Terza parte
La sera di Lande Dimenticate finalmente arrivò. Fu la sera in cui un uragano si abbatté sulla regione del Kanto.
Nel tardo pomeriggio, Noriko riuscì a stento a percorrere i duecento metri scarsi fra la fermata della metropolitana, che fu poi chiusa alle sue spalle, e la Sala Ugetsu, dove era attesa: la sera di Isadora, si era fatta coraggio e aveva scambiato due chiacchiere con Kuronuma, chiedendogli se conosceva qualche produzione per la quale cercavano ballerini. Lui, quando aveva saputo che era stata licenziata dalla Oosawa, l'aveva presa in grande simpatia. Le aveva detto che per il momento non poteva esserle d'aiuto da quel punto di vista, ma se aveva voglia di dedicare del tempo a uno spettacolo speciale e anticonformista come Lande Dimenticate era la benvenuta. Se la sentiva di coordinare l'accoglienza degli spettatori e di gestire la biglietteria? La Oosawa gli aveva tolto anche quel tipo di maestranze e lui stava impazzendo dietro a tutto! Lei aveva ringraziato il regista ma aveva deciso di declinare umilmente l’invito, non avendo esperienza di alcun tipo in quel campo. Kuronuma le aveva allora spiegato che in quella esperienza tuttigli attori, esclusi i due protagonisti, erano alla prima esperienza e che quello spettacolo sarebbe stato unico nel suo genere. Tutti potevano dare il loro contributo. Noriko non ci aveva riflettuto troppo e aveva accettato la proposta… e sapeva ora di aver fatto bene: l’entusiasmo di quella piccola compagine improvvisata era enorme. Erano tutti pronti a sfidare l’uragano! E, sotto sotto, un po’ le piaceva l’idea di lavorare per una produzione antagonista di Isadora.
Quella sera, il teatro aveva aperto regolarmente ma con il passare delle ore, balzò all’attenzione di tutti il terribile dubbio che quel tifone avrebbe quasi sicuramente mandato tutto all’aria.
Si guardavano tutti con estrema preoccupazione. Che ne sarebbe stato dello spettacolo se la platea fosse rimasta vuota?
Noriko, incredibilmente nervosa, faceva avanti e indietro fra la sala e l’atrio, mentre il vento aumentava minuto dopo minuto.
Non restava che aspettare.
Poi, una figura alta ed elegante, aprì le porte battenti e si materializzò nell'atrio. Era Masumi Hayami! L'uomo che Maya aveva morso quella famosa sera…
"Buonasera."
"Buonasera, Signor Hayami…! Lo spettacolo…"
Hayami osservò l'atrio vuoto nel quale il vento rimbombava cupo.
"Sospetto di essere l'unico spettatore. Spero che Kuronuma si accontenterà…"
"Ne sono certa!" Rispose Noriko riprendendosi da quel primo attimo di smarrimento. "Venga, le faccio strada…"
——
Madoka Enjoji voleva assistere a tutti i costi allo spettacolo, sebbene il momento più intenso di quella perturbazione sarebbe coinciso proprio con l'orario della rappresentazione.
La società per cui Ichiro lavorava non pretendeva che gli autisti fossero kamikaze ma lasciava loro un certo margine di decisione. Madoka Enjoji aveva contribuito a quella decisione sventolandogli sotto al naso un assegno con una certa cifra on top rispetto al suo stipendio di quella sera. E così fu che Ichiro, sotto una coltre d'acqua che manifestava tutta la collera di Ryujin, la andò a prendere alla Oosawa per accompagnarla alla Sala Ugetsu.
La trovò che stava parlando con quella che doveva essere la coreografa di Isadora. Le parole che gli arrivarono all'orecchio gli diedero da pensare.
"... Kyoko era molto più adatta, senza dubbio. Umile, preparata e puntuale. E senza grilli per la testa. Quella invece arrivava tardi e poi si concedeva il lusso di provare la mia parte. Un pomeriggio l'ho vista scimmiottare in sala prove la mia esibizione. Ma chi si crede di essere? La mia parte, capisci? …"
Quella… possibile che si riferisse alla ballerina licenziata?
La coreografa assentì, mostrandosi d'accordo
"Già. È una questione di rispetto per il proprio lavoro e quello degli altri, l'avevo già richiamata all'ordine… e poi, mettersi a provare la tua parte quando avrebbe dovuto concentrarsi solo ed esclusivamente sulla sua…"
Ichiro restò impietrito. Ormai gli era tutto chiaro. Lui le aveva fatto fare tardi ma quelle due in combutta avevano firmato la sua condanna. E la Enjoji ci aveva messo il carico: l’aveva vista provare la parte di Isadora e la cosa l’aveva fatta imbestialire.
Allora quella ragazza doveva essere davvero in gamba…
Per tutto il tempo, in auto, restò in silenzio a rimuginare sulla questione, con l'umore che lentamente assumeva i toni sempre più plumbei delle nuvole che correvano per il cielo di Tokyo. Più ci pensava, più si incupiva.
Il pensiero lo fece distrarre e non si accorse in tempo di un cartello che segnalava una strada chiusa.
"Che succede?" Chiese la Enjoji con tono annoiato.
"La strada è chiusa."
"E ora??"
"La Sala Ugetsu è a circa trecento metri da qui. Forse le conviene andare a piedi." Rispose lui con un tono cortese ma secco.
“Sta scherzando!… Mi sta venendo anche il dubbio che potrebbe saltare tutto, dalle notizie che sento…”
La radio trasmetteva infatti un vero e proprio bollettino di guerra.
“Faremo così: lei andrà alla Sala Ugetsu per accertarsi che lo spettacolo ci sarà, manca ancora mezz’ora. Se la prima è confermata, vorrà dire che mi bagnerò sotto la pioggia. Del resto, la pago profumatamente.”
Il discorso non faceva una piega.
Ichiro si coprì con l’impermeabile e si avviò.
——
Noriko lasciò Hayami sulla soglia della sala e tornò indietro a recuperare la sua borsa. Era chiaro che quello sarebbe stato l’unico spettatore, tanto valeva sedersi anche lei in platea.
Il vento faceva muovere le foglie delle piante ornamentali che erano state disposte nel corridoio che portava alla platea.
Fu tutto molto veloce: entrò nella piccola stanza sul retro del gabbiotto della biglietteria, vi trovò la luce accesa e un uomo che si guardava intorno in cerca di qualcosa o qualcuno.
L’uomo era l’autista di Madoka Enjoji!
“Ehi! Che cosa ci fa lei qui?! Che cosa vuole?”
Lui si voltò e impallidì
“Lei…? Ma che significa?…”
“Io qui ci lavoro! E lei è una persecuzione! Ed è entrato anche in una stanza riservata!”
“Io volevo solo sapere se c’era qualcuno. Qui dentro sembra di essere dentro l’Overlook Hotel, ha presente Shining? Lo spettacolo…”
“Inizierà a breve! E c’è solo uno spettatore. Lei ce l’ha il biglietto? Altrimenti… fuori!”
Una folata di vento, venuta da chissà dove, fece sbattere con violenza la porta della stanza.
Un rumore metallico li fece voltare entrambi in quella direzione: la maniglia era caduta sul pavimento. Tornarono a guardarsi, nel panico.
“Mi serve un telefono!” Esclamò lui.
E la luce andò via.
——
Confessioni
“Quanto tempo sarà passato?”
“Un’ora, credo. È evidente che la luce manchi solo qui, altrimenti qualcuno si sarebbe affacciato.”
“Possibile che nessuno venga a cercarla?”
“Lo spettacolo è nel suo pieno. Probabilmente credono che io sia da qualche parte in sala… Non dovrei dirlo, me ne rendo conto, ma Kuronuma questo pomeriggio si è tirato su con qualche birretta, e credo che la sua situazione possa solo peggiorare!… Ad ogni modo, ecco… io… vorrei scusarmi per come l’ho trattata prima… e anche l'altra sera… e…”
Ichiro fu sorpreso da quell’uscita. Non rispose però, voleva prima che lei terminasse.
“… E deve sapere che non era la prima volta che arrivavo in ritardo alle prove. Ero già stata rimproverata. Vede, un mese fa circa, la collega con la quale gestisco una scuola di danza ha avuto un piccolo incidente, e io ho dovuto occuparmi anche delle lezioni…”
Noriko non sapeva esattamente perché ne stesse parlando con lui ma si sentiva meglio al pensiero che qualcuno la ascoltasse… che lui l’ascoltasse.
“La sua scuola si chiama Piccole Stelle, vero?”
Ichiro sapeva che quello era un salto nel buio… ma già c’era, al buio, ormai non faceva più molta differenza.
“E lei come lo sa?…” la voce di lei, in quella fase, suonava solo sorpresa. Quel tono lo rassicurò e lo spinse a dirle tutta la verità.
"La sera della prima di Isadora. Io… avrei voluto parlarle ma lei era molto arrabbiata con me. L’ho vista salire su un taxi e… ho preso quello dopo il suo.”
“Cosa??”
Al buio si guardavano, quello era certo. Il respiro di lei si era fatto veloce, quasi un sibilo. Ora sì, doveva essere furiosa. Ichiro si preparò a ricevere il colpo. Ma lei continuava a rimanere in silenzio. Allora continuò
“Ho visto lo spettacolo. Ho immaginato il suo stato d’animo… ci ho provato. La mia condotta di quella mattina non è giustificabile in nessun modo, al posto del suo autobus poteva esserci un’ambulanza! Le ho causato un danno. Quella sera il suo viso parlava chiaro e io mi sono sentito un verme. Mi dispiace, davvero. L’ho rincorsa fin sotto casa per dirglielo… e non ci sono riuscito, comunque.”
Ichiro terminò la sua piccola arringa difensiva provando un infinito sollievo.
Noriko allora parlò, lentamente
“I miei sogni… non finiscono con Isadora… nessun sogno dovrebbe finire. Lei ce l’ha un sogno?”
La domanda prese in pieno Ichiro. Il vero colpo da parare era quello ed era arrivato a tradimento. Ce l’aveva o non ce l’aveva?
Sì! Ce l’aveva! E mentre parlava con lei capiva anche che ne aveva più di uno.
“Sì. Vorrei tornare a studiare. A disegnare navi. Quelle navi che danzano fra…”
“...Le onde.” Noriko finì la frase.
——
"Lei è una persecuzione! Non saprei come altro definirla!"
"È forse colpa mia se qui fuori è tutto bloccato?! Mi serviva solo un telefono, non sono certo venuto fin qui per litigare con lei!"
"Buona fortuna, allora! Vediamo se riesce a trovarlo qui al buio! Ah, e sempre che funzioni!"
"Meglio se sto zitto… !"
Ma Ichiro non avrebbe mai potuto trovare il telefono, aveva avuto troppo poco tempo per guardarsi intorno e lei non era affatto collaborativa. Era un incubo! Prigioniero, al buio, con una donna che lo attraeva e che probabilmente lo avrebbe volentieri lasciato annegare sotto quel nubifragio.
Noriko, dal canto suo, non poteva sapere che cosa gli passava per la testa e sì… probabilmente lo avrebbe buttato fuori, se avesse potuto.
Si mise a gridare, immobile dov'era. Non osava muoversi, temeva di scontrarsi con lui.
"Aiuto!! Vi prego, siamo… sono chiusa qui in biglietteria!"...
——
Passo a due
Onde… la sua Ballerina sulle onde… voleva vederla danzare!
“Lei...”
Dirglielo? Sì, doveva farlo.
“Io?…” chiese Noriko.
“Lei deve sapere che Madoka Enjoji, qualche giorno fa, l’ha vista interpretare Isadora. Lo so perché stasera l’ho sentita mentre ne parlava con la coreografa, la Tachibana. Sono certo che sia stata quella la vera causa del suo licenziamento. Le ha giocato un brutto tiro, e solo perché l'ha vista provare la sua parte… lo ha fatto perché non sopportava l’idea che una ballerina di fila potesse aspirare a essere protagonista.”
Ichiro si rendeva conto di essere entrato in un ambito non suo, e soprattutto stava rivelando dettagli di una conversazione privata, ma non poteva farci nulla. Lei era stata vittima di un’ingiustizia, ne era convinto.
Noriko restò in silenzio. Lui continuò.
“Avrei voluto esserci io al posto di Madoka Enjoji, in quel momento…”
Lei seguitava a tacere ed erano ormai vicini, al centro della stanza. Si muovevano l'uno verso l'altra. L’ascolto delle loro stesse voci lo aveva fatto capire a entrambi, la distanza veniva piano piano azzerata.
Noriko allora allungò entrambe le mani e afferrò le sue.
“Che cosa… fa?” Chiese lui, sorpreso.
“Un esperimento...” Rispose lei sottovoce.
Lei gli prese una mano e se la appoggiò su un fianco, l’altra la allungò verso l’alto, sollevando il braccio. In quel modo, anche il braccio di lui restava sollevato.
Si alzò sulle punte.
“Adesso mi sentirà ruotare.”
Ichiro sentì i muscoli di lei che si tendevano e da ferma che era, capì che stava iniziando una lenta piroetta.
Noriko ruotò di trecentosessanta gradi e si fermò. Poi un altro quarto di giro e si protese lentamente.
Lui sentiva il busto di lei che si inclinava leggermente e il braccio che si tendeva all’indietro. Allora se la immaginò: la gamba tesa su cui poggiava e l’altra che ora si allungava, anch’essa, all’indietro. Non osava spostare la mano che teneva salda sul suo fianco, ma sapeva che se lo avesse fatto, se fosse scivolato più in basso, avrebbe sentito l’altra gamba di lei dritta, a novanta gradi rispetto a quella su cui poggiava.
Ichiro allora fece scivolare la mano lungo il braccio che lei aveva teso all’indietro, e l’altra mano, dalla vita, la fece risalire, lungo il fianco, verso l’altro braccio, che ora lei aveva allungato in avanti. Una traiettoria lenta e sensuale che non si sarebbe mai immaginato di percorrere.
Gli tremava la voce. “Questo è…”
“…Un arabesque.” Rispose lei.
La luce tornò.
___
Lei, lentamente, abbassò la gamba e ritornò in posizione eretta.
Si guardavano con attenzione. Quella parentesi nell’oscurità si era come dilatata, il tempo del loro incontro aveva assunto una durata diversa da quella fisica. Sembravano passate ore da quel tuono che aveva spaventato lei e l’aveva fatta finire fra le braccia di lui. Un primo passo di danza e poi quello, bellissimo, che lei gli aveva fatto sentire al buio.
E ora?
“Salve…” esordì lui.
“Salve…” rispose lei.
Noriko si accorse solo in quel momento che Ichiro aveva i capelli bagnati. Fu più forte di lei: si sfilò il foulard di seta che aveva al collo e, allungando la mano, la avvicinò a lui e prese ad asciugarglieli.
Lui era stupito, non dal gesto in sé quanto dal tono sollecito e preoccupato di lei.
“Mi scusi, ma così così rischia un malanno…”
“Non importa, davvero… così il suo foulard si rovinerà…”
E con gentilezza prese la sua mano nella sua e la allontanò.
Noriko realizzò solo in quel momento di aver agito d’impulso e si staccò in fretta, dandogli le spalle per nascondere il proprio viso rosso di imbarazzo e avvicinandosi alla scrivania dietro al vetro dello sportello.
Mentre gli ballava accanto, il contatto con lui gli era sembrato naturale, ora però aveva il cuore accelerato.
Ichiro notò quel rossore e una felicità leggera e anche un po’ puerile, forse, lo prese alla sprovvista. Si sentiva come un bambino a cui avevano appena fatto un regalo. Anzi, lui di regali ne aveva avuti due: un meraviglioso passo di danza e un gesto amorevole e inaspettato.
Scese di nuovo il silenzio, che al buio aveva avuto meno peso mentre ora circondava le loro figure immobili e interdette e metteva in evidenza un tremore, o un movimento impaziente di un piede, o le dita delle mani, ora stese ora contratte. Eppure, solo qualche minuto prima…
Ichiro allora pensò a una via d’uscita, in tutti i sensi.
"Vogliamo provare a risolvere con la maniglia?”
Disse raccogliendo da terra il pezzo che si era staccato. Passò la mezz’ora successiva a tentare di aprire la porta. Provò ad appoggiare la maniglia al suo posto per far scattare il meccanismo e insistendo alla fine ci riuscì. Liberi!
Il vento intanto aveva ripreso a soffiare e a rimbombare ovunque.
Liberi… che strana sensazione. Si guardarono e poi guardarono verso il corridoio che portava in sala.
"Lei vada pure, io devo provare a telefonare…"
"Ma non andrà già via, vero?" Chiese Noriko d'impulso. E poi abbassò lo sguardo, confusa.
Era confuso anche lui ma doveva risolvere una questione seria: si era dimenticato di Madoka Enjoji! Era rimasta in macchina?Al pensiero di lei barricata in auto sotto la pioggia scoppiò suo malgrado a ridere.
Lei allora sollevò di nuovo lo sguardo un po', sempre confusa e ora anche sorpresa da quella risata improvvisa.
“È che in tutto questo, avevo dimenticato una questione importante… ho lasciato in auto la Signorina Enjoji…!”
Noriko allora si lasciò andare anche lei a una risata liberatoria, un po' malvagia, che le fece benissimo.
“Mi è passato proprio di mente…mi faccia provare a telefonare in ufficio, se le linee sono state ripristinate…magari è riuscita a chiamare da un telefono pubblico e hanno mandato un'auto a recuperarla. Quanto a me, la citerò come testimone a discolpa, ciò che è accaduto stasera ha dell'incredibile, solo lei mi può evitare il licenziamento."
"Okay. La aspetto di là nel ridotto: in fondo al corridoio a sinistra, scenda le scale."
Quando Noriko sbucò oltre il corridoio, scoprì che era in corso una specie di festa improvvisata. Voci amiche di attori e tecnici li accolsero.
"Noriko! Ma dov'eri?.."
"...È andata benissimo!"
"... il blackout, un certo punto!"
“C’era solo Masumi Hayami!!”
"Maya è stata magnifica!..."
"Vieni a mangiare qualcosa con noi!"
Poco dopo, Ichiro la raggiunse
“E ora?…” chiese lei.
Ichiro fece spallucce
“...il mio licenziamento è scongiurato. Come immaginavo, ha telefonato in agenzia, un bar in chiusura le ha fatto usare il telefono Sono venuti a prenderla prima che sbarrassero completamente la strada."
Nel frattempo aveva smesso di piovere.
"Quindi tutto risolto?" Chiese Noriko.
"Tutto risolto. Posso tentare di recuperare l'auto, ora."
Si era fatto molto tardi, era ormai quasi mezzanotte.
"Venga, la accompagno all'uscita…"
Noriko riprese con lui il corridoio dal ridotto alla biglietteria. Non c'era più vento, il rimbombo cupo e continuo che li aveva accompagnati tutta la serata aveva lasciato il posto al silenzio, spezzato solo dai loro passi.
Si chiese perché se ne dovesse andare. E perché se lo stava chiedendo?
Fuori ora pioveva fitto ma piano.
"Le posso prestare il mio ombrello?" Chiese lei.
"No, non occorre… sono già fradicio. Lei piuttosto, come farà?"
"Dormirò qui con gli altri… abito troppo lontano da qui. Le poltrone in platea sono comode…"
Per un attimo si guardarono intensamente: lui stava per chiederle di poterla riaccompagnare a casa e lei stava per dire sì. Ma poi avrebbero dovuto affrontare una città reduce da una notte difficile, e Ichiro non era neppure tanto sicuro che la sua macchina sarebbe partita.
"Allora arrivederci."
"Arrivederci…"
Prima di allontanarsi, sugli scalini dell'Ugetsu, si fermò e le chiese "Quando e dove potrò rivederla?”
Noriko gli sorrise felice.
"Qui, domani, alla seconda dello spettacolo!" E gli disse come e quando.
——
Mentre a passi lenti percorreva la strada a ritroso, Ichiro però rifletteva… sì, domani, sicuramente… ma quella notte? Era speciale e irripetibile. E non era ancora finita. Era mezzanotte, non la fine di un incantesimo!
Per strada, non un’anima viva. Vento umido e un odore fortissimo di elettricità statica, pozzanghere che sembravano laghi, e lui in solitaria come su una barca. La sua Ballerina.
Perché rimanere solo?
Noriko, dal canto suo, sperava di rivederlo l’indomani ma anche lei sentiva che qualcosa le stava sfuggendo. Non aveva mai ballato al buio per nessuno. Isadora si allontanava con tutta la sua magnificenza, diventava qualcosa che era già stato, qualcosa di già risolto: lei non aveva fatto nulla per meritarsi davvero quel trattamento, ora lo sapeva e questo solo grazie a lui. Poteva guardare avanti.
Però si sentiva stranamente triste…
Rimase sulla porta del teatro a fissare sprazzi di cielo che si aprivano ormai fra le nuvole.
Finché…
____
Un bacio (e poi un altro)
Seduti uno accanto all’altra, sprofondati nel velluto rosso delle poltrone, illuminati a malapena dalle luci laterali.
“Aveva ragione, queste poltrone sono proprio comode… e grazie per avermi fatto entrare di nuovo… senza biglietto…!”
“Io… le avrei procurato anche qualcosa per asciugare i capelli ma Kuronuma Sensei è riuscito a dare fuoco al fazzoletto di Stewart!… Ne abbiamo solo un altro e ci servirà domani…”
“Non occorre, davvero. Almeno qui sono all’asciutto, in macchina mi sarei preso i reumatismi.”
“Sì, immagino…!”
Le luci furono abbassate ulteriormente e si sentirono dei “buonanotte” fra la platea e il palco.
“Certo che quanto a buio, stasera, stiamo messi bene” disse piano Ichiro. E poi decise che era il momento.
“Noriko… sentire con le mie mani la tua danza… è stata un’esperienza meravigliosa. Io… ti vedevo anche se eravamo al buio. “
Nella penombra gli occhi di lei brillavano e le sue labbra erano socchiuse. E attiravano le sue. Come potersi trattenere? Ma prima di sfiorarle, quando era a un solo centimetro di distanza…
“Aspetta… c’è prima una cosa che devi sapere… riguarda la macchina…”
“Non ti aveva lasciato a piedi, vero…?” E lei si mise a ridere di gusto.
“Tana per Ichiro…!”
"Ehi! Non l'avrai per caso lasciata in doppia fila…?"
Lui però non rispose e la baciò a lungo, nell’ultima fila, lato esterno.
Epilogo
Ci furono anche una terza e una quarta di Lande Dimenticate, ribattezzato "lo spettacolo infinito": a ogni replica uno spettacolo diverso: tragico, comico, assurdo, grottesco. Ichiro si presentò tutte le sere per assistere a quella rappresentazione unica nel suo genere.
Nelle settimane successive, Noriko, grazie a un suggerimento di Maya, partecipò a un’audizione della Compagnia Ikkakuju per il loro nuovo spettacolo di danza e recitazione contemporanea e si mise subito al lavoro, affidando le Piccole Stellealla sua amica Midori.
Kuronuma le disse poi di tenersi pronta anche per un’audizione speciale che si sarebbe tenuta più avanti, uno spettacolo che finalmente sarebbe tornato sulle scene dopo tanti anni. Non poteva dirle di più, per scaramanzia.
Qualche tempo dopo, Noriko partecipò commossa alla discussione della tesi di laurea di Ichiro, nella quale lui descriveva le caratteristiche innovative di certi materiali applicati alla più classica delle progettazioni: una barca a vela, che aveva battezzato “Ballerina”.
Fine


