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Autore: Effe93    24/01/2025    1 recensioni
"Quando l’attrazione sfida le regole che ci siamo imposti, niente resta al sicuro."
Federica ha imparato a bastare a se stessa, costruendo una vita dove il controllo è tutto. Ma quando Sofia irrompe con il suo sorriso spensierato e la sua energia magnetica, ogni certezza vacilla.
Tra messaggi carichi di tensione e incontri in cui ogni parola diventa una provocazione, le due si trovano intrappolate in un gioco pericoloso, dove l’attrazione si mescola a paure mai confessate. Federica combatte contro i suoi fantasmi, mentre Sofia cerca di dimostrarle che lasciarsi andare non significa perdersi.
Ma quando il passato di Federica riaffiora e una nuova presenza entra in scena, il fragile equilibrio che stanno costruendo rischia di crollare.
Un viaggio tra desiderio, vulnerabilità e scelte: fino a dove siamo disposti a spingerci per sentirci vivi?
Genere: Fluff | Stato: completa
Tipo di coppia: FemSlash
Note: Lime | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
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1. La Frattura

A ventitré anni, la vita di Federica era un turbinio costante, una tempesta in cui ogni notte prometteva di essere l’ultima o la più memorabile, e raramente manteneva la promessa. Le luci dei locali si riflettevano nei suoi occhi come bagliori lontani, ogni bicchiere un ponte che la portava più vicino ad un abisso invisibile.
Viveva con un’intensità che oscillava tra l’euforia e il vuoto, tra il rumore assordante della musica e il silenzio assordante delle sue paure quando, finalmente sola, si ritrovava a fissare il soffitto di una stanza che cambiava spesso, ma sembrava sempre uguale.
Eccessi. Alcol. Relazioni brevi come un battito di ciglia, ma talmente intense da lasciarle addosso l’impronta di mani che non avrebbe mai più rivisto.
Ogni tocco sembrava una promessa, ogni sguardo un giuramento che non poteva durare oltre l’alba.
Ma c’era sempre l’alba, e con essa il vuoto.
Quel vuoto che non riempiva mai del tutto non importa quanta musica urlasse nelle sue orecchie, quanta pelle sfiorasse con la sua.
Poi, a venticinque anni, incontrò lui. Un uomo più grande di lei, con mani forti e parole che sembravano collaudate per calmare il suo tumulto. Non c’era tempesta che lui non sembrasse in grado di domare, non c’era frattura in lei che lui non promettesse di ricomporre. All’inizio, si lasciò andare. Gli affidò le sue paure, le sue lacrime, le sue vulnerabilità, come un naufrago che si aggrappa a un pezzo di legno in mezzo al mare.
Ma con il passare degli anni, quello stesso legno diventò una zavorra.
La relazione, iniziata come un porto sicuro, si trasformò in una prigione morbida e invisibile.
Lui non voleva che lei crescesse, non voleva che cambiasse. Ogni sua ambizione, ogni suo tentativo di alzarsi in piedi da sola veniva smorzato con la stessa gentilezza soffocante che un tempo l’aveva fatta sentire amata. Federica si rese conto di essere diventata il pilastro su cui lui si appoggiava, senza mai ricevere nulla in cambio.
Dopo sette anni, quando finalmente trovò il coraggio di lasciarlo, non fu una decisione improvvisa, ma il risultato di innumerevoli notti passate a fissare il soffitto, chiedendosi quando fosse diventata così sola.
Federica non dimenticava nulla. I ricordi non erano un fardello, ma nemmeno un conforto.
Le tornavano in mente nei momenti più inaspettati: la stretta della sua mano sul volante, le serate passate a discutere del futuro che lei non aveva mai sentito davvero suo. Ricordava anche il momento preciso in cui aveva capito che non c’era più niente da salvare.
Lui l’aveva guardata come si guarda un oggetto familiare, qualcosa che hai sempre avuto e di cui non riesci a immaginarti senza, ma che non apprezzi più.
Ora, a trentadue anni, Federica credeva di aver trovato un equilibrio.
Non la felicità, forse, ma qualcosa che le somigliava abbastanza da bastare.
Si era costruita una vita basata su tre principi: lavoro, controllo, distacco.
Il suo lavoro come web developer era il suo rifugio. Seduta alla scrivania, con il ticchettio costante dei tasti sotto le dita e il bagliore dello schermo che le illuminava il volto, si sentiva finalmente in controllo. I progetti avevano scadenze precise, obiettivi chiari. A differenza della sua vita, il codice non mentiva mai. Se ci fosse stato un errore, lo avresti trovato. Se qualcosa non avesse funzionato, ci sarebbe stata una soluzione.
Federica aveva anche imparato a mantenere le persone a distanza di sicurezza.
Relazioni? Sì, ma niente di serio.
Niente che potesse mettere a rischio quella fragile indipendenza che aveva costruito con tanta fatica. Non era disillusa, si diceva, era semplicemente realista.
Ma poi c’era Lei.
La prima volta che la vide, non fu nulla di speciale. Sofia era seduta su uno sgabello alto, in un bar affacciato sulla spiaggia, con un bicchiere di mojito in mano e i capelli che le cadevano disordinati sulle spalle. Rideva di qualcosa che una sua amica aveva detto, ma non era la risata a colpirla: era il modo in cui sembrava assorbire la luce attorno a sé, come se tutto il resto fosse stato messo lì solo per farla risaltare di più.
Federica si era voltata dall’altra parte, ignorando quella sensazione fastidiosa, come una mano che le premesse contro lo sterno. Non aveva tempo per questo. Non aveva tempo per qualcuno come lei: giovane, bellissima, con un’energia che sembrava esplodere da ogni gesto.
Ma Sofia non era il tipo da essere ignorata.
Forse fu il destino, o forse solo la sua insistenza, ma quella luce che Federica aveva cercato di evitare si fece strada nella sua vita, lentamente ma inesorabilmente.
Sofia era tutto ciò che Federica aveva cercato di tenere fuori: caos, passione, vulnerabilità.
Con Sofia, Federica non poteva nascondersi.
Ogni volta che cercava di mantenere il controllo, di erigere muri, Sofia trovava un modo per abbatterli, con un sorriso, con una battuta, con uno sguardo che sembrava dirle: «Non puoi resistermi, e lo sai.»
Federica avrebbe voluto odiarla per questo, ma non poteva. Forse perché, in fondo, sapeva che la frattura che Sofia stava aprendo in lei non era una distruzione, ma una possibilità.
Una possibilità di ricominciare.
E ora, mentre si trovava davanti alla sua scrivania, il bicchiere di whisky accanto al laptop e la città che si stendeva oltre le grandi vetrate del suo appartamento, Federica si ritrovò a pensare che forse il caos non era poi così spaventoso.
Ma c’era una domanda che le martellava in testa, un pensiero che cercava di ignorare.
Quanto di sé avrebbe dovuto sacrificare, questa volta, per lasciare entrare qualcun altro?
E mentre la sera calava, con le luci della città che si accendevano una ad una, Federica sapeva che l’equilibrio che aveva costruito con tanta fatica stava già iniziando a incrinarsi.
 
   
 
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