MICHELANGELO E LA BORSA MAGICA
Michelangelo era di cattivo umore. Mancava solo un giorno, alla fine delle vacanze natalizie. Non poteva significare altro che l’odiato ritorno a scuola. Frequentava la prima elementare. Voleva molto bene a papà Eduardo e mamma Mari Giò, ma, proprio non capiva perché lo costringessero a studiare. No, non glielo perdonava!
E poi, non studiava già abbastanza il pianoforte? Quell’anno, per dispetto, durante il concerto per i parenti, aveva sbagliato la canzone apposta. Era il suo modo di dimostrare il disappunto nei confronti della marea di compiti che gli avevano assegnato.
“Non stai cantando con la voce.” Gli aveva detto la mamma, mentre suonava.
“Stai cantando con le corna che hai. Hai le corna vocali, oggi!” Aveva, poi, aggiunto.
Michelangelo non capiva del tutto, però, gli sembrava una cosa divertente.
Prese una decisione: provò a parlare con un diverso tipo di adulto, ovvero, zia Pina.
La trovò nella stanza degli ospiti, intenta a rifare la valigia. Il giorno seguente, lei e zia Chiara sarebbero ripartite, per tornare al nord. “Adesso, o mai più”. Pensò convinto.
La salutò in fretta, bando ai convenevoli, e si mise subito a spiegare la questione, elargendo ottime argomentazioni, circa il perché trovava che la scuola fosse inutile.
“Tu mi puoi aiutare, vero, zia Pina? Convincerai i miei a non mandarmi più?” Chiese, agitato, tirando, finalmente, il fiato, dopo il lungo discorso.
La donna dai capelli d’argento sorrise, passò qualche secondo, infine, disse:- Certo che posso. Tu, però, dovrai prima fare una certa cosa per me.- Fu il verdetto.
Michà, preoccupato, domandò:- Che cosa?- Aveva i sopraccigli quasi uniti.
“Dovrai andare al piano di sopra ed aprire l’armadio. Se cercherai bene ed avrai fortuna, lì troverai una borsa, davvero particolare. Vi è raffigurato un bosco. Frugaci dentro e portami il suo contenuto. Mi raccomando, non danneggiarlo, durante il tragitto. Si tratta di qualcosa di, estremamente, prezioso.”
Michi annuì e partì come una scheggia. Non vedeva l’ora che questa faccenda dell’istruzione finisse.
Durante la salita, tuttavia, si pose alcune domande. “Se è prezioso, perché manda me?”. E poi, “mi è stato proibito di avvicinarmi alle borse delle signore, da quando ho disegnato, sopra a quella bianca della mamma. Cos’è questa novità?”.
Scelse di non arrovellarsi troppo il cervello. Considerò anche di portarsi dietro il suo amato pennarello rosso, tuttavia, non gli sembrò quello il caso.
Giunto davanti all’armadio, lo spalancò, ansioso. Lo specchio, all’interno, gli rimandò l’immagine dei suoi occhi grandi ed i capelli castano dorato. Tutti gli dicevano che era un bel bambino. Si osservò per qualche attimo. “Concentrati Michà!” Ordinò a sé stesso, perentorio.
Fatta eccezione per dei vecchi vestiti di nonna Adriana, non vide nulla. C’erano solo dei nastri, poggiati alla base del guardaroba. Si chiese cosa ci facessero lì. Apparentemente, un tempo, potevano essere stati delle coccarde. Ora che ci pensava, gli sembrava che, quando era piccolo, gli piacesse molto giocare con quelle stupide cose… Considerò di lasciar perdere. No, non poteva arrendersi. C’era in ballo il suo futuro.
Si inginocchiò. Infilò la testa sotto agli abiti e, quando vide la famigerata borsa, gli sembrò quasi di trovarsi in un’altra dimensione. Come in quei film strani che guardava lo zio Riccardo.
Allungò, più che poté, entrambe le braccia, per raggiungerla. “Accidenti, l’hanno nascosta bene!”
Il dito medio afferrò uno dei manici. “Ecco, ci siamo!” Esclamò, vittorioso, tirando, con tutte le forze l’infame oggetto, verso di sé.
Quando l’ebbe tra le mani, l’osservò con attenzione. Era proprio bella. Era, veramente, un bosco. C’erano alberi, funghi dagli strani colori, piccole casette di legno e, persino, uno scoiattolo. Sembrava la degna custodia di qualcosa di incredibilmente misterioso.
Tirò, lentamente, e con cautela la lampo. Un pò, perché la borsetta sembrava aver visto giorni migliori ed un pò perché aveva un certo timore di ciò che sarebbe potuto sbucare fuori. Certo, non l’avrebbe mai ammesso con nessuno. I veri uomini non hanno paura, giusto?
Infilò la mano e la prima cosa che tastò sembrava soffice.
Rasserenato, la portò davanti al viso e la esaminò. Era un piccolo peluche, una pecorella, per l’esattezza. Non era molto bianca. Chissà chi ci aveva giocato e perché era preziosa? La poggiò sul pavimento.
Curioso, tornò ad immergere il braccio.
Stavolta, non c’erano dubbi. Riconobbe subito quello che aveva toccato. Quella non poteva che essere una borsa magica!
Piegò la schiena all’indietro, intanto che ammirava il suo carillon “mille canzoni”. Aveva la forma di un simpatico elefante. Premette un tasto e partì la ninna nanna. Funzionava ancora. Sbadigliò. Credeva di averlo perduto, diverso tempo prima, cosa ci faceva dentro la borsa incantata? Si stancò presto della musica per bambini piccoli e lo sistemò accanto alla pecora di pezza.
“E adesso, cos’abbiamo?” Sempre più solleticato dall’interesse, frugò ancora, stavolta, in maniera più frenetica. I polpastrelli sentirono qualcosa di rigido, pieno di angoli. Cosa poteva mai essere?
Dalla borsa, questa volta, saltò fuori un libro. “Che delusione”! Sbuffò.
Stava quasi per metterlo via, quando decise di guardare meglio la copertina. Un cavaliere dall’armatura argentata, che brandiva una spada, mentre combatteva un drago enorme, aveva catturato la sua attenzione. Lesse il titolo:- Le favole dentro la porta… no, la borsa!” Si corresse. Accidenti, certe parole le sbagliava ancora.
Beh, che male poteva fargli leggere giusto qualche riga, così, per esercitarsi? E poi, quelle favole erano uscite proprio da dentro una borsa, una coincidenza davvero interessante.
Cambiò posizione, scegliendone una più comoda. Si sedette a gambe incrociate.
Lesse e poi, lesse ancora. Quel libro parlava di cavalieri, gnomi, fate, maghi… Lo rilesse più volte, crescendo, e capì che parlava anche di coraggio, difficoltà, amicizia, talento.
Inutile dirvi che Michelangelo non consegnò mai a zia Pina il contenuto della borsa magica.


