The miracle of mistletoe
L'aria era gelida, questo Nasiens lo poteva avvertite con ogni fibra del suo essere. Ogni respiro si condensava in nuvolette ghiacciate che poi si disperdevano nell'etere, perdendosi e viaggiando con chissà quale soffio di vento.
Certo, quella era un'immagine molto poetica, perfetta per qualche ragazzina romantica, menestrello o poeta, lui invece, da bravo uomo di scienza qual era, sapeva bene che quelle nuvolette erano solo aggregati d'atomi che si univano e disgregavano a velocità assurde.
Un sospiro lasciò le sue labbra e subito si addensò in una nuvoletta, sparendo poco dopo forse era per quello che aveva tanti problemi con i sentimenti: non li riusciva a razionalizzare e più ci provava, più soffriva. Chiuse stizzito il suo diario, fedele compagno di esperimenti e si alzò, tirando indietro la sedia con uno stridio sinistro sul pavimento.
Ecco perché aveva disertato la festa che i sovrani di Lioness avevano indetto per Natale, quella festa in cui luci colorate e dorate brillavano illuminando a giorno anche gli angoli più bui del regno. Era la festa dei sorrisi, della gioia di stare insieme, delle canzoni allegre e dei balli improvvisati, delle risate e un sorriso malinconico si formò sul suo viso mentre guardava fuori dalla finestra la neve che cadeva placida e silenziosa, come se stesse cullando il suo cuore tumultuoso. Aveva disertato tutto quello splendore e quell'allegria, mandando avanti i suoi genitori ritrovati: con il suo malumore avrebbe rovinato la felicità degli altri. Già, perché non ce l'avrebbe fatta a vedere lui lì, tra le braccia di quella che aveva scelto come sua compagna - compagna di cosa, poi? Chi avrebbe voluto una ragazza petulante come Anne al proprio fianco? Così desiderosa di attenzioni e snervante? Solo lui poteva prenderla, Percival cavaliere dell'Apocalisse che di sentimenti non capiva nulla. Nasiens si morse il labbro infastidito cancellando con una mano l'immagine dei due giovani che la sua immaginazione aveva disegnato sulla finestra. Era dall'inizio, da quando si erano conosciuti, che aveva dei sentimenti per lui, lo aveva chiamato "suo eroe", ma non era servito: gli erano bastate due lacrime di Anne e lei che si rifugiasse tra le sue braccia perché lui l'abbracciasse e la prendesse come compagna.
I denti si strinsero di più sul labbro fino a farlo sanguinare: e lui che lo aveva vegliato per due anni quando il Cavaliere aveva deciso di morire? Che aveva provato ogni veleno, ogni cura, si era inventato pure cose che non esistevano per svegliarlo, cos'era? Solo l'amico? Una lacrime solcò finalmente la sua guancia diafana, accompagnando la neve che gli sembrava cadere ora più velocemente - o era solo la sua vista annebbiata? La gioia di quel Natale a lui non era data di provare...
Ma... cos'era a quel puntino nero che vedeva sotto la sua finestra? Che si stagliava contro la neve divenuta davvero più abbondante ora?
Gli occhi dorati si sgranarono quando, asciugate le lacrime, riconobbe proprio l'oggetto della sua sofferenza che lo guardava con un sorriso placido sul volto: che diamine faceva Percival lì?
Come se fosse animato di vita propria, come il cervello avesse preso il comando prima ancora che potesse solo pensare, il corpo di Nasiens si ritrovò davanti a Percival, che non cessava di guardarlo con quel sorriso.
Il cuore di Nasiens sussultò: non riusciva a capire quella confusione che ora provava, un mix di rabbia, gioia, amarezza, amore...
《Non dovresti essere con gli altri, Percival?》la voce era uscita appena più tagliente di quanto avrebbe voluto, ma non se ne pentì: alla fine erano più i sentimenti negativi che quelli positivi.
Il sorriso del Cavaliere della Morte si accentuò mentre si avvicinava alla soglia della porta dove l'altro rimaneva fermo, come se la stesse sbarrando per non farlo entrare, per non farlo avvicinare. Una mano grande e coperta di piccole cicatrici si posò sulla guancia di Nasiens, che sussultò appena trattenendo il fiato.
《Mancavi tu.》
Quelle due semplici parole fecero appena battere di più il cuore del chimico. Era bello che avesse notato la sua assenza, ma quanto era mancato a lui?
《Non me la sentivo di venire.》 Fu la risposta repentina di Nasiens che tuttavia non si sottrasse al contatto.
Seguì un momento di silenzio, un momento in cui lo sguardo di Nasiens indugiava su tutto tranne che su Percival; per un attimo sperò che il suo cuore si fermasse, non riusciva più a sopportare la voce di quel silenzio che urlava di gridargli addosso tutta la sua amarezza e frustrazione.
Come se avesse - finalmente- percepito qualcosa, Percival gli si avvicinò, costringendolo ad alzare lo sguardo lucido e offeso su di lui. Perché era così serio, nonostante il sorriso ancora sul suo volto?
《Piuttosto perché sei qui? Non dovresti essere lì a festeggiare? Non dovresti essere lí con lei?》
Aveva marcato quel pronome di proposito: voleva percepisse il suo fastidio. E per una volta Percival era riuscito a capirlo: aveva sentito la sua frustrazione, la sua amarezza e si era sentito un verme.
《Mi mancavi tu.》 Fu un sussurro appena percettibile, ma bastò per far sgranare gli occhi di Nasiens.
《Non prendermi in giro, Percival. Non lo reggerei, lo sai.》 Abbassò appena la testa, cercando di nascondere le lacrime e le labbra tremanti e martoriate.
《Nasiens...》 La voce di Percival era ora seria e Nasiens lo guardò, rimanendo appena stupito: non era da Percival essere così serio.
《Mi mancavi tu.》
Fu un istante e le labbra del Cavaliere della morte erano su quelle rosse e screpolate sulle sue. Il cervello di Nasiens era in completo balck-out, troppe emozioni tutte insieme - il cuore invece no, lui esultava.
Il bacio divenne presto più profondo. Divenne un gioco di lingue che si accarezzavano, che si univano per non lasciarsi più, come due innamorati.
《Percival?》 Sussurrò Nasiens quando la necessità di respirare si fece impellente.
Il giovane sorrise, accarezzando la gote ora arrossata del compagno: non si era mai soffermato a guardarlo davvero. Con uno sguardo costrinse Nasiens a guardare in alto e un sussurro sorpreso lasciò le labbra socchiuse del giovane: un vischio troneggiava vanitoso sulle loro teste. Le bacche bianche rilucevano grazie alla luce delle lanterne, gareggiando con la neve per il loro splendore.
《Mi hanno detto che è vischio e che sotto il vischio ci si deve scambiare un bacio.》 Spiegò sorridendo ed accarezzandogli la guancia. 《Buon Natale, Nasiens.》
L'interpellato volse lo sguardo di nuovo bagnato su di lui, stavolta erano lacrime di felicità: 《Buon Natale, Percival.》
Le labbra si unirono in un altro bacio, mentre il vischio osservava soddisfatto il regalo che aveva loro fatto.


