Disclaimer:
Questa storia non è scritta a scopo di lucro.
I personaggi usati e tutto ciò che fa parte dell'universo di Dragon Ball sono di proprietà di Akira Toriyama© e Toei Animation©.
Non concedo, in nessuna circostanza, l'autorizzazione a ripubblicare questa storia altrove, anche se con i crediti all'originale.
L'immagine di copertina è stata realizzata da Giosuè Graci.
Questa storia non è scritta a scopo di lucro.
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- GHOSTS II -
/the great reset/

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CAPITOLO 4
Rivoluzione
«Un altro?!» tuoni.
O almeno, vorresti farlo. Sembrare incazzato, incutere terrore come hai sempre fatto. Quel che ti esce è solo fatica.
«Stanotte» conferma la guardia. Anche lui sembra affaticato, stremato. Te lo ricordi imponente – come tutte le tue guardie reali – e invece è smagrito, ridotto all'osso. Tutti lo siete. «Aveva solo sessantadue anni, era in buone condizioni di salute, prima».
«Dannazione...» esali, voltandoti di spalle per contemplare il buio della foresta.
È il quarto morto di stenti in due giorni. Oramai è più di un mese che siete tutti bloccati su questo pianeta deserto. Le risorse stanno finendo, non piove da troppo tempo e nessuno sta arrivando a salvarvi. Le astronavi sembrano non voler passare da questo quadrante di Galassia.
«Sire... dovremmo-»
«Lo so quello che dobbiamo fare» incalzi e ti volti dall'altra parte. Vorresti sradicare gli alberi tutti intorno in un impeto di cieca rabbia, ma sarebbe solo uno spreco di energie che non hai.
Sapevi che sarebbe giunto il momento di dover prendere delle decisioni per le quali sarai odiato. Che poi tanto ti odierebbero comunque, sia se non facessi niente, sia se facessi qualcosa. La responsabilità sarebbe comunque tua. Ogni morte cadrà sulle tue spalle anche se non c'è nessun trono, niente che ti caratterizzi come Re, niente che ti tenga ben piantato in uno stato superiore. Ma le decisioni e le responsabilità devi prenderle lo stesso, quindi oggi non hai nessun privilegio ma troppi svantaggi.
Prima eri temuto, forse anche odiato, ma rispettato. Con la decisione che stai per prendere crollerà il rispetto, rimarrà solo odio. Un odio che sta fermentando da troppo tempo.
Ti volti e vedi la tua compagna, la tua legata, la tua Regina. Ti guarda con apprensione, tra i rami degli alberi. Anche lei ti odia, ma ti ha sempre odiato. Ti ha odiato quando la tua famiglia le ha imposto il legame combinato. Ti ha odiato quando hai venduto vostro figlio a Freezer. Ti ha odiato quando le hai imposto di generare un secondo erede.
Ma sei sicuro che, in questa occasione, lei è perfettamente conscia che le tue decisioni siano obbligate. Infatti annuisce, e un po' sei sollevato di avere la sua approvazione. Non lo ammetterai mai ad anima viva, perché devi rimanere granitico.
«A partire da oggi, gli anziani, i deboli e i malati verranno privati delle scorte di cibo. Con effetto immediato» dichiari.
Sarà guerra, già lo sai. C'è chi si ribellerà, ma non è la prima guerra civile che i Saiyan affrontano.
•
Una goccia di sudore ti percorre il naso e muore sulle lenzuola, insieme a tante altre versate nelle scorse notti travagliate. Le tue coperte sono diventate cimitero di cattivi presagi.
Ti sfili la maglietta sudata ed esci dalla cuccetta scalzo. L'astronave ti culla nel tuo vagare alla ricerca di una distrazione, l'ennesima per non impazzire. Sei persino disposto a sfidare Radish a Sabaq, pur di non pensare che tutto questo sia troppo insormontabile.
Quando tra le luci fioche e il ronzio metallico giungi alla cabina di pilotaggio, non trovi Radish ai comandi.
«Kakaroth?»
Si volta con un sorriso molto tirato. Tra le mani tiene il manuale di istruzioni della sala comandi, che dubiti sia capace di decifrare - fa fatica persino a leggere i messaggi sul telefono. È evidente che anche lui stia cercando in tutti i modi di non pensare.
«Sono di turno, anche se non so se sarei in grado di pilotare quest'affare, se succedesse qualcosa» risponde a una domanda che non gli hai fatto ma che, come al solito, ha letto tra le pieghe delle tue espressioni. Lancia il manuale di istruzioni nel vano portaoggetti e si stringe nelle spalle. «Però ho voluto lasciare che Radish dormisse un po'... aveva un aspetto di merda».
Ti va di traverso la saliva.
«Giuro, non mi abituerò mai a sentirti parlare come un Saiyan» esclami. Non sai se la cosa ti faccia sorridere o renda le cose terribilmente strane. Il linguaggio fanciullesco di Kakaroth era un tratto distintivo che lo contraddistingueva da Radish, mentre ora stanno diventando sempre più simili. Ti domandi quanto tempo passerà prima che ti chieda di andare a bere un Rokk o che commenti di soppiatto i fondoschiena delle signorine. Ti viene un brivido al sol pensiero, ma Kakaroth ti fornisce un altro stimolo che ti manda di nuovo di traverso la saliva.
«Chichi mi ha chiesto il divorzio per questo» ridacchia e si gratta la testa, ma ha un sorriso così tirato che non riesci a capire se stia scherzando.
Spalanchi la bocca e ti lasci cadere sull'altra poltrona della cabina di pilotaggio, senza staccargli gli occhi di dosso.
«Sei serio o cosa...?»
«Ehm, non lo so» ammette, sempre più stretto nelle proprie spalle. Vorresti che un buco nero vi inghiottisse in questo esatto istante e ti risparmi questa conversazione, ma lui continua. «Stavamo litigando perché sono andato ad allenarmi con mio fratello e abbiamo fatto tardi. A un certo punto nella discussione mi è sfuggito un “ma che cazzo!” e lei ha minacciato di voler divorziare. Uh... io non sapevo neanche cosa fosse un divorzio, quindi si è arrabbiata ancora di più».
«Non sapevi nemmeno cosa fosse un matrimonio, a quanto ne so» commenti. Forse non è una risposta appropriata a tutto ciò che Kakaroth ti ha appena detto, ma è l'unica cosa che riesci a dire. Anche perché non riesci a comprendere se tutta questa storia sia l'ennesima esagerazione di Chichi – che ha minacciato di cacciare il marito di casa almeno ottanta volte solo negli ultimi tre anni – o questa volta sia una situazione seria.
Ma, quando vedi Kakaroth abbassare la testa e arrossire, vorresti aver ingoiato la lingua di traverso, insieme alla saliva.
«Dici che sono stupido perché ho sbattuto la testa da bambino?» domanda, senza nemmeno guardarti. «O non capisco alcune cose perché faccio parte di un altro pianeta? Cioè, anche tu fai parte di un altro pianeta, eppure sei riuscito ad abituarti bene alle questioni terrestri in poco tempo».
Ti viene da ridere e sposti drammaticamente il focus della conversazione su di te. Non per egocentrismo. «Ah, certo. Voglio rammentarti che ho passato i miei primi anni sulla Terra a voler uccidere tutti e tutt'ora non ho capito come si usa la parola “grazie”».
Anche se la parola “grazie” non è prerogativa terrestre. Sei solo un gran maleducato. Eppure Kakaroth non si scompone, non sembra sentirsi meglio e rincara la dose.
«No, davvero... sono serio. Voglio capire perché sono così».
Torni a sperare nel buco nero quando senti qualcosa che scricchiola nel tuo petto. Dispiacere? È la prima volta che Kakaroth si mette in discussione. Non che sia qualcosa di negativo, anzi, è sempre un bene mettersi in discussione, ma la verità è che vederlo buio ti fa strano.
Lui che è sempre stato luce. Una luce che ti ha sempre guidato, nel bene e nel male. Se la luce si spegne, come farai a navigare?
Un tempo sarebbe stato inaccettabile per te anche solo farti sfiorare da un pensiero simile, ma quel tempo è oramai lontano. Sei venuto a patti con il fatto che Kakaroth sia uno dei punti fissi della tua esistenza quindi, per farlo continuare a brillare, stavolta dovrai essere tu ad alimentare la sua luce. Per una volta soltanto, ti costringi a non essere un grandissimo stronzo. Ti costringi a essere l'amico che si merita e che non riesci mai a essere. Glielo devi.
«Ok, ascoltami bene: non penso davvero che tu sia stupido. Non sempre, almeno. A volte fai proprio il deficiente, ok, ammettiamolo, ma non sei stupido. Sei solo troppo buono e fastidiosamente ingenuo di carattere, così esuberante e così diverso da come invece sono io». Per fortuna, vorresti aggiungere, ma hai la decenza di importi di non farlo. «Il colpo in testa penso abbia influito solo un po' sul tuo temperamento, oltre ad averti danneggiato la memoria. Ma... è vero, non sei molto acculturato, tuttavia questo deriva dal fatto che tu sia stato cresciuto sulle montagne da un vecchio eremita che, per quanto si sia preso bene cura di te, non credo fosse un gran studioso. Se ti avesse adottato una ricca famiglia di città avresti ricevuto un altro tipo di educazione». Speri di non averlo offeso, dicendo ciò, visto che sai quanto in realtà ci tenesse a quel vecchio. Kakaroth però non si formalizza, rimane seduto con lo sguardo fisso su di te. «Ma non è mai troppo tardi per sopperire ad alcune carenze di cultura, se ti interessa. Io ho studiato, per comprendere alcune nozioni terrestri».
Anche tu avresti ancora tanto da apprendere, ma alcune cose non rientrano nemmeno nei tuoi interessi. Tipo la legge, che è troppo articolata e diversificata nelle varie arie del globo. Su Vegeta-Sei avevi dovuto apprendere tutto alla tenera età di quattro anni e ricordi ti annoiasse da morire. La storia, invece, ti appassiona. La storia della Terra è affascinante.
Kakaroth si morde una pellicina del pollice, assorto nei suoi pensieri, poi sospira. «Dici che se mi mettessi a studiare, Chichi annullerebbe il divorzio?»
«Cristo, Kakaroth!» imprechi una divinità terrestre del passato, giusto per rimarcare il concetto. «Se lei ti chiedesse una cosa simile saresti tu a doverle chiedere il divorzio!» sbotti. «Ma credo che Chichi sappia bene che uomo ha sposato. Se avesse voluto una persona acculturata non avrebbe scelto te. Non è per questo che ha minacciato di lasciarti, non perché sei “stupido”, e nemmeno perché hai iniziato a imprecare come i peggiori Saiyan di Terza Classe. Penso che lei sia... stanca delle tue assenze».
«Ma anche tu non sei mai a casa!» pigola, allargando le braccia.
Non ha torto, ma la differenza tra te e lui è che tu sai bene quando è il caso di rimanere e quando invece puoi andare. Ad esempio, non saresti mai rimasto per scelta morto per sette anni.
«Ecco, questo invece credo derivi molto dalla nostra natura Saiyan. La nostra era una razza dedita alle conquiste, ai viaggi spaziali. Il bisogno di partire, di allontanarci, di allenarci, questo sì che deriva dai nostro genoma. Per questo ho imparato negli anni a trovare compromessi, con Bulma. So che ci sono momenti in cui lei ha bisogno che stia lì, e momenti in cui posso assentarmi di più. Lei ha compreso bene questa cosa, ne abbiamo discusso parecchio». Anche se, per come la conosci, Bulma è una persona molto meno controllante di Chichi, più comprensiva. Ma questo non glielo dici. «Se anche voi due trovaste il modo di comunicare, forse potreste giungere a compromessi. E non accampare scuse che non sei un buon comunicatore, perché se ce l'ho fatta io ce la può fare chiunque».
Kakaroth annuisce, poi sospira e riflette. «Il problema è che... penso che Chichi non abbia mai accettato davvero che io sia un Saiyan».
«Forse perché neanche tu l'avevi mai pienamente accettato, fino a poco fa» sputi fuori senza pensarci. Non vuole essere un'accusa, anche se spesso questa cosa ti ha infastidito.
Kakaroth si rizza sulla sedia e spalanca gli occhi. «Ehi... ha senso!» esclama, come se tutto il resto che gli hai appena detto non avesse invece senso.
«Certo che ha senso, idiota!» ti indispettisci. Ti piace avere ragione.
«Io... sono sempre stato convinto che i Saiyan fossero terribili come... beh, come me li ha presentati Radish la prima volta, o come te quando sei arrivato. Ho sempre temuto a chiedere anche per questo, perché non mi sembrava niente di cui andare troppo fiero. Mi sbagliavo. Sono davvero contento di aver imparato di più sulla nostra specie» svela, con un sorrisetto.
Ti riempie d'orgoglio, come quando pochi giorni fa si è riferito casualmente a se stesso come “Kakaroth”. Non glielo dirai, ma tanto lui lo sa.
«Beh, era ora. Evidente che avessi bisogno di tuo fratello, per far pace col tuo passato» borbotti, come se poco te ne importasse. «Per quanto riguarda Chichi, dimostrale che ora sei fiero di ciò che sei, delle tue origini, e che sei disposto a trovare compromessi. Se lei ci tiene al vostro matrimonio... allora ti lascerà più spazio» concludi, sempre fingendoti freddo e distaccato. Sempre inutile, perché tanto Kakaroth sa che non lo sei. Speri davvero che le cose tra di loro possano risolversi. Chichi non ti sta particolarmente simpatica, ma Kakaroth sarebbe mezzo perso senza di lei.
«Ci proverò. Grazie, amico» trilla, più gioviale. Si accascia più rilassato sulla sedia, ma continua a fissarti sotto un ciuffo di capelli. Ti domandi che altro ci sia, cosa stia tentando di non farsi scivolare. Non è mai bravo a tenersi dentro le cose, quindi aspetti solo che se lo faccia sfuggire.
«Non... noi non avevamo mai parlato» mormora infine. Perché lui non si fa certo problemi ad ammettere ad alta voce quello che sente.
Qualcosa dentro di te ti dice di irrigidirti e metterti sulla difensiva, ma lo ignori.
«No, infatti» ti limiti a ribadire l'ovvio e distogli lo sguardo, quando senti che stai arrossendo.
Tutta l'esperienza su Sadala vi ha cambiati – ancora una volta. E non è solo stato l'aver accettato le sue origini che l'ha portato ancora più vicino a te. Anche tu sei diventato meno restio a confidarti, più aperto, meno arrabbiato. Aver fatto pace con i tuoi fantasmi ha cambiato profondamente il tuo modo di vivere le tue relazioni, anche se farai sempre fatica ad ammetterlo agli altri - come invece fa Kakaroth.
«Non sei male, come confidente» ti dice, sempre con un grande sorriso sincero.
«Non ti ci abituare» borbotti e cogli l'occasione per riportare la conversazione su toni a te più consoni.
«Dovresti fare lo psicogolo».
«Si dice “psicologo”» lo correggi con uno sbuffo. «E comunque, sei fuori di testa? L'ultima volta che Bulma ha provato a mandarmici, il poveretto è scappato a gambe levate».
Kakaroth scoppia a ridere di cuore. «Non stento a crederlo. Hai proprio un carattere di merda!»
Questa cosa del linguaggio inappropriato dovrebbe finire, però.
Ha ragione, ma ti indispettisci lo stesso e gli tiri una pedata sugli stichi. «Vaffanculo» sbotti. Giusto per rimarcare quanto il tuo carattere possa essere di merda.
Kakaroth però continua a ridere, spalmato sul sedile con le lacrime agli occhi.
La luce torna a risplendere. Il tuo punto fisso è stabile. Per adesso.
•
«... che cosa? Una protesta?» mormori, spaventata.
Non credevi sareste giunti a tanto, ma avresti dovuto aspettartelo. Le cose si sono messe male da parecchi giorni. La gente ha iniziato a morire di stenti, di caldo, di disidratazione. Impossibile far finta di niente, ignorare la questione. Il Re ieri ha indetto il razionamento del cibo per tutti, e il divieto di accesso alle scorte per gli anziani e i deboli. Quanto tempo passerà prima che il razionamento passi per classi sociali?
Hai paura. Hai paura che prima o poi verranno negate le scorte anche per te, per il tuo legato... per Diive. Non è tuo figlio, non è nessuno per te, ma in questi giorni ti sei affezionata così tanto a lui!
«Diive, stai con Gine. Vado a dare un'occhiata» impartisce Bardack, risoluto.
Non può dire sul serio! Scatti e ti alzi, ben più risoluta di lui.
«Non esiste, Bardack. Vengo anche io!» ringhi, mentre Diive vi osserva in silenzio.
«Ma non capisci? Potrebbe essere pericoloso! Potrebbe scatenasi-»
«Una guerra?» sbuffi retorica. «Niente a cui non sia già abituata. So combattere anche io».
Bardack alza gli occhi al cielo, non di certo per sminuirti, ma perché sa che hai ragione. Infatti tenta un'altra argomentazione.
«Gine, siamo in condizioni pietose. Persino il più forte dell'universo rischierebbe, in questo stato. Uno dei due deve stare con il ragazzo, per sicurezza».
Diive apre la bocca per ribattere, ma tu incalzi di nuovo.
«Non è restando nascosti nella giungla che riusciremmo a sopravvivere. Prima o poi ci troverebbero comunque. Meglio conoscere le intenzioni di questa protesta» controbatti.
«Mi sembra ovvio quali siano le intenzioni: vogliono uccidere il fottuto Re» ringhia Bardack, gesticolando.
Sussulti. Non che non ne avessi il sentore, ma ti eri anche convinta che nessuno sarebbe stato così stupido da fare una cosa del genere, per quanto la situazione sia precaria.
«Ma... non porterebbe assolutamente a niente! Anzi, sarebbe la più totale anarchia. Nessuno sarebbe più al sicuro!» tremi.
«Esattamente. Il Re non mi è mai piaciuto, ma cos'altro diavolo avrebbe potuto fare? Si tratta di ottimizzare le risorse» risponde lui. Tutta la terza classe odia il Re, ma sei convinta che in questa particolare occasione non abbia agito in maniera sprovveduta. E soprattutto speri non l'abbia fatto a cuor leggero. «Se ognuno inizia a pensar solo per sé è finita. Diventerà una guerra tutti contro tutti ed è per questo che dobbiamo tenerci lontani» incalza di nuovo Bardack.
Riesci a udire fermento tra le foglie della giungla. Piedi che si muovono frenetici, sussurrare inquieto. La gente si sta muovendo, e ora non sei più sicura che quelli che prima erano vostri alleati continueranno a esserlo. L'imbrunire sta arrivando. Un momento singolare per una protesta. Forse Bardack non ha tutti i torti? Non riesci a ponderare, perché finalmente Diive muove un passo verso di voi.
«Dovremmo proteggere il Re» sputa fuori, serio. I suoi occhi scuri sono incorniciati da occhiaie.
Bardack sussulta e gli afferra una spalla. «Sei impazzito?»
«L'avete detto voi: si creerebbe l'anarchia, e dobbiamo evitarlo. Dobbiamo trovare chiunque sia nella fazione del Re e convincerlo a contrapporsi alla protesta» propone, fervente.
A volte ti ricorda tuo figlio, così pronto e avventato a buttarsi a capofitto nelle situazioni. Ma non hai mai visto Radish con degli occhi così disperati. Per fortuna.
«Quanti credi che siano dalla parte del Re? Si è sempre fatto odiare da tutti persino in situazioni favorevoli, figuriamoci ora che la gente non ha nulla da perdere!» la voce di Bardack è colma di rancore nei confronti del regno, ma ancor di più nei confronti di un popolo che non ha mai fatto niente per cambiare le cose e ora agisce solo seguendo istinti primordiali. Lo capisci. Diive ha ragione, ma oramai le persone stanno diventando pericolose.
«Nessuno sta più ragionando. È un suicidio di massa» aggiungi, affranta.
«Mio padre lo farebbe. Mio padre proverebbe in tutti i modi a proteggere il Re!» si infervora Diive.
«Beh, ragazzo, tuo padre non è qui» sibila Bardack, severo. Sai che fa così perché ha iniziato a preoccuparsi anche per lui.
Diive si divincola dalla presa di Bardack e fa un passo indietro. Vi guarda con aria di sfida, senza cattiveria. Solo per dimostrare di avere ragione. Solo per dimostrare che ce la può fare, che è abbastanza grande. Vi guarda esattamente come vi guarderebbe Radish.
«E allora sono io che devo prendere il suo posto» dice infine e, senza lasciarvi il tempo di controbattere, si circonda di potere e sfreccia in aria in direzione del deserto. Verso dove sapete che si trova l'accampamento del Re.
«Diive! Aspetta!» urli e, senza pensarci, ti innalzi in volo e lo segui. Esattamente come seguiresti Radish. Sai anche che Radish avrebbe fatto lo stesso, perché lui e il Principe sono nella stessa squadra e - non riesci a capire perché - lo stima molto. Non lo lascerebbe mai solo di fronte alle ire di un popolo in rivolta.
«Ahhh, dannazione!» senti Bardack urlare dietro di voi, ma sai che vi sta già seguendo.
È un grosso rischio. Ma, se dovete morire, morirete facendo la cosa giusta.
Continua...
ANGOLO DI GRACE:
Ehilà, gente dallo spazio!
Da come potete dedurre, molti cazzi stanno per accadere. Oramai è chiaro chi siano le figure di cui stiamo parlando - anche Re e Regina confermati. Qualcuno aveva ipotizzato che fossero solo loro in un pianeta con altre persone, ma in questo capitolo vediamo bene che invece sono TUTTI i Saiyan. Quando e perché sta accadendo questa cosa, però, non è dato ancora saperlo.
Il Re nel frattempo si è ritrovato a prendere difficili decisioni. Voi cosa avreste fatto? Siete d'accordo con lui? Purtroppo il popolo, dati i precedenti, teme che prima o poi il razionamento passi per classi. Questa protesta a cosa porterà?
Nel frattempo Goku riflette su se stesso. Poverino T__T si sente scemo. In effetti in Super l'hanno fatto apparire molto scemo. Voi cosa pensate della decisione di Chichi?
A settimana prossima col nuovo capitolo!
Vi abbraccio tuttə!
Grace
Nel prossimo capitolo!
«Amico, sogno una storia d'amore così!»
«Ma se vai in giro a fare il lumacone con tutte quelle che vedi...» incalza Nappa. Ti toglie le parole di bocca.
«Per trovare quella giusta!» puntualizza l'idiota e, quando tutti e tre sbuffate e alzate gli occhi al cielo, Radish si indigna. «Guardate che io sono estremamente fedele. Vi ricordate di Rika?»
Ti viene da ridere a crepapelle, ma ti sforzi di mantenere uno sguardo accigliato. «Zeno mi fulmini, avevate cinque anni! Andavate al Sais insieme!»
«Ma che c'entra!»


