Esatto!” Serafall gli fece l’occhiolino. “Quando hai espresso quel desiderio, io ho sentito la tua voce! Così sono venuta e, per salvarti, ho usato un Evil Piece per farti rinascere come demone! Ora sei uno di noi!” concluse, raggiante come se fosse la notizia più meravigliosa del mondo.

Giovanni annuì lentamente, ancora scettico. “Quindi mi hai reincarnato in un demone…” ripeté, con un filo di voce. Poi le lanciò un’occhiata. “Non offenderti, ma tutto questo mi sembra piuttosto assurdo.”

Con un sorriso enigmatico, Serafall si fece indietro e, senza dire nulla, lasciò fuoriuscire dalla schiena un paio di grandi ali nere, ossute, simili a quelle di un pipistrello. Giovanni osservò la trasformazione, a bocca aperta, senza parole.

Poi, senza alcun preavviso, sentì un formicolio corrergli lungo la schiena e un paio di ali identiche fuoriuscirono anche da lui. Giovanni gridò per lo spavento e balzò dal letto, toccando le ali inorridito, come se potesse staccarle con la sola forza del pensiero. Il brivido che sentì al tocco lo fece tremare.

“Mi credi, ora?” chiese Serafall, chiaramente divertita.

Giovanni si voltò verso di lei con espressione scura, i pensieri che iniziavano a riorganizzarsi. “D’accordo… ma perché l’hai fatto?” chiese, la voce colma di diffidenza.

La ragazza inclinò la testa con sguardo confuso. “Che intendi?”

“Non pretendo di capire tutto, ma sei un demone… anzi, il Re Demone. Non posso pensare che tu abbia reincarnato un essere umano per pura bontà. No… siete opportunisti, vero? Avidi per natura. Perché proprio io? Cosa ci guadagni?”

Serafall ridacchiò con dolcezza e si sedette sul bordo del letto, sistemando le pieghe dell’abito. “Beh, sai… principalmente ti ho reincarnato perché mi sei simpatico! Porto con piacere il ricordo di quella fiera nel cuore, proprio perché c’eri tu.” Sorrise con sincerità.

Giovanni la guardò, sospettoso. “Principalmente, hai detto… quindi c’è un’altra ragione?”

Serafall alzò lo sguardo al soffitto, fingendo di riflettere. “Be’, sì… ma è solo un piccolo extra. Ti avrei reincarnato comunque, sia chiaro!”

“Davvero? E qual è?” Domandò Giovanni, sollevando un sopracciglio.

“Oh, niente di così speciale…” Rispose Serafall, abbassando gli occhi su di lui con un sorriso quasi malizioso. “Ma sembra che tu abbia un Sacred Gear dentro di te.”

“Io ho un cosa?” Chiese Giovanni con le sopracciglia alzate.

“Un Sacred Gear.” Ripeté il Re Demone. “È un potere unico che si manifesta sotto forma di oggetto o abilità. E, guarda caso, risiede dentro di te.”

“E quale sarebbe?” Chiese lui, ancora perplesso.

“Non lo so.” Rispose Serafall, giocherellando con la sua bacchetta. “È un mistero anche per me. Solo tu puoi scoprirlo!”

“Ma io nemmeno sapevo di avere questo… Sacred coso.” Protestò Giovanni.

Serafall si alzò di colpo e fece dei passi verso di lui, con quest’ultimo che si allontanò spaventato fino a toccare la parete con la schiena.

Serafall, a poca distanza da lui, allungò la mano e fece un sorriso gentile, caldo. “Vuoi che ti aiuti io? Non aver paura.”

Giovanni tremò leggermente vedendo la mano che si avvicinava sempre di più al suo petto e chiuse gli occhi. La sua mano si appoggiò delicatamente all’altezza del suo cuore, con quest’ultimo che pulsò furiosamente. Dentro di sé, Giovanni sentì un calore diffondersi nel suo corpo e dirigersi nella sua mano.

Un calore sconosciuto gli si diffuse nel corpo e si concentrò nella sua mano. Giovanni la alzò, osservando incredulo la luce gialla che si stava formando attorno a essa. La luce si allungò, assumendo una forma verticale di quasi due metri. Infine, si solidificò, rivelando una lancia.

Aveva un'asta in acciaio brunito adornata da intricati motivi di gigli e rose dorati che si snodavano lungo tutta la superficie. L'asta era leggera ma resistente e terminava in una punta di acciaio lucido, affilata e a doppio taglio, con una forma simile a una foglia allungata

Serafall lo osservò con un sorriso soddisfatto. “Oh, niente male!” Disse, ammirando l’arma. “Penso proprio che tu abbia scoperto il tuo Sacred Gear. Questo è il potere che possiedi… ed è bellissimo!”

“Ma… che cos’è?” Chiese Giovanni, fissando la lancia tra le mani.

“Una lancia, ovviamente!” Rispose Serafall con un sorriso stupido.

“Grazie tante…” Giovanni chiuse gli occhi e inspirò profondamente, cercando di non perdere la pazienza. “Intendo dire, che cos’è questa lancia, esattamente?”

Serafall inclinò la testa e lo osservò, poi tornò a studiare la lancia con un’espressione pensierosa, passando le dita sui motivi incisi lungo l’asta. “Mmm… sai, credo di aver letto qualcosa su un’arma simile.”

“E sarebbe?”

Lei fece spallucce e sorrise in modo giocoso. “Non ricordo bene! Ma dopo controllo, promesso!”

Giovanni la fissò, incredulo, chiedendosi se quella ragazza spensierata potesse davvero essere il Re Demone che affermava di essere.

“Allora!” Esclamò Serafall d’un tratto, facendolo sobbalzare. Vedendo la sua espressione sorpresa, ridacchiò. “Basta parlare di armi misteriose, ci sarà tempo per quello! Adesso voglio farti fare un giro negli Inferi! Ti posso assicurare che ci divertiremo un mondo!” aggiunse, gli occhi che brillavano di eccitazione.

“Aspetta un attimo…” Cercò di obiettare Giovanni, sollevando una mano

“Oh, ma prima devi cambiarti!” intervenne lei con aria decisa, puntando la bacchetta verso di lui. “Con quei vestiti sgualciti sembri appena risorto da una discarica.”

Prima che Giovanni riuscisse a protestare, un bagliore rosa uscì dalla bacchetta e lo avvolse completamente. Avvertì il tessuto mutare contro la sua pelle e, quando il bagliore si spense, guardò verso il basso, sorpreso.

Ora indossava un completo elegante, perfetto per la sua età ma anche raffinato. La giacca di un grigio scuro intenso era rifinita con piccoli dettagli argentei lungo il colletto e i polsini, che conferivano un tocco regale ma moderno. Sotto la giacca, una camicia bianca impeccabile era abbinata a una cravatta sottile nera e un fazzoletto nel taschino. I pantaloni coordinati scendevano dritti e ordinati, e le scarpe in pelle nera lucida completavano l’insieme. Si sentiva quasi a proprio agio in quell’abbigliamento, e gli sembrava addirittura di riconoscersi in quel nuovo aspetto.

“Okay… questa è una figata,” ammise, osservandosi allo specchio.

Serafall batté le mani con soddisfazione. “Perfetto! Adesso sembri proprio un giovane demone! Ora possiamo andare!” Lo afferrò per mano e cercò di trascinarlo fuori dalla stanza, ma lui puntò i piedi per fermarsi, benché la sua resistenza non fosse sufficiente contro la forza sorprendente di lei.

“Aspetta! Aspetta un secondo!” riuscì a esclamare Giovanni, liberandosi infine dalla presa. Serafall si voltò a guardarlo, sorpresa, con un’espressione curiosa.

Lui sospirò, posandosi una mano sulla fronte. “È tutto troppo… veloce. È solo che… io… sono confuso da tutto questo. Sono stato… ucciso, poi reincarnato, e ora sono un demone? Non riesco a starci dietro… gli Inferi, tu, i miei poteri… non ce la faccio a sopportare tutto in una volta.”

Serafall lo guardò per un attimo, poi il suo volto si addolcì. “Oh… mi dispiace, Gio-chan. Forse mi sono lasciata trasportare troppo… Vuoi tornare a casa?”

Giovanni la fissò, sorpreso, come se le fosse cresciuta una seconda testa. “Posso… tornare a casa?” domandò, incredulo.

“Ma certo! Solo perché ora sei un demone non significa che devi restare qui. Puoi tornare al mondo umano ogni volta che vuoi. Sai, in effetti… non ci avevo pensato prima. La tua famiglia sarà preoccupata per te.” Serafall sorrideva con dolcezza, quasi pentita di non averglielo proposto subito.

Giovanni rimase in silenzio, riflettendo. Sarebbe potuto tornare a casa sua se l’avesse voluto. Ma lo desiderava davvero? Rivivere l’atmosfera pesante e la solitudine di quella casa lo turbava più di quanto non volesse ammettere. Si rese conto che, in fondo, dubitava che suo padre avesse anche solo notato la sua assenza. Anzi, probabilmente era solo sollevato dalla sua scomparsa, libero di continuare la sua vita senza di lui.

Si voltò verso Serafall e scosse la testa. “No… non c’è bisogno,” disse in tono fermo, ma con una punta di tristezza nella voce. “Mio padre starà bene. E io… penso che starò bene qui, per ora.”

Serafall sorrise e gli strinse la mano dolcemente. “Capisco. Allora, benvenuto a casa, Gio-chan.”

FINE CAPITOLO.
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Ed ecco il quinto capitolo. Non ho nulla da dire qui. Chi conosce DxD aveva sicuramente capito fin dal primo capitolo che "Magical Girl" era Serafall.
Cosa ve n'è sembrato del capitolo?
Ci vediamo domani, stessa ora, per il prossimo. Ciao!
   
 
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