Storie originali > Soprannaturale > Licantropi
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Autore: paiton    24/02/2025    0 recensioni
Ho iniziato questa storia in "favole", poi ho pensato fosse meglio inserirla nella sezione sovrannaturale e infine ho scoperto questa sotto-sezione: "Licantropi". Nel racconto breve non ci sono licantropi ma il loro contrario, Uomini Mannari: verrà descritto in brevi scene, a metà tra sovrannaturale e realtà, la battaglia tra i lupi e gli uomini, una sfida ad armi impari che sottolinea la grandezza dello spirito dei lupi. La storia verrà scritta e aggiornata solamente nelle notti di Luna Piena, una volta ogni ventinove giorni.
Genere: Azione, Introspettivo, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Nel cuore della riserva naturale, un gruppo di ricercatori avanza con cautela tra gli stretti sentieri tracciati dai fungaioli. Si muovono nell’oscurità, i loro taccuini e le loro attrezzature sono illuminate solamente dal chiarore della Luna. Sono naturalisti e scienziati di professione, uniti da un’unica convinzione: quei lupi non sono di certo i mostri delle leggende ma creature straordinarie da comprendere e proteggere. Il loro gruppo si chiama "Il lupo non fa paura".

Silvana, una giovane biologa ricercatrice dagli occhi vispi e i capelli raccolti in una coda disordinata, è la più appassionata del gruppo. Negli ultimi mesi, aveva notato comportamenti insoliti nei branchi della zona.
I lupi percorrevano distanze inusuali, si radunavano in gruppi più numerosi del normale e le loro linee di comunicazione sembravano intensificate, come se si scambiassero informazioni più complesse dei richiami per la caccia o per il controllo del territorio.

«Non ha senso» mormora, puntando il visore ad infrarossi verso una radura lontana. «Guarda lì, Ettore. Sono almeno venti lupi, quattro o cinque branchi diversi come minimo. Dovrebbero evitarsi, invece sembrano... discutere.»

Ettore è un esperto etologo e si sta divertendo un mondo nella sua prima uscita per osservare i canidi; scruta la scena attraverso il teleobiettivo della sua macchina fotografica. “Non vedo niente. Puoi passarmi il tuo visore?” 

“Certo.” Silvana gli mette in mano la sua costosa strumentazione. 

“Non è di certo un comportamento normale, lo sai meglio di me.” conferma. “I branchi non si riuniscono mai in quel modo, in letteratura non ho trovato niente di simile.
Ho cercato in tutte le possibili banche dopo che mi hai contattato… a meno che non ci sia una grossa minaccia comune. Ma quale?»
Il gruppo continua ad osservare in silenzio per varie ore.
 
Tra i lupi si potevano riconoscere due figure dominanti: un maschio imponente dal mantello scuro, molto probabilmente un individuo ibridato, e un altro più giovane dalle zampe snelle e il pelo grigio-argento.
Sembravano impegnati in una conversazione silenziosa, fatta di posture, movimenti della testa e vocalizzazioni quasi impercettibili. Poi, senza preavviso, i lupi si sono dispersi ed ogni gruppo è tornato verso la propria direzione. 

“Sembra un piano, un accordo segreto.” Ettore restituisce il visore “Grazie Silvy.”

«Abbiamo bisogno di più dati.» risponde lei riaprendo il taccuino. «Dobbiamo capire perché stanno cambiando le loro abitudini. Se c’è una ragione dobbiamo trovarla.»

«Potrebbe essere qualcosa di più grande di quello che immaginiamo», aggiunge Ettore. «E se non fosse solo un adattamento al cambiamento del loro habitat dovuto alla nostra impronta ambientale? Se fosse una nuova forma di relazione intraspecifica? Dobbiamo approfondire. Una pubblicazione scientifica su questo argomento potrebbe portarci molta visibilità a livello Europeo oltre a contribuire maggiormente alla tutela di questa specie.»

Il gruppo di esseri umani si accampa per la notte, ma Silvy rimane ancora fuori a respirare l’aria del bosco mentre osserva l’incantevole foresta e le stelle del firmamento. Intuisce che dietro quei movimenti misteriosi c’è qualcosa di più profondo. Ha la sensazione che i lupi stiano cercando di fare qualcosa e lei è determinata a scoprire cosa. 

Una voce si alza da dentro la tenda: “Avete messo in carica le batterie della fototrappola?”

Il momento catartico è stato infranto: “Il pannello solare dovrebbe aver caricato totalmente il generatore, attaccate anche la mia, è nella tasca piccola in basso del mio zaino.”
   
 
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